Il 2018 di AlpVet

Sulla scia dello scorso anno il 2018 ci ha visti convolti, con tutte le nostre forze, nella prosecuzione di due importanti progetti sulle carni di selvaggina in Piemonte e in Lombardia.

Il progetto Processi di Filiera Eco-Alimentare (FEA), finanziato da Fondazione Cariplo, giungerà al termine il prossimo gennaio. La partecipazione attiva dei cacciatori, dei macellai e dei ristoratori nel garantire tracciabilità e salubrità delle carni di selvaggina è stata fondamentale per il successo del programma. La stessa riscoperta di tagli meno nobili, ma esaltati dall’utilizzo di tecniche culinarie tradizionali e innovative nella preparazione di piatti a base di cacciagione, ha raggiunto livelli di alta gastronomia, con ricadute importanti sul territorio della Provincia del Verbano-Cusio-Ossola attraverso gli eventi organizzati all’interno della rassegna Meating food (Volume I e Volume II).

Il progetto FEA ha portato ottimi risultati anche sotto il profilo tecnico-scientifico, attraverso la partecipazione a congressi/convegni (vd più avanti), pubblicazioni scientifiche (Demartini E., Vecchiato D., Tempesta T., Gaviglio A., Viganò R. – 2018. Consumer preferences for red deer meat: A discrete choice analysis considering attitudes towards wild game meat and hunting – Meat Science, 146: 168-179; Marescotti M.E., Caputo V., Demartini E., Gaviglio A. – 2019. Discovering market segments for hunted wild game meat. Meat Science, 149: 163-176) e tesi di laurea.

In Lombardia prosegue il Progetto Selvatici e buoni finanziato da Fondazione UNA e tuttora in corso in Provincia di Bergamo. La necessità di acquisire ulteriori dati e di spingere maggiormente sulla promozione del prodotto attraverso una sinergia di tutti gli attori coinvolti, ha richiesto un allungamento del progetto di altri 6 mesi. Anche in questo caso è stata determinante la partecipazione dei ristoratori e dei macellai nella valorizzazione di un prodotto dalle altissime qualità sensoriali. In primavera contiamo di svolgere ancora un corso di formazione per i cacciatori e proseguire con la raccolta dei dati di ordine economico.

La pianificazione di entrambi i progetti mira ad analizzare le problematiche che finora hanno impedito la costruzione di una filiera di selvaggina in Italia, mettendo basi molto solide e muovendosi a piccoli passi ma ben saldi, senza fughe in avanti a scopo esclusivamente promozionale, come la presentazione di marchi di selvaggina in territori dove non ci sono ancora cacciatori formati. In tanti ci copiano (o per lo meno ci provano) e questo ci rende orgogliosi, ma noi crediamo fermamente che la piena riuscita di un progetto di tale portata sia frutto di collaborazioni valide e autorevoli. Per questo motivo ringraziamo i colleghi del Dipartimento VESPA e DIMEVET dell’Università di Milano, e i capifila dei due progetti (Ars.Uni.VCO e l’Università delle Scienze gastronomiche di Pollenzo), con i quali la condivisione delle attività è ormai consolidata e sta portando ottimi frutti.

Questa esperienza sul tema ci ha dato la possibilità di intervenire a convegni e assemblee sul tema delle carni di selvaggina anche al di fuori dei territori di competenza. Siamo stati chiamati a partecipare al convegno ECM di Portici (NA) dove abbiamo incontrato colleghi preparati e motivati che stanno lavorando alacremente per gestire e garantire la salubrità delle carni di cinghiale; siamo stati invitati dai colleghi del Canton Ticino ad esporre quanto fatto sul territorio nazionale; abbiamo parlato dei nostri progetti alla Conferenza di Vione (BS) sulla gestione del cervo e a Selvatica 2018 a Bologna.

Ovviamente abbiamo proseguito la nostra collaborazione con i servizi dell’ATS organizzando corsi di formazione per Cacciatore formato a Varese, Milano, Como, Bergamo e Verbania, spingendoci fino a Vicenza.

