Corso di perfezionamento – Programmazione, tecniche di cattura e traslocazione degli animali selvatici

Prenderà il via il 21 ottobre prossimo il I° Corso di perfezionamento in Programmazione, tecniche di cattura e traslocazione degli animali selvatici” organizzato dal Dipartimento di Medicina Veterinaria (DiMeVet) dell’Università degli Studi di Milano.

Nella gestione faunistica la cattura degli animali selvatici è un’attività che sempre più spesso vede coinvolto il Medico Veterinario in ambito di traslocazione di soggetti a fini di progetti di immissione, piani di contenimento numerico e rimozione di animali problematici. Lo sviluppo di queste operazioni richiede, oltre a conoscenze specifiche delle diverse tecniche (teleanestesia e catture meccaniche), una serie di conoscenze e competenze dal benessere e patofisiologia relative al contenimento di animali, all’etologia e biologia delle specie animali coinvolte. Altresì vanno attentamente valutate le implicazioni sanitarie ed i rischi epidemiologici intrinseci  nelle operazioni di cattura ed immissione, nonché aspetti amministrativi e legislativi. Un’articolata formazione culturale e professionale su tutti questi aspetti, fornisce al Medico Veterinario la preparazione adeguata per eseguire gli interventi di cattura dalle fasi di programmazione, alla loro esecuzione completa.

Il programma prevede 50 ore complessive di lezioni teoriche di cui 10 di attività pratica sul campo.
Tra i docenti del corso, anche i membri dello Studio Associato AlpVet e collaboratori.

Possono partecipare al Corso di Perfezionamento coloro che siano in possesso del Diploma di Laurea o della Laurea Specialistica in Medicina Veterinaria. Potranno essere ammessi anche laureati e laureati magistrali in altre discipline previa valutazione dei competenti organi del corso. Il bando di partecipazione al corso è disponibile sul sito dell’ateneo all’indirizzo: http://www.unimi.it/studenti/corsiperf/101960.htm.
Le domande di partecipazione dovranno essere presentate esclusivamente online compilando l’apposito modulo disponibile sul sito Internet dell’Ateneo. Le domande, provviste di curriculum vitae, dovranno essere inoltrate alla Segreteria organizzativa del corso:
Dott.ssa Angela Pagano
Tel. 02 503 18122 – Fax  02 503 18079
E-mail: angela.pagano@unimi.it

Il Bando sarà on-line da fine agosto e le iscrizioni chiuderanno il 26 settembre.

Corso Perfezionamento Catture 2016

 

 

 

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Corso Perfezionamento Fauna Selvatica e Sanità Pubblica

Anche quest’anno l’Università di Milano organizza un corso di perfezionamento per Medici Veterinari sulla Fauna selvatica.

Il mondo sanitario pubblico e privato è oggi chiamato a confrontarsi con  scenari, legati a popolazioni selvatiche e sinantropiche, che richiedono un adeguato processo formativo, sia culturale che professionale, per integrare gli aspetti più propriamente sanitari con quelli ecologici, in rapporto alle diverse specie animali presenti nelle varie realtà territoriali.

Da queste considerazioni scaturisce la V° Edizione del Corso di perfezionamento in “Fauna selvatica e Sanità Pubblica, volto ad offrire un inquadramento delle principali problematiche sanitarie, a partire dagli aspetti epidemiologici, essenziale per definire adeguate misure d’intervento, fino alla pianificazione di catture e traslocazioni, nonché agli aspetti produttivi e igienico-sanitari legati alla filiera eco-alimentare.

Questa edizione del Corso di perfezionamento si pone come primo passo di un percorso formativo che si articolerà nello sviluppo approfondito dei singoli temi introdotti, al fine di  formare operatori con specifiche professionalità, in grado di sapersi rapportare alle diverse problematiche sanitarie legate alla fauna selvatica e definire adeguate misure d’intervento.

