Specializzazione Caccia al cinghiale – Magenta

Martedì 17 novembre cominciano le lezioni del “Corso di abilitazione alla figura del cacciatore specializzato nella caccia al cinghiale”, conforme alla DGR 2031/2019 e al decreto 5303 del 4 maggio 2020 di Regione Lombardia (a questo link tutte le informazioni inerenti il decreto), organizzato dal Nucleo FIDC di Magenta, in collaborazione con lo Studio Associato AlpVet.

Il corso, in programma per lo scorso marzo, è stato rinviato causa COVID.

Le lezioni, si svolgeranno presso la sede del Nucleo FIDC di Magenta, in Via Cadorna a Magenta, nelle giornate di martedì e giovedì, a partire da martedì 17 novembre.

I posti disponibili sono contingentati in base alle norme COVID-19.

Con questo corso si viene ammessi a sostenere l’esame per essere abilitati alla caccia al cinghiale sia in forma collettiva che in selezione su tutto il territorio della Regione Lombardia.

I requisiti per poter essere ammessi all’esame sono i seguenti:

  • Attestato di frequenza al corso, ottenuto frequentando almeno il 70% delle ore di teoria ed il 100% delle ore di esercitazione pratica
  • Prova di tiro effettuata presso un Tiro a Segno Nazionale alla distanza di 100 m con fucile a canna rigata di calibro consentito per l’attività venatoria dotato di ottica di mira, mettendo almeno 4 colpi su 5 all’interno di un diametro di 15 cm sparando da seduti con appoggio anteriore
  • Prova di tiro effettuata presso un Tiro a Segno Nazionale alla distanza di 25 o 50 m con fucile a canna rigata o liscia di calibro consentito per l’attività venatoria dotato di ottica di mira o tacca di mira o punto rosso, mettendo almeno 4 colpi su 5 all’interno di un diametro di 15 cm sparando in piedi con il solo ausilio del bastone

Come previsto dal decreto 5303/2020, è possibile anche svolgere anche solo la lezione integrativa per la forma di caccia per cui non si dispone l’abilitazione.

Pertanto, è possibile seguire unicamente la lezione di 3 ore “Tecniche di prelievo: Caccia di selezione” e ottenere l’abilitazione alla caccia di selezione al cinghiale nel caso in cui:

  • I candidati abbiano già conseguito l’abilitazione alla caccia collettiva al cinghiale o abilitazioni equipollenti (equipollenza rilasciata da Regione Lombardia). In tal caso l’esame si terrà solo in forma orale, accompagnando alla domanda l’esito della prova di tiro a 100 m;
  • I candidati abbiano ottenuto l’attestato relativo al corso “Abilitazione alla caccia collettiva al cinghiale” o attestati a corsi equivalenti nei due anni precedenti. In tal caso l’esame prevede sia la prova scritta che orale, oltre che la prova di tiro a 100 m.

In alternativa, è possibile seguire unicamente la lezione di 3 ore “Tecniche di prelievo: Caccia collettiva” e ottenere l’abilitazione alla caccia collettiva al cinghiale nel caso in cui:

  • I candidati abbiano già conseguito l’abilitazione al censimento ed al prelievo selettivo degli ungulati o abilitazioni equipollenti che comprendono anche la specie cinghiale (equipollenza rilasciata da Regione Lombardia). In tal caso l’esame si terrà solo in forma orale, accompagnando alla domanda l’esito della prova di tiro a 25 o 50 m;
  • I candidati hanno svolto e ottenuto l’attestato relativo al corso “Censimento e prelievo selettivo degli ungulati” o attestati a corsi equivalenti nei due anni precedenti. In tal caso l’esame prevede sia la prova scritta che orale, oltre che la prova di tiro a 25 o 50 m.

Le domande di iscrizione al corso dovranno pervenire entro il 10 novembre a fidcnucleomagenta@gmail.com, contattando i referenti tramite numero di telefono presente nella locandina oppure direttamente on-line compilando il modulo presente sul sito http://www.federcaccianucleomagenta.it/.

L’esame si terrà presso l’UTR indicata nella domanda d’esame; i candidati verranno convocati direttamente dalla Regione Lombardia almeno 15 giorni prima della seduta d’esame, che prevede una prova scritta composta da 30 domande a risposta multipla, una volta superata con almeno l’80% delle risposte corrette si accede alla prova orale.

N.B.: Regione Lombardia non fornisce la garanzia che questa abilitazione sia ritenuta equipollente al di fuori del territorio regionale, rimanda la decisione alle Regioni in cui eventualmente si effettua la richiesta. Si consiglia per chi vuole ottenere l’equipollenza anche in altre regioni di svolgere separatamente le abilitazioni alla collettiva e alla selezione.