Interessante il confronto con i colleghi veterinari ispettori degli alimenti nell’ambito del XXVIII° Congresso AIVI tenutosi a Milano lo scorso settembre, dove abbiamo presentato i dati sull’analisi del pH delle carni di selvaggina ottenendo un ottimo riscontro e diversi spunti di indagine sulla certificazione del prodotto.

Ma non ci siamo occupati solo di carne di selvaggina. La collaborazione con i colleghi dell’Università Svizzera di Lugano ha portato alla pubblicazione di un corposo articolo sulla rivista Ecology and Society che descrive come la differente gestione dei cinghiali nel territorio della Provincia di Verbania negli ultimi vent’anni abbia portato, a seconda della libertà o meno di aprire la caccia a questo suide, differenti effetti sulla dinamica di popolazione e sui danni al territorio. Il lavoro, che descrive quanto messo in atto a suo tempo dal Dott. Luca Rotelli e dalla Polizia provinciale del VCO, ha trovato ampio spazio anche su organi di stampa nazionale (Corriere della sera, La Stampa) e su siti specializzati in tematiche ambientali (Green report), oltre che a essere stato portato ad importanti congressi legati alla comunicazione e alla gestione della fauna selvatica problematica. Sul prossimo numero di WILDE uscirà un articolo completo e dettagliato.

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Sulla rivista European Journal of Wildlife Research, è stato pubblicato recentemente un lavoro svolto nell’ambito del progetto LIFE “COORNATA – Development of coordinated protection measures for Apennine Chamois (Rupicapra pyrenaica ornata)” sulla valutazione dello stress del camoscio appenninico indotto da interazioni interspecifiche e disturbi antropici (Formenti N, Viganó R, Fraquelli C, Trogu T, Bonfanti M, Lanfranchi P, Palme R, Ferrari N – 2018. Increased hormonal stress response of Apennine chamois induced by interspecific interactions and anthropogenic disturbance. 64-68).

In collaborazione con il Comprensorio alpino VCO2 e VCO3 è stato organizzato nel mese di novembre il congresso Stato attuale della gestione venatoria del cervo sulle Alpi: siamo sulla buona strada?, dove i relatori partecipanti hanno portato non solo le proprie esperienze gestionali ma anche interessanti spunti di discussione volti a migliorare la gestione di una specie che travalica i confini amministrativi e che necessita un coordinamento sovra territoriale.

Proseguono anche le attività pratiche sulla fauna. Su tutte la collaborazione con la Regione Valle d’Aosta alle attività di cattura, per gli anni 2018/2019, nell’ambito del progetto n. 1664 “Lemed-Ibex – Monitoraggio e gestione dello stambecco dal lago di Ginevra (Leman) al Mediterraneo”. Quest’anno, dopo una fase di rodaggio, siamo a quota 14 stambecchi marcati.

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Nel 2018, con l’applicazione della normativa regionale lombarda sono ripartiti anche i corsi per cacciatori di selezione e collettiva al cinghiale. È stato un piacere conoscere e stringere nuove amicizie con i nostri corsisti. Cogliamo l’occasione per ringraziare anche tutto lo staff di docenti che collabora col nostro Studio e che fornisce un valore aggiunto in termini di competenze e professionalità atto a coprire ogni argomento e rispondere alle innumerevoli curiosità dei nostri discenti.

Nel 2019 porteremo avanti, con lo stesso entusiasmo, i lavori ancora in corso e daremo vita a nuovi progetti che susciteranno grande interesse da parte del mondo venatorio. Le nostre idee saranno rafforzate dal rinnovamento della comunicazione dello Studio con la messa online del nuovo sito internet e ampliando la nostra presenza sui social. Anche il blog beneficerà di un restyling grafico in modo da renderlo ancora più fruibile e aumentare i contatti già considerevoli: il 2018 si chiude con il record di oltre 25.500 visualizzazioni e oltre 18.500 visitatori. Gli articoli “Le malattie trasmissibili del cinghiale e “L’effetto boomerang della gestione del cinghiale” sono diventati virali con rispettivamente oltre 28mila e 15mila visualizzazioni. Molto apprezzato anche l’articolo pubblicato sulle “Misure di primo intervento nel caso di morso da vipere sul cane” che in pochi mesi ha totalizzato quasi 3mila visualizzazioni.

