CORSO DI FORMAZIONE TEORICO-PRATICO SULLE CATTURE DI FAUNA SELVATICA – Crodo (VB) 12-13 e 19-20 settembre 2015

La Federazione Interregionale degli Ordini dei Medici Veterinari di Piemonte e Valle d’Aosta e l’Associazione Culturale Veterinaria del Nord Ovest in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino organizza un corso di formazione teorico-pratico sulle catture di fauna selvatica inerente aspetti anestesiologici, gestionali e tecnico-scientifici.

Microsoft Word - Locandina corso Catture_ok-2.docxIl corso si svolgerà a Crodo (Prov. Verbania) nelle giornate del 12-13 e 19-20 settembre 2015.

Lo staff di AlpVet è parte attiva del corpo docente, oltre che responsabile scientifico del corso.

Il corso sarà strutturato su moduli didattici che prevedono anche diverse ore di pratica e di esercitazione.

Il corso si pone l’obiettivo di approfondire le conoscenze sugli aspetti relativi alla progettazione, pianificazione e gestione delle operazioni di cattura, nonché quelli legati al trasporto e rilascio degli animali selvatici, quale supporto alla gestione faunistica, in modo particolare per quanto concerne gli ungulati di montagna ed i grandi carnivori.

I partecipanti al corso, attraverso attività teorico–pratiche in aula e sul campo, affronteranno e discuteranno argomenti quali: la progettazione degli interventi in campo, i protocolli operativi, i metodi di cattura, le modalità di raccolta dati nonché il monitoraggio e la gestione dell’anestesia. In questo ambito, saranno inoltre affrontate le implicazioni legate alla salute ed al benessere degli animali, ma anche le implicazioni sanitarie correlate alla cattura ed allo spostamento degli animali selvatici.

Per il corso sono previsti 42 crediti ECM.

Il corso è riservato a 20 Medici Veterinari.

Il Modulo di Iscrizione sono reperibili sui siti di tutti gli Ordini Provinciali dei Medici Veterinari della Regione Piemonte e Valle d’Aosta e sul sito http://www.alpvet.it

Informazioni:

Segreteria Associazione – tel. 3351220656 – fax: 011-5503044 – email: segreteria@ordiniveterinaripiemonte.it Segreteria ECM – DSV Sig.ra Laura Costa – tel. 011-6708843 – fax: 011-6708682 – email: laura.costa@unito.it

Zecche e Malattia di Lyme: cosa ne sappiamo?

Alla luce di alcuni recenti casi, segnalazioni e anche cattiva informazione, riteniamo opportuno far chiarezza su un tema che è sempre più attuale: la malattia di Lyme.

Cosa si sa delle zecche? E cosa si sa della malattia di Lyme?

Non è nostro compito scrivere un trattato sulle zecche e nemmeno sul Lyme, ma fornire a chi legge le informazioni necessarie per non commettere errori, non entrare in situazioni di panico e mettere in atto le semplici azioni atte a prevenire l’insorgenza della patologia.

Le zecche sono degli artropodi con i quali è sempre più facile imbattersi passeggiando nei nostri boschi. Le zecche possono trasmettere diverse zoonosi, più o meno pericolose per l’uomo: la borreliosi o Malattia di Lyme è una di queste. Tra l’altro, la borreliosi è una delle patologie attualmente a maggior diffusione anche a livello italiano. Dai primi casi segnalati sulle Alpi orientali, attualmente assistiamo a episodi sempre più frequenti anche nel resto d’Italia.

Spesso si dice che la Borreliosi viene trasmessa con il “morso” della zecca. Questa frase ha di fatto generato gravi errori. Vediamo il perché.

Le zecche nell’arco della loro vita compiono diverse metamorfosi prima di arrivare allo stadio adulto. Per fare ciò devono compiere pasti di sangue su più ospiti, che a seconda della situazione possono essere uccelli, microroditori, rettili, piccoli mammiferi, ungulati, carnivori e uomo. Se il pasto di sangue avviene su un ospite reservoir della patologia (microroditori), la zecca può assumere all’interno del suo organismo Borrelia, e veicolarlo nel prossimo ospite.

Ciclo delle zecche dei boschi (Immagine tratta da http://www.cdc.gov/)

Ciclo delle zecche dei boschi (Immagine tratta da http://www.cdc.gov/)

Se tornando a casa da un passeggiata nel bosco ci troviamo una zecca attaccata, non dobbiamo preoccuparci più di tanto, perché quella zecca o sta ancora cercando il posto migliore dove iniziare il suo pasto di sangue, oppure ha appena iniziato a succhiare. In questa fase, la zecca, anche se infetta, non è stata ancora in grado di trasmettere nulla. Infatti la zecca trasmette i patogeni che ha accumulato durante il suo ciclo vitale solo quando si stacca dall’ospite. È infatti in quel momento che la zecca, terminata la fase di assunzione dei fluidi, effettua un rigurgito all’interno dell’ospite.