Specializzazione Caccia al cinghiale – Bereguardo 13 ottobre 2020

La Società Cacciatori di Bereguardo (Sezione Comunale di FIDC), in collaborazione con lo Studio Associato AlpVet, nel rispetto delle misure previste dai DPCM in materia di COVID-19, organizza a partire dal 13 ottobre, nelle giornate di martedì e venerdì, il “Corso di abilitazione alla figura del cacciatore specializzato nella caccia al cinghiale”, conforme alla DGR 2031/2019 e al decreto 5303 del 4 maggio 2020 di Regione Lombardia (a questo link tutte le informazioni inerenti il decreto).

Con questo corso si viene ammessi a sostenere l’esame per essere abilitati alla caccia al cinghiale sia in forma collettiva che in selezione su tutto il territorio della Regione Lombardia.

I requisiti per poter essere ammessi all’esame sono i seguenti:

  • Attestato di frequenza al corso, ottenuto frequentando almeno il 70% delle ore di teoria ed il 100% delle ore di esercitazione pratica
  • Prova di tiro effettuata presso un Tiro a Segno Nazionale alla distanza di 100 m con fucile a canna rigata di calibro consentito per l’attività venatoria dotato di ottica di mira, mettendo almeno 4 colpi su 5 all’interno di un diametro di 15 cm sparando da seduti con appoggio anteriore
  • Prova di tiro effettuata presso un Tiro a Segno Nazionale alla distanza di 25 o 50 m con fucile a canna rigata o liscia di calibro consentito per l’attività venatoria dotato di ottica di mira o tacca di mira o punto rosso, mettendo almeno 4 colpi su 5 all’interno di un diametro di 15 cm sparando in piedi con il solo ausilio del bastone

Come previsto dal decreto 5303/2020, è possibile anche svolgere anche solo la lezione integrativa per la forma di caccia per cui non si dispone l’abilitazione.

Pertanto, è possibile seguire unicamente la lezione di 3 ore “Tecniche di prelievo: Caccia di selezione” e ottenere l’abilitazione alla caccia di selezione al cinghiale nel caso in cui:

  • I candidati abbiano già conseguito l’abilitazione alla caccia collettiva al cinghiale o abilitazioni equipollenti (equipollenza rilasciata da Regione Lombardia). In tal caso l’esame si terrà solo in forma orale, accompagnando alla domanda l’esito della prova di tiro a 100 m;
  • I candidati abbiano ottenuto l’attestato relativo al corso “Abilitazione alla caccia collettiva al cinghiale” o attestati a corsi equivalenti nei due anni precedenti. In tal caso l’esame prevede sia la prova scritta che orale, oltre che la prova di tiro a 100 m.

In alternativa, è possibile seguire unicamente la lezione di 3 ore “Tecniche di prelievo: Caccia collettiva” e ottenere l’abilitazione alla caccia collettiva al cinghiale nel caso in cui:

  • I candidati abbiano già conseguito l’abilitazione al censimento ed al prelievo selettivo degli ungulati o abilitazioni equipollenti che comprendono anche la specie cinghiale (equipollenza rilasciata da Regione Lombardia). In tal caso l’esame si terrà solo in forma orale, accompagnando alla domanda l’esito della prova di tiro a 25 o 50 m;
  • I candidati hanno svolto e ottenuto l’attestato relativo al corso “Censimento e prelievo selettivo degli ungulati” o attestati a corsi equivalenti nei due anni precedenti. In tal caso l’esame prevede sia la prova scritta che orale, oltre che la prova di tiro a 25 o 50 m.

Le domande di iscrizione al corso dovranno pervenire entro il 6 ottobre e possono essere inviate tramite mail all’indirizzo: societacacciatoribereguardo@gmail.com 
oppure contattando i referenti della Società Cacciatori Bereguardo ai seguenti numeri:
Larocca Michele – 339 5799804
Nodari Carlo – 347 1778863

L’esame si terrà presso l’UTR indicata nella domanda d’esame; i candidati verranno convocati direttamente dalla Regione Lombardia almeno 15 giorni prima della seduta d’esame, che prevede una prova scritta composta da 30 domande a risposta multipla, una volta superata con almeno l’80% delle risposte corrette si accede alla prova orale.

N.B.: Regione Lombardia non fornisce la garanzia che questa abilitazione sia ritenuta equipollente al di fuori del territorio regionale, rimanda la decisione alle Regioni in cui eventualmente si effettua la richiesta. Si consiglia per chi vuole ottenere l’equipollenza anche in altre regioni di svolgere separatamente le abilitazioni alla collettiva e alla selezione.

