Natura in festa – Oleggio Castello 5 maggio 2019

Educhiamo anche i più piccoli!

In occasione dell’evento Natura in Festa che si terrà domenica 5 maggio presso il parco del Castello Dal Pozzo a Oleggio Castello saremo presenti allo stand di Ekoclub International per insegnare anche ai bambini l’educazione ed il rispetto per l’ambiente e la fauna che ci circonda.
Un giornata che permette di far avvicinare non solo i bambini, ma anche gli adulti più “cittadini” alla Natura, in un luogo immerso nel verde a ridosso del Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago, parte del Parco del Ticino Piemontese, all’interno del quale si possono osservare diverse specie di fauna selvatica.
Domenica chiunque potrà cogliere l’occasione di soddisfare curiosità e porre domande al nostro Staff.

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Metodi di contenimento del cinghiale nelle aree protette: analisi delle normative in Italia con particolare riferimento alla tutela del benessere degli animali catturati – Rassegna di diritto, legislazione e medicina legale veterinaria

Se negli anni ’50 del secolo scorso il cinghiale (Sus scrofa) stava quasi rischiando l’estinzione nel nostro Paese, da allora, a causa di introduzioni/re-introduzioni e ripopolamenti a scopo venatorio (sostenuti sia da amministrazioni locali sia attraverso immissioni illegali praticate dai cacciatori), la specie è diventata di fatto problematica, e la sua gestione richiede misure attente e lungimiranti per salvaguardare le coltivazioni e le biocenosi.

Nelle Aree protette nazionali la gestione delle specie problematiche è disciplinata dal comma 4 dell’art. 11 della Legge 6 dicembre 1991, n. 394, “Legge quadro sulle aree protette” (Testo coordinato aggiornato al DPR 16 aprile 2013) che prevede “eventuali prelievi faunistici ed eventuali abbattimenti selettivi, necessari per ricomporre squilibri ecologici accertati dall’Ente parco”, norma che corrisponde alla analoga del comma 6 dell’art. 22 previsto per le Aree protette regionali.

Anche all’interno delle aree protette si stanno pertanto affermando piani di limitazione e controllo che, oltre agli abbattimenti selettivi, tendono ad avvalersi soprattutto della cattura a mezzo di impianti fissi e mobili. Tuttavia il destino degli animali catturati all’interno di queste aree rappresenta un punto critico della gestione, non solo legato all’efficacia di tale prassi, ma soprattutto per ciò che concerne la tutela del benessere degli animali. È infatti sempre più comune assistere alla cessione di cinghiali catturati ad allevamenti di selvaggina, Aziende Faunistico Venatorie e/o Aziende Agri-Turistico Venatorie, ovvero a recinti di addestramento di cani da caccia. Non ultimo appare contrario alle indicazioni di benessere animale anche il trasporto di cinghiali vivi verso impianti di macellazione, in quanto tale aspetto è di fatto escluso dalle normative europee per la tutela del benessere degli animali trasportati e degli animali gestiti nei macelli.

Alla luce di quanto cover_issue_1357_it_ITsta accadendo tuttora in alcuni parchi italiani, Mauro Ferri, Roberto Viganò e Elisa Armaroli, membri del direttivo della Società Italiana di Ecopatologia della Fauna, hanno prodotto un report, recentemente pubblicato on-line sulla rivista “Rassegna di diritto, legislazione e medicina legale veterinaria” (Nr 3 – Anno 2018). Attraverso un’attenta disamina sui metodi di contenimento del cinghiale applicati nelle aree protette italiane, gli autori pongono l’attenzione sulle normative nazionali e comunitarie atte a gestire le catture e attività di contenimento della specie con particolare riferimento alla tutela del benessere degli animali, anche nel caso di creazione di una filiera delle carni di cinghiale.

In particolare, nell’articolo si sottolinea come, a prescindere dalle diverse situazioni territoriali, nel caso si voglia destinare alla filiera della carne le specie di fauna viventi allo stato selvatico, il Reg. (CE) 853/2004 preveda tassativamente la destinazione ad un Centro di lavorazione selvaggina riconosciuto, dove i capi pervengono dopo l’abbattimento sul campo. Occorre segnalare che nel suddetto Regolamento non vi è la distinzione di status tra selvaggina selvatica cacciata e quella abbattuta o catturata in attività di controllo ai sensi dell’art. 19 della L. 157/1992 o dell’art. 7 e 22 della L. 394/1991. Infatti, la terminologia del legislatore europeo distingue esclusivamente tra “selvaggina selvatica” e “selvaggina allevata” (FR: gibier sauvage Vs gibier d’élevage; ENG: wild game Vs farmed game; D: frei lebendes Wild Vs Farmwild; …) ma nel contesto di ogni gruppo non opera differenze fra abbattimento in regime di caccia e di controllo né tantomeno distingue fra abbattimento diretto o cattura.

