Corsi abilitazione caccia di selezione agli ungulati e alla collettiva al cinghiale – FIDC Varese

La Sezione Provinciale di Federcaccia Varese, in collaborazione con lo Studio Associato AlpVet, organizza il “Corso per l’abilitazione alla caccia collettiva al cinghiale” ed il “Corso per l’abilitazione alla caccia di selezione agli ungulati (camoscio, capriolo, cervo, daino, muflone e cinghiale)”.
Entrambi i corsi sono conformi al Decreto della DGA Regione Lombardia n. 2092 del 19/02/2018 e relativi allegati.

Le lezioni, si svolgeranno presso l’oratorio di Casbeno, in Viale Ariberto da Intimiano, a partire da lunedì 18 febbraio dalle ore 19,30.

Le iscrizioni sono da effettuarsi entro il 9 febbraio presso la segreteria di FIDC Varese al numero 0332-282074 o scrivendo all’indirizzo fidc.varese@fidc.it.

Maggiori informazioni all’indirizzo http://www.fidc-va.eu/

 

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Il 2018 di AlpVet

Sulla scia dello scorso anno il 2018 ci ha visti convolti, con tutte le nostre forze, nella prosecuzione di due importanti progetti sulle carni di selvaggina in Piemonte e in Lombardia.

Il progetto Processi di Filiera Eco-Alimentare (FEA), finanziato da Fondazione Cariplo, giungerà al termine il prossimo gennaio. La partecipazione attiva dei cacciatori, dei macellai e dei ristoratori nel garantire tracciabilità e salubrità delle carni di selvaggina è stata fondamentale per il successo del programma. La stessa riscoperta di tagli meno nobili, ma esaltati dall’utilizzo di tecniche culinarie tradizionali e innovative nella preparazione di piatti a base di cacciagione, ha raggiunto livelli di alta gastronomia, con ricadute importanti sul territorio della Provincia del Verbano-Cusio-Ossola attraverso gli eventi organizzati all’interno della rassegna Meating food (Volume I e Volume II).

Il progetto FEA ha portato ottimi risultati anche sotto il profilo tecnico-scientifico, attraverso la partecipazione a congressi/convegni (vd più avanti), pubblicazioni scientifiche (Demartini E., Vecchiato D., Tempesta T., Gaviglio A., Viganò R. – 2018. Consumer preferences for red deer meat: A discrete choice analysis considering attitudes towards wild game meat and hunting – Meat Science, 146: 168-179; Marescotti M.E., Caputo V., Demartini E., Gaviglio A. – 2019. Discovering market segments for hunted wild game meat. Meat Science, 149: 163-176) e tesi di laurea.

In Lombardia prosegue il Progetto Selvatici e buoni finanziato da Fondazione UNA e tuttora in corso in Provincia di Bergamo. La necessità di acquisire ulteriori dati e di spingere maggiormente sulla promozione del prodotto attraverso una sinergia di tutti gli attori coinvolti, ha richiesto un allungamento del progetto di altri 6 mesi. Anche in questo caso è stata determinante la partecipazione dei ristoratori e dei macellai nella valorizzazione di un prodotto dalle altissime qualità sensoriali. In primavera contiamo di svolgere ancora un corso di formazione per i cacciatori e proseguire con la raccolta dei dati di ordine economico.

La pianificazione di entrambi i progetti mira ad analizzare le problematiche che finora hanno impedito la costruzione di una filiera di selvaggina in Italia, mettendo basi molto solide e muovendosi a piccoli passi ma ben saldi, senza fughe in avanti a scopo esclusivamente promozionale, come la presentazione di marchi di selvaggina in territori dove non ci sono ancora cacciatori formati. In tanti ci copiano (o per lo meno ci provano) e questo ci rende orgogliosi, ma noi crediamo fermamente che la piena riuscita di un progetto di tale portata sia frutto di collaborazioni valide e autorevoli. Per questo motivo ringraziamo i colleghi del Dipartimento VESPA e DIMEVET dell’Università di Milano, e i capifila dei due progetti (Ars.Uni.VCO e l’Università delle Scienze gastronomiche di Pollenzo), con i quali la condivisione delle attività è ormai consolidata e sta portando ottimi frutti.