Tipica Fauna Alpina in Piemonte – Norme e tutela

Le modifiche alla legge regionale 5/2018 apportate con la legge L.R. n. 15/2020 del mese di luglio hanno creato una certa confusione nell’interpretazione normativa circa i requisiti dei cacciatori abilitati all’esercizio della caccia alla tipica fauna alpina.

Il comma 1 dell’articolo 9 della legge regionale 5/2018 è stato infatti sostituito dal seguente:

“1. La Regione, in attuazione della legge 157/1992, anche al fine di realizzare uno stretto legame dei cacciatori con il territorio per favorire il loro impegno nella gestione e nella salvaguardia dei beni faunistico-ambientali, determina in modo adeguato le dimensioni spaziali e faunistiche dei singoli ambiti venatori. Il cacciatore residente in Piemonte fissa la propria residenza venatoria nell’ATC o CA ove ritira il proprio tesserino venatorio regionale. Ulteriori ammissioni sono consentite, previo consenso dei rispettivi organi di gestione, nel rispetto del numero totale di cacciatori ammissibili. Il prelievo nei confronti della tipica fauna alpina è comunque limitato al solo CA di residenza venatoria.”

Occorre considerare due aspetti: la residenza venatoria non è una scelta fatta in maniera certificata dal cacciatore piemontese, in quanto viene rilasciata dal sistema anagrafico regionale in base al primo CA che registra il pagamento del cacciatore stesso.

Diversi sono stati infatti i casi di cacciatori che si sono ritrovati come residenza venatoria un CA in cui hanno fatto per la prima volta richiesta di adesione, ovvero cacciatori che senza richiedere nulla sono stati registrati in un CA in cui, seppur iscritti, non pratica la caccia alla tipica fauna alpina.

Infatti, l’unica scelta formale fatta dal cacciatore mediante autocertificazione riguarda l’indicazione in cui effettuare il prelievo alla tipica fauna alpina, forma di caccia che può essere svolta solo in un CA in Regione Piemonte. Per tale motivo il cacciatore deve specificare in quale CA intende esercitare questa forma di caccia.

Nulla era richiesta prima di luglio riguardo invece la residenza venatoria.

La segreteria dell’Assessorato Agricoltura, Caccia e Pesca, con una mail del 21 agosto 2020, indirizzata a tutti i CA, ha specificato che:

Essendo la modifica inerente la limitazione della tipica fauna alpina intervenuta in data 09 luglio 2020 ed essendo i tesserini venatori generati prima di tale data, l’Ufficio scrivente ritiene che si possa effettuare la modifica della residenza venatoria per esercitare il prelievo della tipica fauna alpina nel seguente modo:

1) richiesta da parte del cacciatore di modifica della residenza venatoria;

2) consenso da parte dei CA interessati;

3) verifica dell’utilizzo del tesserino venatorio; in caso positivo è necessario da parte del CA verbalizzare giornate di caccia e capi abbattuti;

4) a seguito del ricevimento della doc. citata, l’Ufficio provvederà ad annullare il tesserino consentendo al CA l’emissione di uno nuovo.

Tale indicazione è doverosa al fine di permettere a coloro i quali non avevano o non gli era assegnata la residenza venatoria nel CA in cui hanno deciso di cacciare la tipica fauna alpina, di effettuare il cambio di residenza e mettersi in regola con la normativa che era entrata in vigore successivamente al pagamento della loro quota associativa.

Rimaneva in ogni caso aperto il quesito circa l’ammissibilità o meno dei fuori regione. Infatti, nelle medesima mail, la segreteria scriveva che:

Per quanto riguarda la problematica sempre legata al prelievo della tipica fauna alpina ma da parte dei cacciatori residenti in altre regioni o all’estero, essendo la modifica di legge non di facile interpretazione, l’Ufficio richiederà in tempi brevi un parere al Settore Affari Istituzionali e processo di delega.

In data 31 agosto 2020, il responsabile del Settore Caccia e Pesca, con una nota indirizzata ai Comitati di gestione del CA, pur specificando che l’interpretazione della norma dipende in via esclusiva al soggetto che l’ha emanata, cerca di chiarire cosa si intende con la modifica dell’articolo 9 della LR 5/2018.

Il responsabile, infatti, riprendendo l’articolo, specifica che l’interpretazione letterale della modifica, per quanto concerne il concetto di residenza venatoria sia da intendersi esclusivamente rivolta ai cacciatori piemontesi che esercitano l’attività nei CA e che tale concetto non è pertanto applicabile ai cacciatori foranei.

