Gestione faunistica e sanitaria delle popolazioni selvatiche – Università di Padova – Settembre/Ottobre 2016

Il Dipartimento di Medicina animale, produzioni e salute (MAPS) dell’Università degli Studi di Padova organizza dal 23 settembre al 22 ottobre 2016 la I° edizione del “Corso di gestione faunistica e sanitaria delle popolazioni selvatiche”. 

Il corso  si prefigge di dare delle conoscenze di base sui principi e le tecniche di gestione faunistica e sanitaria delle popolazioni di animali selvatici presenti sul territorio.
Il corso si focalizzerà su diversi aspetti:
– biologia ed ecologia di determinate specie di mammiferi e uccelli;
– principi di epidemiologia ed eco-patologia nell’ambito delle popolazioni selvatiche;
– patologie, sorveglianza sanitaria e analisi del rischio;
– tecniche di censimento, cattura, monitoraggio;
– aspetti igienico-sanitari delle carni di selvaggina.

Il corso si divide in 8 moduli e si svolgerà durante tre weekend (venerdì pomeriggio e sabato tutto il giorno) presso il Dipartimento MAPS – Polo di Agripolis (Legnaro PD). Inoltre il terzo sabato è prevista una uscita didattica facoltativa presso Parco di Paneveggio Pale di San Martino. L’attestazione di frequenza sarà rilasciata in caso di presenza ad almeno 5 moduli su 8, esclusa l’uscita didattica.

PROGRAMMA

Modulo 1 – Conservazione e gestione della fauna
Venerdì pomeriggio 23 settembre 14.00 – 18.00 – 4 ore §
Introduzione alla conservazione della fauna selvatica Gestione faunistica: obiettivi, interventi, monitoraggio 
Prof. Maurizio Ramanzin – UNIPD

Modulo 2 – Concetti  di ecologia e dinamica delle popolazioni
Sabato mattina 24 settembre 9.00 – 13.00 – 4 ore
Concetti generali di ecologia e dinamica di popolazione
Sistematica, distribuzione ed ecologia dei principali gruppi di mammiferi e uccelli

Dott. Giorgio Marchesini – UNIPD
Dott. Luca Pellicioli – Studio Associato AlpVet

Pranzo presso la sede del corso

Modulo 3 – Contenimento farmacologico dei mammiferi selvatici
Sabato pomeriggio 24 settembre 14.00 – 18.00 – 4 ore
Principi di anestesiologia e monitoraggio delle funzioni vitali
Approccio tecnico-scientifico alle catture di animali a vita libera 

Dott.ssa Giulia De Benedictis – UNIPD
Dott.ssa Cristina Fraquelli – Studio Associato AlpVet

Modulo 4 – Epidemiologia applicata alla fauna 
Venerdì 7 ottobre 14.00-18.00 – 4 ore
Principi di epidemiologia generale e applicata alla fauna selvatica I principi del campionamento
Prof. Marco Martini – UNIPD

Modulo 5 – Eco-patologia della fauna 
Sabato mattina 8 ottobre 9.00 – 13.00 – 4 ore
Patologie della fauna selvatica: zoonosi, malattie ad impatto economico, malattie con impatto sulla conservazione e biodiversità
Rapporto ospite-parassita: significato ecologico e fisiopatologia
Ruolo delle modificazioni ambientali e indotte dall’uomo nel ciclo dei patogeni e nell’introduzione-reintroduzione di malattie nella fauna selvatica Interazioni sanitarie tra animali selvatici e patrimonio zootecnico  

Dott. Rudi Cassini – UNIPD
Dott.ssa Federica Obber – IZSVE e Studio Associato AlpVet

Pranzo presso la sede del corso

Modulo 6 – Sorveglianza sanitaria e analisi del rischio nelle popolazioni selvatiche
Sabato pomeriggio 8 ottobre 14.00 – 18.00 – 4 ore
Sorveglianza passiva 
Sorveglianza attiva
Elementi di analisi del rischio di malattia nella fauna selvatica
Prioritizzazione e participatory epidemiology  
Dott. Carlo Citterio – IZSVE
Dott.ssa Federica Obber – IZSVE e Studio Associato AlpVet

