La risorsa selvaggina: tra ecopatologia, biorischi e sicurezza alimentare – Bologna 30 settembre 2016

La Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (www.sief.it) organizza in collaborazione con il Servizio sanitario regionale dell’Emilia Romagna un workshop sul tema “La risorsa selvaggina: tra ecopatologia, biorischi e sicurezza alimentare”, che si terrà a Bologna presso la Sala 20 maggio 2012 (ex Sala A conferenze) in Viale della Fiera 8 il 30 settembre prossimo.

Il convegno, accreditato anche ECM per Medici Veterinari, è aperto a tutti ed è gratuito. Sono invitati a partecipare studenti, tecnici faunistici, cacciatori, responsabili di aziende faunistiche, macellai e ristoratori interessati alla gestione delle carni di selvaggina e chiunque ne abbia interesse.

Il convegno, organizzato sotto la guida scientifica del direttivo della SIEF (responsabili scientifici sono il Dott. Carlo Citterio – IZsVe, il Dott. Mauro Ferri ed il Dott. Roberto Viganò – Studio Associato AlpVet) si sviluppa secondo il seguente programma:

Ore 09.15 – Registrazione partecipanti

Ore 09.45 – Presentazione del corso
Nicola Ferrari, Università degli Studi di Milano, Presidente Società Italiana di Ecopatologia della Fauna
Adriana Giannini, Direzione Servizio Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica, Regione Emilia-Romagna
Maria Luisa Bargossi, Direzione per le Politiche Faunistiche, Regione Emilia Romagna

Ore 10.00 – Trend delle popolazioni di ungulati: la situazione a livello nazionale
Enrico Merli, Regione Emilia-Romagna/Associazione Teriologica Italiana, GLAMM

Ore 10.20 – La filiera selvaggina nell’ambito della gestione faunistica in ER
Maria Luisa Zanni, Regione Emilia Romagna

Ore 10.45  – Coffee break

Ore 11.00 – Normativa e mercato delle carni di selvaggina in Italia, benessere animale e sicurezza alimentare 
Mauro Ferri, SIEF

Ore 11.30 – Food safety e analisi del rischio nell’accesso alla risorsa selvaggina
Gianfranco Brambilla, Istituto Superiore di Sanità

Ore 12.15 – Buone pratiche venatorie alla base della corretta gestione delle carni di selvaggina 
Roberto Viganò, Studio Associato AlpVet/SIEF

Ore 12.45 – Sorveglianza epidemiologica e filiera selvatica
Carlo Citterio, IZS Venezie/SIEF

Ore 13.15 – Pausa Pranzo

Ore 14.30 – Aspetti nutrizionali e sicurezza alimentare delle carni di cinghiale 
Roberto Barbani, Azienda Usl Bologna

Ore 14.45 – Esperienze di cessione diretta <a km 0>
Francesco Tripodi, Azienda Usl Modena

Ore 15.00 – Qualità e valorizzazione economica delle carni degli ungulati selvatici 
Eugenio Demartini, Università degli Studi di Milano (VESPA)

Ore 15.15 – Balistica terminale: implicazioni per il benessere animale e la sicurezza alimentare
Roberto Viganò, Studio Associato AlpVet/SIEF

Ore 15.30 – Contaminazione da metalli pesanti e radionuclidi in animali selvatici oggetto di prelievo venatorio
Roberto Viganò, Studio Associato AlpVet/SIEF  – Carlo Citterio, IZS Venezie/SIEF

Ore 15.45 – Conclusione e Discussione finale: La filiera selvaggina, il punto di vista ecopatologico 
Carlo Citterio, SIEF

Ore 16.45  – Compilazione questionari di gradimento ed apprendimento Chiusura lavori

Il programma di dettaglio è scaricabile qui.

Per l’iscrizione on-line ai fine dell’accreditamento ECM, rivolgersi ad Annalisa Lombardini, Servizio Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica Regione Emilia-Romagna alombardini@regione.emilia-romagna.it oppure effettuare la preiscrizione on-line a questo indirizzo: http://www.alimenti-salute.it/corsi.php?id=334

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Corso di perfezionamento – Programmazione, tecniche di cattura e traslocazione degli animali selvatici

Prenderà il via il 21 ottobre prossimo il I° Corso di perfezionamento in Programmazione, tecniche di cattura e traslocazione degli animali selvatici” organizzato dal Dipartimento di Medicina Veterinaria (DiMeVet) dell’Università degli Studi di Milano.

