Corso Abilitazione Caccia collettiva al Cinghiale –

La Sezione Provinciale di Federcaccia, in collaborazione con lo Studio Associato AlpVet, organizza il “Corso di formazione per l’abilitazione di aspiranti cacciatori di cinghiale in forma collettiva”, conforme alle direttive ISPRA e approvato con Decreto della Regione Lombardia n. 8762 del 12/09/2016..

Le lezioni teoriche, si svolgeranno presso la Sala Convegni della Protezione Civile del Comune di Jerago con Orago sita in Piazza Don Mauri a  Jerago, dalle ore 20.00 alle ore 23.00, nelle seguenti giornate:
Martedì 18 ottobre 2016
Giovedì 20 ottobre 2016
Martedì 25 ottobre 2016
Giovedì 27 ottobre 2016
Giovedì 3 novembre 2016
Martedì 08 novembre 2016
Giovedì 10 novembre 2016
Martedì 15 novembre 2016
Giovedì 17 novembre 2016

Nell’ambito del programma didattico è prevista anche una lezione pratica di maneggio armi e tiro e una  contemporanea esercitazione su mandibole e riconoscimento delle classi di sesso e di età,  presso il Poligono del Tiro a Segno Nazionale di Somma Lombardo. La data di questa lezione sarà comunicata all’avvio del corso, probabilmente sarà fissata nella mattinata di un venerdì del mese di novembre.

Per iscrizioni e  informazioni:
Segreteria FIDC Sezione Provinciale di Varese – Via Piave, 9 – 21100 Varese
Tel/Fax: 0332-282074 e-mail: fidc.varese@fidc.it
Martedì e Venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17 – Mercoledì e Giovedì dalle 9 alle 13

CONFERMA ISCRIZIONE: Il corso avrà luogo al raggiungimento del numero minimo di 30 iscritti, si accettano al massimo 60 iscritti.  Entro il 11/10/2016 verrà comunicata  la conferma di iscrizione e inizio corso; nel caso in cui fosse indicato un indirizzo di posta elettronica o n. di cellulare, il corsista riceverà la conferma a mezzo mail o SMS.

Per maggiori informazioni e per scaricare il programma didattico www.fidc-va.eu

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Filiera Eco-alimentare – Crodo 16 settembre

Venerdì 16 settembre, alle ore 21.00 presso il Foro Boario di Crodo, verranno condivisi i risultati del progetto Filiera Eco-alimentare, teso alla valorizzazione delle carni di selvaggina e alla gestione di prodotto sostenibile come strumento di stimolo al miglioramento ambientale dei territori alpini.

Nello specifico il Dott. Roberto Viganò, responsabile scientifico del progetto illustrerà i dati raccolti nell’ambito del progetto e fornirà le indicazioni sul processo di filiera, sia dal punto di vista tecnico che igienico-sanitario, senza trascurare anche l’aspetto economico e le relative opportunità per la costruzione di una filiera partecipata e controllata.

L’incontro è aperto a TUTTI gli INTERESSATI e rivolto in particolare agli aderenti ai Comprensori Alpini di Caccia ed ai ristoratori.

Nell’ambito della serata verrà presentata anche la tabella nutrizionale ed i risultati delle analisi organolettiche delle carni di selvaggina.

L’evento è organizzato al fine di diffondere le risultanze del progetto medesimo.

Logo Filiera Eco-Alimentare

 

Corso Abilitazione Caccia di Selezione – Magenta Settembre/Novembre 2016

Lo Studio Associato AlpVet in collaborazione con FIDC Magenta, organizza il Corso per l’abilitazione ai censimenti e alla caccia di selezione agli ungulati.
Il corso è conforme ai requisiti ISPRA.

Il corso avrà inizio martedì 20 settembre e si concluderà il 10 novembre. Le lezioni teoriche si svolgeranno presso la sede di FIDC Magenta (Presso Oratorio Sacra Famiglia) in via Cadorna nr 12 a Magenta, nelle giornate di martedì e giovedì.

E’ prevista anche un’uscita sul campo in Val d’Ossola in cui si eseguiranno le prove pratiche di avvistamento ungulati, recupero col cane da traccia e gestione ed eviscerazione della carcassa.