Inoltre, il responsabile, riporta a scanso di equivoci l’articolo 12 della LR 5/2018 che cita al comma 5 che:

“Il prelievo venatorio nella zona faunistica delle Alpi è disciplinato in maniera particolare e differenziato dalla Giunta regionale anzitutto al fine di proteggere la caratteristica fauna alpina, anche nel rispetto delle consuetudini e tradizioni locali. A tale scopo, i CA possono limitare il prelievo di tali specie ai cacciatori residenti nei comuni dello stesso CA ed anche organizzare il prelievo con assegnazione nominativa dei capi prelevabili e luogo di prelievo degli stessi, come previsto dall’articolo 9, comma 8”.

Tale norma consente pertanto ai CA di limitare il prelievo alla tipica fauna alpina in via esclusiva ai cacciatori residenti nei comuni ricompresi nel CA, con una restrizione chiara e supportata dalla norma sia nei confronti dei cacciatori foranei che di altri cacciatori piemontesi.

Stando quindi a quanto sancito a livello normativo e riferito a livello interpretativo dall’istituzione regionale, le scelte dei CA per l’anno in corso prevedono due opzioni:

  • l’ammissione di tutti i cacciatori piemontesi con residenza venatoria nel CA in cui hanno richiesto l’esercizio della caccia alla tipica fauna alpina e dei cacciatori foranei che nella medesima modalità hanno dichiarato di esercitare la caccia alla tipica alpina in via esclusiva in quel CA;
  • l’ammissione alla caccia alla tipica alpina in via esclusiva ai soli residenti nei comuni ricompresi nel CA in base all’art. 12 comma 5 della LR 5/2018.

Qualunque altra forma di accettazione di cacciatori che non rispondano ai seguenti parametri e che siano frutto di mediazioni, non appaiono pertanto lecite nel rispetto del dettame normativo.

La tutela della Tipica fauna alpina non deve travisare in campanilismo venatorio. Nessuno può sostenere che i residenti di un CA siano più o meno bravi di chi non è residente. Ci sono cacciatori bravi e meno bravi in ogni contesto, ciò che è importante è far accrescere la cultura venatoria ed il rispetto per il selvatico coinvolgendo tutti i cacciatori nella gestione e nella conservazione della fauna.

La caccia alla tipica fauna alpina non può essere vista solo ed esclusivamente come carniere venatorio, ma deve sviluppare sempre più l’interesse cinofilo e la conservazione delle specie dei galliformi alpini.

Come tecnici è importante sottolineare che senza la collaborazione col mondo venatorio nello studio e nella ricerca inerente alle popolazioni della tipica fauna alpina, rischiamo di perdere ogni dato circa consistenza e presenza delle specie target. Ad esempio, sul francolino di monte, specie chiusa all’attività venatoria, sappiamo poco o nulla. Non è una specie che attira grandi finanziamenti da parte di enti di ricerca e nemmeno grande interesse mediatico. Va da sé che l’approccio scientifico a tale specie è demandato a piccoli lavori spesso basati sulla passione di qualche collega.

Il ruolo dei cacciatori è quindi essenziale per raccogliere i dati di presenza e distribuzione durante i censimenti primaverili al canto e, soprattutto, durante i censimenti estivi, in cui per valutare il successivo riproduttivo, è fondamentale disporre di cani adeguatamente addestrati e allenati.

Ne consegue che l’attuale attività venatoria rivolta alla tipica fauna alpina pone le sue basi su un approccio cinofilo che non può più essere improvvisato, ma che deve necessariamente diventare professionale.

L’educazione del cane da ferma occupa l’intera annualità per un cacciatore, dall’addestramento all’allenamento, passando anche da prove di lavoro e dal confronto con altri cacciatori al fine di migliorare sempre più il livello di base.

Attualmente la caccia al fagiano di monte, alla coturnice, alla pernice bianca, rappresentano delle professionalità venatorie ben specifiche. A bene vedere, per la mia umile esperienza ormai quasi ventennale nell’osservare cani da ferma durante i censimenti, queste tre specie richiederebbero cani e cacciatori specifici, adatti al territorio e capaci di muoversi in contesti ambientali differenti.

La tutela della tipica alpina, quindi, non deve arrivare attraverso l’eliminazione di cacciatori in base alla carta di identità o alla residenza fiscale, ma attraverso una specializzazione delle forme di caccia, attraverso una maggior formazione che fornisca dati relativi all’importanza della conservazione di queste specie e attraverso una crescita della cinofilia venatoria. A dire il vero, la tutela della tipica fauna alpina dovrebbe passare anche attraverso azioni che nulla hanno a che vedere con il mondo venatorio, ma che invece devono prevedere una maggior comunicazione con altri fruitori della montagna, il cui impatto, a volte, è anche maggiore dell’attività venatoria stessa!