Ne deriva che al legislatore europeo interessa esclusivamente distinguere le modalità operative tra “selvatici allo stato libero” e “specie selvatiche allevate”, al fine di definire gli aspetti specifici di tutela del benessere nei riguardi di animali abituati allo stato libero e di altri invece dipendenti di fatto dall’uomo. In pratica non è rilevante per l’Unione Europea che un animale vivente allo stato libero possa essere abbattuto o catturato né che l’abbattimento/cattura sia fatto per interesse personale o per finalità di pubblica utilità: ciò che rimane rilevante sono le garanzie per la tutela del benessere animale evitando manipolazioni (situazioni stressogene) inutili e facilmente evitabili.

A tale proposito l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA, 2006) ha pubblicato delle linee guida per l’abbattimento di fauna selvatica al fine di limitare ogni situazione di stress legata a manipolazione e trasporto, considerando anche il fatto che la qualità igienico-sanitaria e organolettica del prodotto finale possono essere influenzate negativamente dallo stress.

Pertanto, garanzie per la tutela del benessere di animali selvatici catturati allo stato libero per essere destinati alla filiera della carne di selvaggina sono facilmente assicurabili sviluppando procedure che si muovono all’interno della categoria “selvaggina abbattuta” secondo il Reg. (CE) 853/2004, in base a semplici indicazioni fornite dagli autori all’interno dell’articolo.

L’articolo è scaricabile al seguente link:
Metodi di contenimento del cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette: analisi delle normative in Italia con particolare riferimento alla tutela del benessere degli animali catturati. Ferri M., Viganò R., Armaroli E. – Rassegna di diritto, legislazione e medicina legale veterinaria (Nr 3 – Anno 2018)

Gestione sanitaria della fauna selvatica: il ruolo del veterinario tra conservazione e salute pubblica

La Società Italiana di Ecopatologia LOGO SIEF COMPLETO VERTICALEdella Fauna (SIEF), organizza per la giornata del 22 febbraio, un convegno dal titolo “Gestione sanitaria della fauna selvatica: il ruolo del veterinario tra conservazione e salute pubblica”.

L’evento si terrà a Bologna, presso la Sala 20 maggio 2012 (Regione Emilia-Romagna ex Sala A conferenze), in Viale della Fiera nr 8, a partire dalle ore 9,30.

Seguirà alle ore 14,00 l’assemblea della SIEF con l’elezione del nuovo direttivo per il prossimo triennio 2019/2022. Per maggiori dettagli si rimanda al sito della SIEF.

Programma:

9.30 – 10.00 Registrazione

10.00 Apertura – Saluti Istituzionali

10.00 Sessione 1 – Dalle Alpi agli Appennini: le attività veterinarie nelle aree protette – VetAAPP (Coordinamento Nazionale Veterinari Aree Protette)
Simone Angelucci (Parco Nazionale della Majella)
Bruno Bassano (Parco Nazionale del Gran Paradiso)
Nadia Cappai (Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna)
Umberto Di Nicola (Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga)
Leonardo Gentile (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise)
Federico Morandi (Parco Nazionale dei Monti Sibillini)

11.15 – 11.30 Pausa

11.30 Sessione 2 – La gestione sanitaria nelle aree protette, compiti e necessità 
Aree protette ed apporto della medicina veterinaria nella strategie di conservazione in Italia – Antonio Maturani (Ministero dell’Ambiente) 
Gestione sanitaria della fauna selvatica nelle aree protette: quali compiti del Servizio Sanitario Nazionale? – Andrea Maroni-Ponti (Ministero della Salute)

13.00 Chiusura dei lavori

14.00 Assemblea soci SIEF ed elezione del direttivo

 

