Natura in festa – Oleggio Castello 5 maggio 2019

Educhiamo anche i più piccoli!

In occasione dell’evento Natura in Festa che si terrà domenica 5 maggio presso il parco del Castello Dal Pozzo a Oleggio Castello saremo presenti allo stand di Ekoclub International per insegnare anche ai bambini l’educazione ed il rispetto per l’ambiente e la fauna che ci circonda.
Un giornata che permette di far avvicinare non solo i bambini, ma anche gli adulti più “cittadini” alla Natura, in un luogo immerso nel verde a ridosso del Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago, parte del Parco del Ticino Piemontese, all’interno del quale si possono osservare diverse specie di fauna selvatica.
Domenica chiunque potrà cogliere l’occasione di soddisfare curiosità e porre domande al nostro Staff.

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Public trust thinking and public ownership of wildlife in Italy and the United States

È stato pubblicato in questi giorni un articolo scientifico sulla prestigiosa rivista “Environmental Policy and Governance” nel quale gli autori effettuano un approfondito confronto tra  la legge italiana e quella statunitense in materia di legislazione faunistica e protezione delle risorse ambientali.
Il lavoro è stato svolto da un team di ricercatori internazionali dell’Università della Svizzera italiana (Stefano Giacomelli e Michael Gibbert) e della Cornell University dello Stato di New York (Darragh Hare e Bernd Blossey).

È interessante notare come a livello di principi legislativi e di policy sia l’Italia sia gli USA seguono le medesime aspirazioni in materia di gestione ambientale, sebbene siano paesi appartenenti a due sistemi giuridici profondamente diversi (civil law – common law).

Dall’analisi emerge inoltre che in entrambi i paesi si riscontrano criticità nell’amministrazione e gestione del patrimonio naturale e faunistico, per cui una maggiore sinergia fra i diversi livelli di governance risulta essenziale per non lasciare che i principi non vengano poi applicati nella gestione pratica.

Per l’Italia, una riforma della legge 157/1992 appare quindi urgente, sia per mantenerci al passo con le aspettative Europee sia per affrontare quei problemi che sono un po’ da tutti risaputi ma che ora vengono ben messi in luce attraverso questo paragone con l’esperienza statunitense.

L’articolo è disponibile sul sito web della rivista: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/eet.1848

Gestione sanitaria della fauna selvatica: il ruolo del veterinario tra conservazione e salute pubblica

La Società Italiana di Ecopatologia LOGO SIEF COMPLETO VERTICALEdella Fauna (SIEF), organizza per la giornata del 22 febbraio, un convegno dal titolo “Gestione sanitaria della fauna selvatica: il ruolo del veterinario tra conservazione e salute pubblica”.

L’evento si terrà a Bologna, presso la Sala 20 maggio 2012 (Regione Emilia-Romagna ex Sala A conferenze), in Viale della Fiera nr 8, a partire dalle ore 9,30.

Seguirà alle ore 14,00 l’assemblea della SIEF con l’elezione del nuovo direttivo per il prossimo triennio 2019/2022. Per maggiori dettagli si rimanda al sito della SIEF.

Programma:

9.30 – 10.00 Registrazione

10.00 Apertura – Saluti Istituzionali

10.00 Sessione 1 – Dalle Alpi agli Appennini: le attività veterinarie nelle aree protette – VetAAPP (Coordinamento Nazionale Veterinari Aree Protette)
Simone Angelucci (Parco Nazionale della Majella)
Bruno Bassano (Parco Nazionale del Gran Paradiso)
Nadia Cappai (Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna)
Umberto Di Nicola (Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga)
Leonardo Gentile (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise)
Federico Morandi (Parco Nazionale dei Monti Sibillini)

11.15 – 11.30 Pausa

11.30 Sessione 2 – La gestione sanitaria nelle aree protette, compiti e necessità 
Aree protette ed apporto della medicina veterinaria nella strategie di conservazione in Italia – Antonio Maturani (Ministero dell’Ambiente) 
Gestione sanitaria della fauna selvatica nelle aree protette: quali compiti del Servizio Sanitario Nazionale? – Andrea Maroni-Ponti (Ministero della Salute)