Possono partecipare al Corso di Perfezionamento coloro che siano in possesso del Diploma di Laurea o della Laurea Specialistica in Medicina veterinaria, Scienze zootecniche e tecnologie delle produzioni animali, Scienze biologiche, Scienze e tecnologie agrarie e forestali, Scienze e tecnologie agro-alimentari, Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura, Biologia, Medicina e chirurgia, Scienze della natura, Scienze e tecnologie agrarie, Scienze e tecnologie forestali ed ambientali, Scienze e tecnologie per l’ambiente e il territorio, Scienze zootecniche e tecnologie animali.

Potranno essere ammessi anche laureati e laureati magistrali in altre discipline previa valutazione dei competenti organi del corso. Il bando di partecipazione al corso è disponibile sul sito dell’ateneo all’indirizzo: http://www.unimi.it/studenti/corsiperf/97586.htm

Le domande di ammissione dovranno essere presentate dal 10 marzo all’11 aprile.

Scarica la locandina del corso.

Diapositiva 1

CORSO DI FORMAZIONE TEORICO-PRATICO SULLE CATTURE DI FAUNA SELVATICA – Crodo (VB) 12-13 e 19-20 settembre 2015

La Federazione Interregionale degli Ordini dei Medici Veterinari di Piemonte e Valle d’Aosta e l’Associazione Culturale Veterinaria del Nord Ovest in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino organizza un corso di formazione teorico-pratico sulle catture di fauna selvatica inerente aspetti anestesiologici, gestionali e tecnico-scientifici.

Microsoft Word - Locandina corso Catture_ok-2.docxIl corso si svolgerà a Crodo (Prov. Verbania) nelle giornate del 12-13 e 19-20 settembre 2015.

Lo staff di AlpVet è parte attiva del corpo docente, oltre che responsabile scientifico del corso.

Il corso sarà strutturato su moduli didattici che prevedono anche diverse ore di pratica e di esercitazione.

Il corso si pone l’obiettivo di approfondire le conoscenze sugli aspetti relativi alla progettazione, pianificazione e gestione delle operazioni di cattura, nonché quelli legati al trasporto e rilascio degli animali selvatici, quale supporto alla gestione faunistica, in modo particolare per quanto concerne gli ungulati di montagna ed i grandi carnivori.

I partecipanti al corso, attraverso attività teorico–pratiche in aula e sul campo, affronteranno e discuteranno argomenti quali: la progettazione degli interventi in campo, i protocolli operativi, i metodi di cattura, le modalità di raccolta dati nonché il monitoraggio e la gestione dell’anestesia. In questo ambito, saranno inoltre affrontate le implicazioni legate alla salute ed al benessere degli animali, ma anche le implicazioni sanitarie correlate alla cattura ed allo spostamento degli animali selvatici.

Per il corso sono previsti 42 crediti ECM.

Il corso è riservato a 20 Medici Veterinari.

Il Modulo di Iscrizione sono reperibili sui siti di tutti gli Ordini Provinciali dei Medici Veterinari della Regione Piemonte e Valle d’Aosta e sul sito http://www.alpvet.it

Informazioni:

Segreteria Associazione – tel. 3351220656 – fax: 011-5503044 – email: segreteria@ordiniveterinaripiemonte.it Segreteria ECM – DSV Sig.ra Laura Costa – tel. 011-6708843 – fax: 011-6708682 – email: laura.costa@unito.it

La professionalità veterinaria ed il caso Daniza: colpa del veterinario o del sistema?

Partiamo dall’articolo comparso su L’Adige.it, in cui il GIP ha respinto la richiesta di archiviazione dell’inchiesta su Daniza.

Non si chiude la vicenda giudiziaria legata alla morte dell’orsa Daniza, avvenuta nel settembre scorso durante un tentativo di sedazione messo in atto allo scopo di catturare il plantigrado ritenuto responsabile di una serie di predazioni di animali d’allevamento nella zona del Brenta.