Lo Studio negli anni si evolve con ingressi di nuovi collaboratori, ma anche con uscite di figure storiche, come il Dott. Luca Pellicioli, co-fondatore di AlpVet, recentemente assunto presso l’ATS di Bergamo. Rinnoviamo gli auguri a Luca per la sua nuova attività lavorativa.

Non ci resta che auguraVi Buone Feste e un Felice 2019!

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Community empowerment for managing wild boar: a longitudinal case study of northern Italy 2001–2018 – Ecology and Society

Un’indagine realizzata da un team di ricercatori dell’Università della Svizzera italiana di Lugano e dallo Studio AlpVet descrive nuove strategie per la gestione sostenibile del cinghiale sul territorio nazionale. L’osservazione di quanto attuato da circa vent’anni nella Provincia di Verbania (VCO) nel nord del Piemonte ha dato vita all’articolo “Community empowerment for managing wild boar: a longitudinal case study of northern Italy 2001–2018” pubblicato su Ecology and Society, un’importante rivista di ecologia a livello internazionale (scaricabile integralmente al seguente link: https://www.ecologyandsociety.org/vol23/iss4/art12/ES-2018-10353.pdf)

Ecology and Society

Gli autori descrivono gli effetti della gestione proposta agli inizi degli anni 2000 dal Dott. Luca Rotelli (tecnico regionale nella provincia del VCO per il servizio faunistico del Piemonte dal 1998 al 2010) e adottata dal Comprensorio alpino di caccia VCO2, dove è stata applicata una forte limitazione della caccia al cinghiale, e analizzano gli effetti della responsabilizzazione del mondo venatorio, attraverso un sistema di gestione descritto col termine Community Empowerment (CE) (Trad. Responsabilizzazione della Comunità), voluto dal Corpo di Polizia provinciale a partire dal 2010. La descrizione di questo caso di studio, unico in Europa, è stata curata da Stefano Giacomelli, Michael Gibbert e Roberto Viganò, e si basa su dati di archivio e interviste ai vari attori coinvolti nel periodo di gestione del cinghiale dal 2001 al 2018.

A partire dal 1996 la Provincia di Verbania è stata suddivisa in tre comprensori alpini (CA) di caccia (VCO1 – Verbano-Cusio; VCO2 – Ossola Nord; VCO3 – Ossola Sud), ciascuno presieduto da un comitato incaricato della gestione della fauna selvatica e dell’organizzazione venatoria (ex L.R. 70/1996), in coordinamento con la Provincia del VCO e sotto l’egida della Regione Piemonte. Nonostante le tre aree fossero simili dal punto di vista ambientale e climatico, con le prime segnalazioni di presenza del cinghiale sul territorio, e i conseguenti danni registrati alle attività agro-pastorali, i CA VCO1 e VCO3 decisero di aprire la caccia al cinghiale ai singoli cacciatori e/o squadre, attraverso il pagamento di una quota di accesso, mentre il CA VCO2 intraprese un’altra via. Seppur non fosse possibile vietare la caccia al cinghiale, in quanto i regolamenti regionali impedivano questo tipo di scelta, su suggerimento del dott. Luca Rotelli si stabilì di applicare piani di prelievo di poche unità e consentire la possibilità di abbattimento della specie solo ai cacciatori di selezione esclusivamente durante le giornate di caccia dedicate al prelievo degli ungulati ruminanti. Questa scelta gestionale venne adottata allo scopo di evitare che la caccia al cinghiale – soprattutto nella forma della braccata – diventasse attraente per il mondo venatorio, e potenzialmente favorisse immissioni illegali di suidi sul territorio (documentati da analisi di DNA affidate alla Regione).

