3° edizione Corso Cacciatore Formato – FIDC Varese

La Sezione di Varese di FIDC, in collaborazione con lo Studio Associato AlpVet con il patrocinio dell’ATS Insubria e della Provincia di Varese, organizza il “Corso per cacciatore formato”, rispondente alle direttive comunitarie CE 852 e 853 del 2004 e alla DGR di Regione Lombardia X/2612 del 7 novembre 2014.

Il corso si articola in 16 ore di lezioni, di cui 12 teoriche (che si svolgeranno nelle giornate del 6, 8, 13 e 15 giugno presso la sede della Sezione FIDC di Varese, in via Piave 9), e 4 di attività pratica (che si svolgerà presso l’Albergo Ristorante Edelweiss di Crodo nella mattina di sabato 17 giugno).
Le lezioni del 6, 8, 13 e 15 giugno si svolgeranno dalle 20 alle 23, mentre quella di sabato 17 si svolgerà dalle 9 alle 13.
Le lezioni teoriche tratteranno le materie previste dalla direttiva comunitaria e regionale, e gli aspetti pratici relativi alla corretta gestione delle carni di selvaggina.
L’attività pratica prevede il sezionamento di una carcassa, il riconoscimento delle singole porzioni, e alcuni consigli per le diverse preparazioni culinarie.
Al termine del corso è previsto un buffet finale a base di selvaggina.

Il corso abilita il “Cacciatore formato” alla commercializzazione dei capi di selvaggina prelevata nell’ambito dei piani di gestione faunistico-venatori. Riteniamo tuttavia importante la partecipazione a questo corso anche a coloro i quali continueranno a gestire il proprio carniere per l’autoconsumo, in quanto le informazioni che verranno fornite saranno utili sia per gli aspetti di igiene del prodotto che di salute pubblica, oltre che per una rivalutazione di un prodotto di pregio, quale è la selvaggina selvatica.

Docenti del corso saranno i membri dello Studio Associato AlpVet, personale dell’ATS Insubria e lo Chef Ugo Facciola.

Il corso è limitato ad un massimo di 25 persone.

Programma dettagliato del corso e scheda di iscrizione sul sito www.fidc-va.it

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Col Gusto in Castello – Brescia 6-7 maggio 2017

Riavvicinare la città alla campagna per riscoprire gusti e sapori tradizionali e valorizzare le eccellenze del territorio. Sono questi i temi al centro dell’evento “Col gusto in Castello” organizzato dalla Coldiretti locale, che si terrà a Brescia il 6 e 7 maggio a cui parteciperà la Fondazione UNA Onlus con numerose iniziative. All’evento, che coinvolgerà la cittadinanza in una due giorni ricca di appuntamenti enogastronomici, ludici, scientifici e musicali, parteciperanno tra gli altri il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, il Governatore della Lombardia Roberto Maroni, il Fondatore di Slow Food Carlin Petrini, il vice Presidente di Coldiretti Ettore Prandini e il Presidente del Comitato scientifico della Fondazione UNA Maurizio Zipponi. fondazione-una-onlus
L’appuntamento arriva a conclusione del progetto formativo “Un cibo sano per ogni bambino” che Coldiretti Brescia, attraverso il proprio ufficio Campagna Amica, ha portato avanti durante lo scorso anno nelle scuole primarie di Brescia e provincia coinvolgendo 4500 tra bambini e ragazzi in attività multidisciplinari dedicate alla sana alimentazione e alla conoscenza dei prodotti stagionali del territorio.  In questo contesto si inserisce la partecipazione di UNA all’iniziativa di Brescia, che sarà incentrata sulla valorizzazione della carne di selvaggina, che rientra a pieno titolo tra le eccellenze enogastronomiche locali, e spesso rappresenta nel nostro Paese un patrimonio troppo sottovalutato.
Per ridare valore alla carne di selvaggina UNA sostiene un progetto intitolato “Selvatici e Buoni” curato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in collaborazione con il Dipartimento di Veterinaria dell’Università di Milano, la Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva e lo Studio Associato AlpVet. Il progetto intende introdurre i criteri di tracciabilità, sicurezza alimentare, trasparenza e legalità all’interno della filiera della selvaggina, che porterebbero enormi vantaggi economici e occupazionali in tanti territori italiani, oltre al contrasto del bracconaggio e alla riduzione dell’economia a nero presente in questo ambito.
La Fondazione UNA Onlus sarà presente al convegno di apertura di sabato mattina con la partecipazione del Presidente del Comitato Scientifico Maurizio Zipponi che dedicherà il suo intervento alle qualità organolettiche della selvaggina e alle sua potenzialità a livello economico e occupazionale.
Per Sabato sera, invece, UNA ha organizzato la degustazione “Selvatici e Buoni” a cura dello chef Roberto Abbadati, che sarà introdotta dall’intervento del Presidente della Fondazione UNA Nicola Perrotti. Chef Abbadati presenterà al pubblico delle prelibate pietanze a base di selvaggina coadiuvato dagli interventi scientifici della Dott.ssa Martina Besozzi, Medico Veterinario Studio Associato AlpVet e del Dott. Eugenio Demartini, Dipartimento di Scienze veterinarie per la salute, la produzione animale e la sicurezza alimentare dell’Università degli Studi di Milano.
Nella giornata di domenica, infine, la Fondazione UNA presenterà lo spettacolo comicoeducativo “Alla ricerca del bosco” che coinvolgerà i più piccoli alla scoperta dei valori del rispetto e della valorizzazione della natura.