Questa esperienza sul tema ci ha dato la possibilità di intervenire a convegni e assemblee sul tema delle carni di selvaggina anche al di fuori dei territori di competenza. Siamo stati chiamati a partecipare al convegno ECM di Portici (NA) dove abbiamo incontrato colleghi preparati e motivati che stanno lavorando alacremente per gestire e garantire la salubrità delle carni di cinghiale; siamo stati invitati dai colleghi del Canton Ticino ad esporre quanto fatto sul territorio nazionale; abbiamo parlato dei nostri progetti alla Conferenza di Vione (BS) sulla gestione del cervo e a Selvatica 2018 a Bologna.

Ovviamente abbiamo proseguito la nostra collaborazione con i servizi dell’ATS organizzando corsi di formazione per Cacciatore formato a Varese, Milano, Como, Bergamo e Verbania, spingendoci fino a Vicenza.

Interessante il confronto con i colleghi veterinari ispettori degli alimenti nell’ambito del XXVIII° Congresso AIVI tenutosi a Milano lo scorso settembre, dove abbiamo presentato i dati sull’analisi del pH delle carni di selvaggina ottenendo un ottimo riscontro e diversi spunti di indagine sulla certificazione del prodotto.

Ma non ci siamo occupati solo di carne di selvaggina. La collaborazione con i colleghi dell’Università Svizzera di Lugano ha portato alla pubblicazione di un corposo articolo sulla rivista Ecology and Society che descrive come la differente gestione dei cinghiali nel territorio della Provincia di Verbania negli ultimi vent’anni abbia portato, a seconda della libertà o meno di aprire la caccia a questo suide, differenti effetti sulla dinamica di popolazione e sui danni al territorio. Il lavoro, che descrive quanto messo in atto a suo tempo dal Dott. Luca Rotelli e dalla Polizia provinciale del VCO, ha trovato ampio spazio anche su organi di stampa nazionale (Corriere della sera, La Stampa) e su siti specializzati in tematiche ambientali (Green report), oltre che a essere stato portato ad importanti congressi legati alla comunicazione e alla gestione della fauna selvatica problematica. Sul prossimo numero di WILDE uscirà un articolo completo e dettagliato.

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Sulla rivista European Journal of Wildlife Research, è stato pubblicato recentemente un lavoro svolto nell’ambito del progetto LIFE “COORNATA – Development of coordinated protection measures for Apennine Chamois (Rupicapra pyrenaica ornata)” sulla valutazione dello stress del camoscio appenninico indotto da interazioni interspecifiche e disturbi antropici (Formenti N, Viganó R, Fraquelli C, Trogu T, Bonfanti M, Lanfranchi P, Palme R, Ferrari N – 2018. Increased hormonal stress response of Apennine chamois induced by interspecific interactions and anthropogenic disturbance. 64-68).

In collaborazione con il Comprensorio alpino VCO2 e VCO3 è stato organizzato nel mese di novembre il congresso Stato attuale della gestione venatoria del cervo sulle Alpi: siamo sulla buona strada?, dove i relatori partecipanti hanno portato non solo le proprie esperienze gestionali ma anche interessanti spunti di discussione volti a migliorare la gestione di una specie che travalica i confini amministrativi e che necessita un coordinamento sovra territoriale.

Proseguono anche le attività pratiche sulla fauna. Su tutte la collaborazione con la Regione Valle d’Aosta alle attività di cattura, per gli anni 2018/2019, nell’ambito del progetto n. 1664 “Lemed-Ibex – Monitoraggio e gestione dello stambecco dal lago di Ginevra (Leman) al Mediterraneo”. Quest’anno, dopo una fase di rodaggio, siamo a quota 14 stambecchi marcati.

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Nel 2018, con l’applicazione della normativa regionale lombarda sono ripartiti anche i corsi per cacciatori di selezione e collettiva al cinghiale. È stato un piacere conoscere e stringere nuove amicizie con i nostri corsisti. Cogliamo l’occasione per ringraziare anche tutto lo staff di docenti che collabora col nostro Studio e che fornisce un valore aggiunto in termini di competenze e professionalità atto a coprire ogni argomento e rispondere alle innumerevoli curiosità dei nostri discenti.