La strategia del CA VCO2 si dimostrò funzionale in quanto il numero degli animali prelevati rimase stabile negli anni intorno alle poche unità e i danni sul territorio estremamente contenuti. Viceversa, nei comprensori limitrofi, l’applicazione del metodo della braccata e l’allungamento del periodo di caccia, fece registrare un incremento di danni alle attività agricole e ai prati/pascoli, nonostante l’aumento di anno in anno del numero di cinghiali prelevati. Da queste osservazioni, nel 2010, la Provincia del VCO attraverso il corpo di Polizia provinciale cominciò ad implementare in maniera strutturata il sistema di gestione Community Empowerment a tutti i tre Comprensori, così da coinvolgere maggiormente la responsabilità del mondo agricolo e venatorio nei confronti della gestione del cinghiale. Il metodo ha portato alla creazione di una rete capillare di cacciatori volontari che hanno cominciato a collaborare con le forze di Polizia per ridurre il numero di cinghiali e i loro danni. Lo scopo principale, come dichiarato da Riccardo Maccagno (Comandante della Polizia provinciale dal 2012, e in precedenza vice-comandante) “era quello di creare un sistema in grado di ridurre il numero di cinghiali, i loro danni e, soprattutto, di fermare le immissioni illegali”.

La collaborazione tra cacciatori ed i membri del sistema CE ha portato inizialmente a qualche malumore, perché ha avuto l’effetto di ridimensionare il numero di capi prelevati durante la stagione venatoria. Tuttavia, si ritiene, abbia anche contribuito a disincentivare l’immissione illegale di altri cinghiali sul territorio. Un ulteriore dato interessante è che un sistema quale quello adottato nel CA VCO2, dove la caccia al cinghiale è fortemente limitata, non implica un maggior numero di danni alle attività agricole rispetto ai comprensori dove la caccia al cinghiale è ammessa.

L’articolo pubblicato su Ecology and Society non suggerisce la chiusura della caccia al cinghiale, la quale è considerata come un elemento culturale di alcune realtà italiane. Pone tuttavia l’accento sulla necessità di una gestione più consapevole e responsabile nei confronti della specie, attraverso una maggior coinvolgimento di tutte le componenti interessate. Il sistema adottato nel CA VCO2 si pone come interessante caso studio, volto a limitare l’aumento della specie dovuto ad un mero interesse venatorio, fin dalla sua comparsa sul territorio. Il sistema CE interviene invece in maniera efficace su sistemi gestionali che ammettono la caccia al cinghiale, favorendo una distribuzione della pressione venatoria, attraverso contenitivi, sull’intero anno e garantendo immediatezza di intervento a favore di coloro che subiscono danni. Entrambi i sistemi inoltre contribuiscono a rendere l’immissione illegale di nuovi capi di cinghiale meno attrattiva, poiché eliminano alla base la necessità o l’interesse per questo comportamento illecito.

 

Preparazione all’esame di abilitazione alla Zona Alpi – FIDC Magenta (6, 8, 13 novembre)

Il nucleo FIDC di Magenta “Eligio Colombo” in collaborazione con lo Studio AlpVet organizza un corso di preparazione all’esame di abilitazione alla Zona Alpi nelle giornate di martedì 6, giovedì 8 e martedì 13 novembre, presso la sede di FIDC Magenta in Via Cadorna, 12 a Magenta.

Il programma prevede:

  • Martedì 6 novembre: “Bovidi e Cervidi alpini: riconoscimento, biologia e gestione”
  • Giovedì 8 novembre: “Elementi di ecologia e legislazione per la pratica venatoria in Zona Alpi”
  • Venerdì 9 novembre: “I Galliformi alpini (Fagiano di monte, Pernice bianca e Coturnice) e la Lepre bianca: riconoscimento, biologia e gestione”

Le iscrizioni, da effettuare presso i referenti di Fidc Magenta, chiuderanno il 31 ottobre.

Per informazioni:
Segreteria FIDC Magenta: fidcnucleomagenta@gmail.com
www.federcaccianucleomagenta.it

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Il 2017 di AlpVet

L’anno 2017 potrà essere ricordato come l’anno dedicato alle carni di selvaggina!

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Hanno infatti preso avvio due progetti che riguardano lo sviluppo della filiera selvaggina. Il primo, avviato a febbraio 2017, è la prosecuzione del Progetto “Filiera Eco-Alimentare” chiuso nel 2016. Questo progetto, che prevede la costituzione di un vero “Processo di Filiera” basato sulla partecipazione di tutti gli stakeholder per la gestione di prodotto sostenibile per lo sviluppo dei territori alpini, è finanziato da Fondazione Cariplo, è guidato egregiamente da Ars.Uni.VCO come capofila e vede tra i partner l’Università degli Studi di Milano con i dipartimenti di Scienze veterinarie per la salute, la produzione animale e la sicurezza alimentare (VESPA) e quello di Scienze Agrarie e Alimentari – Produzione, Territorio, Agroenergia (DiSAA), oltre ai Comprensori Alpini di Caccia VCO2 e VCO3, in qualità di co-finanziatori.