Be part of the mountain – In montagna siamo solo degli ospiti

Oggi il problema del disturbo antropico nei confronti della fauna selvatica è sicuramente una delle questioni meno considerate da parte dell’opinione pubblica. E, paradossalmente, anche da parte degli stessi animalisti e degli ambientalisti, così attivi sui social nel criminalizzare la caccia e gli impianti sciistici ma, a quanto pare, totalmente assenti quando bisogna puntare il dito su altri fattori che ledono la fauna durante il periodo invernale.
Sembra che la fonte del disturbo sia sempre quello fatto dagli altri, mai da noi stessi. E invece esistono diverse forme di disturbo, legate a sport invernali, ad attività ludiche, a semplici escursioni, che però non tengono conto dell’effetto che possono avere sulla fauna specialmente nel periodo invernale, quello più critico.
D’altronde, che male c’è a fare fuori pista una volta ogni tanto, o ad andare a fare una bella ciaspolata notturna in serate con la luna piena, o portare in giro il cane liberandolo da quel fastidioso guinzaglio giusto per farlo correre un po’ libero in montagna. E già, che male c’è?
Uno dei commenti più frequenti che ascoltiamo da coloro a cui facciamo notare queste cose è: “ma se quando vado in giro non vedo mai un animale, vuol dire che non ce ne sono, e allora che disturbo creo?”. Bhè, fatevi una domanda… se non vedete gli animali forse è perché li avete già disturbati…

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Recentemente è partita una bellissima iniziativa di cooperazione internazionale che associa aree protette, organizzazioni di protezione dell’ambiente, istituzioni, club alpini e altri portatori d’interesse in tutto l’arco alpino: Be Part of the Mountain (https://bepartofthemountain.org/it/organisation). Coordinata dall’unità operativa di ALPARC, l’iniziativa mira a facilitare lo scambio di informazioni e buone pratiche, sviluppare strumenti comuni per aumentare la consapevolezza sulle tematiche ambientali e implementare le azioni di comunicazione condivisa per incentivare il coinvolgimento degli appassionati di attività outdoor. Esiste anche una carta dei principi di collaborazione che mira a sensibilizzare e responsabilizzare i praticanti delle attività outdoor nelle aree protette alpine e non solo, scaricabile a questo link dove vi è la possibilità di cooperare con le iniziative previste.

Chi pratica le attività outdoor in montagna, deve essere conscio che gli animali che lì vi abitano, sono in un periodo critico della loro biologia e devono affrontare dure condizioni di vita. Gli ungulati terminano l’autunno già affaticati e dimagrati per le competizioni svolte nel periodo degli amori, le femmine sono gravide, il cibo scarseggia, le riserve di grasso sono ridotte, le condizioni climatiche sono estreme. I galliformi alpini devono accontentarsi di cibarsi di aghi di larice o altre essenze vegetali quasi indigeribili, e passano molto tempo in nascondigli per proteggersi dai predatori oppure negli igloo per rimanere al caldo.

Be part of the mountain ha sviluppato una bellissima pagina in cui spiega con semplici concetti le problematiche causate dal disturbo antropico alla fauna selvatica nel periodo invernale e le misure minime di comportamento per evitare il disturbo della fauna, la quale, se sottoposta a continue situazioni di stress, potrebbe anche soccombere a causa dell’eccessivo dispendio energetico diventando più vulnerabile a patologie e predatori.

Qualche anno fa abbiamojournalornithology_formenti,viganò_etal svolto uno studio proprio sul disturbo antropico del fagiano di monte, andando ad indagare il metabolita fecale del corticosterone, l’ormone dello stress negli uccelli. E nell’articolo, pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Ornithology, si è evidenziato in maniera molto chiara come i soggetti con maggiore stress fossero concentrati nelle aree vicino agli impianti e nelle aree destinate allo sci-alpinismo e/o alle discese in free style. L’anno seguente, in condizioni di assenza di neve, e quindi con l’assenza di sciatori, si è invece osservato come il livello di stress fosse omogeneo nelle tre aree.

Per questo motivo vi invitiamo a vedere anche questi bellissimi filmati, pubblicati sul sito di Be part of the mountain (https://youtu.be/Y2-n4wUEm3g) e sul sito di un parco francese (Parc naturel régional du Massif des Bauges).

Comportandoti responsabilmente, aiuti gli animali selvatici a sopravvivere. Diventa parte della montagna!