Il giudice per le indagini preliminari (gip) Carlo Ancona, infatti, ha accolto solo parzialmente la richiesta di archiviazione formulata due mesi fa dal procuratore Giuseppe Amato: cade, dunque, l’ipotesi di reato per la violazione dell’articolo 544 bis del codice penale (uccisione dolosa di animali), ma rimane in piedi la fattispecie contravvenzionale prevista dall’articolo 727 bis (uccisione, distruzione, cattura, prelievo di esemplari di specie protette), punibile con l’arresto da uno a sei mesi o con l’ammenda fino a 4 mila euro ma estinguibile con l’oblazione (salvo che il fatto non costituisca più grave reato).

In sostanza, il gip non esclude, come invece aveva fatto la Procura, che nell’accaduto si possa ravvisare un comportamento colposo, da qui l’ordinanza per l’iscrizione nel registro degli indagati del veterinario provinciale impegnato nell’intervento conclusosi con il decesso dell’orsa, che in quel periodo stava svezzando i suoi due cuccioli.

Nella richiesta di archiviazione, invece, si escludevano sia ipotesi penali (tesi accolta dal gip) sia colpose rilevanti, pur sottolineando che se l’iniezione del narcotico avvenne correttamente, altrettanto non si poteva dire per la fase successiva, data la mancata somministrazione di un antidoto e di ossigeno per via nasale per contrastare immediatamente la reazione negativa («ipossiemia») al farmaco (una complicanza nota e prevedibile).

In altre parole, il giudice ipotizza che Daniza sia morta per l’impropria gestione di questa fase critica da parte del veterinario e se per la Procura il suo comportamento non era penalmente rilevante poiché la cattura era autorizzata, il gip in proposito fa altre osservazioni. 

Come noto, la vicenda ha scatenato una furiosa polemica e pesanti critiche, specie dai movimenti animalisti, nei riguardi dell’operato della Provincia: dal livello politico, per l’ordinanza per la cattura dell’orsa, alla tecnocrazia (servizio foreste e fauna e Azienda sanitaria) per la gestione del caso specifico e in generale del progetto di ripopolamento Life Ursus nell’ambito del quale sono già quattro gli orsi morti durante tentativi di sedazione.

Nei mesi scorsi, in proposito, il mondo ecologista (così come l’Ordine professionale) ha sollevato interrogativi anche sulle modalità di intervento e in particolare sulle competenze del personale veterinario impiegato nella gestione di una specie protetta e nel contesto di un progetto europeo avviato ormai da oltre una dozzina di anni. Ci si chiede, in sostanza, se l’assistenza sanitaria sia fornita da medici specializzati in fauna selvatica e grandi predatori o se la scelta si sia basata principalmente su altri requisiti, quali l’aver conseguito la licenza di porto d’armi (indispensabile per sparare i proiettili narcotizzanti). Di là dalle specifiche responsabilità individuali, dunque, il fronte critico punta il dito verso il contesto istituzionale chiedendo se non sia necessario introdurvi importanti correttivi di sistema.


Proprio su quest’ultimo aspetto legato alla professionalità veterinaria ci eravamo già espressi in un ns articolo (che riportiamo integralmente qui sotto), in cui si analizzava in maniera critica la creazione da parte della FNOVI (Federazione degli Ordini dei Medici Veterinari) Registro FNOVI_Vet Telenarcosi-1 di un registro di veterinari autorizzati alla telenarcosi in favore di quei soggetti, pubblici o privati, che si trovassero nella necessità di sedare a distanza animali in difficoltà o da recuperare.

La telenarcosi è oggi una pratica indispensabile sotto molteplici aspetti. La professionalità e la deontologia medico veterinaria non consentono che un animale, domestico o selvatico, in fuga o in difficoltà, venga abbattuto, specialmente in assenza di un reale pericolo per la pubblica incolumità.