13.00 Chiusura dei lavori

14.00 Assemblea soci SIEF ed elezione del direttivo

 

Be part of the mountain – In montagna siamo solo degli ospiti

Oggi il problema del disturbo antropico nei confronti della fauna selvatica è sicuramente una delle questioni meno considerate da parte dell’opinione pubblica. E, paradossalmente, anche da parte degli stessi animalisti e degli ambientalisti, così attivi sui social nel criminalizzare la caccia e gli impianti sciistici ma, a quanto pare, totalmente assenti quando bisogna puntare il dito su altri fattori che ledono la fauna durante il periodo invernale.
Sembra che la fonte del disturbo sia sempre quello fatto dagli altri, mai da noi stessi. E invece esistono diverse forme di disturbo, legate a sport invernali, ad attività ludiche, a semplici escursioni, che però non tengono conto dell’effetto che possono avere sulla fauna specialmente nel periodo invernale, quello più critico.
D’altronde, che male c’è a fare fuori pista una volta ogni tanto, o ad andare a fare una bella ciaspolata notturna in serate con la luna piena, o portare in giro il cane liberandolo da quel fastidioso guinzaglio giusto per farlo correre un po’ libero in montagna. E già, che male c’è?
Uno dei commenti più frequenti che ascoltiamo da coloro a cui facciamo notare queste cose è: “ma se quando vado in giro non vedo mai un animale, vuol dire che non ce ne sono, e allora che disturbo creo?”. Bhè, fatevi una domanda… se non vedete gli animali forse è perché li avete già disturbati…

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Recentemente è partita una bellissima iniziativa di cooperazione internazionale che associa aree protette, organizzazioni di protezione dell’ambiente, istituzioni, club alpini e altri portatori d’interesse in tutto l’arco alpino: Be Part of the Mountain (https://bepartofthemountain.org/it/organisation). Coordinata dall’unità operativa di ALPARC, l’iniziativa mira a facilitare lo scambio di informazioni e buone pratiche, sviluppare strumenti comuni per aumentare la consapevolezza sulle tematiche ambientali e implementare le azioni di comunicazione condivisa per incentivare il coinvolgimento degli appassionati di attività outdoor. Esiste anche una carta dei principi di collaborazione che mira a sensibilizzare e responsabilizzare i praticanti delle attività outdoor nelle aree protette alpine e non solo, scaricabile a questo link dove vi è la possibilità di cooperare con le iniziative previste.

Chi pratica le attività outdoor in montagna, deve essere conscio che gli animali che lì vi abitano, sono in un periodo critico della loro biologia e devono affrontare dure condizioni di vita. Gli ungulati terminano l’autunno già affaticati e dimagrati per le competizioni svolte nel periodo degli amori, le femmine sono gravide, il cibo scarseggia, le riserve di grasso sono ridotte, le condizioni climatiche sono estreme. I galliformi alpini devono accontentarsi di cibarsi di aghi di larice o altre essenze vegetali quasi indigeribili, e passano molto tempo in nascondigli per proteggersi dai predatori oppure negli igloo per rimanere al caldo.

Be part of the mountain ha sviluppato una bellissima pagina in cui spiega con semplici concetti le problematiche causate dal disturbo antropico alla fauna selvatica nel periodo invernale e le misure minime di comportamento per evitare il disturbo della fauna, la quale, se sottoposta a continue situazioni di stress, potrebbe anche soccombere a causa dell’eccessivo dispendio energetico diventando più vulnerabile a patologie e predatori.

Qualche anno fa abbiamojournalornithology_formenti,viganò_etal svolto uno studio proprio sul disturbo antropico del fagiano di monte, andando ad indagare il metabolita fecale del corticosterone, l’ormone dello stress negli uccelli. E nell’articolo, pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Ornithology, si è evidenziato in maniera molto chiara come i soggetti con maggiore stress fossero concentrati nelle aree vicino agli impianti e nelle aree destinate allo sci-alpinismo e/o alle discese in free style. L’anno seguente, in condizioni di assenza di neve, e quindi con l’assenza di sciatori, si è invece osservato come il livello di stress fosse omogeneo nelle tre aree.

