Workshop “FORMARE ED INFORMARE I PORTATORI DI INTERESSE PER LA EARLY DETECTION E IL CONTROLLO DELLA PESTE SUINA AFRICANA NEL CINGHIALE” – Arezzo 27 novembre 2019

La Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF) sta sostenendo il Progetto pilota “Carcass detection dogs: utilizzo di unità cinofile addestrate al rilevamento delle carcasse di cinghiale come strumento di prevenzione e controllo della peste suina africana” (http://www.enci.it/enci/news/progetto-psa) promosso dall’Ente Nazionale Cinofilia Italiana (ENCI) sulla prevenzione e controllo della peste suina africana (PSA).
Il progetto, nato dalla collaborazione del direttivo SIEF con i referenti dell’ENCI, prevede la formazione di binomi conduttore-cane idonei al rilevamento delle carcasse di cinghiale nell’ambito del monitoraggio sanitario per il controllo e l’eradicazione della peste suina africana.
Tali binomi opportunamente formati attraverso corsi di formazione, possono diventare fondamentali nella ricerca attiva di carcasse in caso di avvio di un focolaio epidemico. È noto infatti come la sorveglianza passiva continua sia di fatto lo strumento principale per comprendere l’evoluzione della malattia, considerando inoltre che l’individuazione delle carcasse e la loro rimozione è uno dei pilastri per l’eliminazione della PSA nel territorio.
L’obiettivo del progetto è la creazione di un team multidisciplinare che possa provvedere alla selezione e formazione di unità cinofile per la ricerca di carcasse di cinghiali nelle aree di indagine e che possa intervenire in situazioni emergenziali in caso di diffusione della PSA nel rispetto delle misure di biosicurezza. I tempi per selezione, addestramento e messa in operatività sono stimati in 5/7 settimane.
Nell’ambito del progetto ENCI, SIEF avvia il percorso formativo attraverso l’organizzazione di una giornata rivolta anche a tecnici faunistici e veterinari, e finalizzata ad educare formatori in grado di comunicare in maniera efficiente le modalità pratiche e gestionali per un’efficiente sorveglianza ed effettivo controllo rivolto alla prevenzione della PSA.

Il workshop “FORMARE ED INFORMARE I PORTATORI DI INTERESSE PER LA EARLY DETECTION E IL CONTROLLO DELLA PESTE SUINA AFRICANA NEL CINGHIALE” è inserito nell’ambito del “CORSO DI FORMAZIONE PER CONDUTTORI CANI DA DETECTION E PER FORMATORI IN AMBITO VENATORIO”, finalizzato alla sorveglianza e controllo della peste suina africana, è sostenuto anche dal Ministero della Salute e si svolgerà ad Arezzo il 27 novembre prossimo presso la Sala dei Grandi (accesso da Piazza della Libertà 3 – Ingresso del palazzo della Provincia).

Il monitoraggio ecologico mediante l’ausilio di cani da detection rappresenta una risposta rapida ed efficace alle problematiche connesse con la necessità del reperimento delle carcasse degli animali oggetto di osservazione. In ambito internazionale, l’utilizzo dei cani da detection nel settore del monitoraggio e conservazione fauna selvatica, ha avuto un rapido sviluppo, risultando spesso economicamente più conveniente rispetto ad altre strategie (Goodwin et al., 2010; Paula et al. , 2011; Kauhala e Salonen, 2012; Sheehy et al., 2014; Beebe et al., 2016; Oldenburg et al., 2016; Hayes et al., 2018), e, soprattutto, più efficace rispetto agli operatori umani, sia in termini di tempi di ricerca più rapidi, che per i risultati di maggiore percentuale di localizzazione e più ampia possibilità di ispezione di aree impervie o coperte di fitta vegetazione (Beebe et al., 2016; Stanhope, 2015).

Scarica il programma della giornata e il modulo di iscrizione (da inviare compilato a sief@sief.it) dal sito www.sief.it

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I° Congresso Nazionale sulle Filiera di Carni di Selvaggina – Lodi, 7/8 novembre 2019

“Tenuto conto del suo valore ecologico, sociale ed economico, la fauna selvatica è un’importante risorsa naturale rinnovabile, con rilevanza per settori quali lo sviluppo rurale, la pianificazione del territorio, l’offerta alimentare, il turismo, la ricerca scientifica e il patrimonio culturale. Se gestita in modo sostenibile, la fauna selvatica può fornire un’alimentazione e un reddito e contribuire notevolmente alla riduzione della povertà, nonché alla salvaguardia della salute umana e ambientale” (FAO, 2005).

