Malattia di Aujeszky nel cinghiale e rischio Pseudorabbia nei cani

Negli ultimi giorni del 2019 una notizia ha destato molta preoccupazione soprattutto tra gli appassionati di caccia al cinghiale: “Malattia mortale dei cani si diffonde in Romagna, già sei decessi in pochi giorni”. Dal Servizio Veterinario (AUSL) di Forlì si comunica che alcuni cani da caccia sono infatti deceduti con sintomi riferibili al cosiddetto morbo di Aujeszky o Pseudorabbia e che, a seguito delle attività di sorveglianza, 49 cinghiali abbattuti durante l’attività venatoria tra Rimini, Forlì e Cesena sono risultati positivi ai test anticorpali nei confronti della malattia.

Non è del resto l’unica segnalazione negli ultimi anni in Italia e all’estero, ricordiamo infatti la segnalazione di un focolaio accertato nel 2008 in provincia di Novara con 7 cani da caccia deceduti in seguito all’abbattimento di un grosso cinghiale, nel 2013 invece 8 cani da caccia sono deceduti in provincia di Grosseto con sintomatologia riferibile a Pseudorabbia, diagnosi poi confermata dal servizio veterinario territoriale e altri 3 casi segnalati nella prefettura della Mosa, nel Nord-Est della Francia, durante lo stesso anno, oltre ad altri casi sporadici già verificatisi sul territorio nazionale.
Oltre ai cani, è bene segnalare anche il caso dell’orso marsicano morto a gennaio 2012 nel Parco Naturale Sirente-Velino nel cui referto d’autopsia è indicato il sospetto di Malattia di Aujeszky.

Ma cerchiamo di chiarire cosa sia questa malattia…

Si tratta di una malattia virale (Suid Herpesvirus) non zoonosica che colpisce i suidi domestici e selvatici come specie target, che fungono da reservoir, nei quali assume carattere diffusivo e connotazioni diverse in funzione dell’età dei soggetti colpiti, potendo provocare encefalite acuta nei giovani, polmonite negli adulti, ipofertilità e aborto nei riproduttori. Esistono anche infezioni subcliniche o asintomatiche o latenti.

Altri mammiferi, come il cane, il gatto, la volpe, l’orso, il lupo, i mustelidi, sono considerati ospiti aberranti, i quali quindi possono essere infettati dal virus soprattutto tramite ingestione di materiale infetto, ma occasionalmente anche tramite il morso o il contatto diretto con suidi infetti, con esito sempre mortale, ma perdendo la contagiosità, per cui il virus non può essere trasmesso ad un altro soggetto. Il cane manifesta inizialmente anoressia, stanchezza, indifferenza agli stimoli esterni e peggiora dimostrando difficoltà respiratorie, salivazione eccessiva, vomito, diarrea e un lieve rialzo della temperatura. Il sintomo distintivo è un fortissimo prurito, localizzato soprattutto su muso e orecchie, che induce il cane a grattarsi senza sosta. Nelle fasi finali della malattia i cani presentano spasmi neuro-muscolari, mancanza di coordinazione e paralisi progressiva. Tutti questi sintomi fanno definire la patologia nel cane con il termine di Pseudorabbia.
Purtroppo per i soggetti colpiti la prognosi è infausta, la morte sopraggiunge infatti entro 48 ore dalla comparsa dei sintomi, i quali cominciano a presentarsi entro 6 giorni dal contagio.

Non esiste vaccino, né trattamento efficace per le specie non suine, perciò l’unica accortezza per evitare il contagio è quella di non far ingerire carne cruda o interiora di maiale o di cinghiale ai cani. La cottura infatti inattiva completamente il virus, è sufficiente cuocere la carne a 100°C per un minuto o a 60°C per un’ora, tenendo conto che la temperatura indicata è da raggiungere a cuore della massa muscolare. Il vaccino esiste per i suini, ma laddove sia presente un piano di eradicazione della malattia negli allevamenti di suini l’utilizzo ne è vietato.