Per questo motivo vi invitiamo a vedere anche questi bellissimi filmati, pubblicati sul sito di Be part of the mountain (https://youtu.be/Y2-n4wUEm3g) e sul sito di un parco francese (Parc naturel régional du Massif des Bauges).

Comportandoti responsabilmente, aiuti gli animali selvatici a sopravvivere. Diventa parte della montagna!

Misure di primo intervento nel caso di morso da vipera sul cane.

L’aumento delle temperature anche nel periodo autunnale comporta la possibilità di incontrare su sentieri, zone rocciose o prati/pascoli, alcune specie di vipere, quali la vipera comune (Vipera aspis), la vipera dal corno (V. ammodytes), il marasso (V. berus), la vipera dell’Orsini (V. ursinii) e la vipera dei Walser (V. walser), distinguibili facilmente da altri serpenti non velenosi per alcune caratteristiche: testa triangolare, corpo che si restringe bruscamente verso la coda, pupille ellittiche e verticali e piccole squame sulla testa. Attraverso i loro denti veleniferi cavi e retrattili posti sulla mascella rostrale possono inoculare un veleno complesso composto da enzimi, proteine e peptidi, utilizzato dalla vipera per immobilizzare la preda ed iniziare la digestione dei tessuti.
Per tale motivo e per l’enorme sforzo energetico che serve al rettile per produrre tale veleno, la vipera morde quasi esclusivamente per procacciarsi il cibo o per difendersi da eventuali minacce. Inoltre, non è detto che ad ogni morso di difesa corrisponda anche una somministrazione di veleno, in quanto sono stati registrati diversi episodi di “morsi a secco”, senza inoculazione di veleno.

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Vipera walser – Foto di Andrea Battisti – www.hybridwildlife.com

Il loro morso non rappresenta un grave rischio per l’uomo, anche se può dare dei problemi di edemi o di momentanea paralisi muscolare. Diversamente, nel cane l’esito potrebbe essere anche mortale. Le conseguenze sono però variabili e dipendono da diversi fattori tra cui la stagione (a fine stagione le vipere risultano meno aggressive), il punto del morso (testa e muso possono essere più gravi), quantità e composizione del veleno inoculato, tempo trascorso dall’ultimo morso e modalità e velocità di intervento di primo soccorso.

Per questo, si vogliono fornire alcune indicazioni utili per intervenire prontamente nel caso in cui il vostro cane venga morso da una vipera prima di recarvi prontamente dal vostro Veterinario di fiducia.

Non sempre è facile accorgersi del momento preciso del morso, ma alcuni sintomi nel cane possono essere un campanello d’allarme: scatti improvvisi e guaiti possono avvertire dell’avvenuta morsicatura. Nel punto del morso il cane potrà mostrare fin da subito molta dolorabilità, gonfiore ed alcune volte sanguinamento. Sintomi generici, che cominciano a manifestarsi anche a breve distanza di tempo, possono essere respirazione affannosa o difficoltosa, tachicardia, ipotensione, dolore addominale, vomito anche con presenza di sangue, diarrea, irrequietezza, debolezza, tremori, atassia, letargia, convulsioni, shock. A lungo termine invece il veleno può risultare nefrotossico ed epatotossico ed interferire con i processi coagulativi, per questo motivo sono comunque necessari una visita ed esami approfonditi anche se il cane non sembra dimostrare subito sintomi preoccupanti, la prognosi infatti rimane riservata per almeno 72 ore dopo il morso.

