Lockdown e Fase 2: rispettate la fauna selvatica!

Da tempo, qualche amico ci stimola a parlare dell’aumento della presenza della fauna selvatica in vicinanza di strade, paesi e città.
Famosissima la notizia della foto dell’aquila reale vista sui cieli di Milano. Forse l’immagine più emblematica di tutte! E per rimanere in Italia, famose anche le famigliole di cinghiali a spasso in centro città, le covate di germani sulle ciclopedonali, fino ai caprioli che si battevano sulle strade che portano in Valle Strona (Video di Alberto Filippini), e non tra Nembro e Selvino come qualcuno ha scritto.
Queste scene, che si sono potute ammirare a tutte le latitudini del pianeta, non devono stupire e non meritano quindi, a nostro avviso, la sensazionalità della notizia. Gli animali ci sono, basta essere capaci di osservarli, di vedere i loro segni di presenza, di rispettare i loro habitat che spesso, senza saperlo, si sovrappongono a quelli che pensiamo siano solo nostri. E invece l’habitat non ha dei confini netti e invalicabili e, se manca il maggior disturbatore della fauna, l’uomo, ecco che la natura stessa si riappropria piano piano dei suoi spazi, anche se ora sono asfaltati, recintati o invasi dal cemento.
Più di quindici anni fa, durante le lezioni del master di Ecopatologia della Fauna, il compianto Professore Guido Tosi ci raccontava che “in Italia è presente più fauna oggi che nel Medioevo”. Quindici anni fa! Praticamente sono già passate due generazioni di cervo, tre generazioni di caprioli e almeno sette di cinghiale. Fate ora voi i conti di quanti animali ci sono adesso!
Sentire ancora oggi che qualcuno è convinto del contrario, fa ben capire quanto siano distanti dalla realtà i cittadini delle metropoli e coloro che guardano la natura solo attraverso uno schermo.
La realtà dei fatti è ben conosciuta da chi ha avuto la fortuna di vivere fuori dai grandi centri abitati, apprezzando la pace di questi luoghi pur essendo lontano dal luogo di lavoro o dai servizi, che spero si sia capito, così essenziali non sono!
Purtroppo, c’è un’intera fetta di “fruitori della montagna”, come vengono definiti e come si definiscono queste persone, che utilizzano la montagna solo per i propri interessi, ben lontani dall’avvicinarsi a comprendere tutto ciò che questo complesso territorio può significare.

“La Montagna è fatta per tutti, non solo per gli alpinisti: per coloro che desiderano il riposo nella quiete come per coloro che cercano nella fatica un riposo ancora più forte” recitava Guido Rey, nipote di Quintino Sella.
Aggiungo io: “la montagna non è fatta però per gli usurpatori”. L’approccio attuale di questi moderni “fruitori” non sta né nella quiete di ascoltare, annusare e osservare l’ambiente e gli animali che ci circondano e nemmeno nella fatica di salire ripidi versanti o esplorare nuovi spazi con binocolo al collo per ammirare la maestosità della natura, semplicemente perché costoro pretendono sentieri lastricati, rifugi a 5 stelle e possibilità di fare tutto ciò che vogliono con i loro cani, possibilmente liberi dal guinzaglio.

Da quasi vent’anni frequento l’Alpe Devero per lavoro e svago e da sempre cerco di evitare i week-end e il mese di agosto. Piazza Duomo di un giorno qualunque, in confronto, è un deserto. E tutte le volte che passeggio nella piana e banalmente mi metto a puntare il binocolo vicino alla condotta della centrale per guardare camosci o cervi, o magari anche stambecchi, mi prendono per pazzo: “Figurati se lì ci sono animali con tutta questa gente che è stravaccata a fare picnic sui prati” mi dicono. Eh beh, gli animali invece ci sono, e sanno che per fortuna nessuno di quei bipedi e di quei quadrupedi col cappottino e col respiro rantoloso che saltellano lì intorno ha il fiato per salire da loro, e così se ne stanno lì tranquilli a guardarli dall’alto.
Poi ci sono i fruitori che invece non si fermano a trecento metri dal parcheggio e che percorrono i vari sentieri con i loro amici a quattro zampe. E siccome in genere il cane è poco collaborativo e tira un po’ il guinzaglio, forse perché non ben educato, allora molto meglio lasciarlo libero, con buona pace delle norme di buon senso. In questo modo il cane sarà sempre una decina di metri avanti al proprio padrone, scollinerà e arriverà nelle radure dove pascolano gli animali sempre prima del conduttore, facendo fuggire marmotte, caprioli, cervi, camosci, stambecchi. Sperando sempre che non si metta a inseguirli, ovviamente. Il “fruitore” proseguirà il suo bel giro in montagna senza vedere nessun animale fuorché il suo cane e tornerà in città con la consapevolezza, tutta insita nella sua testa, che di animali non ce ne sono, magari scaricando anche le colpe di questi mancati incontri sul mondo venatorio che, a loro avviso, “uccide tutte le povere bestie presenti sul pianeta solo per sport”.