La diagnosi della malattia nel cane e nelle altre specie non target si effettua in base alla sintomatologia in prima battuta, ma è necessario differenziarla dalla Rabbia, malattia con sintomatologia simile, altrettanto letale, ma molto pericolosa anche per l’uomo, a differenza di Aujeszky. In secondo luogo si procede con esami di laboratorio come indagini molecolari (PCR) e ricerca virale nei carnivori deceduti, cercando quindi direttamente la presenza del virus stesso, oppure indagini sierologiche su campioni di sangue per la ricerca degli anticorpi nei confronti del virus nei suidi.

L’uomo non è sensibile all’infezione perciò non esiste alcun rischio nel maneggiare materiale infetto o nell’entrare in contatto con soggetti con sintomatologia evidente, nonostante questo la malattia risulta comunque menzionata nell’elenco OIE (https://www.oie.int/animal-health-in-the-world/oie-listed-diseases-2020/).

Bisogna sottolineare che la malattia non è sconosciuta o non indagata, esiste infatti un piano di monitoraggio e controllo a livello nazionale che prevede piani di controllo ed eradicazione a livello regionale e che vede impegnati i Servizi Veterinari presenti sul territorio nonché il centro di referenza nazionale IZSLER nella sede di Brescia, per cui si lavora per ottenere l’eradicazione della malattia soprattutto negli allevamenti suinicoli ed ottenere la denominazione di “ufficialmente indenne”, monitorando contemporaneamente la presenza nella fauna selvatica (qui è disponibile il report sull’attività di monitoraggio svolta nel 2018 e le misure di sorveglianza per il 2019).

I risultati mostrano che la presenza del virus sul territorio nazionale è estremamente bassa, ma il rischio non è nullo come infatti dimostrano gli ultimi casi che hanno creato allarme.

 

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Aree in cui sono tati rinvenuti cinghiali sieropositivi alla Malattia di Aujeszky – Fonte http://www.vetinweb.it (REGIONE LOMBARDIA – PIANO REGIONALE DI MONITORAGGIO E CONTROLLO SANITARIO DELLA FAUNA SELVATICA)

 

In altri Paesi esteri invece, come per esempio USA, Canada e Nuova Zelanda, i piani di eradicazione sono stati conclusi con successo eliminando completamente la malattia dal proprio territorio.

Di seguito alcuni siti di riferimento:

Ministero della Salute – Piano Nazionale Integrato

Regione Lombardia – Vetinweb

Regione Veneto – Resolveveneto

Regione Piemonte – DGR 86-6278 del 2018

Workshop – La Filiera della selvaggina come opportunità di valorizzazione delle risorse naturali del territorio abruzzese. 20 dicembre – Pescara

Venerdì 20 dicembre (ore 15.00 – Pescara) siamo stati invitati a portare la nostra esperienza nell’ambito della presentazione del WorkShop Tematico “LA FILIERA DELLA SELVAGGINA COME OPPORTUNITA’ DI VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE NATURALI DEL TERRITORIO ABRUZZESE”, ricadente nel progetto “Risorse Naturali d’Abruzzo”.

Il progetto “Risorse Naturali d’Abruzzo” interessa le province di Pescara e di Chieti e gran parte della provincia dell’Aquila, territori dove numerosa è la presenza di ungulati (soprattutto cinghiali). L’alta proliferazione di questi animali provoca ingenti danni al comparto agricolo e contribuisce all’abbandono delle aree interne, con gravi ripercussioni sulla salvaguardia del territorio. A tutto questo si aggiungono gravi e numerosi incidenti stradali, motivo di grande allarme sociale. Muovendo da questa breve analisi il progetto si pone l’obiettivo ambizioso di trasformare un problema in risorsa ed opportunità. Attraverso una filiera controllata e certificata la carne di selvaggina garantirà al consumatore la qualità del prodotto, nel rispetto dell’ambiente e del benessere dei selvatici, integrando la redditualità delle aziende agricole aderenti e contribuendo al contenimento delle popolazioni di ungulati. La strategia di progetto prevede l’aggregazione di diversi soggetti, che, responsabilmente opereranno lungo tutta la filiera, con l’auspicio di coinvolgere nuovi partners, quali i Parchi e le Riserve regionali, e soprattutto altri imprenditori agricoli. Infine un’adeguata promozione e divulgazione delle ottime caratteristiche nutrizionali delle carni di selvaggina farà dei ristoratori e degli operatori agrituristici importanti alleati nella promozione del
progetto Risorse Naturali d’Abruzzo.