In attesa di arrivare dal veterinario, occorre pertanto mettere in pratica alcune misure di primo intervento ed avere piccole attenzioni per il trasporto. Per prima cosa bisogna cercare di mantenere la calma evitando che anche il cane si agiti, e limitare ulteriori sforzi fisici: l’ideale sarebbe poterlo trasportare a braccio o in uno zaino per evitare che il veleno si propaghi più velocemente, ovvero mantenere la parte morsa al di sotto del cuore e non sollevarla. Molto utile potrebbe essere disinfettare la ferita da morso con acqua ossigenata (il morso di vipera, oltre al veleno contiene diversi agenti patogeni che potrebbero infettare il soggetto attraverso la ferita). Si sconsiglia di utilizzare alcooli in quanto reagirebbero con il veleno formando dei composti dannosi. Utile anche l’apposizione di ghiaccio per diminuire la dolorabilità. L’applicazione di un laccio emostatico a monte del morso (qualora sia possibile applicarlo) è una pratica comune: attenzione però a non stringerlo troppo e ad avere l’accortezza di smollarlo ogni tanto per consentire la circolazione minima di sangue nei tessuti! I danni infatti potrebbero essere maggiori dei benefici! Se avete dubbi meglio non applicarlo.
Le manovre che invece devono essere assolutamente evitate sono, ad esempio, tentare di “aspirare” il veleno dalla ferita o effettuare dei tagli nella zona del morso nella vana speranza di far fuoriuscire parte del veleno.

Recentemente è stato approvato l’impiego sui cani di un medicinale veterinario ad azione immunologica. Il prodotto, è indicato per la sieroterapia nel cane delle tossicosi da veleno delle seguenti vipere: Vipera ammodytes, V. aspis, V. berus, V. xantina, ed è stato autorizzato dal ministero della salute con decreto del 14 aprile 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 maggio. Si fa presente che il farmaco contiene antitossine ottenute dal siero di sangue di cavalli iperimmunizzati. Per tale motivo la somministrazione eventuale del siero deve essere valutata con attenzione da un Medico Veterinario ed effettuata solo in sede ambulatoriale in quanto è possibile che si manifestino delle reazioni di shock anafilattico nel cane ad opera del siero stesso.

Concludendo, occorre ricordare che le vipere in genere sono protette dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE) e dalla Convenzione di Berna (allegato III), e seppur non tutelate in maniera specifica a livello nazionale, l’uccisione delle stesse è da considerarsi un’azione illegale oltre che un grave danno a livello ecologico.

Uno sguardo oltre le Alpi

La valle del Khumbu, in Nepal, è un intreccio di colori, profumi e sguardi che segnano per sempre il tuo passaggio. Ho camminato lungo i sentieri di questa valle immersa all’interno del Parco nazionale di Sagarmatha, istituito nel 1976, situato ai piedi della catena dell’Himalaya ed affacciato al versante sud dell’Everest.
Sagarmatha, nome in sanscrito del monte Everest, in lingua nepalese può esser tradotto con queste parole ‘madre dell’universo’. Con una superficie di 1148 kmq comprendere al suo interno la vetta più alta del mondo (8.848 m) ed il suo obiettivo è la conservazione della biodiversità di un territorio unico riconosciuto anche dall’Unesco come Patrimonio mondiale dell’Umanità.

Dopo l’arrivo nell’incredibile caos ed inquinamento di Katmandu (1355 metri slm), breve sosta tecnica e si riparte con volo locale per Lukla (2860 m) dove si trova l’aeroporto più singolare (e forse pericoloso) del mondo con una piccola pista in salita, oggi asfaltata qualche anno fa ancora in terra battuta, e dove si ‘naviga a vista’ !

A Lukla si inizia a respirare la prima ‘aria sottile’ degli 8000 ma soprattutto si respira la storia dell’alpinismo. Da qui son passati tutti partendo da Sir Edmund Hillary (Neozelandese) con lo sherpa Tenzing Norgay, i primi uomini a raggiungere la vetta del monte Everest il 29 maggio 1953, sino a Reinhold Messner quando nel 1978 è stato il primo uomo a scalare l’Everest senza l’ausilio di ossigeno supplementare insieme a Peter Habeler. Pensare che, questi uomini, in un’epoca con materiali tecnici ed attrezzature decisamente inferiori alle attuali, senza wi-fi, previsioni meteo aggiornate abbiano compiuto tali imprese riporta questi personaggi più che alla definizione di “Alpinisti” a quella di veri e propri “Esploratori”!