Uno sguardo oltre le Alpi

La valle del Khumbu, in Nepal, è un intreccio di colori, profumi e sguardi che segnano per sempre il tuo passaggio. Ho camminato lungo i sentieri di questa valle immersa all’interno del Parco nazionale di Sagarmatha, istituito nel 1976, situato ai piedi della catena dell’Himalaya ed affacciato al versante sud dell’Everest.
Sagarmatha, nome in sanscrito del monte Everest, in lingua nepalese può esser tradotto con queste parole ‘madre dell’universo’. Con una superficie di 1148 kmq comprendere al suo interno la vetta più alta del mondo (8.848 m) ed il suo obiettivo è la conservazione della biodiversità di un territorio unico riconosciuto anche dall’Unesco come Patrimonio mondiale dell’Umanità.

Dopo l’arrivo nell’incredibile caos ed inquinamento di Katmandu (1355 metri slm), breve sosta tecnica e si riparte con volo locale per Lukla (2860 m) dove si trova l’aeroporto più singolare (e forse pericoloso) del mondo con una piccola pista in salita, oggi asfaltata qualche anno fa ancora in terra battuta, e dove si ‘naviga a vista’ !

A Lukla si inizia a respirare la prima ‘aria sottile’ degli 8000 ma soprattutto si respira la storia dell’alpinismo. Da qui son passati tutti partendo da Sir Edmund Hillary (Neozelandese) con lo sherpa Tenzing Norgay, i primi uomini a raggiungere la vetta del monte Everest il 29 maggio 1953, sino a Reinhold Messner quando nel 1978 è stato il primo uomo a scalare l’Everest senza l’ausilio di ossigeno supplementare insieme a Peter Habeler. Pensare che, questi uomini, in un’epoca con materiali tecnici ed attrezzature decisamente inferiori alle attuali, senza wi-fi, previsioni meteo aggiornate abbiano compiuto tali imprese riporta questi personaggi più che alla definizione di “Alpinisti” a quella di veri e propri “Esploratori”!

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Statua dello Sherpa Tenzing Norgay con skyline Everest sullo sfondo (Foto Luca Pellicioli)

Accompagnati dalle nostre guide il trekking procede sino al villaggio di Namche Bazaar (3440 m) dove incontriamo i responsabili della scuola primaria del villaggio alla cui realizzazione ha contribuito nel 2005 Silvio Mondinelli (Gnaro, terzo Italiano ad aver salito tutti i 14 ottomila). Dopo il terribile terremoto dell’Aprile del 2015 il Nepal ha subito profonde devastazioni del territorio ed anche la scuola stessa ha avuto ingenti danni e necessita di essere ricostruita quasi totalmente. Nel solco di questo progetto lo scorso anno con alcuni amici legati dalla comune passione per la montagna abbiamo avviato il progetto “Cuori in Movimento” che ha voluto fornire un contributo a tutto il lavoro avviato negli anni passati e si pone come obiettivo futuro fornire supporto alle scuole primarie dei villaggi delle terre alte del mondo.

Namche è un villaggio davvero particolare, l’ultimo “punto vita” prima dell’avvio lungo il sentiero che porta al “Base Camp” (5600 metri). La tappa successiva raggiungiamo Tengboche posto a quasi 4000 metri dove è presente un importante monastero Tibetano ed un freddo rifugio con vista sulla skyline Everest – colle sud – Lhotse ed a fianco il caratteristico cuneo della cima Ama Dablam, detta anche il Cervino dell’Himalaya.

The clouds run fast… così appare il cielo del Nepal… mentre trascorrono con un ritmo singolare le giornate. Passi corti lungo sentieri impolverati che tra salite, discese e poco ossigeno aiutano a calarti nel ritmo di un mondo molto diverso dal nostro, ma che affascina tremendamente. Le tipiche bandierine di preghiera che sovrastano abitazioni e ponti tibetani diffondono nell’aria i loro mantra, gli stupa e le molte ruote di preghiera (attorno cui, secondo la tradizione buddista occorre sempre girare in senso orario ) riempiono di spiritualità e di energie positive questa vallata !

Ed è già tempo di ‘go back home’…

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Thar dell’Himalaya – Hemitragus jemlahicus (Foto Luca Pellicioli)

Sulla strada del ritorno, la nostra deformazione professionale, non può che portarci alla ricerca dell’osservazione della wildlife locale del parco. L’ungulato selvatico che caratterizza questa zona è il Thar dell’Himalaya (Hemitragus jemlahicus) che vive sulle pendici montuose delle montagne dell’Asia Centrale e stato studiato nell’ambito del progetto Ev-K2-CNR e dal Prof. Sandro Lovari dell’Università di Siena. Altro ungulato è il Musk deer (Moschus chrysogaster), ma anche fasianidi come il Danphe (Himalayan monal) e predatori come l’affascinante leopardo delle nevi (Uncia uncia).