Solo in questo modo è possibile davvero ridurre la pressione venatoria in quanto si coinvolge nella gestione il cacciatore stesso, non perché ha interesse nel carniere, ma perché trova nell’attività venatoria l’esaltazione della cinofilia, che per mantenersi ha bisogna essa stessa della presenza del selvatico. Un circolo virtuoso, già sperimentato in altre occasioni, che contribuisce ad un autocontrollo e ad una crescita del comparto venatorio.

Riguardo al resto… lasciamo stare.

Corso per l’abilitazione alla caccia di selezione – FIDC Magenta – 15 settembre 2020

Martedì 15 settembre cominciano le lezioni del “Corso per l’abilitazione alla caccia di selezione a capriolo, camoscio, cervo, daino, muflone e cinghiale”, conforme al Decreto della Regione Lombardia n. 2092 del 19/02/2018 e relativi allegati, organizzato dal Nucleo FIDC di Magenta, in collaborazione con lo Studio Associato AlpVet.

Il corso, in programma per lo scorso marzo, è stato rinviato causa COVID.

Le lezioni, si svolgeranno presso la sede del Nucleo FIDC di Magenta, in Via Cadorna a Magenta, nelle giornate di martedì e giovedì, a partire da martedì 15 settembre.

I posti disponibili sono contingentati in base alle norme COVID-19.

Le domande di iscrizione dovranno pervenire entro il 10 settembre a fidcnucleomagenta@gmail.com, contattando i referenti tramite numero di telefono presente nella locandina oppure direttamente on-line compilando il modulo presente sul sito http://www.federcaccianucleomagenta.it/.

A chiusura del presente corso si svolgerà il corso per la Specializzazione alla caccia al cinghiale. Coloro i quali seguiranno questo corso, una volta passato l’esame, saranno abilitati alla caccia di selezione anche alla specie cinghiale e, in base alla DGR 2854/2020 e al Decreto 5303/2020 di Regione Lombardia, potranno seguire esclusivamente la lezione inerente “Tecniche di prelievo: Caccia collettiva” del corso specialistico.
Si consiglia a coloro i quali sono interessati esclusivamente alla caccia al cinghiale di seguire il corso per la Specializzazione alla caccia al cinghiale che inizierà il 17 novembre.

Seguiranno aggiornamenti.

Locandina Corso Selezione_2020_set

Corso di preparazione all’esame Zona Alpi – 14/23 settembre 2020

Lo Studio AlpVet, in preparazione all’esame per l’abilitazione all’esercizio venatorio in Zona Alpi, organizza un corso on-line sulle seguenti tematiche:

  • Legislazione Zona Alpi
  • Biologia e gestione degli ungulati alpini oggetto di prelievo venatorio (camoscio, capriolo, cervo) e approfondimenti sulle specie non oggetto di prelievo (stambecco)
  • Biologia e gestione dei galliformi alpini oggetto di prelievo venatorio (fagiano di monte, coturnice e pernice bianca) e approfondimenti sui galliformi non oggetto di prelievo venatorio (gallo cedrone, francolino di monte)
  • Biologia e gestione della lepre bianca
  • Attività venatoria e disturbo antropico in Zona Alpi

Le lezioni si terranno nelle serate di lunedì 14, mercoledì 16, lunedì 21 e mercoledì 23 settembre dalle ore 20,00 alle ore 23,00.

Il corso on-line verrà svolto mediante la piattaforma ZOOM. I requisiti necessari per seguire il corso sono una postazione PC con microfono e webcam. Per ogni lezione verrà fornito un link cui accedere per seguire in materia interattiva col docente le varie lezioni.

A richiesta è possibile organizzare ulteriori approfondimenti tematici.

Ai partecipanti verrà rilasciato il materiale didattico sotto forma di dispense in pdf.

Per informazioni su costi e modalità di iscrizione, scrivere a info@alpvet.it.

Le iscrizioni chiuderanno il 10 settembre.

Locandina Corso Zona Alpi

Lezioni integrative per l’abilitazione a “Cacciatore specializzato nel prelievo venatorio del cinghiale” – Corso on-line

Con il recente D.G.R. n. 5303 del 04/05/2020 “Disposizioni in ordine al conseguimento dell’abilitazione relativa alla figura del cacciatore specializzato nel prelievo venatorio del cinghiale” viene introdotta in Regione Lombardia un’altra figura venatoria: il cacciatore specializzato nel prelievo del cinghiale, in tutte le forme previste dalla normativa vigente.