Convegno ECM – La cheratocongiuntivite infettiva: aggiornamenti e prospettive – Macugnaga 12-13 maggio 2017

Il prossimo 12 e 13 maggio, a Macugnaga (VB), si incontreranno esperti italiani, svizzeri, francesi e spagnoli, per fare il punto sulla cheratocongiuntivite.

Estratto Locandina

Nella giornata di venerdì 12 maggio, Paolo Lanfranchi (Dipartimento di Scienza Mediche Veterinarie dell’Università di Milano), Piergiuseppe Meneguz e Luca Rossi (Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino) analizzeranno la situazione storica e attuale della cheratocongiuntivite sulle Alpi italiane, Marco Giacometti (responsabile del “Progetto svizzero di ricerca sulla cheratocongiuntivite infettiva tra il 1998 ed il 2007”) descriverà il percorso scientifico e le collaborazioni che hanno portato a definire l’epidemiologia della malattia nei bovidi alpini, Dominque Gauthier (Dipartimento veterinario Hautes-Alpes) e Jean-Paule Crampe (Parco Nazionale dei Pirenei) descriveranno la situazione rispettivamente sul versante francese delle Alpi e dei Pirenei. Chiuderà la giornata Bruno Bassano (Parco Nazionale del Gran Paradiso) che illustrerà le ultime ricerche sugli effetti della cheratocongiuntivite sullo stambecco.

Sabato mattina Stefano Grignolio (Group for Large Mammals Conservation and Management – ATIt) illustrerà le dinamiche più recenti delle popolazioni di ungulati sulle Alpi, Francesca Marucco (Coordinatore tecnico scientifico del Progetto LIFE Wolfalps) farà il punto sui grandi predatori e Carlo Citterio (IZS Venezie – Sezione di Belluno) analizzerà l’impatto demografico di alcuni fra i principali patogeni dei ruminanti di montagna.

Il congresso, si chiuderà con una tavola rotonda dal titolo “Quale gestione sanitaria per gli ungulati selvatici?”, in cui Santiago Lavin (SEFAS, Università di Barcellona)  insieme ai relatori precedentemente menzionati, discuteranno su quali siano le scelte più opportune e concrete da effettuare per gestire al meglio determinate patologie, prendendo spunto da esempi concreti come la Rogna sarcoptica, la Brucellosi, i Pestivirus, e analizzando in modo particolare le interazioni tra patrimonio faunistico e zootecnico.

L’evento è gratuito e sono previsti 8 crediti ECM per veterinari e biologi. La partecipazione è aperta a tutti gli interessati previa pre-iscrizione attraverso la mail cherato@sief.it.

Clicca qui per scaricare locandina e programma dell’evento: ECMMacugnaga_maggio17

 

 

Concorso fotografico Fauna selvatica a vita libera – Congresso SIEF 2017

Il Comune di Domodossola, in collaborazione con la Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF) e con l’associazione La Cinefoto, organizza grazie al contributo del Comprensorio Alpino VCO3 – Ossola Sud, il concorso fotografico “Fauna selvatica a vita libera” al quale possono partecipare fotografi dilettanti di tutta Italia, purché maggiorenni.

