IV Congresso Nazionale Ecopatologia Fauna Selvatica – Domodossola 11-13 ottobre 2017

A partire da mercoledì 11  ottobre, dalle ore 14,00 presso la Sala conferenze dell’Unione dei Comuni dell’Ossola in via Romita, si terrà il IV° Congresso nazionale di Ecopatologia della Fauna organizzato dalla Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF), in collaborazione con l’Associazione Teriologica Italiana (ATIt), il Centro Italiano Studi Ornitologici (CISO) e la Società Italiana di Patologia Ittica (SIPI), e con il patrocinio della Provincia Verbano Cusio Ossola, del Comune di Domodossola, dell’Associazione per lo sviluppo della cultura, degli Studi Universitari e della ricerca nel Verbano Cusio Ossola (ARS.UNI.VCO), del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Milano (DiMeVet) e dell’Ente di Gestione delle Areee Protette dell’Ossola.SIEF_2017

Qui è possibile scaricare il programma definitivo dell’evento, che si chiuderà venerdì 13 ottobre. Seguirà un’uscita presso l’Alpe Devero nella mattinata di sabato 14 ottobre.

Lo Studio AlpVet, oltre ad essere parte attiva nell’organizzazione del congresso, sarà presente con diverse comunicazioni nell’ambito dei vari temi trattati durante la conferenza.

Ecco l’elenco delle comunicazioni e relativi autori:
Monitoring of pseudotuberculosis in an Italian population of Alpine chamois (Rupicapra r. rupicapra): preliminary results – Besozzi M., Ballocchi E., Cazzola P., Viganò R.
Hepatitis E virus in wild ungulates: serological evidence in chamois and red deer in the Alps and genetic assessment of viral variants in Europe – Martelli W., Trogu T., Ferrari N., Formenti N., Viganò R., Pedrotti L., Luzzago C.
Prevalence of zoonotic pathogens and epidemiological role of hunted Alpine wild ruminants – Trogu T., Formenti N., Ferrari N., Viganò R., Luzzago C., Giangaspero A.,
Lanfranchi P.
Alpine galliformes, domestic birds and introductions for hunting: sanitary and management risk factors – Viganò R., Rotelli L., Formenti N., Cerutti M.C., Citterio C., Lanfranchi P.
– Characterisation of wild game meats: from animal welfare to nutritional, organoleptic and hygienic quality – Viganò R., Chiappini P.L., Demartini E., Gaviglio A., Corradini A., Cottini A.
Evaluation of pH levels in wild game meat in relation to correct management and good hygienic practices -Riccardi F., Viganò R., Corradini A., Lanfranchi P., Iametti S.
Presence of Cs–137 in wild ungulates of Ossola Valley (VB) – Ballocchi E., Viganò R., Deltito C., Deevasis M., Desiato R., Besozzi M., Cazzola P.
– Evaluation of post-mortem temperatures in hunted gameViganò R., Corradini A.F., Riccardi F, Besozzi M. , Venturato A., Maccagno R.
– Survey on the presence of ticks and related tick-borne pathogens in Ossola Valley, Piemonte Region, North-Western Italy – Pistone D., Pajoro M., Novakova E., Vicari N., Gaiardelli C., Viganò R., Luzzago C., Montagna M., Lanfranchi P.

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Convegno ECM – La cheratocongiuntivite infettiva: aggiornamenti e prospettive – Macugnaga 12-13 maggio 2017

Il prossimo 12 e 13 maggio, a Macugnaga (VB), si incontreranno esperti italiani, svizzeri, francesi e spagnoli, per fare il punto sulla cheratocongiuntivite.

Estratto Locandina

Nella giornata di venerdì 12 maggio, Paolo Lanfranchi (Dipartimento di Scienza Mediche Veterinarie dell’Università di Milano), Piergiuseppe Meneguz e Luca Rossi (Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino) analizzeranno la situazione storica e attuale della cheratocongiuntivite sulle Alpi italiane, Marco Giacometti (responsabile del “Progetto svizzero di ricerca sulla cheratocongiuntivite infettiva tra il 1998 ed il 2007”) descriverà il percorso scientifico e le collaborazioni che hanno portato a definire l’epidemiologia della malattia nei bovidi alpini, Dominque Gauthier (Dipartimento veterinario Hautes-Alpes) e Jean-Paule Crampe (Parco Nazionale dei Pirenei) descriveranno la situazione rispettivamente sul versante francese delle Alpi e dei Pirenei. Chiuderà la giornata Bruno Bassano (Parco Nazionale del Gran Paradiso) che illustrerà le ultime ricerche sugli effetti della cheratocongiuntivite sullo stambecco.