Registro FNOVI_Vet Telenarcosi-2La normativa prevede che sia un veterinario ad effettuare le necessarie valutazioni relative ad ogni singolo caso ed a gestire personalmente tutte le fasi dell’operazione dalla preparazione dell’anestetico al tiro del dardo-siringa. A seguito di sollecitazioni della Fnovi, arrivata dopo il caso della giraffa Alexander, il Ministero della Salute ha confermato (cfr. 30giorni, n. 9/2012) che anche l’atto finale del tiro deve essere effettuato dal sanitario e, se pure vi siano state osservazioni in merito alle difficoltà oggettive che spesso si incontrano, è necessario adeguarsi alla norma.

Vi sono però molti dubbi che nascono da questa nota. In primis, quando si parla di professionalità, non può essere sufficiente per un veterinario possedere il porto d’armi e un lanciasiringhe, ma è opportuno che il professionista sia anche a conoscenza delle varie problematiche connesse alla teleanestesia eseguita su un animale selvatico e sia pronto a intervenire in caso di problematiche connesse alla sedazione. La tendenza di colleghi di considerare l’animale selvatico alla stregua di un animale domestico, applicando a volte gli stessi protocolli farmacologici, e senza considerare tutti i fattori ambientali in grado di influenzare il successo di una cattura, possono comportare anche spiacevoli inconvenienti. E’ evidente che questa nota debba essere migliorata, anche se almeno è un primo passo verso il riconoscimento della professionalità veterinaria anche in questo campo.

Considerazioni sull’anestesia dell’orso

Il recente incidente dell’orso Daniza ha sollevato polemiche e discussioni in merito alla gestione dell’attività di cattura di questi animali. Orso Bruno

L’anestesia è sicuramente una procedura non scevra da rischi che comporta una modificazione dell’omeostasi del paziente. Gli effetti sull’organismo possono infatti essere da temporanei a irreversibili, da lievi a gravi e possono determinare possibili danni a medio e lungo termine e episodi di mortalità, anche nel paziente sano, se tutte le fasi dell’anestesia non vengono seguite da personale competente o attento.1,2 L’anestesia di un animale di cui non si conosca la storia clinica, che non sia visitabile e che sia anche pericoloso, come nel caso dell’orso, aumenta le difficoltà e comporta quindi, da parte del veterinario, maggiori attenzioni, sia nella pianificazione che nella gestione della situazione e delle eventuali emergenze.
Di fatto, l’obiettivo è minimizzare i rischi attraverso un’attenta valutazione dello “scenario di cattura” ed una precisa pianificazione delle attività. Le variabili (prevedibili o imprevedibili) che caratterizzano lo scenario di cattura incidono sullo stato fisiopatologico degli animali e condizionano la programmazione del piano di cattura. Una corretta programmazione e gestione dell’attività di cattura può, quindi, influire positivamente sull’esito delle operazioni, eliminando le suddette variabili.
Questo richiede grande esperienza ed alta professionalità, considerate peraltro le implicazioni relative al benessere animale ed alla sicurezza per gli operatori legate ad interventi su specie potenzialmente pericolose per l’uomo, come l’orso bruno.

