Be part of the mountain – In montagna siamo solo degli ospiti

Oggi il problema del disturbo antropico nei confronti della fauna selvatica è sicuramente una delle questioni meno considerate da parte dell’opinione pubblica. E, paradossalmente, anche da parte degli stessi animalisti e degli ambientalisti, così attivi sui social nel criminalizzare la caccia e gli impianti sciistici ma, a quanto pare, totalmente assenti quando bisogna puntare il dito su altri fattori che ledono la fauna durante il periodo invernale.
Sembra che la fonte del disturbo sia sempre quello fatto dagli altri, mai da noi stessi. E invece esistono diverse forme di disturbo, legate a sport invernali, ad attività ludiche, a semplici escursioni, che però non tengono conto dell’effetto che possono avere sulla fauna specialmente nel periodo invernale, quello più critico.
D’altronde, che male c’è a fare fuori pista una volta ogni tanto, o ad andare a fare una bella ciaspolata notturna in serate con la luna piena, o portare in giro il cane liberandolo da quel fastidioso guinzaglio giusto per farlo correre un po’ libero in montagna. E già, che male c’è?
Uno dei commenti più frequenti che ascoltiamo da coloro a cui facciamo notare queste cose è: “ma se quando vado in giro non vedo mai un animale, vuol dire che non ce ne sono, e allora che disturbo creo?”. Bhè, fatevi una domanda… se non vedete gli animali forse è perché li avete già disturbati…

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Recentemente è partita una bellissima iniziativa di cooperazione internazionale che associa aree protette, organizzazioni di protezione dell’ambiente, istituzioni, club alpini e altri portatori d’interesse in tutto l’arco alpino: Be Part of the Mountain (https://bepartofthemountain.org/it/organisation). Coordinata dall’unità operativa di ALPARC, l’iniziativa mira a facilitare lo scambio di informazioni e buone pratiche, sviluppare strumenti comuni per aumentare la consapevolezza sulle tematiche ambientali e implementare le azioni di comunicazione condivisa per incentivare il coinvolgimento degli appassionati di attività outdoor. Esiste anche una carta dei principi di collaborazione che mira a sensibilizzare e responsabilizzare i praticanti delle attività outdoor nelle aree protette alpine e non solo, scaricabile a questo link dove vi è la possibilità di cooperare con le iniziative previste.

Chi pratica le attività outdoor in montagna, deve essere conscio che gli animali che lì vi abitano, sono in un periodo critico della loro biologia e devono affrontare dure condizioni di vita. Gli ungulati terminano l’autunno già affaticati e dimagrati per le competizioni svolte nel periodo degli amori, le femmine sono gravide, il cibo scarseggia, le riserve di grasso sono ridotte, le condizioni climatiche sono estreme. I galliformi alpini devono accontentarsi di cibarsi di aghi di larice o altre essenze vegetali quasi indigeribili, e passano molto tempo in nascondigli per proteggersi dai predatori oppure negli igloo per rimanere al caldo.

Be part of the mountain ha sviluppato una bellissima pagina in cui spiega con semplici concetti le problematiche causate dal disturbo antropico alla fauna selvatica nel periodo invernale e le misure minime di comportamento per evitare il disturbo della fauna, la quale, se sottoposta a continue situazioni di stress, potrebbe anche soccombere a causa dell’eccessivo dispendio energetico diventando più vulnerabile a patologie e predatori.

Qualche anno fa abbiamojournalornithology_formenti,viganò_etal svolto uno studio proprio sul disturbo antropico del fagiano di monte, andando ad indagare il metabolita fecale del corticosterone, l’ormone dello stress negli uccelli. E nell’articolo, pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Ornithology, si è evidenziato in maniera molto chiara come i soggetti con maggiore stress fossero concentrati nelle aree vicino agli impianti e nelle aree destinate allo sci-alpinismo e/o alle discese in free style. L’anno seguente, in condizioni di assenza di neve, e quindi con l’assenza di sciatori, si è invece osservato come il livello di stress fosse omogeneo nelle tre aree.