Per informazioni contattare la Segreteria Fidc di Magenta nelle figure di:
Garavaglia Dario – Cell. 331 3406532
Pardo Paolo – Cell. 348 7815434

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Conferenza chiusura Progetto Filiera Eco-Alimentare – 26 luglio 2016

L’Associazione ARS.UNI.VCO, i Dipartimenti DIVEMET, VESPA e GeSDiMont dell’Università di Milano e l’Unione dei Comuni dell’Alta Ossola, organizzano per martedì 26 luglio 2016, ore 9.30 presso il Collegio Mellerio Rosmini di Domodossola  la CONFERENZA di CHIUSURA del “PROGETTO FILIERA ECO-ALIMENTARE – Valorizzazione delle carni di selvaggina: la gestione di prodotto sostenibile come strumento di stimolo al miglioramento ambientale dei territori alpini”.

Nel corso dell’incontro i partner di progetto oltre alla restituzione del lavoro svolto, illustreranno dati ed indicazioni sul processo di filiera dal punto di vista tecnico, igienico sanitario ed economico.

PROGRAMMA

ore 9.30 – Saluti Istituzionali

Enrico Borghi – Parlamentare e Presidente UNCEM Nazionale
Stefano Costa  – Presidente Provincia VCO
Bruno Stefanetti – Presidente Unione Montana Alta Ossola
Angelo Tandurella – Vice-Sindaco di Domodossola e ass.re al Turismo
Francesca Zanetta – Commissario Fondazione CARIPLO
Franco Ottinetti – Vice-Presidente ARS.UNI.VCO

ore 10.00 – Presentazione sintetica delle Relazioni predisposte dai partner di progetto:

“Filiera Eco-alimentare: una rete sostenibile tra partner, stakeholder e cittadinanza”
Relazione di Andrea Cottini (Coordinatore Progetto) e Federica Fili Associazione ARS.UNI.VCO – Capofila di progetto

“Analisi storica dell’impatto degli ungulati a livello locale”
Relazione di: Alberto Tamburini, Davide Ferrero, Silvana Mattiello
Centro Interdipartimentale di Studi Applicati per la Gestione Sostenibile e la Difesa della Montagna – GE.S.DI.MONT. – UNIMI – Partner di progetto

“Il processo di filiera: salubrità, tracciabilità e identificazione (marchio) del prodotto selvaggina”  Relazione di Claudio Boldini, Roberto Viganò e Luigi Tripodi
Unione Montana Alta Ossola – Partner di progetto

“La carne di ungulati selvatici: sanità animale e sicurezza alimentare”
Relazione di Nicola Ferrari, Camilla Luzzago, Nicoletta Formenti, Tiziana Trogu, Roberto Viganò, Paolo Lanfranchi
Dipartimento di Medicina Veterinaria – DIMEVET – UNIMI – Partner di progetto

“La valorizzazione della carne di selvaggina locale.  Quali opportunità per una filiera partecipata e controllata”
Relazione di Anna Gaviglio, Eugenio Demartini, Maria Elena Marescotti
Dipartimento di Scienze Veterinarie per la Salute, la Produzione Animale e la Sicurezza Alimentare – VESPA – UNIMI – Partner di progetto

Conclusioni
“PROCESSI di FILIERA ECO-ALIMENTARE – La gestione di prodotto sostenibile per lo sviluppo dei territori alpini” 

ore 13.00 – Standing lunch presso il Collegio Rosmini di Domodossola

La giornata è organizzata con il patrocinio di:
Provincia di Verbania
ASL VCO
Ente di gestione delle Aree Protette dell’Ossola
Comprensorio Alpino VCO1 – Verbano-Cusio
Comprensorio Alpino VCO2 – Ossola Nord
Comprensorio Alpino VCO3- Ossola Sud
ConfCommercio VCO
Associazione Park-è
Collegio Mellerio Rosmini

La PARTECIPAZIONE É LIBERA e GRATUITA.
Sarà possibile seguire l’evento anche a distanza in videoconferenza diretta inviando una mail a segreteria@univco.it.

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I cacciatori possono svolgere un ruolo nelle politiche di conservazione faunistica?

Riportiamo dal sito BigHunter l’estratto dell’intervista a Luca Pellicioli (Studio Associato AlpVet e Coordinatore della Commissione Ungulati UNCZA) rilasciata a Patrizia Cimberio sui temi trattati nell’ambito del convegno “Quale gestione venatoria per il futuro del camoscio alpino?” tenutosi della 51° Assemblea nazionale UNCZA.