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Il concorso prevede due sezioni:
A) FAUNA SELVATICA A VITA LIBERA: mammiferi, uccelli, chirotteri, pesci, rettili, anfibi e gli invertebrati molluschi, anellidi e artropodi (crostacei, aracnidi, insetti, miriapodi) a vita libera presenti sul territorio nazionale, fotografati nel loro habitat naturale;
B) ECOPATOLOGIA: immagini che raffigurano una o più specie animali che implichino aspetti  di ordine eco-patologico (trasmissione di patologie, interazioni sanitarie, vettori o serbatoi di malattie, segni e sintomi clinici, interazioni inter-specifiche, etc.). In questa categoria possono rientrare fotografie in cui oltre alla presenza dell’animale selvatico vi sia la presenza eventuale anche di un animale domestico.

L’iscrizione al concorso è gratuita e può avvenire esclusivamente attraverso la compilazione della scheda di partecipazione presente nella parte finale di questo documento o scaricabile dai seguenti siti:
http://www.comune.domodossola.vb.it
http://www.lacinefoto.it
http://www.sief.it
http://www.cavco3-ossolasud.com

La scheda compilata dovrà essere inviata via mail contestualmente ai file delle immagini che partecipano al concorso entro e non oltre la data del 15 settembre 2017 tramite il servizio WeTransfer.com (o analogo servizio online di trasferimento file) al seguente indirizzo di posta elettronica: concorsofotografico@lacinefoto.it

Per scaricare il documento e vedere i premi in palio clicca qui.

 

Valorizzazione selvaggina: svolto incontro a Bergamo su progetto Selvatici e Buoni

Si è svolto mercoledì 29 marzo a Bergamo, presso la sede del CAI (Club Alpino Italiano) un incontro preparatorio di presentazione del progetto “Selvatici e Buoni” curato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Milano e la Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva e sostenuto dalla Fondazione UNA Onlus.

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L’incontro è stato finalizzato alla realizzazione del progetto nel bergamasco, quale prima area test a livello nazionale, per creare una filiera tracciabile della selvaggina e valorizzare le potenzialità di quel territorio, in cui sono presenti oltre 13.000 ungulati selvatici tra cui cervo, camoscio, capriolo e cinghiale.  All’incontro hanno partecipato tutti gli stakeholders che saranno coinvolti nelle varie fasi di realizzazione del progetto: Corpo di Polizia Provinciale, Regione Lombardia UTR Bergamo, Istituto Zooprofilattico Sperimentale sezione di Bergamo, Agenzia Tutela Salute di Bergamo, Slow Food, Ascom Bergamo, Società Italiana di Medicina veterinaria preventiva, Studio Associato AlpVet, Sezione del Cai Bergamo, Presidenti dei Comprensori Alpini di Caccia e relative associazioni venatorie. Ad introdurre i lavori è stato Maurizio Zipponi, Presidente del Comitato Scientifico di UNA, che ha illustrato le finalità del progetto “Selvatici e Buoni” che intende introdurre i criteri di tracciabilità, sicurezza alimentare, trasparenza e legalità all’interno della filiera della selvaggina, tanto pregiata quanto sottovalutata e che invece merita di essere valorizzata anche dal punto di vista economico ed occupazionale, riconoscendo un positivo ruolo della caccia e dei cacciatori quali “paladini del territorio e della biodiversità”. A seguire, Silvio Barbero, Vice Presidente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha illustrato il progetto di filiera nelle sue fasi di realizzazione, ponendo l’accento sulle importanti qualità organolettiche della carne di selvaggina. Barbero, inoltre, ha sottolineato la necessità di garantire una filiera controllata, dal bosco alla tavola, che sia “buona, pulita e giusta”, con modelli comportamentali definiti, attraverso una nuova etica del cibo e nel pieno rispetto della legalità, combattendo così le frodi in campo alimentare.