Modulo 7 – Le carni di selvaggina: aspetti di sicurezza alimentare e normativa attinente
Venerdì pomeriggio 21 ottobre 13.00 – 16.00 – 3 ore
La filiera delle carni di selvaggina: aspetti sanitari, tecnici e legislativi
Prof. Valerio Giaccone – UNIPD

Modulo 8 – Etica venatoria e benessere dell’animale
Venerdì pomeriggio 21 ottobre 16.30 – 18.30 – 2 ore
Etica venatoria e benessere dell’animale per il prodotto carne di selvaggina  
Dott. Roberto Viganò – Studio Associato AlpVet

Uscita didattica 
Sabato 22 ottobre – 6 ore ipotetiche
Uscita nel parco di Paneveggio Pale di San Martino
Trekking e osservazione fauna 
Dott. Giorgio Marchesini – UNIPD

Il corso è aperto a studenti, liberi professionisti e veterinari (ULSS e ASL).

Informazioni e iscrizioni on-line dal sito dell’Università di Padova.
Segreteria organizzativa: Anna Schiavon
tel. 049 8272560
e-mail: anna.schiavon@unipd.it

Gestione faunistica e sanitaria delle popolazioni selvatiche EDI

 

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Corso di perfezionamento – Programmazione, tecniche di cattura e traslocazione degli animali selvatici

Prenderà il via il 21 ottobre prossimo il I° Corso di perfezionamento in Programmazione, tecniche di cattura e traslocazione degli animali selvatici” organizzato dal Dipartimento di Medicina Veterinaria (DiMeVet) dell’Università degli Studi di Milano.

Nella gestione faunistica la cattura degli animali selvatici è un’attività che sempre più spesso vede coinvolto il Medico Veterinario in ambito di traslocazione di soggetti a fini di progetti di immissione, piani di contenimento numerico e rimozione di animali problematici. Lo sviluppo di queste operazioni richiede, oltre a conoscenze specifiche delle diverse tecniche (teleanestesia e catture meccaniche), una serie di conoscenze e competenze dal benessere e patofisiologia relative al contenimento di animali, all’etologia e biologia delle specie animali coinvolte. Altresì vanno attentamente valutate le implicazioni sanitarie ed i rischi epidemiologici intrinseci  nelle operazioni di cattura ed immissione, nonché aspetti amministrativi e legislativi. Un’articolata formazione culturale e professionale su tutti questi aspetti, fornisce al Medico Veterinario la preparazione adeguata per eseguire gli interventi di cattura dalle fasi di programmazione, alla loro esecuzione completa.

Il programma prevede 50 ore complessive di lezioni teoriche di cui 10 di attività pratica sul campo.
Tra i docenti del corso, anche i membri dello Studio Associato AlpVet e collaboratori.

Possono partecipare al Corso di Perfezionamento coloro che siano in possesso del Diploma di Laurea o della Laurea Specialistica in Medicina Veterinaria. Potranno essere ammessi anche laureati e laureati magistrali in altre discipline previa valutazione dei competenti organi del corso. Il bando di partecipazione al corso è disponibile sul sito dell’ateneo all’indirizzo: http://www.unimi.it/studenti/corsiperf/101960.htm.
Le domande di partecipazione dovranno essere presentate esclusivamente online compilando l’apposito modulo disponibile sul sito Internet dell’Ateneo. Le domande, provviste di curriculum vitae, dovranno essere inoltrate alla Segreteria organizzativa del corso:
Dott.ssa Angela Pagano
Tel. 02 503 18122 – Fax  02 503 18079
E-mail: angela.pagano@unimi.it

Il Bando sarà on-line da fine agosto e le iscrizioni chiuderanno il 26 settembre.