L’anno scorso ho dovuto dibattere con una giovane coppia perché il loro bel Border Collie era ovviamente qualche centinaio di metri avanti a far correre stambecchi e marmotte. La risposta della saccente donzella al mio richiamo di legare il cane è stato “è nella loro indole inseguire gli animali”. Potete ben immaginare la risposta…

Purtroppo, è dura da dire, ma molti amanti dei pets (non tutti per fortuna!) non sono anche amanti della fauna, nonostante quello che scrivono sui social in difesa dell’ambiente e degli animali che loro pensano di conoscere bene, ma che hanno visto solo attraverso Superquark. I paladini che oggi si ergono a difesa anche di M49, sono gli stessi che sostengono che la libertà del loro gatto domestico valga molto di più della sopravvivenza di uccelli, anfibi e rettili che popolano, a loro insaputa, prati e boschetti nelle immediate vicinanze di casa. E sono sempre gli stessi che per “amore” del loro cane non vedono l’ora di farlo correre in montagna dietro alle marmotte, meglio ancora se in un Parco, perché “almeno lì non ci sono cacciatori”! Eh sì, ho dovuto sentire anche questa, perché l’ignoranza è davvero fin troppo diffusa.

L’amore per gli animali è innanzitutto il rispetto dei luoghi e l’acquisizione della conoscenza delle fatiche a cui certe specie vanno incontro per sopravvivere tutto l’anno in determinati contesti.

Ora che si aprono le gabbie in cui siete stati costretti in questo lockdown, ora che riconquisterete la vostra libertà, ora che vi sfogherete tornando a invadere la pace di quei territori, cercate di frequentare quegli splendidi ambienti immersi nella natura avendo rispetto di tutte le forme di vita che sono state benissimo senza di voi e senza i vostri amici quadrupedi pronti a inseguirli.
Del resto, se una marmotta decide di addentare il polpaccio di un domestico viziato e maleducato, se un cervo decide di caricare un cane fuori posto, se uno stambecco decide di prenderlo a testate, se una vipera lo morde sul muso, se un lupo lo attacca alla gola o se un orso gli dà una zampata di avvertimento, la colpa non è degli animali selvatici, ma solo vostra!
Purtroppo però la razza umana, con la sua visione limitata e di parte, darà sempre la colpa all’aggressività del selvatico pericoloso.
E al contrario, giustificherete come casualità o danno collaterale l’eventuale situazione in cui il vostro cane azzanna un caprioletto appena nato, distrugge un nido di anatidi o preda dei pulli di galliformi alpini (specie tra l’altro a rischio), oppure il caso in cui il vostro gatto uccida salamandre per gioco, piccoli uccelli nidifughi o ghiri e scoiattoli. Voi avete sulla coscienza un danno enorme alla biodiversità! In questo caso siate almeno onesti, non dite di amare gli animali, dite di amare solo il vostro Fuffi. Evitereste l’ipocrisia!

Oltre alle regole, che sono scritte e chiare, serve anche e soprattutto il buon senso, che si impara leggendo e ascoltando (https://bepartofthemountain.org/it/organisation). Il disturbo antropico e gli animali domestici, purtroppo, fanno molti più danni di quanto si possa immaginare.

Si ringrazia Romano Marra (www.mozzio.it) per la gentile concessione della foto dei cervi.

Articoli correlati: https://ilblogdialpvet.wordpress.com/2019/01/21/be-part-of-the-mountain-in-montagna-siamo-solo-degli-ospiti/

Be part of the mountain – In montagna siamo solo degli ospiti

Oggi il problema del disturbo antropico nei confronti della fauna selvatica è sicuramente una delle questioni meno considerate da parte dell’opinione pubblica. E, paradossalmente, anche da parte degli stessi animalisti e degli ambientalisti, così attivi sui social nel criminalizzare la caccia e gli impianti sciistici ma, a quanto pare, totalmente assenti quando bisogna puntare il dito su altri fattori che ledono la fauna durante il periodo invernale.
Sembra che la fonte del disturbo sia sempre quello fatto dagli altri, mai da noi stessi. E invece esistono diverse forme di disturbo, legate a sport invernali, ad attività ludiche, a semplici escursioni, che però non tengono conto dell’effetto che possono avere sulla fauna specialmente nel periodo invernale, quello più critico.
D’altronde, che male c’è a fare fuori pista una volta ogni tanto, o ad andare a fare una bella ciaspolata notturna in serate con la luna piena, o portare in giro il cane liberandolo da quel fastidioso guinzaglio giusto per farlo correre un po’ libero in montagna. E già, che male c’è?
Uno dei commenti più frequenti che ascoltiamo da coloro a cui facciamo notare queste cose è: “ma se quando vado in giro non vedo mai un animale, vuol dire che non ce ne sono, e allora che disturbo creo?”. Bhè, fatevi una domanda… se non vedete gli animali forse è perché li avete già disturbati…