Nel 2019 porteremo avanti, con lo stesso entusiasmo, i lavori ancora in corso e daremo vita a nuovi progetti che susciteranno grande interesse da parte del mondo venatorio. Le nostre idee saranno rafforzate dal rinnovamento della comunicazione dello Studio con la messa online del nuovo sito internet e ampliando la nostra presenza sui social. Anche il blog beneficerà di un restyling grafico in modo da renderlo ancora più fruibile e aumentare i contatti già considerevoli: il 2018 si chiude con il record di oltre 25.500 visualizzazioni e oltre 18.500 visitatori. Gli articoli “Le malattie trasmissibili del cinghiale e “L’effetto boomerang della gestione del cinghiale” sono diventati virali con rispettivamente oltre 28mila e 15mila visualizzazioni. Molto apprezzato anche l’articolo pubblicato sulle “Misure di primo intervento nel caso di morso da vipere sul cane” che in pochi mesi ha totalizzato quasi 3mila visualizzazioni.

Lo Studio negli anni si evolve con ingressi di nuovi collaboratori, ma anche con uscite di figure storiche, come il Dott. Luca Pellicioli, co-fondatore di AlpVet, recentemente assunto presso l’ATS di Bergamo. Rinnoviamo gli auguri a Luca per la sua nuova attività lavorativa.

Non ci resta che auguraVi Buone Feste e un Felice 2019!

Community empowerment for managing wild boar: a longitudinal case study of northern Italy 2001–2018 – Ecology and Society

Un’indagine realizzata da un team di ricercatori dell’Università della Svizzera italiana di Lugano e dallo Studio AlpVet descrive nuove strategie per la gestione sostenibile del cinghiale sul territorio nazionale. L’osservazione di quanto attuato da circa vent’anni nella Provincia di Verbania (VCO) nel nord del Piemonte ha dato vita all’articolo “Community empowerment for managing wild boar: a longitudinal case study of northern Italy 2001–2018” pubblicato su Ecology and Society, un’importante rivista di ecologia a livello internazionale (scaricabile integralmente al seguente link: https://www.ecologyandsociety.org/vol23/iss4/art12/ES-2018-10353.pdf)

Ecology and Society

Gli autori descrivono gli effetti della gestione proposta agli inizi degli anni 2000 dal Dott. Luca Rotelli (tecnico regionale nella provincia del VCO per il servizio faunistico del Piemonte dal 1998 al 2010) e adottata dal Comprensorio alpino di caccia VCO2, dove è stata applicata una forte limitazione della caccia al cinghiale, e analizzano gli effetti della responsabilizzazione del mondo venatorio, attraverso un sistema di gestione descritto col termine Community Empowerment (CE) (Trad. Responsabilizzazione della Comunità), voluto dal Corpo di Polizia provinciale a partire dal 2010. La descrizione di questo caso di studio, unico in Europa, è stata curata da Stefano Giacomelli, Michael Gibbert e Roberto Viganò, e si basa su dati di archivio e interviste ai vari attori coinvolti nel periodo di gestione del cinghiale dal 2001 al 2018.

A partire dal 1996 la Provincia di Verbania è stata suddivisa in tre comprensori alpini (CA) di caccia (VCO1 – Verbano-Cusio; VCO2 – Ossola Nord; VCO3 – Ossola Sud), ciascuno presieduto da un comitato incaricato della gestione della fauna selvatica e dell’organizzazione venatoria (ex L.R. 70/1996), in coordinamento con la Provincia del VCO e sotto l’egida della Regione Piemonte. Nonostante le tre aree fossero simili dal punto di vista ambientale e climatico, con le prime segnalazioni di presenza del cinghiale sul territorio, e i conseguenti danni registrati alle attività agro-pastorali, i CA VCO1 e VCO3 decisero di aprire la caccia al cinghiale ai singoli cacciatori e/o squadre, attraverso il pagamento di una quota di accesso, mentre il CA VCO2 intraprese un’altra via. Seppur non fosse possibile vietare la caccia al cinghiale, in quanto i regolamenti regionali impedivano questo tipo di scelta, su suggerimento del dott. Luca Rotelli si stabilì di applicare piani di prelievo di poche unità e consentire la possibilità di abbattimento della specie solo ai cacciatori di selezione esclusivamente durante le giornate di caccia dedicate al prelievo degli ungulati ruminanti. Questa scelta gestionale venne adottata allo scopo di evitare che la caccia al cinghiale – soprattutto nella forma della braccata – diventasse attraente per il mondo venatorio, e potenzialmente favorisse immissioni illegali di suidi sul territorio (documentati da analisi di DNA affidate alla Regione).