Coloro i quali hanno l’abilitazione alla Caccia di Selezione al Cinghiale e volessero integrare la parte della Collettiva, possono seguire il corso in modalità remota (attraverso piattaforma Zoom) sulla parte speciale dedicata alle “Tecniche di prelievo in forma collettiva” che si terrà mercoledì 8 luglio alle ore 20.00.
Per presentare la domanda d’esame è necessario effettuare la prova di tiro a 25 m (o 50 m) presso un Poligono TSN.

Coloro i quali hanno l’abilitazione alla Caccia Collettiva al Cinghiale e volessero integrare la parte della selezione, possono seguire il corso in modalità remota (attraverso piattaforma Zoom) sulla parte speciale dedicata alle “Tecniche di prelievo in selezione” che si terrà giovedì 9 luglio alle ore 20.00.
Per presentare la domanda d’esame è necessario effettuare la prova di tiro a 100 m con carabina presso un Poligono TSN.

I corsi sono limitati a massimo 40 persone.
Il costo del corso è fissato in 46 €, comprensivi di marca da bollo da 16 € necessaria per la compilazione della domanda d’esame.

Per iscrizioni scrivere a info@alpvet.it

Note:

I corsi in presenza verranno organizzati a partire da settembre 2020.

Si ricorda che chi è già in possesso della qualifica per la caccia alla selezione al cinghiale e per la collettiva al cinghiale, anche se ottenuta con due corsi differenti, è già di fatto un Cacciatore specializzato nel prelievo venatorio del cinghiale, quindi non deve seguire ulteriori corsi.

Per velocizzare la partecipazione all’esame, si suggerisce di inoltrare le domande di ammissione all’UTR Insubria o all’UTR di Pavia, in quanto attualmente su Milano ci sono diversi corsi in attesa di svolgimento esame.

Anschuss Seminar – Bereguardo 5 luglio 2020

La Società Cacciatori di Bereguardo (Sezione Comunale FIDC) organizza in collaborazione con lo Studio AlpVet una giornata di approfondimento per il mondo venatorio relativa alla verifica dell’anschuss nella giornata di domenica 5 luglio.

L’esperienza veterinaria dello Studio AlpVet nell’ambito dell’anatomia topografica e delle lesioni anatomo-patologiche incontra l’esperienza di esperti conduttori di cani da traccia, quali Serena Donnini (Esperta giudice ENCI) e Alberto Besati. Tra attività teorica e pratica sul campo, si cercherà di fornire gli strumenti utili per comprendere e riconoscere le tracce lasciate sull’anschuss al fine di guidare la ricerca del selvatico.

Il programma della giornata, prevede:

Sessione teorica (8,30-12,30)

  • Anatomia topografia:
    • Aspetti anatomici di base per un tiro corretto
  • Balistica terminale:
    • Punto di ingresso della palla e conseguenze
    • Distanza del tiro e comportamento della palla sull’animale
    • Palle al piombo e palle monolitiche
  • Le reazioni al colpo delle varie specie di ungulati selvatici

Sessione pratica in campo (14,00-18,00)

  • Parte pratica:
    • Valutazioni e discussioni su possibili reperti presenti sull’anschuss e discriminazione della tipologia di ferita
    • Istruzioni tecniche circa i comportamenti corretti del cacciatore per non compromettere anschuss e traccia

Le domande di iscrizione ai corsi possono essere inviate tramite mail all’indirizzo: societacacciatoribereguardo@gmail.com 
oppure contattando i referenti della Società Cacciatori Bereguardo ai seguenti numeri:
Larocca Michele – 339 5799804
Nodari Carlo – 347 1778863

 

Perché iscriversi all’Anschuss Seminar

La caccia non può essere limitata esclusivamente all’abbattimento di un ungulato. È importante che la vera esperienza di caccia nasca dalla passione, dalla conoscenza e dall’esperienza. Oggigiorno chiunque potrebbe sparare e potenzialmente uccidere un animale, purtroppo però non tutti sono in grado ancora di valutare i propri limiti e riconoscere i propri errori.
Mettendo in primo piano il benessere animale, quale obiettivo primario del cacciatore moderno, occorre quindi fermarsi a riflette sulle modalità con cui avviene il corretto abbattimento dell’animale e, parallelamente, ragionare su cosa può capitare se, per cause imponderabili, si commetta un errore di valutazione che faccia sì che l’animale non cada esattamente sull’anschuss.
Ciò può accadere immagine anschussnon solo con colpi non immediatamente mortali, ma anche con colpi ben piazzati che tuttavia lasciano qualche secondo al soggetto colpito per allontanarsi di qualche decina di metri. È quindi fondamentale, nell’interesse della comunità venatoria e del rispetto della selvaggina, apprendere tutte quelle informazioni necessarie per capire, una volta giunti sull’anschuss, in quale punto dell’animale è effettivamente transitato il colpo esploso dalla nostra arma.
Questo può aiutare da un lato a recuperare agevolmente la carcassa, e dall’altro a fornire indicazioni utili per mettere nelle migliori condizioni possibili il conduttore del cane da traccia nella ricerca dell’animale ferito. Inoltre è fondamentale evitare qualunque azione possa inquinare l’anschuss e la traccia, al fine di consentire il buon lavoro del cane nell’azione di recupero.