Per questo motivo vi invitiamo a vedere anche questi bellissimi filmati, pubblicati sul sito di Be part of the mountain (https://youtu.be/Y2-n4wUEm3g) e sul sito di un parco francese (Parc naturel régional du Massif des Bauges).

Comportandoti responsabilmente, aiuti gli animali selvatici a sopravvivere. Diventa parte della montagna!

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Il 2018 di AlpVet

Sulla scia dello scorso anno il 2018 ci ha visti convolti, con tutte le nostre forze, nella prosecuzione di due importanti progetti sulle carni di selvaggina in Piemonte e in Lombardia.

Il progetto Processi di Filiera Eco-Alimentare (FEA), finanziato da Fondazione Cariplo, giungerà al termine il prossimo gennaio. La partecipazione attiva dei cacciatori, dei macellai e dei ristoratori nel garantire tracciabilità e salubrità delle carni di selvaggina è stata fondamentale per il successo del programma. La stessa riscoperta di tagli meno nobili, ma esaltati dall’utilizzo di tecniche culinarie tradizionali e innovative nella preparazione di piatti a base di cacciagione, ha raggiunto livelli di alta gastronomia, con ricadute importanti sul territorio della Provincia del Verbano-Cusio-Ossola attraverso gli eventi organizzati all’interno della rassegna Meating food (Volume I e Volume II).

Il progetto FEA ha portato ottimi risultati anche sotto il profilo tecnico-scientifico, attraverso la partecipazione a congressi/convegni (vd più avanti), pubblicazioni scientifiche (Demartini E., Vecchiato D., Tempesta T., Gaviglio A., Viganò R. – 2018. Consumer preferences for red deer meat: A discrete choice analysis considering attitudes towards wild game meat and hunting – Meat Science, 146: 168-179; Marescotti M.E., Caputo V., Demartini E., Gaviglio A. – 2019. Discovering market segments for hunted wild game meat. Meat Science, 149: 163-176) e tesi di laurea.

In Lombardia prosegue il Progetto Selvatici e buoni finanziato da Fondazione UNA e tuttora in corso in Provincia di Bergamo. La necessità di acquisire ulteriori dati e di spingere maggiormente sulla promozione del prodotto attraverso una sinergia di tutti gli attori coinvolti, ha richiesto un allungamento del progetto di altri 6 mesi. Anche in questo caso è stata determinante la partecipazione dei ristoratori e dei macellai nella valorizzazione di un prodotto dalle altissime qualità sensoriali. In primavera contiamo di svolgere ancora un corso di formazione per i cacciatori e proseguire con la raccolta dei dati di ordine economico.

La pianificazione di entrambi i progetti mira ad analizzare le problematiche che finora hanno impedito la costruzione di una filiera di selvaggina in Italia, mettendo basi molto solide e muovendosi a piccoli passi ma ben saldi, senza fughe in avanti a scopo esclusivamente promozionale, come la presentazione di marchi di selvaggina in territori dove non ci sono ancora cacciatori formati. In tanti ci copiano (o per lo meno ci provano) e questo ci rende orgogliosi, ma noi crediamo fermamente che la piena riuscita di un progetto di tale portata sia frutto di collaborazioni valide e autorevoli. Per questo motivo ringraziamo i colleghi del Dipartimento VESPA e DIMEVET dell’Università di Milano, e i capifila dei due progetti (Ars.Uni.VCO e l’Università delle Scienze gastronomiche di Pollenzo), con i quali la condivisione delle attività è ormai consolidata e sta portando ottimi frutti.