Nella gestione faunistica la cattura degli animali selvatici è un’attività che sempre più spesso vede coinvolto il Medico Veterinario in ambito di traslocazione di soggetti a fini di progetti di immissione, piani di contenimento numerico e rimozione di animali problematici. Lo sviluppo di queste operazioni richiede, oltre a conoscenze specifiche delle diverse tecniche (teleanestesia e catture meccaniche), una serie di conoscenze e competenze dal benessere e patofisiologia relative al contenimento di animali, all’etologia e biologia delle specie animali coinvolte. Altresì vanno attentamente valutate le implicazioni sanitarie ed i rischi epidemiologici intrinseci  nelle operazioni di cattura ed immissione, nonché aspetti amministrativi e legislativi. Un’articolata formazione culturale e professionale su tutti questi aspetti, fornisce al Medico Veterinario la preparazione adeguata per eseguire gli interventi di cattura dalle fasi di programmazione, alla loro esecuzione completa.

Il programma prevede 50 ore complessive di lezioni teoriche di cui 10 di attività pratica sul campo.
Tra i docenti del corso, anche i membri dello Studio Associato AlpVet e collaboratori.

Possono partecipare al Corso di Perfezionamento coloro che siano in possesso del Diploma di Laurea o della Laurea Specialistica in Medicina Veterinaria. Potranno essere ammessi anche laureati e laureati magistrali in altre discipline previa valutazione dei competenti organi del corso. Il bando di partecipazione al corso è disponibile sul sito dell’ateneo all’indirizzo: http://www.unimi.it/studenti/corsiperf/101960.htm.
Le domande di partecipazione dovranno essere presentate esclusivamente online compilando l’apposito modulo disponibile sul sito Internet dell’Ateneo. Le domande, provviste di curriculum vitae, dovranno essere inoltrate alla Segreteria organizzativa del corso:
Dott.ssa Angela Pagano
Tel. 02 503 18122 – Fax  02 503 18079
E-mail: angela.pagano@unimi.it

Il Bando sarà on-line da fine agosto e le iscrizioni chiuderanno il 26 settembre.

Corso Perfezionamento Catture 2016

 

 

 

Gestione Faunistica: ricerca e formazione – Tonezza di Cimone 6 agosto 2016

Sabato 6 agosto alle ore 16,00, presso il Palazzo Congressi di Tonezza di Cimone,  si terrà il Convegno “Gestione faunistica: ricerca e formazione” organizzato da Faunambiente in collaborazione con il patrocinio e la collaborazione di FIDC, Arcicaccia e ANUU.

Il programma del convegno, che apre l’evento “Una montagna di meraviglie: fauna selvatica e ambiente” che si protrarrà fino al 15 agosto, prevede le seguenti relazioni:

APERTURA CONVEGNO
Saluto autorità e associazioni venatorie
Francesco Dalla Vecchia – Faunambiente

Introduzione e moderatore del Convegno
Sandro Flaim – Presidente nazionale UNCZA

INTERVENTI:
Monitoraggio di insetti con la partecipazione pubblica – Progetto Life MIPP
Marco Bardiani  – Centro per la biodiversità del Corpo Forestale dello Stato

• Il ritorno dell’Ibis eremita in europa – Progetto Life di reintroduzione
Nicoletta Perco  – Partner del progetto “LIFE + Project Management Team”

Il Cervo tra ieri e oggi – I Cervi in Cansiglio 
Giustino Mezzalira  – Veneto Agricoltura

Avifauna alpina: raccolta campioni e risultati – Ricerca UNCZA / ISPRA
Giulia Piva   – Medico veterinario Ambulatori Veterinari Associati

Malattie della fauna selvatica – Indagini e interventi 
Federica Obber  – Istituto zooprofilattico delle Venezie e Studio Associato AlpVet