È intervenuto poi Antonio Sorice, Presidente Società Italiana Medicina Veterinaria Preventiva, che ha sottolineato la necessità di lavorare nella direzione della sicurezza alimentare anche nel settore delle carni di selvaggina. Infine hanno preso la parola il prof. Paolo Lanfranchi (DIMEVET – Università degli Studi di Milano), il dott. Luca Pellicioli e il dott. Roberto Viganò (Studio Associato AlpVet) che hanno illustrato nel dettaglio le fasi operative del modello di gestione sostenibile della selvaggina da mettere in atto nel territorio dell’arco alpino per valorizzare la carne e renderla sicura dal punto di vista igienico e sanitario. Dopo questa prima giornata di lavori e di consultazione con i diversi stakeholders si entrerà, attraverso successivi incontri tecnici, nella fase operativa del progetto finalizzata alla realizzazione delle azioni previste nel periodo giugno 2017 – dicembre 2018 (indagine sulle tradizioni gastronomiche, formazione ed educazione nell’utilizzo delle risorse, approfondimenti sanitari, analisi economica della filiera delle carni di selvaggina e sviluppo/promozione del prodotto finale).

La cheratocongiuntivite infettiva: aggiornamenti e prospettive (35 anni dopo) – Macugnaga 12-13 maggio 2017

Nel 1982, a Varallo Sesia (VC), si tenne il “Simposio internazionale sulla cheratocongiuntivite infettiva del camoscio”. Fu l’inizio non solo della ricerca su questa malattia in Italia, ma anche l’affermarsi di una nuova branca della veterinaria, l’eco-patologia della fauna selvatica a vita libera.

Tra il 1981 ed il 1982 alle pendici del Monte Rosa, in Val Sesia e in Valle Anzasca, si ebbero le prime segnalazioni di camosci e di stambecchi affetti da cheratocongiuntivite, e ciò destò una generale preoccupazione in tutti gli ambienti che direttamente e indirettamente si occupavano di gestione faunistica e del territorio. All’epoca non era ancora chiaro quale effetto potesse avere l’epidemia sulla popolazione dei bovidi alpini, e soprattutto quale fosse l’approccio gestionale più corretto. Si discusse ampiamente se fosse più opportuno garantire la salvaguardia di queste specie applicando un severo protezionismo, oppure se fosse meglio intervenire con prelievi mirati sui soggetti malati. Inoltre non si conosceva ancora esattamente l’origine della malattia ed il suo decorso.

Per rispondere a queste domande, furono coinvolti i maggiori esperti europei, per acquisire le esperienze maturate negli anni dai precedenti casi manifestatisi sui Pirenei, sulle Alpi svizzere, nella ex-Jugoslavia ed in Austria. Nacque in questo modo un pool di esperti a livello sovranazionale che, condividendo gli obiettivi di una ricerca finalizzata ad applicazioni gestionali, studiarono gli aspetti eziopatologici, clinici e di dinamica delle popolazioni selvatiche, al fine di rispondere ai vari quesiti emersi.

Negli anni successivi, queste ricerche hanno chiarito che l’agente eziologico della malattia è un micoplasma (Mycoplasma conjunctivae), microrganismo di cui gli ovini e i caprini domestici rappresentano il principale serbatoio. Peraltro, anche se il micoplasma è largamente diffuso nelle greggi, la patologia corrispondente solo raramente si manifesta con l’evidenza che conosciamo nel camoscio, e non è così facile riconoscere la presenza del patogeno in un gregge prima della monticazione. Ne consegue che, con la transumanza estiva dei greggi infette, l’agente patogeno può diffondere anche nelle popolazioni dei selvatici, e a maggior ragione lo può fare oggi, considerando che la condivisione di pascoli di alta quota tra bestiame domestico e bovidi selvatici è diventata più frequente di un tempo. Inoltre, non è raro osservare la presenza di pecore o capre rinselvatichite che condividono i medesimi territori di camosci e stambecchi, anche al di fuori del periodo estivo.KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

Seppur la capacità di sopravvivenza di M. conjunctivae al di fuori dell’organismo è molto ridotta (i micoplasmi, a differenza dei batteri, non dispongono di una parete cellulare rigida e la loro sopravvivenza nell’ambiente è conseguentemente molto limitata), la cheratocongiuntivite può essere altamente contagiosa. M. conjunctivae può infatti essere trasmesso sia per contatto diretto, che mediante la dispersione nell’aria di finissime particelle di scolo lacrimale infetto. Inoltre anche alcune mosche (Hydrotaea, Musca, Morellia e Polietes) possono fungere da vettori, trasferendo il patogeno anche fra specie diverse posandosi sugli occhi e sullo scolo lacrimale di soggetti infetti.