Sabato mattina Stefano Grignolio (Group for Large Mammals Conservation and Management – ATIt) illustrerà le dinamiche più recenti delle popolazioni di ungulati sulle Alpi, Francesca Marucco (Coordinatore tecnico scientifico del Progetto LIFE Wolfalps) farà il punto sui grandi predatori e Carlo Citterio (IZS Venezie – Sezione di Belluno) analizzerà l’impatto demografico di alcuni fra i principali patogeni dei ruminanti di montagna.

Il congresso, si chiuderà con una tavola rotonda dal titolo “Quale gestione sanitaria per gli ungulati selvatici?”, in cui Santiago Lavin (SEFAS, Università di Barcellona)  insieme ai relatori precedentemente menzionati, discuteranno su quali siano le scelte più opportune e concrete da effettuare per gestire al meglio determinate patologie, prendendo spunto da esempi concreti come la Rogna sarcoptica, la Brucellosi, i Pestivirus, e analizzando in modo particolare le interazioni tra patrimonio faunistico e zootecnico.

L’evento è gratuito e sono previsti 8 crediti ECM per veterinari e biologi. La partecipazione è aperta a tutti gli interessati previa pre-iscrizione attraverso la mail cherato@sief.it.

Clicca qui per scaricare locandina e programma dell’evento: ECMMacugnaga_maggio17

 

 

Concorso fotografico Fauna selvatica a vita libera – Congresso SIEF 2017

Il Comune di Domodossola, in collaborazione con la Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF) e con l’associazione La Cinefoto, organizza grazie al contributo del Comprensorio Alpino VCO3 – Ossola Sud, il concorso fotografico “Fauna selvatica a vita libera” al quale possono partecipare fotografi dilettanti di tutta Italia, purché maggiorenni.

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Il concorso prevede due sezioni:
A) FAUNA SELVATICA A VITA LIBERA: mammiferi, uccelli, chirotteri, pesci, rettili, anfibi e gli invertebrati molluschi, anellidi e artropodi (crostacei, aracnidi, insetti, miriapodi) a vita libera presenti sul territorio nazionale, fotografati nel loro habitat naturale;
B) ECOPATOLOGIA: immagini che raffigurano una o più specie animali che implichino aspetti  di ordine eco-patologico (trasmissione di patologie, interazioni sanitarie, vettori o serbatoi di malattie, segni e sintomi clinici, interazioni inter-specifiche, etc.). In questa categoria possono rientrare fotografie in cui oltre alla presenza dell’animale selvatico vi sia la presenza eventuale anche di un animale domestico.

L’iscrizione al concorso è gratuita e può avvenire esclusivamente attraverso la compilazione della scheda di partecipazione presente nella parte finale di questo documento o scaricabile dai seguenti siti:
http://www.comune.domodossola.vb.it
http://www.lacinefoto.it
http://www.sief.it
http://www.cavco3-ossolasud.com

La scheda compilata dovrà essere inviata via mail contestualmente ai file delle immagini che partecipano al concorso entro e non oltre la data del 15 settembre 2017 tramite il servizio WeTransfer.com (o analogo servizio online di trasferimento file) al seguente indirizzo di posta elettronica: concorsofotografico@lacinefoto.it

Per scaricare il documento e vedere i premi in palio clicca qui.

 

Congresso Nazionale SIEF – Domodossola 2017

La Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF) annuncia il IV° Congresso Nazionale di Ecopatologia della Fauna, che si terrà nei giorni 11-13 Ottobre 2017 a Domodossola (VB).

Il Congresso è organizzato in collaborazione con l’Associazione Teriologica Italiana (ATIt), il Centro Italiano Studi Ornitologici (CISO) e la Società Italiana di Patologia Ittica (SIPI), e con il patrocinio della Provincia Verbano Cusio Ossola, del Comune di Domodossola, dell’Associazione per lo sviluppo della cultura, degli Studi Universitari e della ricerca nel Verbano Cusio Ossola (ARS.UNI.VCO), del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Milano (DiMeVet).

Si tratta del principale appuntamento a livello nazionale nel campo dell’ecopatologia della fauna, che ha lo scopo di promuovere il confronto tra ricercatori, operatori della sanità pubblica ed animale, tecnici faunistici, esperti di gestione, appassionati e istituzioni sugli aspetti ecopatologici della gestione e conservazione della fauna, sulle implicazioni di sanità pubblica e sanità animale legate alla presenza e dinamica di popolazioni selvatiche, sui rapporti tra gli animali selvatici e le attività umane e, infine, sulle ricerche più avanzate in ecopatologia.   Il Congresso sarà articolato in 4 sessioni tematiche non contemporanee e in uno Workshop di approfondimento, che abbracceranno diversi temi, dalla conservazione e gestione alla ricerca, sempre in chiave ecopatologica.