La strategia del CA VCO2 si dimostrò funzionale in quanto il numero degli animali prelevati rimase stabile negli anni intorno alle poche unità e i danni sul territorio estremamente contenuti. Viceversa, nei comprensori limitrofi, l’applicazione del metodo della braccata e l’allungamento del periodo di caccia, fece registrare un incremento di danni alle attività agricole e ai prati/pascoli, nonostante l’aumento di anno in anno del numero di cinghiali prelevati. Da queste osservazioni, nel 2010, la Provincia del VCO attraverso il corpo di Polizia provinciale cominciò ad implementare in maniera strutturata il sistema di gestione Community Empowerment a tutti i tre Comprensori, così da coinvolgere maggiormente la responsabilità del mondo agricolo e venatorio nei confronti della gestione del cinghiale. Il metodo ha portato alla creazione di una rete capillare di cacciatori volontari che hanno cominciato a collaborare con le forze di Polizia per ridurre il numero di cinghiali e i loro danni. Lo scopo principale, come dichiarato da Riccardo Maccagno (Comandante della Polizia provinciale dal 2012, e in precedenza vice-comandante) “era quello di creare un sistema in grado di ridurre il numero di cinghiali, i loro danni e, soprattutto, di fermare le immissioni illegali”.

La collaborazione tra cacciatori ed i membri del sistema CE ha portato inizialmente a qualche malumore, perché ha avuto l’effetto di ridimensionare il numero di capi prelevati durante la stagione venatoria. Tuttavia, si ritiene, abbia anche contribuito a disincentivare l’immissione illegale di altri cinghiali sul territorio. Un ulteriore dato interessante è che un sistema quale quello adottato nel CA VCO2, dove la caccia al cinghiale è fortemente limitata, non implica un maggior numero di danni alle attività agricole rispetto ai comprensori dove la caccia al cinghiale è ammessa.

L’articolo pubblicato su Ecology and Society non suggerisce la chiusura della caccia al cinghiale, la quale è considerata come un elemento culturale di alcune realtà italiane. Pone tuttavia l’accento sulla necessità di una gestione più consapevole e responsabile nei confronti della specie, attraverso una maggior coinvolgimento di tutte le componenti interessate. Il sistema adottato nel CA VCO2 si pone come interessante caso studio, volto a limitare l’aumento della specie dovuto ad un mero interesse venatorio, fin dalla sua comparsa sul territorio. Il sistema CE interviene invece in maniera efficace su sistemi gestionali che ammettono la caccia al cinghiale, favorendo una distribuzione della pressione venatoria, attraverso contenitivi, sull’intero anno e garantendo immediatezza di intervento a favore di coloro che subiscono danni. Entrambi i sistemi inoltre contribuiscono a rendere l’immissione illegale di nuovi capi di cinghiale meno attrattiva, poiché eliminano alla base la necessità o l’interesse per questo comportamento illecito.

 

Meating Food – Volume II

Prosegue la rassegna “Meating Food”: serate di tradizione e innovazione in cucina in cui alcuni ristoranti della Provincia di Verbania si sono resi disponibili a sperimentare e ad interpretare i prodotti della Filiera Eco-Alimentare, abbinandoli ai prodotti locali ossolani.