Questa esperienza sul tema ci ha dato la possibilità di intervenire a convegni e assemblee sul tema delle carni di selvaggina anche al di fuori dei territori di competenza. Siamo stati chiamati a partecipare al convegno ECM di Portici (NA) dove abbiamo incontrato colleghi preparati e motivati che stanno lavorando alacremente per gestire e garantire la salubrità delle carni di cinghiale; siamo stati invitati dai colleghi del Canton Ticino ad esporre quanto fatto sul territorio nazionale; abbiamo parlato dei nostri progetti alla Conferenza di Vione (BS) sulla gestione del cervo e a Selvatica 2018 a Bologna.

Ovviamente abbiamo proseguito la nostra collaborazione con i servizi dell’ATS organizzando corsi di formazione per Cacciatore formato a Varese, Milano, Como, Bergamo e Verbania, spingendoci fino a Vicenza.

Interessante il confronto con i colleghi veterinari ispettori degli alimenti nell’ambito del XXVIII° Congresso AIVI tenutosi a Milano lo scorso settembre, dove abbiamo presentato i dati sull’analisi del pH delle carni di selvaggina ottenendo un ottimo riscontro e diversi spunti di indagine sulla certificazione del prodotto.

Ma non ci siamo occupati solo di carne di selvaggina. La collaborazione con i colleghi dell’Università Svizzera di Lugano ha portato alla pubblicazione di un corposo articolo sulla rivista Ecology and Society che descrive come la differente gestione dei cinghiali nel territorio della Provincia di Verbania negli ultimi vent’anni abbia portato, a seconda della libertà o meno di aprire la caccia a questo suide, differenti effetti sulla dinamica di popolazione e sui danni al territorio. Il lavoro, che descrive quanto messo in atto a suo tempo dal Dott. Luca Rotelli e dalla Polizia provinciale del VCO, ha trovato ampio spazio anche su organi di stampa nazionale (Corriere della sera, La Stampa) e su siti specializzati in tematiche ambientali (Green report), oltre che a essere stato portato ad importanti congressi legati alla comunicazione e alla gestione della fauna selvatica problematica. Sul prossimo numero di WILDE uscirà un articolo completo e dettagliato.

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Sulla rivista European Journal of Wildlife Research, è stato pubblicato recentemente un lavoro svolto nell’ambito del progetto LIFE “COORNATA – Development of coordinated protection measures for Apennine Chamois (Rupicapra pyrenaica ornata)” sulla valutazione dello stress del camoscio appenninico indotto da interazioni interspecifiche e disturbi antropici (Formenti N, Viganó R, Fraquelli C, Trogu T, Bonfanti M, Lanfranchi P, Palme R, Ferrari N – 2018. Increased hormonal stress response of Apennine chamois induced by interspecific interactions and anthropogenic disturbance. 64-68).

In collaborazione con il Comprensorio alpino VCO2 e VCO3 è stato organizzato nel mese di novembre il congresso Stato attuale della gestione venatoria del cervo sulle Alpi: siamo sulla buona strada?, dove i relatori partecipanti hanno portato non solo le proprie esperienze gestionali ma anche interessanti spunti di discussione volti a migliorare la gestione di una specie che travalica i confini amministrativi e che necessita un coordinamento sovra territoriale.

Proseguono anche le attività pratiche sulla fauna. Su tutte la collaborazione con la Regione Valle d’Aosta alle attività di cattura, per gli anni 2018/2019, nell’ambito del progetto n. 1664 “Lemed-Ibex – Monitoraggio e gestione dello stambecco dal lago di Ginevra (Leman) al Mediterraneo”. Quest’anno, dopo una fase di rodaggio, siamo a quota 14 stambecchi marcati.

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Nel 2018, con l’applicazione della normativa regionale lombarda sono ripartiti anche i corsi per cacciatori di selezione e collettiva al cinghiale. È stato un piacere conoscere e stringere nuove amicizie con i nostri corsisti. Cogliamo l’occasione per ringraziare anche tutto lo staff di docenti che collabora col nostro Studio e che fornisce un valore aggiunto in termini di competenze e professionalità atto a coprire ogni argomento e rispondere alle innumerevoli curiosità dei nostri discenti.