Stadio giovanile di una zecca: attenzione a confonderla con dei nei (Immagine di Roberto Viganò)

Stadio giovanile di una zecca: attenzione a confonderla con dei nei

L’usanza tradizionale di utilizzare alcoli, benzine, olii, fiamme libere, aghi roventi e quant’altro di assurdo si possa usare per staccare la zecca rappresentano errori gravissimi: infatti queste metodiche tendono a far staccare la zecca in maniera naturale, ma prima che la zecca si stacchi, questa effettua il rigurgito ed è in quel momento che può infettarci.

È quindi importante controllare sempre al ritorno da un passeggiata se abbiamo qualche zecca addosso e rimuoverla quanto prima con l’ausilio di una normale pinzetta: prendendo la zecca nel punto più aderente possibile alla cute, si ruota leggermente e contemporaneamente si tira per estrarre il rostro infisso nella cute. Se questo dovesse rompersi, lo si può togliere in un secondo momento come se fosse una semplice spina o scheggia. Non gettate la zecca, ma conservatela in alcool per eventuali indagini di laboratori.

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Metodo corretto di rimozione della zecca (Immagine tratta da http://www.cdc.gov/)

Una volta rimossa è fondamentale tenere sempre controllata la zona per almeno i successivi 30/40 giorni, in modo da valutare se nell’area colpita compaia il tipico segno della malattia di Lyme, chiamato anche eritema migrante. Questa lesione viene chiamata anche lesione a bersaglio, proprio per la particolare colorazione rossa nelle immediate vicinanze del punto di attaccatura della zecca, dell’alone bianco intorno e del segno rossastro che circonda la zona in maniera sfumata. Potrebbero verificarsi anche situazioni con febbre, stanchezza e ingrossamento dei linfonodi.

Tipica lesione a bersaglio da Malattia di Lyme (Immagine tratta da http://hardinmd.lib.uiowa.edu)

Tipica lesione a bersaglio da Malattia di Lyme (Immagine tratta da http://hardinmd.lib.uiowa.edu)

In questo caso rivolgetevi ad un medico, e fate ben presente che siete stati morsi da una zecca, in modo da agevolare la diagnosi.

Evitate l’uso di antibiotici a scopo profilattico dopo una puntura di zecca per due motivi principali: in primis si potrebbero verificare delle antibiotico-resistenze, ed in secondo luogo l’antibiotico potrebbe coprire l’unico segno patognomonico della malattia che è l’eritema migrante, impedendo di fatto una diagnosi corretta. L’antibiotico va somministrato solo dopo la comparsa dell’eritema migrante e dopo un’accurata visita medica.

Diffidate per quanto possibile dai vari siti internet, in cui è più facile incappare in informazioni sbagliate o mezze verità. Per chi volesse approfondire il tema suggeriamo questi link in cui potete trovare informazioni aggiornate e di altissimo livello:

Centers for Disease Control and Prevention

American Lyme Disease Foundation

Canadian Lyme Disease Foundation

http://www.lymeinfo.net/

Conoscere per prevenire – Regione Piemonte

Linee guida sulla Borreliosi di Lyme – Centro di riferimento regionale (Emilia Romagna) per lo studio e la sorveglianza epidemiologica della Malattia di Lyme

 

Passato, presente e scenari futuri degli ungulati selvatici delle Alpi – 10 luglio 2015

Venerdì 10 luglio, alle ore 20.45 presso il Collegio Mellerio Rosmini a Domodossola, si terrà il seminario dal titolo “Passato, presente e scenari futuri degli ungulati selvatici delle Alpi”, tenuto dal Dott. Luca Pellicioli.

Il seminario, organizzato all’interno del progetto Filiera Eco-Alimentare finanziato con il contributo della Fondazione Cariplo, ha il patrocinio della Provincia VCO, dei Comprensori Alpini di Caccia VCO1 Verbano-Cusio, VCO2 Ossola Nord, VCO3 Ossola Sud, e dell’associazione Park-è, ed è il primo di SEI incontri sulle tematiche affrontate dal progetto.

Oggi il territorio montano è stato investito da profondi cambiamenti ambientali che hanno determinato una serie di modificazione della biodiversità alpina, condizionando anche la presenza degli stessi animali selvatici. Si è assistito negli ultimi decenni ad un notevole incremento di ungulati selvatici affiancato, in alcune regioni, dal ritorno dei grandi predatori e alla nascita di nuove problematiche di ordine conservazionistico.  Nuove sfide quindi ci attendono per sviluppare e proseguire la conoscenza di queste popolazioni di animali selvatici e favorire il mantenimento di un equilibrio con le attività zootecniche ed antropiche fondamentali per la sopravvivenza dei territori montani.

Il seminario è libero e aperto a tutti.

Locandina 10luglio2015