Partendo da questi presupposti, e convogliando le varie esperienze svolte in Italia, nasce l’esigenza di promuovere un Congresso nazionale sul tema della Filiera delle carni di selvaggina selvatica, con l’obiettivo di fornire strumenti in grado di applicare correttamente le norme già presenti, al fine di valorizzare una risorsa disponibile che sta trovando sempre maggior consenso nel consumatore moderno.

Il Congresso è organizzato grazie alla collaborazione tra la Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF), Associazione Italiana Veterinari Igienisti (AIVI), Società Italiana di Economia Agraria (SIDEA), Società Italiana di Economia Agro-Alimentare (SIEA) e i Dipartimenti Scienze Veterinarie per la Salute, la Produzione animale e la Sicurezza alimentare “Carlo Cantoni” (VESPA) e di Medicina Veterinaria (DIMEVET) dell’Università degli Studi di Milano ed il supporto dell’Associazione per lo sviluppo della cultura, degli Studi Universitari e della ricerca nel Verbano Cusio Ossola (ARS.UNI.VCO) e di Fondazione Onlus Uomo-Natura-Ambiente (Fondazione UNA), e si svolgerà a Lodi presso il nuovo polo della Facoltà di Veterinaria di Milano nei giorni 7 e 8 novembre 2019.

Cattura

Obiettivo del congresso è fornire strumenti utili a migliorare e definire la qualità del prodotto, certificandone anche requisiti non ancora normati ma richiesti dal consumatore, come ad esempio il benessere animale, l’impatto ambientale, i valori nutrizionali e la tracciabilità.

Il Congresso è suddiviso in varie sessioni:

  • Qualità, percezione e valorizzazione della carne di selvaggina di filiera italiana
  • Igiene di processo e sicurezza alimentare
  • Patogeni zoonosici e rischio infettivo
  • Il punto di vista del Ministero sulla filiera nazionale delle carni di selvaggina
  • Contributi scientifici di progetti a rilevanza nazionale (sessione libera a cui tutti sono invitati a presentare contributi di ricerche scientifiche a rilevanza nazionale svolti nell’ambito dell’igiene, gestione, promozione delle carni di selvaggina seguendo le specifiche linee guida),

L’evento è in fase di accreditamento per Medici Veterinari e partecipa al programma di formazione professionale continua dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali (ai Dottori Agronomi e ai Dottori Forestali è richiesta l’iscrizione anche tramite il SIDAF al sito: https://www.conafonline.it)

Maggiori informazioni, programma dell’evento, modalità di iscrizione e presentazione degli abstract, recettività alberghiera sul sito https://congressocarnidiselvaggina.wordpress.com/

I° Congresso Nazionale “Filiera Carni di selvaggina” – Lodi, 7/8 novembre 2019 – PreCall

“Tenuto conto del suo valore ecologico, sociale ed economico, la fauna selvatica è un’importante risorsa naturale rinnovabile, con rilevanza per settori quali lo sviluppo rurale, la pianificazione del territorio, l’offerta alimentare, il turismo, la ricerca scientifica e il patrimonio culturale. Se gestita in modo sostenibile, la fauna selvatica può fornire un’alimentazione e un reddito e contribuire notevolmente alla riduzione della povertà, nonché alla salvaguardia della salute umana e ambientale” (FAO, 2005).

Partendo da questi presupposti, e convogliando le varie esperienze svolte in Italia, nasce l’esigenza di promuovere un Congresso nazionale sul tema della Filiera delle carni di selvaggina selvatica, con l’obiettivo di fornire strumenti in grado di applicare correttamente le norme già presenti, al fine di valorizzare una risorsa disponibile che sta trovando sempre maggior consenso nel consumatore moderno.