Nel 2019 porteremo avanti, con lo stesso entusiasmo, i lavori ancora in corso e daremo vita a nuovi progetti che susciteranno grande interesse da parte del mondo venatorio. Le nostre idee saranno rafforzate dal rinnovamento della comunicazione dello Studio con la messa online del nuovo sito internet e ampliando la nostra presenza sui social. Anche il blog beneficerà di un restyling grafico in modo da renderlo ancora più fruibile e aumentare i contatti già considerevoli: il 2018 si chiude con il record di oltre 25.500 visualizzazioni e oltre 18.500 visitatori. Gli articoli “Le malattie trasmissibili del cinghiale e “L’effetto boomerang della gestione del cinghiale” sono diventati virali con rispettivamente oltre 28mila e 15mila visualizzazioni. Molto apprezzato anche l’articolo pubblicato sulle “Misure di primo intervento nel caso di morso da vipere sul cane” che in pochi mesi ha totalizzato quasi 3mila visualizzazioni.

Lo Studio negli anni si evolve con ingressi di nuovi collaboratori, ma anche con uscite di figure storiche, come il Dott. Luca Pellicioli, co-fondatore di AlpVet, recentemente assunto presso l’ATS di Bergamo. Rinnoviamo gli auguri a Luca per la sua nuova attività lavorativa.

Non ci resta che auguraVi Buone Feste e un Felice 2019!

Porcine Futures 1: Re-negotiating “Wilderness” in more than human worlds – 16/17 ottobre 2018

Nelle giornate del 16/17 ottobre 2018, si è tenuto a Praga un incontro sul tema della comunicazione e gestione del cinghiale, organizzato dal CEFRES (French Research Center in Humanities and Social Sciences), in collaborazione con Swedish Hunting Association attraverso una borsa di studio sul tema “Challenges Facing Swedish Hunting Ethics in Post-Modernity”.

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Il progetto, nato nell’ambito del programma TANDEM della Czech Academy of Sciences (CAS), Charles University e CEFRES / CNRS basato sulla cooperazione della piattaforma CEFRES e impegno per l’eccellenza nelle scienze sociali e umane, ha voluto affrontare il tema della gestione di una specie problematica, come il cinghiale, non solo nei contesti rurali, ma anche nei contesti urbani, in cui sempre più spesso il cinghiale si affaccia e convive, cercando di comprendere e interpretare la visione etica, sociale e antropocentrica che regola e/o determina l’approccio gestionale nei confronti della gestione della specie attraverso la caccia, il contenimento o la cattura dei soggetti.

In collaborazione con i colleghi dell’Università Svizzera di Lugano, lo Studio Associato AlpVet ha portato una comunicazione sul tema della gestione della specie: “A Tale of Two Boars: Ungulate Management in Italy and Germany”.

Di seguito riportiamo la traduzione dell’articolo:

Pochi studi scientifici hanno esplorato l’efficacia degli approcci concreti di gestione dei cinghiali selvatici. Non sorprende quindi che la “gestione” dei cinghiali costituisca un problema difficile (Rittel e Webber, 1979) in quanto deve soddisfare le diverse richieste delle parti interessate, che variano a seconda della legislazione venatoria che regola questi soggetti interessati. La domanda principale riguarda la proprietà legale del cinghiale: se appartiene al singolo proprietario terriero, allo stato, a tutti, o a nessuno? Il successo della gestione dei cinghiali sarà pertanto diverso a seconda del contesto legislativo. Un recente articolo empirico (Giacomelli, Gibbert, Viganò, in press) ha descritto la gestione e l’effetto della concessione di permessi per operazioni di contenimento rilasciati in un sistema di “empowerment della comunità” (CE) in un’area dell’Italia settentrionale in oltre dieci anni di attività (2009-2018). Gli autori illustrano l’efficacia della delega di blocchi crescenti di responsabilità per il controllo della popolazione di cinghiali da parte della Polizia Provinciale, dove i volontari (compresi i non cacciatori) hanno ricevuto permessi di effettuare operazioni di contenimento al di fuori della normale stagione di caccia.
Tuttavia, questo studio è stato condotto in un contesto legislativo in cui lo stato, insieme alla Regione/Provincia, mantiene la piena responsabilità per la gestione della fauna selvatica (compreso il danno economico) e vende permessi ai cacciatori che possono praticare la loro attività (cioè senza alcuna responsabilità diversa dal lecito abbattimento delle specie assegnate). Si pone, tuttavia, la questione di come trasferire questo sistema CE in altri territori con legislazioni venatorie differenti. In particolare, in paesi come la Germania e l’Austria, il proprietario fondiario ha in linea di principio il diritto di cacciare sulla sua terra, o di affittare quella terra per pagare i cacciatori. Questi cacciatori hanno quindi il diritto e il dovere di “gestire” la popolazione selvatica (compresi i danni subiti) in un’area geografica chiaramente demarcata che solo loro controllano. In molti modi, lo stato delega la gestione della fauna selvatica (insieme alla responsabilità economica) interamente ai cacciatori.
L’obiettivo del presente documento è quello di esplorare la possibilità di trasferire il sistema CE nel secondo sistema legislativo. Per affrontare questo problema, inquadriamo la gestione dei cinghiali come un “problema critico” incentrato sul ruolo chiave del singolo cacciatore che affitta il terreno e confronta il sistema italiano e tedesco come casi studio per i due diversi approcci alla gestione degli ungulati. Nel fare ciò, indichiamo diversi conflitti di interesse che il singolo cacciatore deve affrontare, rendendolo potenzialmente inadatto all’agente principale nella gestione dei cinghiali selvatici e discutendo le vie d’uscita da questi dilemmi.

Buone pratiche venatorie nella gestione della carne di selvaggina – Federazione Cacciatori Ticinesi – Rivera 9 marzo 2018

Fino a poco tempo fa per il controllo e la trasformazione della selvaggina cacciata in territorio elvetico, erano state emanate solo regolamentazioni rudimentali, inserite all’interno dell’ordinanza concernente la macellazione e il controllo delle carni (OMCC; RS 817.190) e in quella concernente l’igiene nella macellazione (OIgM; RS 817.190.1), entrambe del 23 novembre 2005.

Con la revisione delle due ordinanze, entrata in vigore il 1° maggio 2017, sono aumentati la responsabilità individuale dei cacciatori e il flusso di informazioni lungo la catena alimentare. L’igiene delle derrate alimentari diventa parte integrante della formazione dei cacciatori. Lo stesso dicasi per la formazione approfondita di «persona esperta», che consente di acquisire le conoscenze specialistiche per valutare la selvaggina cacciata abbattuta (termine transitorio di quattro anni).

Sulla base dell’esperienza maturata in Italia e nell’ambito dei progetti che il nostro Studio sta portando avanti sia in Val d’Ossola (con il Progetto “Processi di Filiera Eco-alimentare” finanziato da Fondazione Cariplo) che nella Provincia di Bergamo (con il Progetto “Selvatici e Buoni” svolto in collaborazione con Fondazione UNA), la Federazione Cacciatori Ticinesi (FCTi), da sempre impegnata nella costante crescita tecnica e culturale dei loro associati, ha deciso di chiamarci per illustrare in maniera molto pratica quali sono le buone pratiche da attuare nella gestione delle carni di selvaggina.

La serata si terrà a Rivera, presso il Centro Protezione Civile, alle ore 20.00 del 9 marzo prossimo.

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Progetto “Selvatici e Buoni” – Corso Cacciatore Formato

Nell’ambito del Progetto “Selvatici e Buoni: una filiera alimentare da valorizzare”, è previsto lo svolgimento di un Corso per il Conferimento dell’attestato di “Persona Formata” ai sensi del Reg. (CE) 852-853 del 2004 e DGR Regione Lombardia X/2612 del 07/11/2014 gratuito per i soci del Comprensorio Alpino Valle Borlezza, Valle di Scalve e Prealpi Bergamasche, partner di progetto.