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Qual è il rapporto oggi tra animali selvatici e il territorio alpino?
Stiamo attraversando un periodo di grandi trasformazioni sia nell’ambito dell’attività venatoria, sia della cultura di montagna, ma ritengo che queste trasformazioni possano essere anche una grande opportunità. Dal punto di vista strettamente faunistico, gli ultimi decenni si sono caratterizzati da un incremento di ungulati selvatici, affiancato da una serie di problematiche e criticità legate al mondo della montagna e in particolare al comparto zootecnico e a nuovi scenari che si affacciano, quali il ritorno dei grandi predatori, come il lupo e l’orso. In questo contesto appare sempre più importante sviluppare nuovi modelli di sostenibilità e miglioramento degli habitat in logiche faunistiche.

I cacciatori possono svolgere un ruolo nelle politiche di conservazione faunistica?
In una visione Europea del termine ‘conservazione’ è implicito il concetto di gestione e di protezione e quindi anche quello di una gestione attiva delle popolazioni, compresa l’attività di prelievo sostenibile. I cacciatori quindi svolgono in prima persona un’attività di conservazione attiva a tutela del patrimonio faunistico.

I dati sulle stime e sui prelievi del camoscio sulle Alpi presentati oggi a che periodo si riferiscono? Come sono stati raccolti?
I dati presentati oggi sono la sintesi di un complesso lavoro di raccolta dati finalizzato a contribuire alla definizione delle stime di consistenza degli ungulati selvatici sulle Alpi, iniziato nel Marzo 2012 dalla Commissione Ungulati UNCZA, di cui sono attualmente il coordinatore, e terminato nel Maggio 2016. Questa indagine ha raccolto complessivamente i dati di 6 stagioni venatorie dal 2009 al 2014. Abbiamo stimato la consistenza dei capi a livello provinciale, in base ai censimenti effettuati dai Comprensori Alpini di Caccia (CA), e quella dei prelievi effettivi. Dopo aver valutato più ipotesi, si è scelto di utilizzare una scheda semplificata per la raccolta dei dati, per poter così uniformare il flusso dei dati ed essere sicuri di riuscire ad ottenere il risultato prefissato. La nostra area di studio ha coperto l’intero arco alpino diviso in 24 province, successivamente raggruppate in 3 macro-regioni alpine: zona occidentale (Cuneo, Torino, Biella, Savona, Imperia, Verbano Cusio Ossola, Valle d’Aosta, Vercelli); zona centrale (Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Sondrio, Varese) e zona Orientale (Belluno, Bolzano, Gorizia, Pordenone, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Verona, Vicenza). Ogni referente della Commissione Ungulati UNCZA (uno per ogni provincia) ha svolto un’azione fondamentale di verifica dei dati raccolti sul proprio territorio, tramite grazie al supporto dei servizi faunistici delle provincie, quello dei Comprensori Alpini di caccia e dei tecnici faunistici, comunicandoli successivamente al Coordinatore della Commissione. I dati raccolti, nel corso del lungo periodo di studio, sono stati presentati alla Commissione Ungulati grazie a report intermedi e riverificati dai singoli referenti. 
Durante la 61° Assemblea Generale del CIC, che si è tenuta a Milano nell’Aprile 2014, ho presentato un report preliminare sui dati raccolti.
N
el Maggio del 2016, si è concluso il primo ciclo di raccolta dati e il nostro obiettivo futuro è quello di continuare nella raccolta dei dati di altre stagioni venatorie fino ad arrivare ad una serie completa di 10 anni.

Per concludere, alla luce dei dati che avete raccolto con questa importante analisi, qual è la presenza del camoscio sulle nostre Alpi e quali sono stati i prelievi?
La nostra analisi, durata 6 anni, ha coperto interamente i comprensori alpini di caccia delle 24 provincie dell’arco alpino e ha evidenziato complessivamente un incremento costante dei capi stimati: dal 2009 con una presenza di circa 119.000 capi, sino al 2014 con quasi 125.000 capi, pari ad una crescita del 4,65%.
Il prelievo venatorio, nello stesso periodo e area di riferimento, ha avuto un andamento pressoché lineare, con una media annuale di circa 13.000 soggetti. Mettendo in parallelo i due dati abbiamo ottenuto un interessante quadro complessivo con un indice di prelievo lievemente superiore al 10% come media. Il dato dei capi prelevati assume un interesse particolare, non solo in relazione a quella che è l’attività strettamente faunistica-venatoria, ma anche in riferimento al grande capitolo di interessi emergenti legato alla filiera eco-alimentare. Il tema delle carni di selvaggina è infatti sempre più attuale ed è grande opportunità per il mondo venatorio, anche perché esistono precisi riferimenti normativi comunitari che permettono la commercializzazione da parte dei cacciatori formati della carne di selvaggina.