Venerdì 26 ottobre abbiamo dato il via alla rassegna presso il Ristorante Albergo Del Ponte di Premia, dove si è potuto gustare un ottimo carpaccio di capriolo con strudel di porcini, dei primi con pasta fatta in casa davvero sublimi (tagliatelle con ragù di capriolo e ravioli di polenta con ragù di lepre), seguiti da una lombata di cervo con grappa e pinoli.

Venerdì 9 novembre, invece, abbiamo fatto un salto nella Valle Vigezzo accolti dal Ristorante Le Colonne di Santa Maria Maggiore, che in collaborazione con la Macelleria Puliani di Re (un nuovo macello autorizzato per la gestione delle carni di selvaggina nell’ambito del Progetto), dopo degli ottimi finger food (tartare di cervo, carpaccio di cervo e terrina di fagiano) ha lustrato la vista ed il palato con un carpaccio di cervo ripieno di sedano rapa e mele, una fantastica lasagnetta di zucca con gorgonzola di Anzola, e delle ottime costine di cinghialetto cotte a bassa temperatura per qualche ora… giusto 30!

Ora ci attendono altri 4 eventi:

  • Giovedì 15 novembre – Ristorante Eurossola a Domodossola
    • “Parlando di selvaggina”
  • Venerdì 23 novembre – Trattoria Derna a Varzo
    • “Cacciatori, pescatori e fungiatt”
  • Martedì 27 novembre – Ristorante Alberghiero “Maggia” a Stresa
    • “A cena con i Sapiens – La cucina paleolitica riproposta”
  • Venerdì 30 novembre – Ristorante Da Cecilia a Bognanco
    • “La selvaggina incontra la tradizione piemontese: i bolliti misti”

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La Peste Suina Africana

Da diversi anni ormai continuano le segnalazioni di focolai di Peste Suina Africana (PSA) provenienti dall’Est Europa, e che hanno raggiunto anche i territori della Repubblica Ceca, Ungheria e Romania. Recentemente (13 settembre 2018) si è assistito addirittura ad un salto della patologia anche in Lussemburgo, destando grande preoccupazione nell’ambiente scientifico che ha avvertito la necessità di fornire indicazioni utili per la gestione e la prevenzione della malattia su tutto il territorio della Comunità Europea (Handbook on African Swine Fever in wild boar and biosecurity during hunting – Vittorio Guberti, Sergei Khomenko, Marius Masiulis, Suzanne Kerba, version 25/09/2018).

La PSA è una malattia virale causata da un DNA virus della Famiglia degli Asfaviridae, virus molto resistenti anche in ambiente esterno e soprattutto a basse temperature. Esistono due genotipi in Europa, il Genotipo I presente solo in Sardegna (Italia) ormai in forma endemica ed il Genotipo II largamente diffuso nell’Est Europa, entrambi fatali per gli animali che sviluppano la malattia. Colpisce soggetti della Famiglia dei Suidi, quindi suini domestici e cinghiali. L’animale infetto elimina il virus attraverso saliva, urine e feci per molti giorni.

Il contagio si realizza attraverso il contatto con secreti ed escreti (es. feci, urine) di animali infetti o parti di essi (sangue, organi), alimenti contaminati o, ancora, tramite morso da zecca. La presenza del virus negli scarti di cucina e nelle discariche non controllabili ha causato spesso l’insorgenza della malattia nelle popolazioni di cinghiali di molti Paesi. Nonostante il suino domestico sia il principale serbatoio di virus, il cinghiale può svolgere un ruolo rilevante ai fini della diffusione della malattia, soprattutto nelle aree in cui viene praticato l’allevamento semibrado in cui si stabiliscono facili contatti tra suini e cinghiali.

L’EFSA (Agenzia Europa per la Sicurezza Alimentare) ha individuato alcune strategie di gestione dei cinghiali selvatici nelle diverse fasi di un’epidemia di peste suina africana (PSA) divulgando un video molto chiaro su cosa andrebbe fatto prima, durante e dopo. E’ infatti noto il ruolo importante che i cinghiali selvatici svolgono nel propagare la malattia.