Per quanto riguarda le emergenze anestesiologiche legate all’insorgere di situazioni di stress, in generale si ritiene che l’orso non sia particolarmente soggetto a complicazioni durante l’anestesia, ma il contenimento fisico mediante lacci, trappole o altri sistemi, nonché l’attività muscolare intensa associata ad agitazione, paura, ricerca di una via di fuga o la resistenza alle manipolazioni causano certamente stress, con conseguenti complicazioni e danni di varia entità.1,3
Lo stress acuto causato dalle manovre che precedono l’immobilizzazione farmacologica è causa di seri turbamenti dell’omeostasi dell’animale: l’attivazione dell’ipotalamo, del sistema nervoso simpatico, dell’asse ipotalamo-pituitario-adrenergico induce una vasta gamma di effetti fisiologici che hanno l’obiettivo di consentire all’animale di affrontare la situazione stressante. Questo adattamento include, ad esempio: aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, della contrattilità miocardica e della gittata cardiaca; modificazione della distribuzione del flusso ematico e del metabolismo cellulare; variazioni nella produzioni di ormoni (es insulina, CRH, ACTH, sistema renina-angiotensina-aldosterone), dispnea, metabolismo anaerobio ed acidosi lattica. Sappiamo tuttavia che quando gli stimoli stressori si protraggono, tali capacità dell’animale possono andare incontro ad esaurimento e la sua capacità di compensazione può essere compromessa. Le conseguenze di un forte e prolungato stress possono essere fatali anche per un soggetto sano.1,3

Sedazione OrsoI farmaci anestetici interferiscono con le normali funzioni fisiologiche (respirazione, termoregolazione, apparato cardiocircolatorio ecc): se si considera che gli effetti dell’anestetico vanno a sommarsi a quelli dello stress, è chiaro che il bilancio tra le capacità adattative dell’organismo e la domanda metabolica potrebbero non essere adeguatamente bilanciati esitando in disfunzioni miocardiche, neurologiche, insufficienza multi organo, miopatia da cattura o mortalità acuta.1,3
La scelta del protocollo anestesiologico fa parte di quella serie di attività che vanno pianificate e studiate con attenzione in base alla situazione in cui ci si trova ad operare ed alla tecnica di cattura utilizzata. La facilità con cui oggi è possibile consultare la letteratura internazionale ci permette di avere informazioni abbastanza precise circa gli effetti di molti farmaci e di combinazioni di questi.
E’ noto, ad esempio, che la combinazione Xilazina-Zoletil® permette di ottenere una immobilizzazione dolce e prevedibile con un buon miorilassamento ma causa, nell’orso come in altri mammiferi, riduzione significativa della frequenza cardiaca, aumento della pressione arteriosa media, riduzione della saturazione dell’emoglobina (SpO2), della pressione parziale dell’ossigeno arterioso (PaO2) e del pH. 3,4
Per l’orso bruno i rischi di questa combinazione sono, inoltre, ipertermia in caso di temperatura ambientale superiore a 25°C, mentre l’ipossia transitoria (mucose cianotiche o ridotta saturimetria) dovrebbe essere gestita mediante la somministrazione di ossigeno.3,5
In uno studio condotto sull’orso americano (Ursus americanus), la combinazione Medetomidina-Zolazepam-Tiletamina ha dimostrato avere minimi effetti cardiovascolari pur causando aumento della pressione arteriosa media, ipossiemia transitoria, ipoventilazione, acidosi lieve, progressivo aumento della temperatura.6 Questi effetti, se non valutati in maniera opportuna e gestiti con interventi tempestivi, soprattutto in animali con patologie pregresse, possono portare a conseguenze serie.
L’elevato rischio di ipossia determinato da questa combinazione, sia a basse che ad alte dosi, è stato confermato anche nell’orso bruno: in questa specie la combinazione Medetomidina- Zoletil® determina ipossia da lieve a grave, evento che può avvenire in qualunque momento dell’anestesia e che potrebbe rappresentare un serio pericolo per l’animale.7

Queste sono solo parte delle informazioni di cui oggi disponiamo, ma mettono in evidenza come qualsiasi protocollo presenti dei limiti e non esistano dei protocolli sicuri, che si possano utilizzare senza incorrere in alcun rischio. Tuttavia, in linea generale, di fondamentale importanza sono:

  • la scelta del farmaco (dipende dalla specie animale su cui operiamo, dal livello di stress del soggetto, dalle preparazioni commerciali disponibili, dalla disponibilità dell’antidoto, dalle controindicazioni, dalla strumentazione per teleanestesia a disposizione, dal luogo e dalla tecnica di cattura utilizzata);
  • la scelta delle dosi utilizzate, in quanto gli effetti (desiderati ed indesiderati) dei farmaci anestetici sono generalmente dose dipendenti. Peraltro, nella scelta della dose bisogna tenere in considerazione, oltre al peso stimato dell’animale, il sesso, l’età, la stagione in cui si cattura, il livello di stress, le condizioni fisiche;
  • le condizioni cliniche del paziente (anche nel soggetto “sano” si possono verificare situazioni pericolose come, ad esempio, stress, dispnea, disidratazione, digiuno prolungato..);

Per ridurre i rischi di morbilità/mortalità causati dall’anestesia bisogna tener conto anche di altri fattori, che vanno ben oltre la scelta, peraltro importante, del protocollo anestesiologico, quali:

  • l’individuazione dell’area di cattura più idonea a minimizzare i rischi per l’animale (sopralluoghi prima di iniziare l’attività);
  • la scelta del sistema di cattura più adatto a ridurre i rischi per l’animale e per gli operatori;
  • l’attenta valutazione delle condizioni quadro (valutazione delle variabili dello scenario di cattura);
  • la competenza degli operatori e del medico veterinario (affrontare le catture con l’ausilio di personale esperto);
  • le condizioni ambientali (es. temperatura elevata);
  • la presenza di una squadra affiatata in grado di interagire e far fronte a tutte le situazioni impreviste che comunque si possono verificare;
  • la possibilità di un adeguato monitoraggio clinico e strumentale;
  • il riconoscimento ed il tempestivo intervento in caso di emergenza;
  • la disponibilità di farmaci e strumenti adeguati (antidoti, fluido terapia, ossigeno ecc);
  • la gestione corretta del paziente in tutte le fasi della cattura, non sottovalutando il periodo pre-cattura e post-rilascio.

Si ricorda, peraltro, l’esistenza del PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno nelle Alpi centro-orientali), documento di riferimento per la gestione e conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi, all’interno del quale è contenuto un dettagliato protocollo per la cattura di orsi bruni (allegato 3.1) che, sulla base di un rigoroso approccio scientifico, per ogni tipologia di intervento (cattura in laccio, in free ranging, con trappola a tubo) evidenzia le indicazioni tecniche, le tempistiche d’intervento ed i motivi di esclusione.

 

Di seguito riportiamo alcuni riferimenti bibliografici:

  1. Tranquilli WJ, Thrumon JC, Grimm KA. Lummb & Jone’s veterinary anesthesia and analgesia. 2007 Blackwell Publishing.
  2. Brodbelt DC, Blissit KJ, Hammond NA, Neath PJ, Yung LE, Pfiffer DU, Wood GLN. 2008 The risk of death: the confidential enquiry into perioperative small animal fatalities. Vet. Anaesth Analg 35; 365-373.
  3. West G, Heard D, Caulkett Zoo and wildlife immobilization and anesthesia. 2007 Blackwell publishing.
  4. Cattet, MRL, Caulkett NA, & Lunn NJ. 2003 Anesthesia of polar bears using xylazine-zolazepam-tiletamine or zolazepam-tiletamine. Journal of wildelife disease,39: 655-664.
  5. Cattet, MRL, Caulkett NA, Stenhouse GB. 2003 Anesthesia of grizzly bears using xylazine-zolazepam-tiletamine or zolazepam-tiletamine. International Conference on Bear Research and Management 14:889-93.
  6. Caulkett NA & Cattet MRL 1997 Physiological effects of medetomidine-zolazepam-tiletamine immobilization in black bears. Journal of wildlife disease 33: 615-622).
  7. Fahlman A, Pringle J, Arnemo JM, Swenson JE, Brunberg, Nyman G. 2012 Treatment of hypoxemia during anestesia of brown bear (Ursus arctos). Journal of Zoo and Wildelife Medicine 41(1): 161–164.