Visita anche la pagina in cui si racconta l’esperienza dell’Anschuss Seminar svolto a Villette (VB) nel 2019.

 

Corso Conduttori Cani da traccia – Bereguardo 3, 4 e 5 luglio 2020

La Società Cacciatori di Bereguardo (Sezione Comunale di FIDC), in collaborazione con lo Studio Associato AlpVet e con Serena Donnini (Esperto Giudice ENCI), nel rispetto di tutte le misure previste dai DPCM in materia di COVID-19, organizza per le giornate di venerdì 3, sabato 4 e domenica 5 luglio il Corso “Conduttori di Cani da traccia”, conforme al decreto 9139 del 24 giugno 209 di Regione Lombardia.

Il corso prevede un percorso didattico suddiviso in lezioni teoriche e attività pratica, per la durata complessiva di 24 ore.
Considerando l’importanza di fornire informazioni più dettagliate inerenti l’addestramento del cane e la figura del conduttore, il corso proposto si svilupperà, trattando i seguenti argomenti:

  • Ruolo e importanza del servizio di recupero nella gestione degli Ungulati
  • Caratteristiche delle razze utilizzate
  • Differente utilizzo delle diverse razze
  • Le fasi dell’addestramento del cane da lavoro
  • Anatomia dell’ungulato selvatico
  • Nozioni di balistica terminale
  • Reazioni al colpo
  • Comportamento dell’ungulato ferito
  • Diverse strategie di recupero
  • Educazione di base del cane
  • Educazione al lavoro sulla traccia
  • Attrezzatura del conduttore
  • Le diverse fasi di lavoro sulla traccia artificiale
  • Organizzazione del servizio di recupero

Le lezioni teoriche saranno integrate da esercitazioni pratiche, in cui si svolgeranno attività sul campo relative a:

  • Valutazione di diversi tipi di Anschuss
  • Realizzazione di tracce artificiali con diverso grado di difficoltà
  • Dimostrazione pratica sul terreno dell’educazione di base del cane
  • Dimostrazione pratica sul terreno dell’educazione al lavoro sulla traccia

Le domande di iscrizione ai corsi possono essere inviate tramite mail all’indirizzo: societacacciatoribereguardo@gmail.com 
oppure contattando i referenti della Società Cacciatori Bereguardo ai seguenti numeri:
Larocca Michele – 339 5799804
Nodari Carlo – 347 1778863

Carne di selvaggina, carne di qualità a patto che…

Venerdì 5 giugno alle ore 20.00 sulla piattaforma RoseCanine si terrà un webinar gratuito di presentazione del corso dal titolo “Carne di selvaggina, carne di qualità a patto che…”, corso che partirà ufficialmente il 15 giugno prossimo.

Il webinar ed il corso sono aperti a tutti, senza distinzione di categorie o di esperienza professionale, dal cacciatore al consumatore, dal veterinario al ristoratore. Anche i vegetariani sono ben voluti! Con loro ho una sfida aperta… 😉

Questo corso non abilita alla figura di “Persona formata” ma va ad integrarsi con i corsi previsti dal Reg. CE 853 del 2004 (Pacchetto Igiene) sviluppando temi di approfondimento per migliorare la gestione delle carni di selvaggina e riconoscerne la qualità. I cacciatori che hanno già svolto il “Corso Cacciatore formato” con noi potranno accedere con una quota agevolata.
Il corso è quindi rivolto non solo ai cacciatori e/o alle persone formate, ma anche ai colleghi veterinari che vogliono approfondire la materia e ai consumatori delle carni di selvaggina affinché siano in grado di capire e riconoscere non solo il prodotto ma anche l’affidabilità del ristoratore che afferma di “cucinare selvaggina del posto”. Oggi come non mai, il consumatore deve avere tutte le garanzie necessarie che il prodotto che troverà nel piatto risponda alle esigenze richieste di legalità, tracciabilità, igiene e qualità organolettica-nutrizionale.

La risorsa “selvaggina” è una miniera inesplorata, un giacimento nascosto, a cui solo pochi hanno finora attinto dal punto di vista qualitativo.
Ritornare al consumo di selvaggina, seppur possa sembrare anacronistico, oggi rappresenta il recupero di una produzione sostenibile e di qualità.