Il programma della giornata prevede gli interventi di

  • Dr. Fabio De Marinis (Coordinatore)
    Il progetto di Filiera: obiettivi, contenuti e risultati attesi
  • D.ssa Elena Sico (Direttore Dipartimento Agricoltura Regione Abruzzo)
    Valori ed opportunità della mis.16.4
  • D.ssa Maria Luisa Zanni (Dirigente Pianificazione Faunistica della Regione Emilia Romagna)
    La gestione della Filiera del Cinghiale in Emilia Romagna
  • Dr. Mauro Ferri – S.I.E.F.
    Centri di sosta, raccolta e lavorazione della selvaggina, cessione diretta: normative e controlli
  • Dr. Roberto Viganò (Studio Associato AlpVet)
    Tracciabilità e benessere animale quali requisiti di certificazione di qualità
  • Ing. Giuseppe Giannini
    Le nuove tecnologie in ambito venatorio: tracciatura dei capi abbattute delle carni lavorate
  • Altri contributi
    Dr. Giuseppe Bucciarelli – Servizio Sanità Veterinaria, Igiene e Sicurezza degli Alimenti – Regione Abruzzo
    Dr. Paolo Dalla Villa – Ist. Zooprofilattico “G. Caporale”
    Dr Eliodoro D’Orazio – Slow Food Abruzzo-Molise
    Prof. Giuseppe Maiorano – Università degli Studi del Molise Facoltà di Agraria

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I° Congresso Nazionale sulle Filiera di Carni di Selvaggina – Lodi, 7/8 novembre 2019

“Tenuto conto del suo valore ecologico, sociale ed economico, la fauna selvatica è un’importante risorsa naturale rinnovabile, con rilevanza per settori quali lo sviluppo rurale, la pianificazione del territorio, l’offerta alimentare, il turismo, la ricerca scientifica e il patrimonio culturale. Se gestita in modo sostenibile, la fauna selvatica può fornire un’alimentazione e un reddito e contribuire notevolmente alla riduzione della povertà, nonché alla salvaguardia della salute umana e ambientale” (FAO, 2005).

Partendo da questi presupposti, e convogliando le varie esperienze svolte in Italia, nasce l’esigenza di promuovere un Congresso nazionale sul tema della Filiera delle carni di selvaggina selvatica, con l’obiettivo di fornire strumenti in grado di applicare correttamente le norme già presenti, al fine di valorizzare una risorsa disponibile che sta trovando sempre maggior consenso nel consumatore moderno.

Il Congresso è organizzato grazie alla collaborazione tra la Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF), Associazione Italiana Veterinari Igienisti (AIVI), Società Italiana di Economia Agraria (SIDEA), Società Italiana di Economia Agro-Alimentare (SIEA) e i Dipartimenti Scienze Veterinarie per la Salute, la Produzione animale e la Sicurezza alimentare “Carlo Cantoni” (VESPA) e di Medicina Veterinaria (DIMEVET) dell’Università degli Studi di Milano ed il supporto dell’Associazione per lo sviluppo della cultura, degli Studi Universitari e della ricerca nel Verbano Cusio Ossola (ARS.UNI.VCO) e di Fondazione Onlus Uomo-Natura-Ambiente (Fondazione UNA), e si svolgerà a Lodi presso il nuovo polo della Facoltà di Veterinaria di Milano nei giorni 7 e 8 novembre 2019.

Cattura

Obiettivo del congresso è fornire strumenti utili a migliorare e definire la qualità del prodotto, certificandone anche requisiti non ancora normati ma richiesti dal consumatore, come ad esempio il benessere animale, l’impatto ambientale, i valori nutrizionali e la tracciabilità.