Il congresso è organizzato grazie alla collaborazione tra Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (S.I.E.F.), Associazione Italiana Veterinari Igienisti (A.I.V.I.), Società Italiana di Economia Agraria (S.I.D.E.A.), Società Italiana di Economia Agro-Alimentare (S.I.E.A.) e i Dipartimenti di Medicina Veterinaria (DIMEVET) e di Scienze Veterinarie per la Salute, la Produzione animale e la Sicurezza alimentare “Carlo Cantoni” (VESPA) dell’Università degli Studi di Milano ed il supporto dell’Associazione per lo sviluppo della cultura, degli Studi Universitari e della ricerca nel Verbano Cusio Ossola (ARS.UNI.VCO) e di Fondazione Onlus Uomo-Natura-Ambiente (Fondazione U.N.A.).

Enti Convegno Carni

Gli aspetti sanitari, unitamente a quelli socio-economici, sono le basi per la creazione di una filiera certificata, e sono gli elementi chiave per garantire un controllo qualitativo delle carni dalla produzione fino al consumatore finale.
Obiettivo del congresso è fornire strumenti utili a migliorare e definire la qualità del prodotto, certificandone anche requisiti non ancora normati ma richiesti dal consumatore, come ad esempio il benessere animale, l’impatto ambientale, i valori nutrizionali e la tracciabilità.

Il Congresso si terrà a Lodi, presso la Facoltà di Medicina Veterinaria, nelle giornate del 7 e 8 novembre 2019 e sarà suddiviso in 4 sessioni ad invito ed una sessione libera (5° sessione) aperta alle presentazioni di esperienze rilevanti a livello nazionale, sia come contributo orale che come poster:

  • 1° sessione: Qualità, percezione e valorizzazione della carne di selvaggina di filiera italiana
  • 2° sessione: Igiene di processo e sicurezza alimentare
  • 3° sessione: Patogeni e contaminati
  • 4° sessione: Il punto di vista del Ministero sulla filiera nazionale delle carni di selvaggina
  • 5° sessione (libera): Contributi scientifici di progetti a rilevanza nazionale

Per scaricare la precall del Congresso e la scheda di iscrizione visitate il sito: https://congressocarnidiselvaggina.wordpress.com/

Gestione sanitaria della fauna selvatica: il ruolo del veterinario tra conservazione e salute pubblica

La Società Italiana di Ecopatologia LOGO SIEF COMPLETO VERTICALEdella Fauna (SIEF), organizza per la giornata del 22 febbraio, un convegno dal titolo “Gestione sanitaria della fauna selvatica: il ruolo del veterinario tra conservazione e salute pubblica”.

L’evento si terrà a Bologna, presso la Sala 20 maggio 2012 (Regione Emilia-Romagna ex Sala A conferenze), in Viale della Fiera nr 8, a partire dalle ore 9,30.

Seguirà alle ore 14,00 l’assemblea della SIEF con l’elezione del nuovo direttivo per il prossimo triennio 2019/2022. Per maggiori dettagli si rimanda al sito della SIEF.

Programma:

9.30 – 10.00 Registrazione

10.00 Apertura – Saluti Istituzionali

10.00 Sessione 1 – Dalle Alpi agli Appennini: le attività veterinarie nelle aree protette – VetAAPP (Coordinamento Nazionale Veterinari Aree Protette)
Simone Angelucci (Parco Nazionale della Majella)
Bruno Bassano (Parco Nazionale del Gran Paradiso)
Nadia Cappai (Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna)
Umberto Di Nicola (Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga)
Leonardo Gentile (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise)
Federico Morandi (Parco Nazionale dei Monti Sibillini)

11.15 – 11.30 Pausa

11.30 Sessione 2 – La gestione sanitaria nelle aree protette, compiti e necessità 
Aree protette ed apporto della medicina veterinaria nella strategie di conservazione in Italia – Antonio Maturani (Ministero dell’Ambiente) 
Gestione sanitaria della fauna selvatica nelle aree protette: quali compiti del Servizio Sanitario Nazionale? – Andrea Maroni-Ponti (Ministero della Salute)

13.00 Chiusura dei lavori

14.00 Assemblea soci SIEF ed elezione del direttivo

 

Host range of mammalian orthoreovirus type 3 widening to alpine chamois – Veterinary Microbiology

È stato pubblicato in questi giorni sulla prestigiosa rivista “Veterinary Microbiology” l’articolo “Host range of mammalian orthoreovirus type 3 widening to alpine chamois” a cura di Martina Besozzi, Stefania Lauzi, Davide Lelli, Antonio Lavazza, Chiara Chiapponi, Giuliano Pisoni, Roberto Viganò, Paolo Lanfranchi e Camilla Luzzago.