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Statua dello Sherpa Tenzing Norgay con skyline Everest sullo sfondo (Foto Luca Pellicioli)

Accompagnati dalle nostre guide il trekking procede sino al villaggio di Namche Bazaar (3440 m) dove incontriamo i responsabili della scuola primaria del villaggio alla cui realizzazione ha contribuito nel 2005 Silvio Mondinelli (Gnaro, terzo Italiano ad aver salito tutti i 14 ottomila). Dopo il terribile terremoto dell’Aprile del 2015 il Nepal ha subito profonde devastazioni del territorio ed anche la scuola stessa ha avuto ingenti danni e necessita di essere ricostruita quasi totalmente. Nel solco di questo progetto lo scorso anno con alcuni amici legati dalla comune passione per la montagna abbiamo avviato il progetto “Cuori in Movimento” che ha voluto fornire un contributo a tutto il lavoro avviato negli anni passati e si pone come obiettivo futuro fornire supporto alle scuole primarie dei villaggi delle terre alte del mondo.

Namche è un villaggio davvero particolare, l’ultimo “punto vita” prima dell’avvio lungo il sentiero che porta al “Base Camp” (5600 metri). La tappa successiva raggiungiamo Tengboche posto a quasi 4000 metri dove è presente un importante monastero Tibetano ed un freddo rifugio con vista sulla skyline Everest – colle sud – Lhotse ed a fianco il caratteristico cuneo della cima Ama Dablam, detta anche il Cervino dell’Himalaya.

The clouds run fast… così appare il cielo del Nepal… mentre trascorrono con un ritmo singolare le giornate. Passi corti lungo sentieri impolverati che tra salite, discese e poco ossigeno aiutano a calarti nel ritmo di un mondo molto diverso dal nostro, ma che affascina tremendamente. Le tipiche bandierine di preghiera che sovrastano abitazioni e ponti tibetani diffondono nell’aria i loro mantra, gli stupa e le molte ruote di preghiera (attorno cui, secondo la tradizione buddista occorre sempre girare in senso orario ) riempiono di spiritualità e di energie positive questa vallata !

Ed è già tempo di ‘go back home’…

2 Thar

Thar dell’Himalaya – Hemitragus jemlahicus (Foto Luca Pellicioli)

Sulla strada del ritorno, la nostra deformazione professionale, non può che portarci alla ricerca dell’osservazione della wildlife locale del parco. L’ungulato selvatico che caratterizza questa zona è il Thar dell’Himalaya (Hemitragus jemlahicus) che vive sulle pendici montuose delle montagne dell’Asia Centrale e stato studiato nell’ambito del progetto Ev-K2-CNR e dal Prof. Sandro Lovari dell’Università di Siena. Altro ungulato è il Musk deer (Moschus chrysogaster), ma anche fasianidi come il Danphe (Himalayan monal) e predatori come l’affascinante leopardo delle nevi (Uncia uncia).

Osserviamo diversi Thar subito dopo il passaggio di un lungo ponte Tibetano e riusciamo a raccogliere delle feci, trovate lungo il sentiero, che riportate in Italia hanno soddisfatto la nostra curiosità veterinaria.

Si torna in Italia… ma torneremo presto !

Namaste’

Luca Pellicioli

StambeccoOrobie: annunciati i vincitori del Contest Fotografico

È terminato con successo il contest fotografico del progetto “StambeccoOrobie” di cui AlpVet è partner scientifico. Il progetto ha visto la partecipazione entusiasta degli escursionisti che durante i mesi estivi hanno frequentato i sentieri delle Orobie ed hanno mostrato grande interesse nei confronti di questo splendido ungulato.

Dopo la presentazione avvenuta a Giugno, in 5 mesi, sono pervenuti ben 612 scatti fotografici e la pagina facebook è stata seguita da oltre 1.000 persone con più di 350.000 visualizzazioni. Ogni immagine pervenuta ed ogni autore si è reso partecipe di uno straordinario percorso che ha permesso di raccogliere numerose testimonianze e curiosità legate alla presenza dello stambecco sulle Orobie Bergamasche a 30 anni dalla sua prima reintroduzione all’interno di questo territorio (1987).