Il Congresso è suddiviso in varie sessioni:

  • Qualità, percezione e valorizzazione della carne di selvaggina di filiera italiana
  • Igiene di processo e sicurezza alimentare
  • Patogeni zoonosici e rischio infettivo
  • Il punto di vista del Ministero sulla filiera nazionale delle carni di selvaggina
  • Contributi scientifici di progetti a rilevanza nazionale (sessione libera a cui tutti sono invitati a presentare contributi di ricerche scientifiche a rilevanza nazionale svolti nell’ambito dell’igiene, gestione, promozione delle carni di selvaggina seguendo le specifiche linee guida),

L’evento è in fase di accreditamento per Medici Veterinari e partecipa al programma di formazione professionale continua dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali (ai Dottori Agronomi e ai Dottori Forestali è richiesta l’iscrizione anche tramite il SIDAF al sito: https://www.conafonline.it)

Maggiori informazioni, programma dell’evento, modalità di iscrizione e presentazione degli abstract, recettività alberghiera sul sito https://congressocarnidiselvaggina.wordpress.com/

I° Congresso Nazionale “Filiera Carni di selvaggina” – Lodi, 7/8 novembre 2019 – PreCall

“Tenuto conto del suo valore ecologico, sociale ed economico, la fauna selvatica è un’importante risorsa naturale rinnovabile, con rilevanza per settori quali lo sviluppo rurale, la pianificazione del territorio, l’offerta alimentare, il turismo, la ricerca scientifica e il patrimonio culturale. Se gestita in modo sostenibile, la fauna selvatica può fornire un’alimentazione e un reddito e contribuire notevolmente alla riduzione della povertà, nonché alla salvaguardia della salute umana e ambientale” (FAO, 2005).

Partendo da questi presupposti, e convogliando le varie esperienze svolte in Italia, nasce l’esigenza di promuovere un Congresso nazionale sul tema della Filiera delle carni di selvaggina selvatica, con l’obiettivo di fornire strumenti in grado di applicare correttamente le norme già presenti, al fine di valorizzare una risorsa disponibile che sta trovando sempre maggior consenso nel consumatore moderno.

Il congresso è organizzato grazie alla collaborazione tra Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (S.I.E.F.), Associazione Italiana Veterinari Igienisti (A.I.V.I.), Società Italiana di Economia Agraria (S.I.D.E.A.), Società Italiana di Economia Agro-Alimentare (S.I.E.A.) e i Dipartimenti di Medicina Veterinaria (DIMEVET) e di Scienze Veterinarie per la Salute, la Produzione animale e la Sicurezza alimentare “Carlo Cantoni” (VESPA) dell’Università degli Studi di Milano ed il supporto dell’Associazione per lo sviluppo della cultura, degli Studi Universitari e della ricerca nel Verbano Cusio Ossola (ARS.UNI.VCO) e di Fondazione Onlus Uomo-Natura-Ambiente (Fondazione U.N.A.).

Enti Convegno Carni

Gli aspetti sanitari, unitamente a quelli socio-economici, sono le basi per la creazione di una filiera certificata, e sono gli elementi chiave per garantire un controllo qualitativo delle carni dalla produzione fino al consumatore finale.
Obiettivo del congresso è fornire strumenti utili a migliorare e definire la qualità del prodotto, certificandone anche requisiti non ancora normati ma richiesti dal consumatore, come ad esempio il benessere animale, l’impatto ambientale, i valori nutrizionali e la tracciabilità.

Il Congresso si terrà a Lodi, presso la Facoltà di Medicina Veterinaria, nelle giornate del 7 e 8 novembre 2019 e sarà suddiviso in 4 sessioni ad invito ed una sessione libera (5° sessione) aperta alle presentazioni di esperienze rilevanti a livello nazionale, sia come contributo orale che come poster:

  • 1° sessione: Qualità, percezione e valorizzazione della carne di selvaggina di filiera italiana
  • 2° sessione: Igiene di processo e sicurezza alimentare
  • 3° sessione: Patogeni e contaminati
  • 4° sessione: Il punto di vista del Ministero sulla filiera nazionale delle carni di selvaggina
  • 5° sessione (libera): Contributi scientifici di progetti a rilevanza nazionale

Per scaricare la precall del Congresso e la scheda di iscrizione visitate il sito: https://congressocarnidiselvaggina.wordpress.com/

Metodi di contenimento del cinghiale nelle aree protette: analisi delle normative in Italia con particolare riferimento alla tutela del benessere degli animali catturati – Rassegna di diritto, legislazione e medicina legale veterinaria

Se negli anni ’50 del secolo scorso il cinghiale (Sus scrofa) stava quasi rischiando l’estinzione nel nostro Paese, da allora, a causa di introduzioni/re-introduzioni e ripopolamenti a scopo venatorio (sostenuti sia da amministrazioni locali sia attraverso immissioni illegali praticate dai cacciatori), la specie è diventata di fatto problematica, e la sua gestione richiede misure attente e lungimiranti per salvaguardare le coltivazioni e le biocenosi.