Le epidemie di cheratocongiuntivite infettiva si manifestano generalmente durante l’estate e l’autunno, anche se in alcune situazioni le lesioni oculari possono riacutizzarsi durante l’inverno a causa delle condizioni di riverbero della luce che influiscono sulla capacità visiva degli animali selvatici.

Nelle fasi iniziali della malattia può risultare difficile riconoscere a distanza i soggetti colpiti. Infatti in assenza di evidenti lesioni oculari, l’unico segno è dato dai peli conglutinati dallo scolo oculare a livello dell’angolo interno dell’occhio e della guancia. Quando invece il decorso è più avanzato, oltre all’opacizzazione dell’occhio si hanno anche evidenti modificazioni del comportamento. Spesso, i capi gravemente colpiti si trovano isolati, non riuscendo più a seguire il branco; all’osservazione a distanza risalta il loro atteggiamento insicuro con gli arti anteriori che vengono portati tesi in avanti e l’andatura è nel complesso incerta. Spesso si può osservare come questi soggetti si muovano in cerchi più o meno ampi. La cecità comporta ovviamente il rischio di traumi e di cadute, con conseguente mortalità.

Le lesioni all’occhio possono essere mono o bi-laterali e, finché le condizioni dell’occhio non evolvono in ulcere corneali, la lesione potrebbe anche retrocedere fino a completa guarigione. Nelle popolazioni colpite da cheratocongiuntivite infettiva, il tasso di morbilità (numero di animali che contraggono la patologia) può essere anche molto elevato, tuttavia il tasso di mortalità che ne deriva (comprensivo sia di mortalità per traumi/cadute che per inedia) è generalmente basso, con valori inferiori a 5-10%. In talune occasioni però, forse anche a causa del fatto che la popolazione non ha ancora sviluppato un’ “immunità di gruppo”, è possibile arrivare a tassi di mortalità fino al 35-40%. Di regola le epidemie di cheratocongiuntivite nel camoscio e nello stambecco si estinguono dopo essersi diffuse lungo una catena montuosa ad una velocità di circa un chilometro al mese.

Allo stato attuale delle conoscenze, la maggioranza dei camosci e degli stambecchi colpiti dalla malattia va incontro ad una guarigione spontanea, spesso anche dopo una temporanea cecità. Pertanto non appare giustificato l’abbattimento di tutti i capi che presentano sintomatologia, a prescindere dal fatto che anche una misura così rigorosa non consentirebbe comunque di evitare la propagazione dell’epidemia. L’abbattimento eutanasico dovrebbe invece essere opportunamente valutato in caso di perforazione della cornea con conseguente danno irreparabile agli occhi, oppure in seguito a traumi da cadute o in quelle situazioni in cui i soggetti sono estremamente indeboliti. Da evitare i tentativi di terapia, in quanto destinati al fallimento sia per costi che, soprattutto, per un stress eccessivo su soggetti selvatici durante le attività di cattura e di manipolazione degli stessi.

Queste conoscenze sono state ormai ampiamente recepite sia dalla comunità scientifica che dal mondo venatorio. Tuttavia, così come le popolazioni selvatiche, anche i patogeni possono modificare i loro comportamenti, le loro interazioni con gli ospiti la loro capacità di sopravvivenza nell’ambiente, a causa di diversi fattori. Il cambiamento climatico e le conseguenti alterazioni ambientali, ad esempio, sono tra le prime cause di modificazione dell’epidemiologia di alcune malattie, potendone accrescere il tasso di morbilità e mortalità. In parallelo, le aumentate densità di popolazione di camosci e stambecchi possono condizionare la velocità di diffusione della cheratocongiuntivite infettiva, e magari i grandi predatori (lupo in primis) potrebbero ridurne il tasso di diffusione attraverso una maggior selezione naturale dei soggetti malati. Nasce quindi la necessità, soprattutto per il mondo scientifico, di ritrovarsi a distanza di 35 anni dal Simposio di Varallo (VC) in un nuovo congresso in cui è opportuno fare il punto della situazione attuale della cheratocongiuntivite infettiva, anche alla luce dell’aumento delle popolazioni di stambecco sulle Alpi, dell’espansione territoriale del cervo, della crescita stabile, ma lenta, del camoscio, del ritorno del lupo e di altri predatori nel contesto alpino, e dalla diversa gestione del patrimonio zootecnico e del territorio, sempre più sfruttato a fini turistici e sportivi.