Il tempo delle migrazioni – Monitoraggio degli uccelli migratori nei valichi prealpini
Alberto Bosa  – Tecnico faunistico

Lo sguardo del Lupo
Incontro con lo scrittore Giancarlo Ferron

Una montagna di meraviglie
Videoproiezione del fotografo naturalista Luigi Sebastiani

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Conferenza chiusura Progetto Filiera Eco-Alimentare – 26 luglio 2016

L’Associazione ARS.UNI.VCO, i Dipartimenti DIVEMET, VESPA e GeSDiMont dell’Università di Milano e l’Unione dei Comuni dell’Alta Ossola, organizzano per martedì 26 luglio 2016, ore 9.30 presso il Collegio Mellerio Rosmini di Domodossola  la CONFERENZA di CHIUSURA del “PROGETTO FILIERA ECO-ALIMENTARE – Valorizzazione delle carni di selvaggina: la gestione di prodotto sostenibile come strumento di stimolo al miglioramento ambientale dei territori alpini”.

Nel corso dell’incontro i partner di progetto oltre alla restituzione del lavoro svolto, illustreranno dati ed indicazioni sul processo di filiera dal punto di vista tecnico, igienico sanitario ed economico.

PROGRAMMA

ore 9.30 – Saluti Istituzionali

Enrico Borghi – Parlamentare e Presidente UNCEM Nazionale
Stefano Costa  – Presidente Provincia VCO
Bruno Stefanetti – Presidente Unione Montana Alta Ossola
Angelo Tandurella – Vice-Sindaco di Domodossola e ass.re al Turismo
Francesca Zanetta – Commissario Fondazione CARIPLO
Franco Ottinetti – Vice-Presidente ARS.UNI.VCO

ore 10.00 – Presentazione sintetica delle Relazioni predisposte dai partner di progetto:

“Filiera Eco-alimentare: una rete sostenibile tra partner, stakeholder e cittadinanza”
Relazione di Andrea Cottini (Coordinatore Progetto) e Federica Fili Associazione ARS.UNI.VCO – Capofila di progetto

“Analisi storica dell’impatto degli ungulati a livello locale”
Relazione di: Alberto Tamburini, Davide Ferrero, Silvana Mattiello
Centro Interdipartimentale di Studi Applicati per la Gestione Sostenibile e la Difesa della Montagna – GE.S.DI.MONT. – UNIMI – Partner di progetto

“Il processo di filiera: salubrità, tracciabilità e identificazione (marchio) del prodotto selvaggina”  Relazione di Claudio Boldini, Roberto Viganò e Luigi Tripodi
Unione Montana Alta Ossola – Partner di progetto

“La carne di ungulati selvatici: sanità animale e sicurezza alimentare”
Relazione di Nicola Ferrari, Camilla Luzzago, Nicoletta Formenti, Tiziana Trogu, Roberto Viganò, Paolo Lanfranchi
Dipartimento di Medicina Veterinaria – DIMEVET – UNIMI – Partner di progetto

“La valorizzazione della carne di selvaggina locale.  Quali opportunità per una filiera partecipata e controllata”
Relazione di Anna Gaviglio, Eugenio Demartini, Maria Elena Marescotti
Dipartimento di Scienze Veterinarie per la Salute, la Produzione Animale e la Sicurezza Alimentare – VESPA – UNIMI – Partner di progetto

Conclusioni
“PROCESSI di FILIERA ECO-ALIMENTARE – La gestione di prodotto sostenibile per lo sviluppo dei territori alpini” 

ore 13.00 – Standing lunch presso il Collegio Rosmini di Domodossola

La giornata è organizzata con il patrocinio di:
Provincia di Verbania
ASL VCO
Ente di gestione delle Aree Protette dell’Ossola
Comprensorio Alpino VCO1 – Verbano-Cusio
Comprensorio Alpino VCO2 – Ossola Nord
Comprensorio Alpino VCO3- Ossola Sud
ConfCommercio VCO
Associazione Park-è
Collegio Mellerio Rosmini

La PARTECIPAZIONE É LIBERA e GRATUITA.
Sarà possibile seguire l’evento anche a distanza in videoconferenza diretta inviando una mail a segreteria@univco.it.