Sessione 1: L’APPROCCIO ECOPATOLOGICO IN SANITÀ PUBBLICA VETERINARIA
Sessione 2: ECOPATOLOGIA NELLA GESTIONE E CONSERVAZIONE
Sessione 3: METODI E MODELLI IN ECOPATOLOGIA: DALLA DIAGNOSTICA ALL’ANALISI DEI DATI
Sessione 4: VARIE ED EVENTUALI IN TEMA DI ECOPATOLOGIA: SESSIONE LIBERA
Workshop: DATABASE ECOPATOLOGICI: UNA CHIMERA? VERSO L’ INTEGRAZIONE DELLE COMPONENTI ANIMALI E SANITARIE

Maggiori informazioni sul sito www.sief.it

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Le Malattie trasmissibili del cinghiale

Riportiamo integralmente l’articolo scritto dai colleghi Federica Obber (Studio AlpVet), Martina Besozzi (Studio AlpVet) e Nicola Ferrari (DIVET – UNIMI), pubblicato in questi giorni sulla rivista Weidmannsheil.

Il cinghiale 230px-Zwijntje1-1024x800rappresenta forse la specie selvatica più problematica dal punto di vista sanitario nell’interfaccia tra animali domestici e fauna, sia a causa della sua recettività a diverse infezioni importanti, sia a causa della sua abbondante, quando non sovrabbondante, diffusione.

Questo breve contributo prende spunto da una comunicazione a cura della SIEF (Società Italiana di Ecopatologia della Fauna) nell’ambito del recentissimo incontro dal titolo “Uno sguardo oltre l’emergenza cinghiale”, organizzato dal GLAMM (Group for Large Mammals Conservation and Management – Gruppo per la conservazione e gestione dei grandi mammiferi), nato in seno dall’Associazione Teriologica Italiana, e ha lo scopo di introdurre ai Lettori alcuni dei più importanti patogeni della specie, inquadrando brevemente ciascuno di essi, laddove possibile, nella realtà territoriale del nostro Paese. Questo secondo punto è particolarmente importante, in quanto a diverse realtà territoriali e gestionali possono corrispondere situazioni epidemiologiche completamente diverse.

In estrema sintesi, potremmo suddividere i più importanti patogeni che colpiscono il cinghiale in tre categorie:

  1. Zoonosi, ovvero malattie che dal cinghiale possono essere trasmesse all’uomo
  2. Malattie con impatto sulla sanità degli animali domestici
  3. Malattie importanti per la conservazione delle specie selvatiche

Va anticipato che queste categorie non sono mutualmente esclusive, in quanto lo stesso patogeno potrebbe ritrovarsi in più di una: in questo contributo tuttavia, trattandosi di un’introduzione generale, non scenderemo troppo nei dettagli, riservandoli per un’eventuale trattazione delle singole malattie in prossimi articoli.

1 – ZOONOSI

Due malattie zoonosiche per cui il cinghiale è spesso chiamato in causa sono la brucellosi e la tubercolosi.

Il cinghiale può essere serbatoio, anche in alcune popolazioni del nostro Paese, come ad esempio in Emilia Romagna, di Brucella suis (in particolare la biovar 2), specie non particolarmente patogena per l’uomo, ma potenzialmente importante per il suino domestico. Il problema di interazione con i suini si pone comunque nel caso di piccole produzioni locali o allevamento semi-brado, mentre il passaggio di questo patogeno al comparto industriale appare decisamente poco probabile. Sebbene B. suis biovar 2 fosse notoriamente endemica nelle popolazioni centro-europee, solo dagli anni ‘90 è stata osservata in Italia, e non è a tutt’oggi chiaro se, pur essendo già presente, non fosse mai stata individuata precedentemente, o se potrebbe essere stata importata tramite immissioni faunistiche non solo di cinghiali esteri, ma anche di lepri infette, suscettibili a questa patologia. Tra l’altro, l’infezione da B. suis potrebbe anche avere un impatto su specie a notevole valenza conservazionistica, come l’orso marsicano, influenzandone negativamente la dinamica nel tempo a causa delle sue caratteristiche di cronicità. Non sembra invece che il cinghiale possa fungere da serbatoio di altre specie del genere Brucella e in particolare per quelle tipiche dei ruminanti domestici, come B. abortus o B. melitensis. (Scarica la brochure del CDC sui rischi).