Nelle Aree protette nazionali la gestione delle specie problematiche è disciplinata dal comma 4 dell’art. 11 della Legge 6 dicembre 1991, n. 394, “Legge quadro sulle aree protette” (Testo coordinato aggiornato al DPR 16 aprile 2013) che prevede “eventuali prelievi faunistici ed eventuali abbattimenti selettivi, necessari per ricomporre squilibri ecologici accertati dall’Ente parco”, norma che corrisponde alla analoga del comma 6 dell’art. 22 previsto per le Aree protette regionali.

Anche all’interno delle aree protette si stanno pertanto affermando piani di limitazione e controllo che, oltre agli abbattimenti selettivi, tendono ad avvalersi soprattutto della cattura a mezzo di impianti fissi e mobili. Tuttavia il destino degli animali catturati all’interno di queste aree rappresenta un punto critico della gestione, non solo legato all’efficacia di tale prassi, ma soprattutto per ciò che concerne la tutela del benessere degli animali. È infatti sempre più comune assistere alla cessione di cinghiali catturati ad allevamenti di selvaggina, Aziende Faunistico Venatorie e/o Aziende Agri-Turistico Venatorie, ovvero a recinti di addestramento di cani da caccia. Non ultimo appare contrario alle indicazioni di benessere animale anche il trasporto di cinghiali vivi verso impianti di macellazione, in quanto tale aspetto è di fatto escluso dalle normative europee per la tutela del benessere degli animali trasportati e degli animali gestiti nei macelli.

Alla luce di quanto cover_issue_1357_it_ITsta accadendo tuttora in alcuni parchi italiani, Mauro Ferri, Roberto Viganò e Elisa Armaroli, membri del direttivo della Società Italiana di Ecopatologia della Fauna, hanno prodotto un report, recentemente pubblicato on-line sulla rivista “Rassegna di diritto, legislazione e medicina legale veterinaria” (Nr 3 – Anno 2018). Attraverso un’attenta disamina sui metodi di contenimento del cinghiale applicati nelle aree protette italiane, gli autori pongono l’attenzione sulle normative nazionali e comunitarie atte a gestire le catture e attività di contenimento della specie con particolare riferimento alla tutela del benessere degli animali, anche nel caso di creazione di una filiera delle carni di cinghiale.

In particolare, nell’articolo si sottolinea come, a prescindere dalle diverse situazioni territoriali, nel caso si voglia destinare alla filiera della carne le specie di fauna viventi allo stato selvatico, il Reg. (CE) 853/2004 preveda tassativamente la destinazione ad un Centro di lavorazione selvaggina riconosciuto, dove i capi pervengono dopo l’abbattimento sul campo. Occorre segnalare che nel suddetto Regolamento non vi è la distinzione di status tra selvaggina selvatica cacciata e quella abbattuta o catturata in attività di controllo ai sensi dell’art. 19 della L. 157/1992 o dell’art. 7 e 22 della L. 394/1991. Infatti, la terminologia del legislatore europeo distingue esclusivamente tra “selvaggina selvatica” e “selvaggina allevata” (FR: gibier sauvage Vs gibier d’élevage; ENG: wild game Vs farmed game; D: frei lebendes Wild Vs Farmwild; …) ma nel contesto di ogni gruppo non opera differenze fra abbattimento in regime di caccia e di controllo né tantomeno distingue fra abbattimento diretto o cattura.