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L’Età del capriolo – Valutazione dell’età mediante metodica del cemento secondario

Riportiamo  il testo dell’articolo scritto da Luca Pellicioli (Studio Associato AlpVet) comparso sull’ultimo numero di Caccia a Palla, che fa sintesi del testo già presentato in un precedente post.


Da un punto di vista ecologico la corretta determinazione dell’età, con la successiva suddivisione in classi, rientra nei presupposti per la valutazione della dinamica di popolazione, permettendo in seguito di valutare la fase di espansione, stabilizzazione e declino di una popolazione di animali selvatici. In relazione al capriolo, diverse sono le tecniche per determinare l’età, applicabili in animali abbattuti e/o rinvenuti morti. Tra i metodi basati su valutazioni soggettive (o empiriche), la valutazione del livello di usura della tavola dentaria affiancata dalla verifica dei tempi di eruzione dei denti definitivi, è convenzionalmente il metodo maggiormente utilizzato per la praticità e rapidità d’esecuzione. Tale tecnica presenta però oggettivi limiti legati a variabili individuali, ambientali ed esperienza dell’operatore che possono influire in modo significativo sull’esito del risultato finale inducendo potenzialmente a sovrastimare o sottostimare l’età del soggetto.

Per ridurre tali errori sono presenti metodi scientifici, basati su considerazioni oggettive, come il ‘metodo della deposizione del cemento secondario’. Tale metodo si basa sull’osservazione di sezioni istologiche di cemento secondario, un tessuto dentale calcificato specializzato che ricopre la superficie della radice dei denti che presenta in tutti i mammiferi la peculiarità biologica di deporsi continuamente, a regolari cicli annuali, durante l’intero arco di vita dell’animale (Mitchell, 1963; Azorit, 2002; De Marinis, 2003). Per eseguire queste analisi è fondamentale seguire correttamente il protocollo del laboratorio di riferimento relativamente alle modalità di prelievo, conservazione e conferimento del campione. Il cemento dentale è distinto in due tipologie: il cemento primario (o cemento acellulare) che si forma in concomitanza della formazione della radice e dell’eruzione del dente ed il cemento secondario (o cemento cellulare) che ricopre il cemento acellulare ed è caratterizzato dalla presenza di cementoblasti che producono cemento durante tutta la vita, depositandosi sotto forma di strati che in sezione appaiono come anelli.

Sulla base di quanto esposto, al fine di verificare la corrispondenza tra determinazione dell’età attraverso la valutazione dell’usura della tavola dentaria (metodo soggettivo) ed il metodo del cemento secondario (metodo scientifico) nel territorio della Provincia di Bergamo è stata condotta in regime di autocontrollo1 un’indagine sperimentale su mandibole e denti di caprioli abbattuti durante l’attività venatoria. Le operazioni di campionamento hanno permesso di individuare mandibole appartenenti a soggetti ritenuti di maggior interesse da un punto di vista venatorio sulle quali è stata condotta un’indagine presso il Matson’s Laboratory (Montana – USA). Sezione Incisivo CaprioloIl protocollo ha previsto l’estrazione dell’incisivo I1 conferito al laboratorio in modo integro completo di radice ed estratto dalla mandibola immergendo in un bagno d’acqua calda per 4-6 ore ad una temperatura non superiore ai 70°C. Il Laboratorio ha provveduto alla preparazione del campione istologico in quattro fasi operative: decalcificazione, sezionamento attraverso microtomo (14 μm, effettuata in modo longitudinale lungo il piano sagittale del campione), colorazione delle sezioni al fine di ottenere un miglior contrasto ed infine lettura del vetrino istologico con stereomicroscopio ad ingrandimenti 15X. Ad ogni sezione ottenuta il laboratorio ha espresso un codice di attendibilità relativo alla qualità del campione indicato con 3 livelli progressivi (A, B, C). I risultati emersi dal Laboratorio hanno successivamente permesso di confrontare il dato ottenuto con quanto riscontrato con la valutazione attraverso l’usura tavola dentaria. In alcuni campioni il dato coincideva mentre in due casi è stata evidenziata una sottostima e sovrastima dell’età di cui si riferisce a titolo esemplificativo.
Capriolo_01Il campione del caso 1 è stato sottostimato in quanto è stata assegnata, attraverso il metodo della valutazione dell’usura della tavola dentaria l’età di 4 anni e mezzo mentre il metodo del cemento secondario ha accertato l’età di 8 anni. La differenza tra i due metodi è significativa e l’appartenenza, come codice di attendibilità, alla classe A (qualità ottima) del campione non lascia dubbi sull’interpretazione dell’esame istologico. Ad ulteriore conferma del dato emerso va considerato che tale campione appartiene ad un capriolo che è stato regolarmente monitorato attraverso un’indagine fotografica durante la sua vita ed era facilmente riconoscibile all’osservazione per la presenza di un’evidente atrofia muscolare a livello della coscia destra confermata al momento dell’abbattimento dall’esame autoptico.