Corso Abilitazione Tipica Fauna Alpina – Varallo 4-5 giugno 2016

Il Comprensorio Alpino VC1 – Valle del Sesia, organizza con lo Studio Associato AlpVet il corso di formazione e abilitazione al prelievo della Tipica Fauna Alpina, nei giorni 4 e 5 giugno 2016.

Il corso, conforme alla DG della Regione Piemonte nr 212-4414 del 30/07/2012, tratterà argomenti relativi a ecologia dell’ambiente alpino, normativa della Zona Alpi,  biologia e gestione delle specie fagiano di monte, pernice bianca, coturnice e lepre bianca (con qualche accenno anche al francolino di monte).
Inoltre si forniranno indicazioni relative alla pratica dei miglioramenti ambientali a fini faunistici e alla gestione venatoria delle specie.

Le lezioni teoriche si svolgeranno presso la sede del Comprensorio Alpino in via M.T. Rossi 17 a Varallo (VC) nelle giornate di sabato 4 giugno (dalle ore 8,30 alle ore 12,30) e 5 giugno (dalle ore 8,30 alle 12,30 e dalle ore 14.00 alle 18.00).
Seguirà attività pratica di censimento con cane da ferma su tipica fauna alpina da svolgersi in data da concordare con il Comprensorio Alpino e con i partecipanti del corso (presumibilmente fine agosto/inizio settembre).

Per maggiori informazioni è possibile scaricare il programma didattico ed il modulo di iscrizione cliccando qui.

Locandina Corso Tipica Alpina VC 2016

Ringraziamo Alberto Colombo per la splendida foto di sfondo!

Lattazione dei cervidi a vita libera: Analisi dei parametri metabolici dei Classe 0 e del latte delle femmine adulte in relazione alla gestione faunistico-venatoria

Riportiamo di seguito, tradotto in italiano, il poster che presentiamo al convegno ATIT che si terrà ad Acquapendente (VT) tra il 20 ed il 23 aprile.

Il lavoro analizza la qualità del latte di cerve a vita libera prelevata nell’autunno del 2013, e mette in relazione i valori nutrizionali con i parametri metabolici (in particolar modo il colesterolo ematico) dei classe 0. Uno spunto per migliorare la gestione faunistico-venatoria in ottica di protezione delle femmine allattanti, in special modo nei territori alpini, in cui inverni critici potrebbero di fatto aumentare il tasso di mortalità dei giovani a cui è stata prelevata la madre.

Il lavoro è stato svolto dallo Studio AlpVet in collaborazione con il Dott. GianMaria Pisani, il Dott. Piero Franceschi ed il prof. Massimo Malacarne dell’Università di Parma.


ModelLa gestione faunistico-venatoria necessita di un continuo confronto tra gli indirizzi operativi dettati da norme, linee guida e regolamenti locali, ed i risultati che scaturiscono al termine di ogni stagione venatoria. A tal fine è opportuno contribuire alla pianificazione gestionale non solo con dati relativi alla dinamica di popolazione e alla distribuzione sul territorio, ma anche con dati relativi a benessere animale e stato fisiologico dei soggetti. Risulta quindi opportuno integrare gli aspetti biologici con ricerche di ordine zootecnico e veterinario, che possono fornire ulteriori elementi di discussione in termini di gestione delle popolazioni selvatiche. Tali dati devono inoltre essere valutati anche in relazione al territorio di presenza della specie.
In particolare, si riportano nel presente lavoro, i dati relativi a due metodi di gestione faunistico-venatoria del cervo (C. elaphus) avvenuti in anni differenti nel Comprensorio alpino di caccia VCO2 – Ossola Nord, localizzato in Provincia di Verbania, nel territorio delle Alpi Lepontine. In tale comprensorio, il regolamento ha sempre imposto (ad eccezione della stagione 2004/05) la protezione della femmina allattante, inserendo una sanzione pecuniaria in caso di prelievo. Per facilitare la scelta della femmina asciutta, anche i periodi di prelievo tra classi adulte e soggetti giovani venivano diversificati. Ne è conseguito che il tasso di prelievo medio delle femmine allattanti con tale regolamento si è attestato a valori medi intorno al 40%. Con l’emanazione delle Linee Guida di Gestione degli Ungulati da parte di ISPRA nel 2013, l’apertura alla caccia di selezione al cervo, sia sulle Alpi che sugli Appennini, è stata fissata a partire dal 15 ottobre, per concludersi in zona Alpi il 15 dicembre. Tale spostamento temporale ha comportato l’impossibilità di distinguere i periodi di prelievo tra classi di età, e di conseguenza un maggior tasso di prelievo di femmine allattanti sul totale, raggiungendo quote superiori al 55% (con picco massimo al 63% nella stagione 2013/14).