Corso Perfezionamento Catture 2016

 

 

 

Master in “Fauna selvatica e Gestione veterinaria della risorsa” – Parma

Segnaliamo questo interessante Master di II° livello organizzato dall’Università di Parma, e dall’amico/collega Gianmaria Pisani, sulla Gestione veterinaria della risorsa Fauna selvatica, che si terrà nell’anno 2016.

Le iscrizioni sono state prorogate al 20 dicembre 2015.

Maggiori informazioni a questo link e sulla pagina Facebook “Master Fauna Selvatica” .

Tra i docenti del corso anche la Dott.ssa Cristina Fraquelli ed il Dott. Roberto Viganò dello Studio Associato AlpVet, che tratteranno rispettivamente argomenti sull’Orso Bruno e sulla gestione delle Carni di selvaggina.

Master_Parma

 

“Il Veterinario e la Fauna selvatica” – Università degli Studi di Padova

Mercoledì 28 ottobre, presso l’Ospedale Veterinario dell’Università degli Studi di Padova, nel complesso Agripolis in viale dell’Università 16 a Legnaro (PD), si terrà un seminario nell’ambito dell’iniziativa “Ai confini della Didattica”.

Nella giornata, dal titolo “Il Veterinario e la Fauna selvatica”, la Prof.ssa Giulia De Benedictis, il Dott. Gianmaria Pisani ed il Dott. Roberto Viganò (Studio AlpVet) esporranno le loro esperienze dirette nell’ambito della cattura della fauna selvatica, della gestione delle popolazioni e del ruolo e delle competenze, sempre più complesse e articolate, del veterinario nell’ambito anche dell’attività venatoria e della valorizzazione delle carni di selvaggina.

Locandina UniPadova 28ott2015

Considerazioni sull’anestesia dell’orso

Il recente incidente dell’orso Daniza ha sollevato polemiche e discussioni in merito alla gestione dell’attività di cattura di questi animali. Orso Bruno

L’anestesia è sicuramente una procedura non scevra da rischi che comporta una modificazione dell’omeostasi del paziente. Gli effetti sull’organismo possono infatti essere da temporanei a irreversibili, da lievi a gravi e possono determinare possibili danni a medio e lungo termine e episodi di mortalità, anche nel paziente sano, se tutte le fasi dell’anestesia non vengono seguite da personale competente o attento.1,2 L’anestesia di un animale di cui non si conosca la storia clinica, che non sia visitabile e che sia anche pericoloso, come nel caso dell’orso, aumenta le difficoltà e comporta quindi, da parte del veterinario, maggiori attenzioni, sia nella pianificazione che nella gestione della situazione e delle eventuali emergenze.
Di fatto, l’obiettivo è minimizzare i rischi attraverso un’attenta valutazione dello “scenario di cattura” ed una precisa pianificazione delle attività. Le variabili (prevedibili o imprevedibili) che caratterizzano lo scenario di cattura incidono sullo stato fisiopatologico degli animali e condizionano la programmazione del piano di cattura. Una corretta programmazione e gestione dell’attività di cattura può, quindi, influire positivamente sull’esito delle operazioni, eliminando le suddette variabili.
Questo richiede grande esperienza ed alta professionalità, considerate peraltro le implicazioni relative al benessere animale ed alla sicurezza per gli operatori legate ad interventi su specie potenzialmente pericolose per l’uomo, come l’orso bruno.