Capriolo_02Al contrario, il campione del caso 2 è stato sovrastimato in quanto è stata attribuita l’età di 5-6 anni attraverso la valutazione dell’usura della tavola dentaria mentre il metodo del cemento secondario ha assegnato l’età di 3 anni. Potendo escludere la componente soggettiva nell’errore di valutazione2 ne consegue che fattori individuali ed ambientali hanno avuto un ruolo determinante. Concludendo l’esperienza svolta ha permesso di metter in evidenza alcune criticità relative ai metodi di valutazione dell’età in caprioli abbattuti. A livello generale alla base della sovrastima o sottostima dell’età assumono un ruolo determinante i fattori individuali ed ambientali legati alla vita e alimentazione del soggetto oltre alla specifica esperienza del valutatore. La sovrastima dell’età, in base all’indagine condotta, rappresenta uno dei rischi più frequenti soprattutto nei casi in cui il soggetto in esame ha abitudini alimentari scorrette con una maggior usura della tavola dentaria e quindi una potenziale falsificazione dell’età valutata. Maggiori difficoltà si evidenziano soprattutto in capi adulti di età avanzata, quando ormai la tavola dentaria è molto usurata e quindi aumenta lo spazio interpretativo della valutazione soggettiva. Al contrario l’osservazione degli anelli di cemento secondario non rimane influenzata da queste variabili e, pur richiedendo tempistiche di realizzazione più lunghe, può esser utilizzato come metodo di conferma in caso di dubbi soprattutto in popolazioni di cervidi ed in particolare Capriolo dove, non essendo possibile valutare l’età attraverso il trofeo, si rende necessario affidarsi a metodiche oggettive con elevato grado di affidabilità.

1- L’indagine sperimentale svolta è stata completamente finanziata e condotta dal Comitato di Gestione ex ATC Prealpino Bergamo (ora Comprensorio Alpino Prealpi Bergamasche).

2- La valutazione dell’età con metodo usura tavola dentaria è stata eseguita e condivisa da più selecontrollori con comprovata esperienza di valutazione.

Bibliografia disponibile presso autore.
Si ringraziano: Silvano Sonzogni, Maurizio Volpi, Alessandra Gaffuri

I cacciatori possono svolgere un ruolo nelle politiche di conservazione faunistica?

Riportiamo dal sito BigHunter l’estratto dell’intervista a Luca Pellicioli (Studio Associato AlpVet e Coordinatore della Commissione Ungulati UNCZA) rilasciata a Patrizia Cimberio sui temi trattati nell’ambito del convegno “Quale gestione venatoria per il futuro del camoscio alpino?” tenutosi della 51° Assemblea nazionale UNCZA.

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Qual è il rapporto oggi tra animali selvatici e il territorio alpino?
Stiamo attraversando un periodo di grandi trasformazioni sia nell’ambito dell’attività venatoria, sia della cultura di montagna, ma ritengo che queste trasformazioni possano essere anche una grande opportunità. Dal punto di vista strettamente faunistico, gli ultimi decenni si sono caratterizzati da un incremento di ungulati selvatici, affiancato da una serie di problematiche e criticità legate al mondo della montagna e in particolare al comparto zootecnico e a nuovi scenari che si affacciano, quali il ritorno dei grandi predatori, come il lupo e l’orso. In questo contesto appare sempre più importante sviluppare nuovi modelli di sostenibilità e miglioramento degli habitat in logiche faunistiche.