La collaborazione tra il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Milano, l’Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia Romagna e lo Studio AlpVet, ha portato a descrivere i risultati svolti nell’ambito di un progetto di monitoraggio sanitario svolto sulla popolazione di camoscio presente nel Comprensorio Alpino VCO2 – Ossola Nord, in provincia di Verbania.

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Il campionamento, svolto nel periodo 2008/2012, prevedeva la raccolta di porzioni di tessuto polmonare su animali giovani (yearling) o soggetti adulti qualora quest’ultimi presentassero lesioni evidenti, oltre a campioni di sangue svolti grazie alla collaborazione dei cacciatori.

I risultati delle analisi di laboratorio si sono mostrati sorprendenti ed innovativi. È stato infatti isolato in laboratorio dai polmoni di 3 yearling, che non presentavano né lesioni né sintomi respiratori, un Orthoreovirus, virus mai isolato prima nel camoscio, ma oggetto di importanti studi nell’ultimo decennio anche nell’uomo, oltre che in animali domestici.

Il virus, orthoreovirus camosci_besozzi etal_vetmicr_ 2019già noto agli studiosi, è stato ritrovato in passato anche in specie domestiche, sia in soggetti sani che in capi con infezioni respiratorie conclamate. Gli studi hanno sempre cercato di comprendere  quale possa essere il reale ruolo del virus nello sviluppo della patologia respiratoria, ipotizzando che da solo non basti a far sviluppare la sintomatologia.

L’analisi genetica dei virus isolati ha permesso inoltre di verificare la vicinanza filogenetica ad altri Orthoreovirus isolati in Italia, su cani, pipistrelli e/o suini. Questo aspetto sottolinea la bassa specie-specificità del virus che può potenzialmente infettare tutte le specie disponibili sul territorio, uomo compreso, come segnalato in studi condotti all’estero.

L’indagine sierologica svolta sui campioni di sangue ha permesso di evidenziare una presenza costante nei camosci del CA VCO2 di anticorpi nei confronti di tale virus, permettendo quindi di affermare che vi è una circolazione costante del virus all’interno della popolazione di camosci nonché una possibile continua re-infezione da parte anche di altre specie conviventi nel territorio.

La Peste Suina Africana

Da diversi anni ormai continuano le segnalazioni di focolai di Peste Suina Africana (PSA) provenienti dall’Est Europa, e che hanno raggiunto anche i territori della Repubblica Ceca, Ungheria e Romania. Recentemente (13 settembre 2018) si è assistito addirittura ad un salto della patologia anche in Lussemburgo, destando grande preoccupazione nell’ambiente scientifico che ha avvertito la necessità di fornire indicazioni utili per la gestione e la prevenzione della malattia su tutto il territorio della Comunità Europea (Handbook on African Swine Fever in wild boar and biosecurity during hunting – Vittorio Guberti, Sergei Khomenko, Marius Masiulis, Suzanne Kerba, version 25/09/2018).

La PSA è una malattia virale causata da un DNA virus della Famiglia degli Asfaviridae, virus molto resistenti anche in ambiente esterno e soprattutto a basse temperature. Esistono due genotipi in Europa, il Genotipo I presente solo in Sardegna (Italia) ormai in forma endemica ed il Genotipo II largamente diffuso nell’Est Europa, entrambi fatali per gli animali che sviluppano la malattia. Colpisce soggetti della Famiglia dei Suidi, quindi suini domestici e cinghiali. L’animale infetto elimina il virus attraverso saliva, urine e feci per molti giorni.

Il contagio si realizza attraverso il contatto con secreti ed escreti (es. feci, urine) di animali infetti o parti di essi (sangue, organi), alimenti contaminati o, ancora, tramite morso da zecca. La presenza del virus negli scarti di cucina e nelle discariche non controllabili ha causato spesso l’insorgenza della malattia nelle popolazioni di cinghiali di molti Paesi. Nonostante il suino domestico sia il principale serbatoio di virus, il cinghiale può svolgere un ruolo rilevante ai fini della diffusione della malattia, soprattutto nelle aree in cui viene praticato l’allevamento semibrado in cui si stabiliscono facili contatti tra suini e cinghiali.