Per quanto riguarda le emergenze anestesiologiche legate all’insorgere di situazioni di stress, in generale si ritiene che l’orso non sia particolarmente soggetto a complicazioni durante l’anestesia, ma il contenimento fisico mediante lacci, trappole o altri sistemi, nonché l’attività muscolare intensa associata ad agitazione, paura, ricerca di una via di fuga o la resistenza alle manipolazioni causano certamente stress, con conseguenti complicazioni e danni di varia entità.1,3
Lo stress acuto causato dalle manovre che precedono l’immobilizzazione farmacologica è causa di seri turbamenti dell’omeostasi dell’animale: l’attivazione dell’ipotalamo, del sistema nervoso simpatico, dell’asse ipotalamo-pituitario-adrenergico induce una vasta gamma di effetti fisiologici che hanno l’obiettivo di consentire all’animale di affrontare la situazione stressante. Questo adattamento include, ad esempio: aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, della contrattilità miocardica e della gittata cardiaca; modificazione della distribuzione del flusso ematico e del metabolismo cellulare; variazioni nella produzioni di ormoni (es insulina, CRH, ACTH, sistema renina-angiotensina-aldosterone), dispnea, metabolismo anaerobio ed acidosi lattica. Sappiamo tuttavia che quando gli stimoli stressori si protraggono, tali capacità dell’animale possono andare incontro ad esaurimento e la sua capacità di compensazione può essere compromessa. Le conseguenze di un forte e prolungato stress possono essere fatali anche per un soggetto sano.1,3

Sedazione OrsoI farmaci anestetici interferiscono con le normali funzioni fisiologiche (respirazione, termoregolazione, apparato cardiocircolatorio ecc): se si considera che gli effetti dell’anestetico vanno a sommarsi a quelli dello stress, è chiaro che il bilancio tra le capacità adattative dell’organismo e la domanda metabolica potrebbero non essere adeguatamente bilanciati esitando in disfunzioni miocardiche, neurologiche, insufficienza multi organo, miopatia da cattura o mortalità acuta.1,3
La scelta del protocollo anestesiologico fa parte di quella serie di attività che vanno pianificate e studiate con attenzione in base alla situazione in cui ci si trova ad operare ed alla tecnica di cattura utilizzata. La facilità con cui oggi è possibile consultare la letteratura internazionale ci permette di avere informazioni abbastanza precise circa gli effetti di molti farmaci e di combinazioni di questi.
E’ noto, ad esempio, che la combinazione Xilazina-Zoletil® permette di ottenere una immobilizzazione dolce e prevedibile con un buon miorilassamento ma causa, nell’orso come in altri mammiferi, riduzione significativa della frequenza cardiaca, aumento della pressione arteriosa media, riduzione della saturazione dell’emoglobina (SpO2), della pressione parziale dell’ossigeno arterioso (PaO2) e del pH. 3,4
Per l’orso bruno i rischi di questa combinazione sono, inoltre, ipertermia in caso di temperatura ambientale superiore a 25°C, mentre l’ipossia transitoria (mucose cianotiche o ridotta saturimetria) dovrebbe essere gestita mediante la somministrazione di ossigeno.3,5
In uno studio condotto sull’orso americano (Ursus americanus), la combinazione Medetomidina-Zolazepam-Tiletamina ha dimostrato avere minimi effetti cardiovascolari pur causando aumento della pressione arteriosa media, ipossiemia transitoria, ipoventilazione, acidosi lieve, progressivo aumento della temperatura.6 Questi effetti, se non valutati in maniera opportuna e gestiti con interventi tempestivi, soprattutto in animali con patologie pregresse, possono portare a conseguenze serie.
L’elevato rischio di ipossia determinato da questa combinazione, sia a basse che ad alte dosi, è stato confermato anche nell’orso bruno: in questa specie la combinazione Medetomidina- Zoletil® determina ipossia da lieve a grave, evento che può avvenire in qualunque momento dell’anestesia e che potrebbe rappresentare un serio pericolo per l’animale.7

Queste sono solo parte delle informazioni di cui oggi disponiamo, ma mettono in evidenza come qualsiasi protocollo presenti dei limiti e non esistano dei protocolli sicuri, che si possano utilizzare senza incorrere in alcun rischio. Tuttavia, in linea generale, di fondamentale importanza sono:

  • la scelta del farmaco (dipende dalla specie animale su cui operiamo, dal livello di stress del soggetto, dalle preparazioni commerciali disponibili, dalla disponibilità dell’antidoto, dalle controindicazioni, dalla strumentazione per teleanestesia a disposizione, dal luogo e dalla tecnica di cattura utilizzata);
  • la scelta delle dosi utilizzate, in quanto gli effetti (desiderati ed indesiderati) dei farmaci anestetici sono generalmente dose dipendenti. Peraltro, nella scelta della dose bisogna tenere in considerazione, oltre al peso stimato dell’animale, il sesso, l’età, la stagione in cui si cattura, il livello di stress, le condizioni fisiche;
  • le condizioni cliniche del paziente (anche nel soggetto “sano” si possono verificare situazioni pericolose come, ad esempio, stress, dispnea, disidratazione, digiuno prolungato..);

Per ridurre i rischi di morbilità/mortalità causati dall’anestesia bisogna tener conto anche di altri fattori, che vanno ben oltre la scelta, peraltro importante, del protocollo anestesiologico, quali:

  • l’individuazione dell’area di cattura più idonea a minimizzare i rischi per l’animale (sopralluoghi prima di iniziare l’attività);
  • la scelta del sistema di cattura più adatto a ridurre i rischi per l’animale e per gli operatori;
  • l’attenta valutazione delle condizioni quadro (valutazione delle variabili dello scenario di cattura);
  • la competenza degli operatori e del medico veterinario (affrontare le catture con l’ausilio di personale esperto);
  • le condizioni ambientali (es. temperatura elevata);
  • la presenza di una squadra affiatata in grado di interagire e far fronte a tutte le situazioni impreviste che comunque si possono verificare;
  • la possibilità di un adeguato monitoraggio clinico e strumentale;
  • il riconoscimento ed il tempestivo intervento in caso di emergenza;
  • la disponibilità di farmaci e strumenti adeguati (antidoti, fluido terapia, ossigeno ecc);
  • la gestione corretta del paziente in tutte le fasi della cattura, non sottovalutando il periodo pre-cattura e post-rilascio.

Si ricorda, peraltro, l’esistenza del PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno nelle Alpi centro-orientali), documento di riferimento per la gestione e conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi, all’interno del quale è contenuto un dettagliato protocollo per la cattura di orsi bruni (allegato 3.1) che, sulla base di un rigoroso approccio scientifico, per ogni tipologia di intervento (cattura in laccio, in free ranging, con trappola a tubo) evidenzia le indicazioni tecniche, le tempistiche d’intervento ed i motivi di esclusione.

 

Di seguito riportiamo alcuni riferimenti bibliografici:

  1. Tranquilli WJ, Thrumon JC, Grimm KA. Lummb & Jone’s veterinary anesthesia and analgesia. 2007 Blackwell Publishing.
  2. Brodbelt DC, Blissit KJ, Hammond NA, Neath PJ, Yung LE, Pfiffer DU, Wood GLN. 2008 The risk of death: the confidential enquiry into perioperative small animal fatalities. Vet. Anaesth Analg 35; 365-373.
  3. West G, Heard D, Caulkett Zoo and wildlife immobilization and anesthesia. 2007 Blackwell publishing.
  4. Cattet, MRL, Caulkett NA, & Lunn NJ. 2003 Anesthesia of polar bears using xylazine-zolazepam-tiletamine or zolazepam-tiletamine. Journal of wildelife disease,39: 655-664.
  5. Cattet, MRL, Caulkett NA, Stenhouse GB. 2003 Anesthesia of grizzly bears using xylazine-zolazepam-tiletamine or zolazepam-tiletamine. International Conference on Bear Research and Management 14:889-93.
  6. Caulkett NA & Cattet MRL 1997 Physiological effects of medetomidine-zolazepam-tiletamine immobilization in black bears. Journal of wildlife disease 33: 615-622).
  7. Fahlman A, Pringle J, Arnemo JM, Swenson JE, Brunberg, Nyman G. 2012 Treatment of hypoxemia during anestesia of brown bear (Ursus arctos). Journal of Zoo and Wildelife Medicine 41(1): 161–164.