Partendo dall’analisi dei parametri metabolici, si evidenzia come il livello di colesterolo nel sangue sia nettamente maggiore nei giovani dell’anno rispetto alle altre classi di età: Classe 0: media 74.30 mg/dl ± 17.616 Dv Std (IC 95% 66.05-82.54 mg/dl); Femmine adulte: media 52.18 mg/dl ± 13.154 Dv Std (IC 95% 47.80-56.57 mg/dl); Maschi adulti: media 38.45 mg/dl ± 17.191 Dv Std (IC 95% 30.40-46.49 mg/dl). È evidente che il valore di colesterolo nel sangue degli animali dell’anno sia imputabile esclusivamente all’assunzione di latte che, anche nel periodo autunnale ha valori nutritivi ed energetici elevati.

Nell’ambito dell’attività di ricerca, durante il mese di novembre-dicembre della stagione 2013/14, si è proceduto inoltre a prelevare la ghiandola mammaria delle femmine in lattazione, e valutarne il peso, oltre che ad effettuare dei prelievi di latte per valutarne i parametri chimici. È emerso che le mammelle di femmine in lattazione pesano in media 660 gr (651,67 gr per femmine di 2-3 anni, 693,93 gr per femmine di 4-6 anni e 636,67 gr per femmine di 7-9 anni). Tale dato contrasta nettamente con il valore del peso della mammella in asciutta prelevato su una femmina di 4-6 anni, pari a soli 85 gr. Ciò conferma che la ghiandola mammaria anche nel periodo di novembre-dicembre è attiva ed in produzione.
Su 9 femmine è stato possibile prelevare una quantità di latte sufficiente (circa 20 ml) per lo svolgimento delle analisi volte alla ricerca del tenore in lattosio, grassi e proteine. Alcuni campioni di latte, sottoposti a immediata refrigerazione a 4 °C, sono stati analizzati presso l’IZS di Torino mediante metodica a infrarosso (FIL IDF 141C:2000). A causa dell’eccessiva quantità di grasso contenuto nel latte di cerva, i campioni sono stati diluiti 1:2. Altri campioni di latte sono state invece analizzati presso l’Università di Parma mediante il metodo Kjeldahl, Ca e Mg sono stati analizzati mediante spettroscopia ad assorbimento atomico ed il P mediante metodica colorimetrica.

I grassi e le proteine del latte delle femmine di cervo hanno mostrato indici di variabilità più elevati rispetto a quelli di lattosio. Analizzando i parametri del latte rispetto alle classi di età delle femmine, non si evidenziano differenze significative. Analizzando le correlazioni tra peso della mammella e parametri del latte, si evidenzia una significatività nel rapporto tra proteine e peso della mammella.
I risultati hanno evidenziamo i seguenti valori medi: lattosio 4.08 g/100g, grassi 7.82 g/100g, proteina grezza 9.24 g/100g, caseina 7.84 g/100g, fosforo 185.82 mg/100g, calcio 265.85 mg/100g, magnesio 23.57 mg/100g.

I risultati delle analisi del latte campionato nella stagione 2013 dalle femmine allattanti mostrano valori di grasso e proteine molto elevati, nonostante queste femmine siano state abbattute nel periodo novembre/dicembre. Ciò suggerisce che la qualità del latte prodotto durante la tarda stagione autunnale è di primaria importanza per la dieta dei Classe 0.