Il secondo progetto denominato “Selvatici e Buoni: una filiera alimentare da valorizzare”, ha preso avvio a settembre di quest’anno a Bergamo, ed è finanziato da Fondazione Una, con la partecipazione dell’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo, dell’Università degli Studi di Milano con il Dipartimento di Medicina Veterinaria (DIMEVET) e della Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva.

In entrambi i progetti il nostro Studio è referente scientifico, e collabora nell’organizzazione e nella gestione dei corsi di formazione per cacciatori, oltre che alla pianificazione della filiera fin dalla sua partenza, collaborando a stretto contatto anche con macellai e ristoratori.

I corsi per “Cacciatore formato” sono stati apprezzati anche in altri contesti ed organizzati su specifica richiesta da Aziende Faunistiche Venatorie e Associazioni di cacciatori, sempre in collaborazione con le ATS e le ASL locali, con cui prosegue una proficua collaborazione. Quest’anno complessivamente abbiamo contribuito a formare oltre 300 cacciatori in giro per le Alpi! Dallo splendido scenario della conca di Carcoforo, passando per le vallate valsesiane e ossolane, scendendo a Varese e nella Valle del Ticino, risalendo le vallate bergamasche e spingendoci addirittura fin sotto il Monte Grappa! Speriamo che sotto le feste i cacciatori mettano in pratica quanto gli abbiamo insegnato, e che la selvaggina sia il piatto principale delle tavole natalizie!!! Un grazie particolare ai nostri chef di fiducia Ugo Facciola del Ristorante Edelweiss di Viceno di Crodo, Diego Valisi dell’Agriturismo Cascina Riazzolo, e Ivano Gelsomino della Trattoria Gstronomica La Selva di Clusone, validissimi collaboratori.

Entusiasmante come al solito la formazione rivolta ai cacciatori anche per ciò che concerne la caccia di selezione: il piacere di conoscere persone che credono in un’attività venatoria che vada sempre più verso un’evoluzione della sua pratica volta a garantire il benessere animale e la corretta gestione faunistica ci riempie di immensa gioia. Quest’anno, in collaborazione con FIDC Varese, ATC 1, ATC 2, CA Nord Verbano e con il Patrocinio della Provincia di Varese, abbiamo organizzato anche il I° Corso per Rilevatore biometrico. Una bellissima novità per noi anche dal punto di vista professionale, che ci ha permesso di trasmettere quanto imparato in questi anni di attività presso i centri di controllo della selvaggina.

Prosegue inoltre l’attività di ricerca scientifica e pubblicistica, non solo legata alle carni di selvaggina, ma anche alla sanità della fauna selvatica e alla sua gestione. Quest’anno abbiamo avuto modo di pubblicare alcuni lavori davvero interessanti, che a breve riporteremo in sintesi anche sulle pagine di questo blog: su Journal of Veterinary Science and Technology, è stato pubblicato un articolo sui risultati preliminari di un monitoraggio svolto sulla pseudotubercolosi nel camoscio, su Experimental and Applied Acarology, in collaborazione con ricercatori davvero in gamba, abbiamo contribuito a pubblicare un articolo sui patogeni presenti nelle zecche relativamente all’area di studio del VCO, e come non dimenticare il capitolo su “Game meat hygiene – Food safety and security”, il testo più importante a livello scientifico europeo inerente le carni di selvaggina, in cui abbiamo analizzato l’andamento del pH nelle carni di selvaggina.

Non dimentichiamo inoltre le comunicazioni portate a vari convegni nazionale e internazionale, tra cui il Congresso di Ecopatologia della Fauna tenutosi a Domodossola (in cui lo Studio ha dato davvero un fortissimo contributo in termini organizzativi) e due eventi in Nord America (The Wildlife Society’s 24th Annual Conference ad Albuquerque – New Mexico – e The Annual Meeting of the Academy of Management ad Atlanta – Georgia), in cui sono stati presentati dai colleghi dell’Università della Svizzera italiana di Lugano i primi dati di un caso studio sulla gestione del cinghiale.