Ne deriva che al legislatore europeo interessa esclusivamente distinguere le modalità operative tra “selvatici allo stato libero” e “specie selvatiche allevate”, al fine di definire gli aspetti specifici di tutela del benessere nei riguardi di animali abituati allo stato libero e di altri invece dipendenti di fatto dall’uomo. In pratica non è rilevante per l’Unione Europea che un animale vivente allo stato libero possa essere abbattuto o catturato né che l’abbattimento/cattura sia fatto per interesse personale o per finalità di pubblica utilità: ciò che rimane rilevante sono le garanzie per la tutela del benessere animale evitando manipolazioni (situazioni stressogene) inutili e facilmente evitabili.

A tale proposito l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA, 2006) ha pubblicato delle linee guida per l’abbattimento di fauna selvatica al fine di limitare ogni situazione di stress legata a manipolazione e trasporto, considerando anche il fatto che la qualità igienico-sanitaria e organolettica del prodotto finale possono essere influenzate negativamente dallo stress.

Pertanto, garanzie per la tutela del benessere di animali selvatici catturati allo stato libero per essere destinati alla filiera della carne di selvaggina sono facilmente assicurabili sviluppando procedure che si muovono all’interno della categoria “selvaggina abbattuta” secondo il Reg. (CE) 853/2004, in base a semplici indicazioni fornite dagli autori all’interno dell’articolo.

L’articolo è scaricabile al seguente link:
Metodi di contenimento del cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette: analisi delle normative in Italia con particolare riferimento alla tutela del benessere degli animali catturati. Ferri M., Viganò R., Armaroli E. – Rassegna di diritto, legislazione e medicina legale veterinaria (Nr 3 – Anno 2018)

Quality parameters of hunted game meat: sensory analysis and pH monitoring – Italian Journal Food Safety 2019

È stato pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica “Italian Journal of Food Safety” l’articolo “Quality parameters of hunted game meat: sensory analysis and pH monitoring”.

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La pubblicazione racchiude il lavoro d’equipe di professionisti e ricercatori di Ars.Uni.VCO, Università degli Studi di Milano (con i dipartimenti VESPA, DIMEVET e DISAA), Studio Associato AlpVet e Laboratorio Chimico Chiappini, svolto nell’ambito del progetto “Processi di Filiera Eco-Alimentare” finanziato da Fondazione Cariplo.

Gli autori (Roberto Viganò, Eugenio Demartini, Fiammetta Riccardi, Annafrancesca Corradini, Martina Besozzi, Paolo Lanfranchi, Pietro Luigi Chiappini, Andrea Cottini, Anna Gaviglio), partendo dalla possibilità concessa dai Reg. CE 852-853/2004 di immettere sul mercato carni derivanti da ungulati selvatici a vita libera prelevati nell’ambito di piani di gestione venatoria, e considerando l’importanza di effettuare verifiche approfondite in tema di qualità nutrizionale, organolettica e sanitaria del prodotto, hanno descritto nella pubblicazione come l’analisi delle qualità sensoriali abbinate al monitoraggio del pH delle carni, possa fornire un aiuto oggettivo e concreto per qualificare il fornitore (cacciatore), attestare la qualità del prodotto ai fini della commercializzazione nonché evidenziare possibili cause di rischio sanitario che ne possano pregiudicare il consumo e selezionare i prodotti per destinare quelli di miglior qualità a preparazioni di pregio.

Al fine di valutare i parametri nutrizionali ed il profilo acidico tra le diverse specie di ungulati, si è proceduto ad eseguire un campionamento del muscolo Longissimus dorsi (N=9) di camoscio, capriolo, cervo e cinghiale. Inoltre, per valutare le buone pratiche di gestione delle carcasse, i capi pervenuti ai centri di controllo dei Comprensori Alpini di caccia (VCO2-Ossola nord e VCO3-Ossola sud, in Provincia di Verbania) sono stati oggetto di valutazione da parte dei tecnici incaricati, registrando tipologia di abbattimento, numero di colpi, dissanguamento e pulizia della carcassa. Si è quindi proceduto ad annotare ora di abbattimento e ora di misurazione del pH, effettuata tramite sonda (HD2105.2 Delta OHM®) inserita nel muscolo Semimembranosus.