Il corso di formazione è organizzato in collaborazione con Fondazione UNA, Università degli Studi di Scienze gastronomiche di Pollenzo, Facoltà Medicina Veterinaria Università degli Studi di Milano, Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva e Studio Associato AlpVet, con il patrocinio dell’ATS di Bergamo.
Al termine del corso è prevista una verifica dei risultati raggiunti mediante un test scritto e rilascio di attestato in caso di esito positivo.Locandina corso 22.09 DEFINITIVA_Tagliata.jpg

Il corso si svolgerà presso la Comunità Montana di Clusone (BG)in via S. Alessandro 74, secondo il seguente programma:

Venerdì 22 settembre – Ore 19.30/22.30
Prof. Paolo Lanfranchi – DIVET Università degli Studi di Milano 
Presentazione del corso
L’etica venatoria e la qualità delle carni nell’attuale contesto alpino
Dott. Giulio Loglio – ATS Bergamo
Piani di monitoraggio e controllo della fauna selvatica
Il “Pacchetto igiene”: Interpretazione e applicazione nel contesto venatorio dei Reg. CE 852, 853, 854 del 2004 e normativa regionale (Del. X/2612 del 7 nov. 2014)
Ruolo, compiti e responsabilità del ‘cacciatore formato’ come operatore del settore alimentare

Martedì 26 settembre – Ore 20.00/23.00
Dott. Roberto Viganò – Studio Associato AlpVet
Tipologia di caccia e modalità di abbattimento
Implicazione sulla qualità delle carni: stress e qualità delle carni
La balistica terminale
Modalità di manipolazione, dissanguamento, eviscerazione e trasporto della carcassa

Giovedì 28 settembre – Ore 20.00/23.00
Dott. Luca Pellicioli – Studio Associato AlpVet
Dott. Antonio Sorice – Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva

Approfondimenti di anatomia e quadro fisiologico/comportamentale delle specie di grossa selvaggina oggetto di prelievo venatorio
Valutazione della salute dell’animale in vita
Principali malattie infettive ed infestive della selvaggina

Sabato 30 settembre (Presso Centro Lavorazione Selvaggina Serpellini – Sovere) – Ore 09.00/13.00
Dott. Luca Pellicioli – Studio Associato AlpVet
Dott.ssa Martina Besozzi – Studio Associato AlpVet
Esercitazione pratica: corretta eviscerazione e trattamento della carcassa
Riconoscimento dei visceri e delle principali lesioni
Modalità di sezionamento della carcassa e riconoscimento delle varie porzioni di carne

Lunedì 2 ottobre (Presso Ristorante La Selva – Clusone) – Ore 19.30/22.30
Chef Ivano Gelsomino
La ristorazione e le carni di selvaggina

PER ISCRIZIONI
Comprensorio alpino di caccia Valle di Borlezza:
Sig. Dubiensky 348.5518876 – valleborlezza@virgilio.it
Comprensorio alpino di caccia Valle di Scalve:
Sig. Pier Duci 331.3406532 – cavallediscalve@gmail.com
Circolo UNCZA Valli Orobiche
Sig. Danilo Frosio 347.2951903
Sig. Marco Bonaldi 339.2167214

Progetto “Selvatici e Buoni” – Presentazione di avvio progetto – Bergamo, 22 settembre 2017

Venerdì 22 settembre, presso la sede della Comunità Montana Valle Seriana, in via S. Alessandro, 74 a Clusone (BG), alle ore 17.00 verrà presentato il Progetto  scientifico “Selvatici e buoni: una filiera alimentare da valorizzare” a cura dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano e la Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva.