Vale la pena ricordare la partecipazione anche a due eventi che hanno richiamato centinaia di persone: il convegno tenutosi a Macugnaga dal titolo “La cheratocongiuntivite infettiva: aggiornamenti e prospettive 30’anni dopo”, in cui abbiamo fornito un contributo a livello organizzativo e scientifico, e la 52° Assemblea UNCZA tenutasi a Madonna di Campiglio da titolo “Il Gallo forcello sulle Alpi: conservazione e gestione”, in cui è stato portato un contributo relativo ad indagini svolte sullo “Stress invernale nel forcello”.

Evento dell’anno anche il contest StambeccoOrobie, progetto culturale di osservazione partecipata, organizzato in stretta collaborazione con il CAI di Bergamo e con alcuni partner istituzionali (Provincia di Bergamo e Parco delle Orobie Bergamasche) e tecnici, in occasione dei 30’anni dall’inizio del “Progetto Stambecco in Lombardia” (1987-1990) con la prima liberazione degli Stambecchi sulle Alpi Orobiche.

Sempre in tema di specie di grande pregio conservazionistico, sottolineiamo come lo Studio AlpVet abbia aderito alla sottoscrizione per la messa al bando del Diclofenac come farmaco veterinario, in quanto riconosciuto come tale principio attivo sia estremamente pericoloso per la salute dei gipeti e degli altri avvoltoi che lentamente, grazie a ottimi progetti di re-introduzione, stanno ripopolando il territorio nazionale ed europeo.

È fonte di soddisfazione anche vedere come il nostro blog, continui a crescere e diventare un punto fermo per determinate informazioni: dopo l’exploit dell’anno scorso con oltre 25.000 visualizzazioni da parte di oltre 20.000 visitatori, quest’anno ci si sta attestando su cifre che passano le 18.000 visualizzazioni effettuate da quasi 14.000 visitatori. Anche quest’anno l’articolo più letto è stato quello sulle malattie trasmissibili del cinghiale con quasi 7.000 visualizzazioni, seguito da quello sulle zecche, con quasi mille visualizzazioni.

Il 2017 ha visto anche una piccola svolta nel nostro Studio, con l’uscita di Cristina Fraquelli, colonna portante e pensante di AlpVet prima ancora che nascesse lo Studio Associato. Abbiamo avuto la fortuna di lavorare e crescere con una grande professionista che ci ha insegnato tanto e ci ha trasmesso una grande passione per questo lavoro: in bocca al lupo Cristina per il tuo nuovo lavoro, e sappi che noi siamo sempre pronti ad accoglierti a braccia aperte!

Non ci resta che chiudere augurando a tutti i nostri lettori, colleghi, amici e conoscenti vari, i migliori auguri di buone feste e di un felice 2018!!

Progetto “Selvatici e Buoni”: La cucina della Selvaggina – Workshop ristoratori – Bergamo, 12 marzo 2018

Lunedì 12 marzo, presso l’ASCOM di Bergamo (Via Borgo Palazzi, 137 – Presso Sala Corsi) si terrà il Workshop dedicato all’approfondimento della conoscenza delle carni di grossa selvaggina aperto ai ristoratori del territorio bergamasco che era previsto inizialmente per il 29 gennaio scorso.

Prosegue il progetto “Selvatici e Buoni” nell’ambito del territorio bergamasco con una nuova fase di azioni rivolte ai ristoratori e ai macellai, volta a mettere in comunicazione le due figure fondamentali per il rilancio a livello gastronomico delle carni di selvaggina.