Il prossimo 12 e 13 maggio, a Macugnaga (VB), si incontreranno esperti italiani, svizzeri, francesi e spagnoli, per fare il punto sulla cheratocongiuntivite.  Nella giornata di venerdì 12 maggio, Paolo Lanfranchi (Dipartimento di Scienza Mediche Veterinarie dell’Università di Milano), Piergiuseppe Meneguz e Luca Rossi (Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino) analizzeranno la situazione storica e attuale della cheratocongiuntivite sulle Alpi italiane, Marco Giacometti (responsabile del “Progetto svizzero di ricerca sulla cheratocongiuntivite infettiva tra il 1998 ed il 2007”) descriverà il percorso scientifico e le collaborazioni che hanno portato a definire l’epidemiologia della malattia nei bovidi alpini, Dominque Gauthier (Dipartimento veterinario Hautes-Alpes) e Jean-Paule Crampe (Parco Nazionale dei Pirenei) descriveranno la situazione rispettivamente sul versante francese delle Alpi e dei Pirenei. Chiuderà la giornata Bruno Bassano (Parco Nazionale del Gran Paradiso) che illustrerà le ultime ricerche sugli effetti della cheratocongiuntivite sullo stambecco.

Sabato mattina Stefano Grignolio (Group for Large Mammals Conservation and Management – ATIt) illustrerà le dinamiche più recenti delle popolazioni di ungulati sulle Alpi, Francesca Marucco (Coordinatore tecnico scientifico del Progetto LIFE Wolfalps) farà il punto sui grandi predatori e Carlo Citterio (IZS Venezie – Sezione di Belluno) analizzerà l’impatto demografico di alcuni fra i principali patogeni dei ruminanti di montagna.

Il congresso, si chiuderà con una tavola rotonda dal titolo “Quale gestione sanitaria per gli ungulati selvatici?”, in cui Santiago Lavin (SEFAS, Università di Barcellona) ed Jean Hars (Office National de la Chasse et de la Faune Sauvage) discuteranno, insieme ai relatori precedentemente menzionati, quali siano le scelte più opportune e concrete da effettuare per gestire al meglio determinate patologie, prendendo spunto da esempi concreti come la Rogna sarcoptica, la Brucellosi, i Pestivirus, e analizzando in modo particolare le interazioni tra patrimonio faunistico e zootecnico.

E’ in corso la procedura di accreditamento ECM per medici veterinari e biologi.

Il convegno è gratuito e aperto a tutti. Per iscrizioni e informazioni scrivere a cherato@sief.it

A breve verrà pubblicata la locandina ufficiale dell’evento e relativo programma.

Maggiori informazioni su www.sief.it

Corso Abilitazione Caccia di Selezione – Fidc Magenta – Marzo/Maggio 2017

Lo Studio Associato AlpVet in collaborazione con FIDC Magenta, organizza il Corso per l’abilitazione ai censimenti e alla caccia di selezione agli ungulati.
Il corso si basa sul corso della ex-Provincia di Milano ed è stato aggiornato ai nuovi parametri ISPRA.

Il corso avrà inizio martedì 28 marzo e si concluderà con l’uscita pratica nel fine dettimana del 20-21 maggio. Le lezioni teoriche si svolgeranno presso la sede di FIDC Magenta (Presso Oratorio Sacra Famiglia) in via Cadorna nr 12 a Magenta, nelle giornate di martedì e giovedì. (Nota: la lezione di giovedì 13 aprile verrà anticipata a mercoledì 11 aprile)

E’ prevista anche un’uscita sul campo in Val d’Ossola (20-21 maggio) in cui si eseguiranno le prove pratiche di avvistamento ungulati, recupero col cane da traccia e gestione ed eviscerazione della carcassa.

Per informazioni contattare la Segreteria Fidc di Magenta nelle figure di:
Garavaglia Dario – Cell. 331 3406532
Pardo Paolo – Cell. 348 7815434
o visitare il sito http://www.federcaccianucleomagenta.it/

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