L’iniziativa, nata dalla condivisione programmatica tra istituzioni ed enti locali, si pone come obiettivo principale lo sviluppo di una filiera delle carni di selvaggina attraverso attività di formazione, miglioramento delle caratteristiche igienico-sanitarie, caratterizzazione e valorizzazione del prodotto sino ad arrivare alla promozione sul territorio.

Lo Studio Associato AlpVet, grazie alla sua esperienza in tema di filiera selvaggina maturata negli anni anche su altri progetti di interesse locale, è referente scientifico per il territorio e sarà impegnato nell’ambito del progetto attraverso una collaborazione con l’Università delle Scienze Gastronomiche occupandosi dell’attività didattica e della costruzione partecipata della filiera selvaggina.

All’evento inaugurale di presentazione parteciperanno:
Danilo Cominelli, Presidente Comunità Montana Val Seriana
Paolo Olini, Sindaco Comune di Clusone
Nicola Perrotti, Presidente Fondazione UNA Onlus
Maurizio Zipponi, Presidente Comitato Scientifico Fondazione UNA Onlus
Silvio Barbero, Università degli Studi di Scienze Gastronomiche Pollenzo
Paolo Lanfranchi, Università degli Studi di Milano, Dip. di Medicina Veterinaria
Luca Pellicioli, Studio associato AlpVet
Lorenzo Bertacchi, Presidente Federcaccia Bergamo
Maurizio Volpi, Comprensorio Alpino di Caccia Prealpi Bergamasche
Giacomo Dubiensky, Comprensorio Alpino di Caccia Valle Borlezza
Antonio Maj, Comprensorio Alpino di Caccia Valle di Scalve

Partner del progetto sono FIDC Bergamo, Comprensorio Alpino Valle Borlezza, Comprensorio Alpino Val di Scalve, Comprensorio Alpino Prealpi Bergamasche.

Supporter di progetto: Comunità montana Val di Scalve, Comunità montana dei Laghi bergamaschi, Comunità montana Valle Seriana, Ascom Bergamo, Slow Food Valli orobiche, ANUU, Enalcaccia Lombardia, Circolo UNCZA Prealpi Orobiche, CIC Italia.

Si prega di confermare la partecipazione a: info@fondazioneuna.org

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Contest STAMBECCOOROBIE – Iniziativa per la conoscenza e l’osservazione partecipata dello stambecco delle Orobie bergamasche

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Dopo la presentazione ufficiale avvenuta il 15 giugno a Bergamo proseguono le iniziative abbinate al “progetto culturale” per la conoscenza della popolazione di stambecchi presenti sulle Orobie bergamasche del quale lo Studio AlpVet è partner scientifico.

Ad arricchire il progetto culturale, è stato fatto un trailer della durata di 8’ promosso a supporto dell’iniziativa e girato in Alta Val Seriana nel caratteristico borgo di Maslana, all’interno del comune di Valbondione, dove da diversi anni ogni primavera una piccola popolazione di stambecchi scende tra le baite attratta dal risveglio vegetativo e dalla possibilità di alimentarsi recuperando quindi le energie perse durante l’inverno.
Questo breve documentario girato da Andrea Cavaglià, grazie alla viva voce di alcuni protagonisti del mondo della montagna, è un’importante testimonianza di come il piccolo nucleo di 88 stambecchi, rilasciato 30 anni fa, abbia trovato un habitat ideale sulle Orobie bergamasche arrivando oggi a contare oltre 1.000 esemplari rendendo questo territorio particolarmente interessante anche dal punto di vista turistico.

Prosegue inoltre con successo il contest fotografico che ha generato molta curiosità ed interesse tra tutti i fruitori della montagna durante queste settimane estive.
Ad oggi sono pervenuti oltre 200 immagini di animali fotografati durante le escursioni sulle orobie bergamasche. Le fotografie potranno esser inviate sino a fine ottobre e la premiazione, come da regolamento, è prevista nel mese di dicembre anche con la presentazione dei dati raccolti.

Per maggiori informazioni www.stambeccoorobie.it