Osserviamo diversi Thar subito dopo il passaggio di un lungo ponte Tibetano e riusciamo a raccogliere delle feci, trovate lungo il sentiero, che riportate in Italia hanno soddisfatto la nostra curiosità veterinaria.

Si torna in Italia… ma torneremo presto !

Namaste’

Luca Pellicioli

52° Assemblea Nazionale UNCZA – Convegno nazionale “Il Gallo forcello sulle Alpi: conservazione e gestione” – Madonna di Campiglio 1° luglio 2017

Venerdì 30 giugno avrà inizio a Madonna di Campiglio la 52° assemblea nazionale UNCZA con l’insediamento della commissione CIC-UNCZA per la valutazione dei trofei e a seguire il Consiglio nazionale UNCZA.

Sabato 1° luglio, a partire dalle ore 9.00 presso il Palacampiglio, si terrà il convegno nazionale sul tema della conservazione e gestione del Gallo forcello sulle Alpi.
Il programma prevede:
Ore 9.00 – Saluto autorità
Ore 9.15 – Introduzione lavori – Sandro Flaim
Ore 9.30  – “Il Gallo forcello: status, dinamiche e gestione, il punto sulla situazione” – Luca Rotelli
Ore 10.00 – “Indagine UNCZA: consistenze e prelievi di tetraonidi e coturnice” – Ivano Artuso
Ore 10.20 – “Censimenti e georeferenziazione dei dati: un progetto in Trentino” – Sandro Zambotti
Ore 10.40 – “L’ausilio del cane da ferma nei conteggi post-riproduttivi” – Angelo Lasagna
Ore 11.00 – “Lo stress invernale nel forcello” – Roberto Viganò
Ore 11.20 – “Miglioramenti ambientali a favore della specie” – Giovanni Giovannini
Ore 11.40 – Considerazioni finali – Franco Perco
Ore 12.00 – Conclusione lavori

Alle 15.00 è prevista l’assemblea nazionale UNCZA.

La relazione che porteremo al convegno è tratta da un articolo scientifico pubblicato sulla rivista internazionale Journal Ornithology dal titolo “Increased hormonal stress reactions induced in an Alpine Black Grouse (Tetrao tetrix) population by winter sports”.

Il programma dell’evento è disponibile qui: depliant_UNCZA 2017

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depliant_UNCZA 2017_Programma

 

Concorso fotografico Fauna selvatica a vita libera – Congresso SIEF 2017

Il Comune di Domodossola, in collaborazione con la Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF) e con l’associazione La Cinefoto, organizza grazie al contributo del Comprensorio Alpino VCO3 – Ossola Sud, il concorso fotografico “Fauna selvatica a vita libera” al quale possono partecipare fotografi dilettanti di tutta Italia, purché maggiorenni.

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Il concorso prevede due sezioni:
A) FAUNA SELVATICA A VITA LIBERA: mammiferi, uccelli, chirotteri, pesci, rettili, anfibi e gli invertebrati molluschi, anellidi e artropodi (crostacei, aracnidi, insetti, miriapodi) a vita libera presenti sul territorio nazionale, fotografati nel loro habitat naturale;
B) ECOPATOLOGIA: immagini che raffigurano una o più specie animali che implichino aspetti  di ordine eco-patologico (trasmissione di patologie, interazioni sanitarie, vettori o serbatoi di malattie, segni e sintomi clinici, interazioni inter-specifiche, etc.). In questa categoria possono rientrare fotografie in cui oltre alla presenza dell’animale selvatico vi sia la presenza eventuale anche di un animale domestico.

L’iscrizione al concorso è gratuita e può avvenire esclusivamente attraverso la compilazione della scheda di partecipazione presente nella parte finale di questo documento o scaricabile dai seguenti siti:
http://www.comune.domodossola.vb.it
http://www.lacinefoto.it
http://www.sief.it
http://www.cavco3-ossolasud.com

La scheda compilata dovrà essere inviata via mail contestualmente ai file delle immagini che partecipano al concorso entro e non oltre la data del 15 settembre 2017 tramite il servizio WeTransfer.com (o analogo servizio online di trasferimento file) al seguente indirizzo di posta elettronica: concorsofotografico@lacinefoto.it

Per scaricare il documento e vedere i premi in palio clicca qui.