Per quanto riguarda invece la tubercolosi, va detto anzitutto che è ancora oggetto di studio se nel nostro Paese il riscontro nel cinghiale di lesioni riferibili a questa patologia sia più probabilmente espressione di un mantenimento della malattia nella popolazione, oppure di infezione contratta dalla condivisione dell’ambiente con altri ospiti di mantenimento selvatici o domestici. Linfonodo TBCPoiché il cinghiale, data la sua modalità di alimentazione (grufolamento), è certamente un buon “raccoglitore” dei micobatteri che causano la malattia, questa specie può fungere anche da indicatore dell’eventuale presenza di questi patogeni in un territorio. In ogni caso, l’interpretazione di eventuali riscontri deve sempre essere oggetto di attenta analisi, anche in relazione alla complessa sistematica ed ecologia dei micobatteri. A supporto di questo assunto, a titolo esemplificativo vale la pena di ricordare come in alcune popolazioni di cinghiale sia stato isolato esclusivamente Micobacterium microti, specie non patogena per l’uomo ed il cui serbatoio naturale sono i micromammiferi. L’associazione tubercolosi-cinghiale che spesso viene fatta, e forse anche qualche Lettore che va a cacciare all’estero potrebbe fare, deriva in realtà dalla situazione di altri paesi in cui questa specie è effettivamente serbatoio di tubercolosi, ma questo accade soprattutto a causa del mantenimento artificiale, a fini venatori, di densità di popolazione “innaturalmente elevate” (in Spagna, ad esempio, fino a 90 capi/100 ha).

Infine, una zoonosi che certamente molti dei nostri Lettori avranno sentito nominare è la trichinellosi, trichinella_lifecyclecausata dal parassita Trichinella, che si trasmette all’uomo attraverso il consumo di carne cruda o poco cotta. Anche in questo caso il cinghiale non è tanto l’ospite di mantenimento, ma è comunque a rischio di infestazione a causa della sua occasionale necrofagia, e questo è il motivo per cui la normativa prevede che tutti i cinghiali cacciati debbano essere sottoposti al controllo per questo parassita. Nel tempo, questo patogeno nel nostro Paese sta diventando sempre meno frequente, e le positività sono sempre più rare non solo nel cinghiale, che come accennato rappresenta comunque un ospite occasionale, ma anche nelle specie dove nel passato era estremamente comune, come ad esempio la volpe. E’ interessante notare come alcuni studi abbiano ipotizzato che questa “tendenza del parassita verso l’estinzione” potrebbe essere legata alle trasformazioni negli ecosistemi occorse negli ultimi decenni, e in particolare all’impoverimento nella biodiversità di alcune aree, ancora a sottolineare il legame profondo tra l’ambiente e la sanità animale.

2 – MALATTIE CON IMPATTO SULLA SANITÀ DEGLI ANIMALI DOMESTICI

Poiché il cinghiale e il suino domestico sono biologicamente la stessa specie, sono sensibili alle stesse patologie. Per questo motivo, le più temute infezioni del cinghiale sono due malattie virali specifiche dei suidi, altamente patogene e contagiose, che possono avere un impatto economico importante sull’allevamento degli animali domestici e la cui presenza è causa tra l’altro di blocchi delle movimentazioni di animali e prodotti derivati con gravi conseguenze dal punto di vista economico, a maggior ragione in un paese come il nostro, dove il suino è la base di prodotti molto pregiati e universalmente conosciuti. Queste due infezioni sono la Peste Suina Classica, oggi assente in Italia, e la Peste Suina Africana, oggi assente nell’Italia continentale, ma ancora endemica in Sardegna. Seppur dovute a due virus diversi, l’elevata mortalità e il tipo di lesioni, a carattere soprattutto emorragico, che causano le rendono praticamente indistinguibili senza appositi esami di laboratorio. Su queste due malattie è sempre opportuno mantenere viva attenzione, date la presenza ormai praticamente ubiquitaria del cinghiale e soprattutto la tipologia di gestione di questa specie, spesso finalizzata al massimo prelievo venatorio a scapito della stabilità, con rapido ricambio e destrutturazione delle classi di età della popolazione; senza citare in questa sede pratiche decisamente “borderline” come l’alimentazione artificiale, che favorisce l’aggregazione di animali, il superamento delle densità naturali e quindi la diffusione delle infezioni, o addirittura l’incontrollata (e incontrollabile) immissione di soggetti.