L’EFSA (Agenzia Europa per la Sicurezza Alimentare) ha individuato alcune strategie di gestione dei cinghiali selvatici nelle diverse fasi di un’epidemia di peste suina africana (PSA) divulgando un video molto chiaro su cosa andrebbe fatto prima, durante e dopo. E’ infatti noto il ruolo importante che i cinghiali selvatici svolgono nel propagare la malattia.

Video EFSA

Per ridurre i rischi di epidemie, dovrebbero essere attuate misure atte a diminuire la densità demografica delle popolazioni di cinghiale e di divieto di foraggiamento degli stessi. Dovrebbero altresì essere evitate attività che possano aumentare il movimento dei cinghiali (ad esempio le battute di caccia organizzate). Massima attenzione deve essere rivolta, inoltre, al trasporto di prodotti a base di carne di suino e di cinghiale, soprattutto dall’Est Europa: questa modalità di trasmissione della patologia, definita come “fattore umano”, è stata all’origine dei casi più recenti in Repubblica Ceca ed Ungheria. Carni e prodotti a base di carne infetti possono essere pericolosi data l’elevata resistenza del virus nei prodotti (es. 85 gg nei salumi), nelle carni refrigerate (3 mesi), nelle carni congelate (> 4 anni).

Non si deve inoltre dimenticare il ruolo di vettore che può svolgere il cacciatore durante l’attività venatoria svolta in aree infette, in quanto il virus può persistere anche sull’abbigliamento e sulle attrezzature utilizzate. In questo contesto le Associazioni Venatorie possono e devono svolgere un ruolo fondamentale di informazione e segnalazione all’interno della rete di associati, così come indicato anche dalla circolare ministeriale del 14 settembre scorso (qui scaricabile integralmente).

La segnalazione di cinghiali morti (sorveglianza passiva) rimane il modo più efficace per individuare nuovi casi di PSA in fase precoce nelle zone precedentemente indenni dalla malattia. Tale segnalazione deve essere immediata, al fine di mettere in atto tutte le misure previste per limitare l’infezione sul territorio.

Questa la distribuzione attuale della malattia nella Comunità europea:

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Il cervo nelle Alpi e nello Stelvio: tra conservazione e opportunità

Il Comune di Vione con il Parco Nazionale dello Stelvio, organizza nella serata di giovedì 26 luglio (ore 21,00) una serata per informarsi e confrontarsi, con amministratori ed esperti zoologi e veterinari, sulle tante questioni riguardati la presenza del Cervo nel Parco dello Stelvio e in Alta Valle Camonica.
La serata è aperta a tutti gli interessati, e si terrà presso la Sala consigliare del Comune di Vione (Piazza Vittoria, 1).

Dopo l’introduzione ed i saluti da parte di Mauro Testini (Sindaco di Vione), Stefano Tomasi (Presidente CA C1 – Ponte di Legno) e di Alessandro Meinardi (Direttore del Parco Nazionale dello Stelvio, Ersaf Lombardia), interverranno i seguenti relatori:

  • Luca Pellicioli (Medico veterinario ‐ Ph.D. specializzato in patologia della selvaggina)
    Esperienze di valutazione del profilo metabolico nella popolazione di cervo dell’alta Val Camonica
  • Nicoletta Formenti & Tiziana Trogu (Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e della Emilia‐Romagna – Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Medicina Veterinaria)
    Monitoraggio dei cervi del Parco Nazionale dello Stelvio: aspetti ecopatologici e considerazioni sulla qualità delle carni
  • Roberto Viganò (Ars. Uni. VCO – Studio Associato AlpVet)
    La Filiera Eco‐alimentare: valorizzazione delle carni di selvaggina nel territorio alpino
  • Alessandro Gugiatti e Luca Pedrotti (Parco Nazionale dello Stelvio Ersaf Lombardia)
    Il cervo dello Stelvio ‐ Gli obiettivi di un Parco tra problemi di conservazione e gestione.

LocandinaVione_Cervo