bepartofthemountain

Recentemente è partita una bellissima iniziativa di cooperazione internazionale che associa aree protette, organizzazioni di protezione dell’ambiente, istituzioni, club alpini e altri portatori d’interesse in tutto l’arco alpino: Be Part of the Mountain (https://bepartofthemountain.org/it/organisation). Coordinata dall’unità operativa di ALPARC, l’iniziativa mira a facilitare lo scambio di informazioni e buone pratiche, sviluppare strumenti comuni per aumentare la consapevolezza sulle tematiche ambientali e implementare le azioni di comunicazione condivisa per incentivare il coinvolgimento degli appassionati di attività outdoor. Esiste anche una carta dei principi di collaborazione che mira a sensibilizzare e responsabilizzare i praticanti delle attività outdoor nelle aree protette alpine e non solo, scaricabile a questo link dove vi è la possibilità di cooperare con le iniziative previste.

Chi pratica le attività outdoor in montagna, deve essere conscio che gli animali che lì vi abitano, sono in un periodo critico della loro biologia e devono affrontare dure condizioni di vita. Gli ungulati terminano l’autunno già affaticati e dimagrati per le competizioni svolte nel periodo degli amori, le femmine sono gravide, il cibo scarseggia, le riserve di grasso sono ridotte, le condizioni climatiche sono estreme. I galliformi alpini devono accontentarsi di cibarsi di aghi di larice o altre essenze vegetali quasi indigeribili, e passano molto tempo in nascondigli per proteggersi dai predatori oppure negli igloo per rimanere al caldo.

Be part of the mountain ha sviluppato una bellissima pagina in cui spiega con semplici concetti le problematiche causate dal disturbo antropico alla fauna selvatica nel periodo invernale e le misure minime di comportamento per evitare il disturbo della fauna, la quale, se sottoposta a continue situazioni di stress, potrebbe anche soccombere a causa dell’eccessivo dispendio energetico diventando più vulnerabile a patologie e predatori.

Qualche anno fa abbiamojournalornithology_formenti,viganò_etal svolto uno studio proprio sul disturbo antropico del fagiano di monte, andando ad indagare il metabolita fecale del corticosterone, l’ormone dello stress negli uccelli. E nell’articolo, pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Ornithology, si è evidenziato in maniera molto chiara come i soggetti con maggiore stress fossero concentrati nelle aree vicino agli impianti e nelle aree destinate allo sci-alpinismo e/o alle discese in free style. L’anno seguente, in condizioni di assenza di neve, e quindi con l’assenza di sciatori, si è invece osservato come il livello di stress fosse omogeneo nelle tre aree.

Per questo motivo vi invitiamo a vedere anche questi bellissimi filmati, pubblicati sul sito di Be part of the mountain (https://youtu.be/Y2-n4wUEm3g) e sul sito di un parco francese (Parc naturel régional du Massif des Bauges).

Comportandoti responsabilmente, aiuti gli animali selvatici a sopravvivere. Diventa parte della montagna!

52° Assemblea Nazionale UNCZA – Convegno nazionale “Il Gallo forcello sulle Alpi: conservazione e gestione” – Madonna di Campiglio 1° luglio 2017

Venerdì 30 giugno avrà inizio a Madonna di Campiglio la 52° assemblea nazionale UNCZA con l’insediamento della commissione CIC-UNCZA per la valutazione dei trofei e a seguire il Consiglio nazionale UNCZA.

Sabato 1° luglio, a partire dalle ore 9.00 presso il Palacampiglio, si terrà il convegno nazionale sul tema della conservazione e gestione del Gallo forcello sulle Alpi.
Il programma prevede:
Ore 9.00 – Saluto autorità
Ore 9.15 – Introduzione lavori – Sandro Flaim
Ore 9.30  – “Il Gallo forcello: status, dinamiche e gestione, il punto sulla situazione” – Luca Rotelli
Ore 10.00 – “Indagine UNCZA: consistenze e prelievi di tetraonidi e coturnice” – Ivano Artuso
Ore 10.20 – “Censimenti e georeferenziazione dei dati: un progetto in Trentino” – Sandro Zambotti
Ore 10.40 – “L’ausilio del cane da ferma nei conteggi post-riproduttivi” – Angelo Lasagna
Ore 11.00 – “Lo stress invernale nel forcello” – Roberto Viganò
Ore 11.20 – “Miglioramenti ambientali a favore della specie” – Giovanni Giovannini
Ore 11.40 – Considerazioni finali – Franco Perco
Ore 12.00 – Conclusione lavori

Alle 15.00 è prevista l’assemblea nazionale UNCZA.

La relazione che porteremo al convegno è tratta da un articolo scientifico pubblicato sulla rivista internazionale Journal Ornithology dal titolo “Increased hormonal stress reactions induced in an Alpine Black Grouse (Tetrao tetrix) population by winter sports”.

Il programma dell’evento è disponibile qui: depliant_UNCZA 2017

depliant_UNCZA 2017

depliant_UNCZA 2017_Programma