Video EFSA

Per ridurre i rischi di epidemie, dovrebbero essere attuate misure atte a diminuire la densità demografica delle popolazioni di cinghiale e di divieto di foraggiamento degli stessi. Dovrebbero altresì essere evitate attività che possano aumentare il movimento dei cinghiali (ad esempio le battute di caccia organizzate). Massima attenzione deve essere rivolta, inoltre, al trasporto di prodotti a base di carne di suino e di cinghiale, soprattutto dall’Est Europa: questa modalità di trasmissione della patologia, definita come “fattore umano”, è stata all’origine dei casi più recenti in Repubblica Ceca ed Ungheria. Carni e prodotti a base di carne infetti possono essere pericolosi data l’elevata resistenza del virus nei prodotti (es. 85 gg nei salumi), nelle carni refrigerate (3 mesi), nelle carni congelate (> 4 anni).

Non si deve inoltre dimenticare il ruolo di vettore che può svolgere il cacciatore durante l’attività venatoria svolta in aree infette, in quanto il virus può persistere anche sull’abbigliamento e sulle attrezzature utilizzate. In questo contesto le Associazioni Venatorie possono e devono svolgere un ruolo fondamentale di informazione e segnalazione all’interno della rete di associati, così come indicato anche dalla circolare ministeriale del 14 settembre scorso (qui scaricabile integralmente).

La segnalazione di cinghiali morti (sorveglianza passiva) rimane il modo più efficace per individuare nuovi casi di PSA in fase precoce nelle zone precedentemente indenni dalla malattia. Tale segnalazione deve essere immediata, al fine di mettere in atto tutte le misure previste per limitare l’infezione sul territorio.

Questa la distribuzione attuale della malattia nella Comunità europea:

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Stato attuale della gestione venatoria del cervo sulle Alpi: siamo sulla buona strada? – Domodossola, 16 novembre 2018

Nella giornata di venerdì 16 novembre, presso il Collegio Rosmini a Domodossola (Via Antonio Rosmini 24), si terrà un convegno dal titolo “Stato attuale della gestione venatoria del cervo sulle Alpi: siamo sulla buona strada?”.

L’evento, organizzato dal Comprensorio Alpino VCO2  – Ossola Nord in collaborazione con il Comprensorio Alpino VCO3 – Ossola Sud, è patrocinato da Associazione per lo Sviluppo della Cultura, degli Studi Universitari e della Ricerca nel Verbano Cusio Ossola (Ars.Uni.VCO), Ente Gestione Aree Protette dell’Ossola e Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF), e vedrà l’intervento di tecnici che si occupano della gestione del cervo sulle Alpi.

 

Questo il programma dell’evento:

  • 8:30 – Registrazione
  • 9:00 – Apertura – Saluti istituzionali

SESSIONE 1: LA GESTIONE VENATORIA SULLE ALPI
Moderatore Paolo Lanfranchi (DIMEVET – Università degli Studi di Milano)

  • 9:30 – Biologia ed etologia del cervo: è possibile una gestione venatoria rispettosa delle sue esigenze biologiche? – Luca Rotelli (Biologo-Faunista)
  • 10:00 – La gestione del cervo nell’arco alpino italiano – Francesco Riga (ISPRA)
  • 10:30 La gestione faunistico-venatoria del cervo nella Provincia di Sondrio – Maria Ferloni (Provincia di Sondrio)
  • 11:00 – Pausa
  • 11:30 – La gestione faunistico-venatoria del cervo in Canton Grigioni – Arturo Plozza (Ufficio Caccia e Pesca Canton Grigioni)
  • 12:00 – La gestione faunistico-venatoria del cervo in Canton Ticino – Federico Tettamanti (Ufficio Caccia e Pesca Canton Ticino)
  • 12:30 – Dibattito e confronto Italia / Svizzera

SESSIONE 2: APPROCCIO TECNICO-SCIENTIFICO NELLO STUDIO DELLA POPOLAZIONE DI CERVI
Moderatore Radames Bionda (Ente gestione Aree protette dell’Ossola)