Partendo da questi concetti, che per alcuni potrebbero sembrare di fatto contrastanti, cercheremo di analizzare criticamente come la caccia sia stata un percorso obbligato nell’evoluzione dell’uomo e di come questa antica forma di procacciamento del cibo sia diventata, purtroppo, un’attività ludica e non più finalizzata al sostentamento.
Così come per alcuni cacciatori la caccia è stata vista per anni come uno sport e non come un’attività di gestione, anche il consumatore ha perso quel legame con l’allevamento di sostentamento snaturando completamente il rapporto uomo/animale. C’è una sorta di ipocrisia nel consumatore medio che da un lato critica gli allevamenti intensivi e dall’altro pretende carne a basso costo. Figuriamoci poi il pensiero che può avere sulla caccia… anche se la ricerca della selvaggina al ristorante è sempre più di moda!

Può quindi l’attività venatoria diventare davvero una produzione primaria sostenibile? Dipende da molti aspetti. Sui social vanno di moda gli slogan, noi nel corso analizzeremo con ricerche e pubblicazioni scientifiche se tutto ciò che si dice sulla selvaggina sia vero o meno.

Attualmente, in Italia,  grazie anche alle misure di conservazione messe in atto con la Legge 157 del 1992, abbiamo una grande quantità di selvaggina, a volte persino “troppa” in relazione ai danni e ai conflitti che possono generarsi con le attività umane (danni all’agricoltura, alla rinnovazione forestale, incidenti stradali, etc.) e per tale motivo occorrono adeguati piani di prelievo. L’attività venatoria, però, deve ancora crescere molto a livello culturale in Italia ed il mondo venatorio deve mettersi al servizio della comunità affinché la comunità possa riconoscere nei cacciatori anche un ruolo di gestione e di conservazione dell’ambiente.

Oggi siamo ancora molto distanti da questo obiettivo…

Rose Canine – Animal & Human training platform

RoseCanine è una piattaforma e-learning dedicata principalmente all’animal training.

Nata da un’idea di Roberta Bottaro e Serena Donnini (docente anche ai nostri corsi di formazione su cinghiale e cani da traccia), Rose Canine si pone l’obiettivo di costruire una community di appassionati professionisti del settore con competenze verificate e verificabili, all’interno della quale i corsi sono creati per coinvolgere le classi virtuali interagendo direttamente col docente.
In particolare, la maggior parte della formazione è dedicata a tracking, trailing e detection: i vari percorsi formativi puntano infatti a dare indicazioni, sia di base che a livelli superiori, in merito alle modalità di addestramento e di gestione del cane, con aiuti fondamentali a chi si appresta ad iniziare queste attività sena la dovuta preparazione.
Quale che sia la specialità in cui viene formato il cane, una delle parole chiave nell’addestramento è “COMUNICAZIONE”: è necessario spiegare al cane che cosa deve fare, utilizzando un linguaggio a lui comprensibile. Indipendentemente da cosa si insegna al cane ricordiamoci che la forza dell’addestramento non si misura sulla complessità degli esercizi che il cane è in grado di performare, ma è una diretta conseguenza del piacere di svolgere una determinata attività.
In discipline come la pista e la detection è molto importante che il cane sappia lavorare in maniera indipendente, ovvero senza aspettative sul conduttore. Per questo il lavoro con cani giovani è più semplice, perché consente di non dover fare i conti con una serie di aspettative che il cane adulto potrà aver già sviluppato e consolidato.

Anche lo Studio AlpVet è stato coinvolto in questa collaborazione, per quanto di nostra competenza. La piattaforma verrà infatti utilizzata per la divulgazione di tematiche inerenti alle carni di selvaggina e per altri corsi di formazione e approfondimento a distanza, mantenendo sempre un canale aperto e diretto con i docenti.

A inizio giugno sono previsti alcuni webinar davvero interessanti:

  • Mercoledì 3 giugno, ore 20.30: La teoria dell’odore – Odore e odoranti: alla scoperta della percezione olfattiva
  • Giovedì 4 giugno, ore 20.30: Distrazione: problema od opportunità?
  • Venerdì 5 giugno, ore 20.00: Carne di selvaggina: carne di qualità a patto che…

E sempre a giugno partiranno anche altri corsi interessanti:

  • lunedì 1° giugno: La scienza dell’olfatto
  • lunedì 1° giugno: Il gioco come ricompensa per il cane da lavoro
  • lunedì 15 giugno: Carne di selvaggina: carne di qualità a patto che…

Oltre ovviamente a diversi altri moduli a disposizione sul sito di Rose Canine.