A nostro parere, i dati qui presentati potrebbero fornire un valido supporto per i gestori della fauna selvatica, a maggior ragione considerando la scarsità di informazioni in letteratura riguardante le relazioni tra di allevamento dei piccoli e gestione della selvaggina.

HIT Vicenza

Sabato 13 HITe domenica 14 febbraio, lo Studio AlpVet sarà presente alla Fiera HIT di Vicenza, ospiti di HF Channel, presso il padiglione 7.

Inoltre, domenica 14 febbraio, in collaborazione con HF Channel e Armi e Tiro Edisport editoriale, allo stand di Armi e Tiro  7.1 – 156,  Luca Pellicioli e Roberto Viganò dello Studio AlpVet, insieme a Massimo Vallini e Paolo Sinha (Armi e Tiro), terranno i seguenti seminari:

Ore 13-Caccia e attività antropiche: chi disturba di più?

L’attività venatoria è spesso considerata da chi non conosce la caccia come estremamente impattante sulle popolazioni selvatiche. Scarse sono invece le valutazioni oggettive effettuate in relazione al disturbo che possono arrecare altre attività outdoor sulla fauna. L’eccessivo sfruttamento di alcune aree naturali per la creazione di impianti di risalita e attività ludico-ricreative oltre ad aver comportato gravi danni a livello ambientale è tra le cause di problematiche relative alla sopravvivenza di molte specie di fauna stanziale. Anche le attività che vengono definite a “basso impatto” possono essere fonte di disturbo per diverse specie animali, soprattutto nel periodo invernale, quello più critico per la sopravvivenze degli animali. Nell’ambito della breve conferenza, si analizzeranno in maniera oggettiva e con ricerche scientifiche, l’impatto delle attività antropiche verso la fauna selvatica

Ore 15-Leadless: l’approccio sereno e scientifico

La gestione delle munizioni in piombo o metalliche differisce sul territorio nazionale a seconda della tipologia ambientale e dei regolamenti di gestione (per esempio aree umide, Zps, eccetera). Senza evitare necessarie considerazioni sulla nocività per l’uomo del piombo di palle e pallini, è interessante un’analisi serena dell’utilità ed efficacia del munizionamento leadless e, per quanto possibile, scientifica degli effetti di balistica terminale. Nel corso della breve conferenza si analizzeranno i risultati di alcuni studi anche in relazione al tema del benessere animale e al corretto abbattimento del capo, evidenziando in modo particolare gli errori più comuni effettuati nell’attività di caccia a causa della scarsa conoscenza dei materiali.

“Il Veterinario e la Fauna selvatica” – Università degli Studi di Padova

Mercoledì 28 ottobre, presso l’Ospedale Veterinario dell’Università degli Studi di Padova, nel complesso Agripolis in viale dell’Università 16 a Legnaro (PD), si terrà un seminario nell’ambito dell’iniziativa “Ai confini della Didattica”.

Nella giornata, dal titolo “Il Veterinario e la Fauna selvatica”, la Prof.ssa Giulia De Benedictis, il Dott. Gianmaria Pisani ed il Dott. Roberto Viganò (Studio AlpVet) esporranno le loro esperienze dirette nell’ambito della cattura della fauna selvatica, della gestione delle popolazioni e del ruolo e delle competenze, sempre più complesse e articolate, del veterinario nell’ambito anche dell’attività venatoria e della valorizzazione delle carni di selvaggina.

Locandina UniPadova 28ott2015

L’effetto boomerang nella gestione del cinghiale

È stato recentemente pubblicato sulla rivista Pest Management Science un interessante lavoro dal titolo “Wild boar populations up, numbers of hunters down? A review of trends and implications for Europe” a cura di diversi autori provenienti da quasi tutti gli stati europei. Massei et al

I ricercatori hanno dimostrato come negli ultimi decenni in tutta Europa la popolazione di cinghiale sia cresciuta in termini esponenziali, nonostante la forte pressione venatoria esercitata e le diverse metodiche di caccia messe in atto.

I motivi di questa crescita esponenziale sono da ricercare in fattori biologici, legati all’elevato tasso riproduttivo della specie, al basso tasso numerico di predatori specializzati, al rimboschimento di territori, a inverni miti, ma anche a fattori di origine antropica, come ad esempio l’alimentazione supplementare, la re-introduzione (illegale) della specie a scopi venatori nonché la stessa attività venatoria.