I valori di pH misurati 4 ore dopo l’abbattimento sono stati considerati come discriminanti della qualità delle carcasse, considerando quelle con pH>6,2 come carni DFD, quelle compresi tra 5,8 e 6,2 come Intermediate DFD e quelle al di sotto del 5,8 di buona qualità. Complessivamente sono stati campionati 1056 ungulati (537 camosci, 113 caprioli, 342 cervi e 64 cinghiali) nel triennio 2015/2017.

I valori nutrizionali hanno evidenziato un basso contenuto di grassi (< 3 g per 100 g), un alto contenuto di proteine e un basso contenuto di grassi saturi (< 1,5 g per 100 g). La selvaggina inoltre ha elevate quantità di Omega (ω) 3 e di Acido Linoleico Coniugato, e garantisce un corretto rapporto ω6/ω3. Emergono differenze nella concentrazione di grassi nelle classi di età e sesso, in rapporto alla stagione degli amori, la quale comporta perdite di peso dei maschi adulti anche di oltre il 40%.

A livello gestionale si è inoltre osservato che un prelievo che comporti agonia dell’animale, un dissanguamento insufficiente, una gestione non corretta della carcassa, nonché condizioni di dimagramento eccessivo a causa del periodo riproduttivo, siano fattori che influenzano negativamente la velocità di discesa del pH, con effetti negativi sulla qualità finale del prodotto.

Concludendo, a livello commerciale è quanto mai necessario procedere ad una certificazione delle carni di selvaggina, in quanto il prodotto non è omogeneo per specie, classe di età, sesso e periodo di prelievo, e ciò influenza a vario titolo i parametri nutrizionali. Inoltre, dato che l’abbattimento e l’eviscerazione viene svolta in campo, occorrono verifiche e criteri di valutazione oggettivi e a basso costo applicabili rapidamente per discriminare, prima dell’invio delle carcasse a locali autorizzati o centri di lavorazione, il prodotto di qualità. Tale aspetto è funzionale anche per la qualifica del fornitore e per migliorare le procedure di prelievo, in ottica di rispetto del benessere animale (abbattimento immediatamente mortale), al fine di garantire una qualità etica, organolettica e sanitaria del prodotto.

L’articolo è scaricabile al seguente link: https://doi.org/10.4081/ijfs.2019.7724

Gestione sanitaria della fauna selvatica: il ruolo del veterinario tra conservazione e salute pubblica

La Società Italiana di Ecopatologia LOGO SIEF COMPLETO VERTICALEdella Fauna (SIEF), organizza per la giornata del 22 febbraio, un convegno dal titolo “Gestione sanitaria della fauna selvatica: il ruolo del veterinario tra conservazione e salute pubblica”.

L’evento si terrà a Bologna, presso la Sala 20 maggio 2012 (Regione Emilia-Romagna ex Sala A conferenze), in Viale della Fiera nr 8, a partire dalle ore 9,30.

Seguirà alle ore 14,00 l’assemblea della SIEF con l’elezione del nuovo direttivo per il prossimo triennio 2019/2022. Per maggiori dettagli si rimanda al sito della SIEF.

Programma:

9.30 – 10.00 Registrazione

10.00 Apertura – Saluti Istituzionali

10.00 Sessione 1 – Dalle Alpi agli Appennini: le attività veterinarie nelle aree protette – VetAAPP (Coordinamento Nazionale Veterinari Aree Protette)
Simone Angelucci (Parco Nazionale della Majella)
Bruno Bassano (Parco Nazionale del Gran Paradiso)
Nadia Cappai (Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna)
Umberto Di Nicola (Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga)
Leonardo Gentile (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise)
Federico Morandi (Parco Nazionale dei Monti Sibillini)

11.15 – 11.30 Pausa

11.30 Sessione 2 – La gestione sanitaria nelle aree protette, compiti e necessità 
Aree protette ed apporto della medicina veterinaria nella strategie di conservazione in Italia – Antonio Maturani (Ministero dell’Ambiente) 
Gestione sanitaria della fauna selvatica nelle aree protette: quali compiti del Servizio Sanitario Nazionale? – Andrea Maroni-Ponti (Ministero della Salute)

13.00 Chiusura dei lavori

14.00 Assemblea soci SIEF ed elezione del direttivo