Dopo un’attenta e non semplice selezione, visto il gran numero di fotografie pervenute e like ricevuti sulla pagina Facebook del progetto, la giuria tecnica ha presentato il 10 dicembre l’attesa lista dei vincitori.
Complessivamente il Contest Fotografico ha premiato le prime 10 fotografie classificate, alle quali si aggiungono 3 menzioni speciali, la classifica “like” (7 premi) ed infine 12 premi scelti ad estrazione per un totale di 32 autori premiati!

La selezione delle fotografie è stato un lavoro di squadra dove ogni componente ha espresso la propria specifica esperienza e professionalità. Come criterio generale di valutazione sono state premiate le immagini che sono riuscite ad esprimere meglio e a sintetizzare la tecnica fotografica e le particolarità faunistiche della specie.

L’appuntamento per la premiazione, alla quale tutti i vincitori in elenco delle varie classifiche sono invitati, è fissato per martedì 19 dicembre alle ore 19.00 presso il Palamonti a Bergamo.

Per maggiori informazioni www.stambeccoorobie.it

Classifica finale dei vincitori:

  1. Dario Bonzi, fotografia n. 209 scattata a Maslana
  2. Giovanni Guidi, fotografia n. 88 scattata alla Diga del Curò
  3. Francesco Guffanti, fotografia n. 134 scattata a Maslana
  4. Franco Sirtoli, fotografia n. 197 scattata a Fiumenero
  5. Edoardo Marcolongo, fotografia n. 231 scattata al Passo d’Aviasco
  6. Roberto Dennunzio, fotografia n. 118 scattata a Maslana
  7. Marcello Bassis, fotografia n. 554 scattata all’Osservatorio di Maslana
  8. Mirco Bonacorsi, fotografia n. 23 scattata al Lago di Gelt
  9. Marco Pendezza, fotografia n. 66 scattata al Rifugio Brunone
  10. Nicola Beretta, fotografia n. 336 scattata al Passo dei Camosci

Menzioni speciali:

  1. Neva Gonnella, fotografia n. 37 scattata al Rifugio Coca come ‘Autore più giovane’
  2. Arianna Milesi, fotografia n. 443 scattata al Rifugio Benigni come ‘“Immagine più creativa’
  3. Matteo Rodari, fotografia n. 73 scattata a Maslana, come ‘Immagine più simpatica’

Classifica ‘like’ (comprensivi dei Like sulle condivisioni) al 30/11/2017:

  1. Francesco Mazza, fotografia n. 64, scattata salendo verso il Rifugio Coca (totale Like 473)
  2. Pier Cossetti, fotografia n. 574, scattata a Maslana (totale Like 378)
  3. Gianantonio Leoni, fotografia n. 333, scattata ai piedi del Pizzo del Diavolo di Malgina (totale Like 328)
  4. Claudio Ranza, fotografia n. 159, scattata all’ingresso della Valmorta (totale Like 317)
  5. Ruggero Sorlini, fotografia n. 557 scattata dalla cima del Pradella (totale Like 281)
  6. Luigi Riboli, fotografia n. 257 scattata salendo verso il Pizzo Coca (totale Like 217)
  7. Davide Maninetti, fotografia n. 84, scattata nei pressi del Monte Aga (totale Like 200)

 Infine i vincitori dei 12 premi ad estrazione:

  1. Enrico Marino, fotografia n. 593
  2. Marco De Paoli, fotografia n. 103
  3. Fabio Benzoni, fotografia n. 94
  4. Luca Pendezza, fotografia n. 331
  5. Stefano Bonzanni, fotografia n. 249
  6. Valerio Tiraboschi, fotografia n. 359
  7. Veronica Quarenghi, fotografia n. 123
  8. Alfredo Ferrari, fotografia n. 355
  9. Matteo Maronza Carlessi, fotografia n. 151
  10. Tina Clemente, fotografia n. 438
  11. Monica Baretti, fotografia n. 276
  12. Fabio Pigoli, fotografia n. 281