I cacciatori possono svolgere un ruolo nelle politiche di conservazione faunistica?
In una visione Europea del termine ‘conservazione’ è implicito il concetto di gestione e di protezione e quindi anche quello di una gestione attiva delle popolazioni, compresa l’attività di prelievo sostenibile. I cacciatori quindi svolgono in prima persona un’attività di conservazione attiva a tutela del patrimonio faunistico.

I dati sulle stime e sui prelievi del camoscio sulle Alpi presentati oggi a che periodo si riferiscono? Come sono stati raccolti?
I dati presentati oggi sono la sintesi di un complesso lavoro di raccolta dati finalizzato a contribuire alla definizione delle stime di consistenza degli ungulati selvatici sulle Alpi, iniziato nel Marzo 2012 dalla Commissione Ungulati UNCZA, di cui sono attualmente il coordinatore, e terminato nel Maggio 2016. Questa indagine ha raccolto complessivamente i dati di 6 stagioni venatorie dal 2009 al 2014. Abbiamo stimato la consistenza dei capi a livello provinciale, in base ai censimenti effettuati dai Comprensori Alpini di Caccia (CA), e quella dei prelievi effettivi. Dopo aver valutato più ipotesi, si è scelto di utilizzare una scheda semplificata per la raccolta dei dati, per poter così uniformare il flusso dei dati ed essere sicuri di riuscire ad ottenere il risultato prefissato. La nostra area di studio ha coperto l’intero arco alpino diviso in 24 province, successivamente raggruppate in 3 macro-regioni alpine: zona occidentale (Cuneo, Torino, Biella, Savona, Imperia, Verbano Cusio Ossola, Valle d’Aosta, Vercelli); zona centrale (Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Sondrio, Varese) e zona Orientale (Belluno, Bolzano, Gorizia, Pordenone, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Verona, Vicenza). Ogni referente della Commissione Ungulati UNCZA (uno per ogni provincia) ha svolto un’azione fondamentale di verifica dei dati raccolti sul proprio territorio, tramite grazie al supporto dei servizi faunistici delle provincie, quello dei Comprensori Alpini di caccia e dei tecnici faunistici, comunicandoli successivamente al Coordinatore della Commissione. I dati raccolti, nel corso del lungo periodo di studio, sono stati presentati alla Commissione Ungulati grazie a report intermedi e riverificati dai singoli referenti. 
Durante la 61° Assemblea Generale del CIC, che si è tenuta a Milano nell’Aprile 2014, ho presentato un report preliminare sui dati raccolti.
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el Maggio del 2016, si è concluso il primo ciclo di raccolta dati e il nostro obiettivo futuro è quello di continuare nella raccolta dei dati di altre stagioni venatorie fino ad arrivare ad una serie completa di 10 anni.

Per concludere, alla luce dei dati che avete raccolto con questa importante analisi, qual è la presenza del camoscio sulle nostre Alpi e quali sono stati i prelievi?
La nostra analisi, durata 6 anni, ha coperto interamente i comprensori alpini di caccia delle 24 provincie dell’arco alpino e ha evidenziato complessivamente un incremento costante dei capi stimati: dal 2009 con una presenza di circa 119.000 capi, sino al 2014 con quasi 125.000 capi, pari ad una crescita del 4,65%.
Il prelievo venatorio, nello stesso periodo e area di riferimento, ha avuto un andamento pressoché lineare, con una media annuale di circa 13.000 soggetti. Mettendo in parallelo i due dati abbiamo ottenuto un interessante quadro complessivo con un indice di prelievo lievemente superiore al 10% come media. Il dato dei capi prelevati assume un interesse particolare, non solo in relazione a quella che è l’attività strettamente faunistica-venatoria, ma anche in riferimento al grande capitolo di interessi emergenti legato alla filiera eco-alimentare. Il tema delle carni di selvaggina è infatti sempre più attuale ed è grande opportunità per il mondo venatorio, anche perché esistono precisi riferimenti normativi comunitari che permettono la commercializzazione da parte dei cacciatori formati della carne di selvaggina.