  • 14:15 – La gestione del cervo nelle aree protette: tra conservazione e necessità di controllo – Luca Pedrotti (Parco Nazionale dello Stelvio)
  • 14:45 – Progetto TIGRA – Esperienze tra il Canton Ticino e il Canton Grigioni – Nicola De Tann (Ufficio Caccia e Pesca Canton Grigioni)
  • 15:15 – Pausa
  • 15:45 – Parametri fisio-metabolici del cervo come supporto alla gestione faunistica – Roberto Viganò (Studio Associato AlpVet)
  • 16:15 – L’uso della termocamera ad infrarossi per il monitoraggio del cervo nel CAVCO3 Ossola Sud – Aurelio Perrone (Comprensorio Alpino VCO3)
  • 16:45 – Tavola rotonda finale
  • 17:30 – Chiusura convegno

L’ingresso è libero e gratuito.
E’ richiesta la pre-iscrizione inviando i propri dati alla segreteria organizzativa di Ars.Uni.VCO:
e-mail: segreteria@univco.it
Telefono: 0324 482548

Locandina Convegno Cervo_16nov_Domo

Meating Food – Volume II: Le carni di selvaggina incontrano i prodotti ed i ristoranti del territorio ossolano

Venerdì 26 ottobre, presso Albergo Ristorante Del Ponte a Premia, riprende la rassegna “Meating Food”: serate di tradizione e innovazione in cucina in cui alcuni ristoranti della Provincia di Verbania si sono resi disponibili a sperimentare e ad interpretare i prodotti della Filiera Eco-Alimentare, abbinandoli ai prodotti locali ossolani.

La rassegna Meating Food si inserisce nel progetto “Processi di Filiera Eco-Alimentare” finanziato da Fondazione Cariplo e gestito da Ars.Uni.VCO in collaborazione con l’Unione dei Comuni dell’Alta Ossola e l’Università degli Studi di Milano, che fin dal suo avvio ha cercato di sviluppare un sistema di certificazione delle carni di selvaggina volto a garantire requisiti igienico-sanitari e qualitativi del prodotto.
Oggi grazie alla formazione dei cacciatori e all’attenzione nella gestione di una filiera controllata del territorio, è possibile gustare delle carni sane, tenere e particolarmente gustose.
Meating Food nasce proprio con lo scopo di far incontrare attraverso la ristorazione locale la selvaggina con prodotti del territorio ossolano (vini e formaggi su tutti), ricette tradizionali e anche nuove tecniche di cucina quali le basse temperature o le preparazioni a crudo, attraverso cui è possibile assaporare appieno la tenerezza e il delicato sapore di queste carmi, il cui sapore è capace di sorprendere e incuriosire.
La totale naturalezza della carne di selvaggina, unita alle sue qualità nutrizionali e organolettiche, fa sì che sia sempre più apprezzata da un pubblico di consumatori attenti al cibo di qualità e alla salvaguardia dell’ambiente. Infatti, studi compiuti nel progetto, hanno dimostrato il basso impatto ambientale di queste carni, dimostrando la sostenibilità di produzioni locali derivanti da una vera e proprio risorsa rinnovabile. La selvaggina cacciata proviene infatti da animali nati e vissuti in libertà, senza alimentazione forzata e senza alcun trattamento farmacologico o vaccinale. Tale aspetto rende la carne di selvaggina nettamente più salubre rispetto alla carne proveniente da allevamenti, in cui gli animali sono allevati in modo intensivo, e l’alimentazione naturale fa sì che le carni di selvaggina presentino un minor contenuto di e un alto contenuto di acidi grassi essenziali, quali ad esempio gli omega-3.

Ecco gli eventi dell’autunno 2018:

  •  Venerdì 26 ottobre – Ristorante Del Ponte a Premia
    • “La Selvaggina incontra i vini piemontesi” in collaborazione con Enoteca Garrone
  • Venerdì 9 novembre – Ristorante Le Colonne a Santa Maria Maggiore
    • “La selvaggina e le cruditè”
  • Giovedì 15 novembre – Ristorante Eurossola a Domodossola
    • “Parlando di selvaggina”
  • Venerdì 23 novembre – Trattoria Derna a Varzo
    • “Cacciatori, pescatori e fungiatt”
  • Venerdì 30 novembre – Ristorante Da Cecilia a Bognanco
    • “La selvaggina incontra la tradizione piemontese: i bolliti misti”

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