3 – MALATTIE IMPORTANTI PER LA CONSERVAZIONE DELLE SPECIE SELVATICHE

Questo gruppo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non comprende malattie importanti per la conservazione del cinghiale, sia perché nel nostro Paese attualmente nessuna malattia è in grado di incidere significativamente sulla dinamica della specie, sia perché è forse troppo tardi per parlare di conservazione del cinghiale intesa come conservazione dei ceppi originari della nostra area geografica.

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Immagine tratta da Piano regionale di monitoraggio della fauna selvatica – Regione Lombardia

Ci occuperemo invece brevemente della malattia di Aujeszky, una malattia virale presente, anche se in modo non omogeneo, nella popolazione di cinghiale del nostro Paese. Questa patologia è tradizionalmente importante nell’allevamento suino, ma il passaggio dal cinghiale al suino del comparto industriale in Italia è pressoché assente, come evidenziato anche dal fatto che nei maiali di allevamento circolano ceppi diversi da quelli che circolano nel cinghiale. La malattia di Aujeszky, per contro, può avere un impatto, oltre che su suini allevati in stato semibrado per produzioni locali, anche e soprattutto su specie come i grandi predatori, non in modo cronico (come la già citata brucellosi), ma decisamente acuto. Infatti, mentre nel cinghiale essa è spesso praticamente asintomatica, nei carnivori come il nostro cane, ma anche come lupi e orsi, qualora ad esempio ingeriscano visceri o carni crude di cinghiali o maiali infetti si può sviluppare una gravissima encefalite, spesso ad esito letale, con un conseguente possibile impatto sulla conservazione di queste specie.

 

In conclusione, quello che abbiamo cercato di evidenziare in questo contributo è come la gestione delle specie, e del cinghiale in particolare, non possa oggi essere vista in una sola prospettiva (nello specifico, in prospettiva venatoria), ma debba considerare anche le possibili ripercussioni economiche e sociali, nonché le ricadute sulla biodiversità e su un contesto ambientale che non è un’entità statica, ma subisce continue trasformazioni alle quali anche i patogeni si adattano e nelle quali possono verificarsi situazioni nuove e impreviste.

Per saperne di più

Visita il sito della SIEF: www.sief.it

Visita il sito dell’ATIt: http://biocenosi.dipbsf.uninsubria.it/atit/

Convegno SIEF – 16 ottobre 2015 – Bologna

imagesHBWBUBNPIl 16 ottobre 2015, presso la Regione Emilia Romagna, a Bologna, si terrà la “Giornata di studio e confronto: la lepre, ecologia, patologie e modelli gestionali che ne influenzano l’andamento demografico”.

L’iniziativa, nata a seguito degli stimoli e delle richieste evidenziate nella mailing list della Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (S.I.E.F.) si configura come giornata di studio e confronto sullo stato delle popolazioni di lepre europea. Obiettivo principale è riunire diverse competenze per determinare le possibili cause del declino della specie e individuare delle linee di studio e d’intervento basate su dati scientifici e sulla realtà del territorio. Il tutto inserito nello spirito della SIEF, società scientifica che ha sempre promosso un approccio ecologico, multidisciplinare, alla gestione della sanità della fauna selvatica.
La giornata è organizzata con una serie di brevi interventi, seguiti da alcuni minuti per domande, commenti e precisazioni. L’idea è di aprire un dibattito finalizzato a definire quali siano i più importanti aspetti da approfondire attraverso specifici studi in grado di contribuire fattivamente alla conservazione e alla gestione della specie.
Oltre ai soci della S.I.E.F. sono destinatari dell’iniziativa tutti gli operatori coinvolti nella gestione della lepre, con particolare attenzione a chi opera nell’ambito della sanità pubblica e della gestione faunistico-venatoria in Emilia Romagna e in aree limitrofe.
La Regione Emilia Romagna, il cui piano regionale di Monitoraggio della Fauna selvatica include alcune patologie della lepre, ospita e promuove l’evento nell’ambito delle proprio attività istituzionali indirizzate alla sorveglianza delle malattie trasmissibili.

Non è richiesta l’iscrizione all’evento. Scarica il programma dell’evento.
La sede, situata in zona Fiera, è facilmente raggiungibile dalla stazione (autobus 35, 38) ed in auto dall’autostrada (uscita Bologna Fiera).

La giornata si concluderà con l’assemblea dei soci della S.I.E.F. in cui verrà eletto il nuovo consiglio direttivo.