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Questo il programma dell’evento:
Ore 15:00 – Introduzione ai lavori
Dott.sa Petronilla Frosio (Presidente Ristoratori Ascom Bergamo)
Dott. Nicola Perotti (Presidente Fondazione UNA Onlus)
Dott. Maurizio Zipponi (Pres. Comitato Scientifico Fondazione UNA Onlus)
Dott. Antonio Sorice (ATS Bergamo – Presidente Società Italiana Med. Vet. Preventiva)
Prof. Paolo Lanfranchi (Università degli Studi di Milano)
Avv. Lorenzo Bertacchi (Presidente Federcaccia Bergamo)
Ore 15:30 – 16:00  – Storia, cultura e tradizioni legata al consumo di selvaggina nel territorio alpino
Prof. Silvio Barbero (Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo)
Ore 16:00 – 16:45 – Aspetti nutrizionali e valorizzazione della qualità delle carni di selvaggina
Dott. Roberto Viganò (Studio Associato AlpVet)
Ore 16.45 -17:00 BREAK
Ore 17:00 – 17:30 – Marketing e aspetti economici legati alle carni di selvaggina
Dott. Eugenio Demartini (Dip. VESPA – Università degli Studi di Milano)
Ore 17:30 – 18:00 – Dibattito e confronto sulle tematiche esposte
Moderatore Dott. Luca Pellicioli (Studio Associato AlpVet)

Per iscrizioni: info@ascombg.it

Corso Cacciatore Formato – FIDC VA

La Sezione di Varese di FIDC, in collaborazione con lo Studio Associato AlpVet, con il patrocinio dell’ATS Insubria e della Provincia di Varese, organizza il “Corso per cacciatore formato”, rispondente alle direttive comunitarie CE 852 e 853 del 2004 e alla DGR di Regione Lombardia X/2612 del 7 novembre 2014.

Le lezioni teoriche si terranno nelle giornate del 21, 23, 28 e 30 marzo dalle ore 20,00 alle ore 23,00 presso la sede di FIDC VA in via Piave 9, a Varese, mentre la lezione pratica si svolgerà a Crodo nella mattinata di sabato 1° aprile. Al termine della lezione pratica è previsto un buffet di degustazione presso l’Albergo Edelweiss a Viceno di Crodo.

Programma dettagliato del corso e scheda di iscrizione sul sito www.fidc-va.it

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Corso Perfezionamento Fauna Selvatica e Sanità Pubblica

Anche quest’anno l’Università di Milano organizza un corso di perfezionamento per Medici Veterinari sulla Fauna selvatica.

Il mondo sanitario pubblico e privato è oggi chiamato a confrontarsi con  scenari, legati a popolazioni selvatiche e sinantropiche, che richiedono un adeguato processo formativo, sia culturale che professionale, per integrare gli aspetti più propriamente sanitari con quelli ecologici, in rapporto alle diverse specie animali presenti nelle varie realtà territoriali.

Da queste considerazioni scaturisce la V° Edizione del Corso di perfezionamento in “Fauna selvatica e Sanità Pubblica, volto ad offrire un inquadramento delle principali problematiche sanitarie, a partire dagli aspetti epidemiologici, essenziale per definire adeguate misure d’intervento, fino alla pianificazione di catture e traslocazioni, nonché agli aspetti produttivi e igienico-sanitari legati alla filiera eco-alimentare.

Questa edizione del Corso di perfezionamento si pone come primo passo di un percorso formativo che si articolerà nello sviluppo approfondito dei singoli temi introdotti, al fine di  formare operatori con specifiche professionalità, in grado di sapersi rapportare alle diverse problematiche sanitarie legate alla fauna selvatica e definire adeguate misure d’intervento.

Possono partecipare al Corso di Perfezionamento coloro che siano in possesso del Diploma di Laurea o della Laurea Specialistica in Medicina veterinaria, Scienze zootecniche e tecnologie delle produzioni animali, Scienze biologiche, Scienze e tecnologie agrarie e forestali, Scienze e tecnologie agro-alimentari, Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura, Biologia, Medicina e chirurgia, Scienze della natura, Scienze e tecnologie agrarie, Scienze e tecnologie forestali ed ambientali, Scienze e tecnologie per l’ambiente e il territorio, Scienze zootecniche e tecnologie animali.

Potranno essere ammessi anche laureati e laureati magistrali in altre discipline previa valutazione dei competenti organi del corso. Il bando di partecipazione al corso è disponibile sul sito dell’ateneo all’indirizzo: http://www.unimi.it/studenti/corsiperf/97586.htm

Le domande di ammissione dovranno essere presentate dal 10 marzo all’11 aprile.

Scarica la locandina del corso.

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