Slide_CinghialiLa mortalità naturale, infatti, data da fattori climatici, patologie e predatori (in particolar modo Lupo), incide maggiormente sulle classi giovanili, mantenendo una struttura della popolazione più stabile, ed una minor dispersione di soggetti nel territorio. Per contro, l’attività venatoria, agisce principalmente sulle classi adulte, innescando delle risposte compensative nella popolazione di cinghiale. Ne consegue quindi una destrutturazione della popolazione che comporta un maggior tasso riproduttivo, una riproduzione precoce nelle femmine, ed un maggior tasso di dispersione dei soggetti giovani (quelli che contribuiscono maggiormente a creare danni alle attività agricole). È emerso infatti nella pubblicazione che il tasso di accrescimento medio della popolazione di cinghiali in Europa a partire dai primi anni ’80 è quasi sempre stato superiore a 1, con picchi fino a 1.46. Tale aspetto è implicabile soprattutto alla precocità riproduttiva delle femmine giovani, che in una popolazione destrutturata possono essere fertili anche ad età inferiori all’anno.

Gli autori concludono che se da un lato si è assistito ad una crescita del numero di cinghiali a fronte di una diminuzione del numero di cacciatori, tuttavia, l’attività venatoria non ha assolutamente impedito la crescita delle popolazioni di cinghiali, e tale situazione contribuirà negli anni a venire a generare ulteriori situazioni di conflitto tra uomo e fauna selvatica. Ciò potrebbe portare ad una specializzazione dell’attività venatoria, sostituendo la caccia tradizionale ricreativa con una forma di “professional hunting” volta a migliorare l’efficacia del prelievo ed il rispetto della struttura di popolazione, al fine di garantire l’effettivo contenimento della popolazione.

Distribuzione cinghiale 1987Questa pubblicazione conferma quello che accade oggigiorno nella realtà italiana, ed in particolare quella alpina, in cui la popolazione di cinghiale attuale deriva quasi esclusivamente da immissioni, spesso illegali (nella cartina a lato si vede ad esempio come nel nord-Italia, nel 1987, fossero presenti popolazioni e nuclei isolati di cinghiali).

A fronte della comparsa della specie in un determinato territorio, la soluzione più veloce messa in atto dalle pubbliche amministrazioni per ridurre l’impatto e i conflitti con le attività agricole, è quasi sempre stata quella di aprirne la caccia, spesso consentendo anche metodiche che arrecano grave disturbo alla selvaggina stanziale e che contribuiscono ad aumentare il tasso di dispersione di questa specie. La braccata con i cani rappresenta di fatto l’esempio emblematico di come una gestione estremamente semplicistica, e spesso attuata a fronte di pressioni politiche, si sia dimostrata di fatto la soluzione peggiore nella gestione del “problema cinghiale”. Siamo assolutamente consci che tale affermazione ci tirerà dietro ire e critiche di molti amici cacciatori, ma quello che sosteniamo è supportato non solo dalle evidenze del lavoro sopra citato, ma anche dalla situazione attuale che vede il cinghiale in continua espansione sul territorio alpino, a fronte anche di immissioni illegali, ben documentate da un lavoro del 2008 svolto in Regione Piemonte con la Camera di Commercio di Torino e l’Università di Sassari, Genetica cinghiale Piemonteche hanno evidenziato a livello genetico come la popolazione di cinghiale nelle aree di nuova colonizzazione non sia frutto di migrazioni naturali ma di immissioni ad esclusivo scopo venatorio.

Il Cacciatore (con la C maiuscola), ovvero colui che si adopera nella gestione faunistico-venatoria, per essere tale e per riuscire ad avere nel contesto sociale attuale un vero ruolo di gestore dell’ambiente e della fauna selvatica, deve essere in grado di fare autocritica e di imparare dagli errori commessi, per garantire l’effettiva gestione delle specie, dell’ambiente e dei conflitti uomo-fauna selvatica. Noi da sempre cerchiamo di comunicare con questo mondo di Cacciatori: quello composto da persone che vogliono crescere culturalmente ed eticamente, quello che non si chiude a riccio di fronte a critiche oggettive e circostanziate, quello che si adopera nel miglioramento della gestione.