Meating Food – Volume II

Prosegue la rassegna “Meating Food”: serate di tradizione e innovazione in cucina in cui alcuni ristoranti della Provincia di Verbania si sono resi disponibili a sperimentare e ad interpretare i prodotti della Filiera Eco-Alimentare, abbinandoli ai prodotti locali ossolani.

Venerdì 26 ottobre abbiamo dato il via alla rassegna presso il Ristorante Albergo Del Ponte di Premia, dove si è potuto gustare un ottimo carpaccio di capriolo con strudel di porcini, dei primi con pasta fatta in casa davvero sublimi (tagliatelle con ragù di capriolo e ravioli di polenta con ragù di lepre), seguiti da una lombata di cervo con grappa e pinoli.

Venerdì 9 novembre, invece, abbiamo fatto un salto nella Valle Vigezzo accolti dal Ristorante Le Colonne di Santa Maria Maggiore, che in collaborazione con la Macelleria Puliani di Re (un nuovo macello autorizzato per la gestione delle carni di selvaggina nell’ambito del Progetto), dopo degli ottimi finger food (tartare di cervo, carpaccio di cervo e terrina di fagiano) ha lustrato la vista ed il palato con un carpaccio di cervo ripieno di sedano rapa e mele, una fantastica lasagnetta di zucca con gorgonzola di Anzola, e delle ottime costine di cinghialetto cotte a bassa temperatura per qualche ora… giusto 30!

Ora ci attendono altri 4 eventi:

  • Giovedì 15 novembre – Ristorante Eurossola a Domodossola
    • “Parlando di selvaggina”
  • Venerdì 23 novembre – Trattoria Derna a Varzo
    • “Cacciatori, pescatori e fungiatt”
  • Martedì 27 novembre – Ristorante Alberghiero “Maggia” a Stresa
    • “A cena con i Sapiens – La cucina paleolitica riproposta”
  • Venerdì 30 novembre – Ristorante Da Cecilia a Bognanco
    • “La selvaggina incontra la tradizione piemontese: i bolliti misti”

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La Peste Suina Africana

Da diversi anni ormai continuano le segnalazioni di focolai di Peste Suina Africana (PSA) provenienti dall’Est Europa, e che hanno raggiunto anche i territori della Repubblica Ceca, Ungheria e Romania. Recentemente (13 settembre 2018) si è assistito addirittura ad un salto della patologia anche in Lussemburgo, destando grande preoccupazione nell’ambiente scientifico che ha avvertito la necessità di fornire indicazioni utili per la gestione e la prevenzione della malattia su tutto il territorio della Comunità Europea (Handbook on African Swine Fever in wild boar and biosecurity during hunting – Vittorio Guberti, Sergei Khomenko, Marius Masiulis, Suzanne Kerba, version 25/09/2018).

La PSA è una malattia virale causata da un DNA virus della Famiglia degli Asfaviridae, virus molto resistenti anche in ambiente esterno e soprattutto a basse temperature. Esistono due genotipi in Europa, il Genotipo I presente solo in Sardegna (Italia) ormai in forma endemica ed il Genotipo II largamente diffuso nell’Est Europa, entrambi fatali per gli animali che sviluppano la malattia. Colpisce soggetti della Famiglia dei Suidi, quindi suini domestici e cinghiali. L’animale infetto elimina il virus attraverso saliva, urine e feci per molti giorni.

Il contagio si realizza attraverso il contatto con secreti ed escreti (es. feci, urine) di animali infetti o parti di essi (sangue, organi), alimenti contaminati o, ancora, tramite morso da zecca. La presenza del virus negli scarti di cucina e nelle discariche non controllabili ha causato spesso l’insorgenza della malattia nelle popolazioni di cinghiali di molti Paesi. Nonostante il suino domestico sia il principale serbatoio di virus, il cinghiale può svolgere un ruolo rilevante ai fini della diffusione della malattia, soprattutto nelle aree in cui viene praticato l’allevamento semibrado in cui si stabiliscono facili contatti tra suini e cinghiali.

L’EFSA (Agenzia Europa per la Sicurezza Alimentare) ha individuato alcune strategie di gestione dei cinghiali selvatici nelle diverse fasi di un’epidemia di peste suina africana (PSA) divulgando un video molto chiaro su cosa andrebbe fatto prima, durante e dopo. E’ infatti noto il ruolo importante che i cinghiali selvatici svolgono nel propagare la malattia.

Video EFSA

Per ridurre i rischi di epidemie, dovrebbero essere attuate misure atte a diminuire la densità demografica delle popolazioni di cinghiale e di divieto di foraggiamento degli stessi. Dovrebbero altresì essere evitate attività che possano aumentare il movimento dei cinghiali (ad esempio le battute di caccia organizzate). Massima attenzione deve essere rivolta, inoltre, al trasporto di prodotti a base di carne di suino e di cinghiale, soprattutto dall’Est Europa: questa modalità di trasmissione della patologia, definita come “fattore umano”, è stata all’origine dei casi più recenti in Repubblica Ceca ed Ungheria. Carni e prodotti a base di carne infetti possono essere pericolosi data l’elevata resistenza del virus nei prodotti (es. 85 gg nei salumi), nelle carni refrigerate (3 mesi), nelle carni congelate (> 4 anni).

Non si deve inoltre dimenticare il ruolo di vettore che può svolgere il cacciatore durante l’attività venatoria svolta in aree infette, in quanto il virus può persistere anche sull’abbigliamento e sulle attrezzature utilizzate. In questo contesto le Associazioni Venatorie possono e devono svolgere un ruolo fondamentale di informazione e segnalazione all’interno della rete di associati, così come indicato anche dalla circolare ministeriale del 14 settembre scorso (qui scaricabile integralmente).

La segnalazione di cinghiali morti (sorveglianza passiva) rimane il modo più efficace per individuare nuovi casi di PSA in fase precoce nelle zone precedentemente indenni dalla malattia. Tale segnalazione deve essere immediata, al fine di mettere in atto tutte le misure previste per limitare l’infezione sul territorio.

Questa la distribuzione attuale della malattia nella Comunità europea:

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Stato attuale della gestione venatoria del cervo sulle Alpi: siamo sulla buona strada? – Domodossola, 16 novembre 2018

Nella giornata di venerdì 16 novembre, presso il Collegio Rosmini a Domodossola (Via Antonio Rosmini 24), si terrà un convegno dal titolo “Stato attuale della gestione venatoria del cervo sulle Alpi: siamo sulla buona strada?”.

L’evento, organizzato dal Comprensorio Alpino VCO2  – Ossola Nord in collaborazione con il Comprensorio Alpino VCO3 – Ossola Sud, è patrocinato da Associazione per lo Sviluppo della Cultura, degli Studi Universitari e della Ricerca nel Verbano Cusio Ossola (Ars.Uni.VCO), Ente Gestione Aree Protette dell’Ossola e Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF), e vedrà l’intervento di tecnici che si occupano della gestione del cervo sulle Alpi.

 

Questo il programma dell’evento:

  • 8:30 – Registrazione
  • 9:00 – Apertura – Saluti istituzionali

SESSIONE 1: LA GESTIONE VENATORIA SULLE ALPI
Moderatore Paolo Lanfranchi (DIMEVET – Università degli Studi di Milano)

  • 9:30 – Biologia ed etologia del cervo: è possibile una gestione venatoria rispettosa delle sue esigenze biologiche? – Luca Rotelli (Biologo-Faunista)
  • 10:00 – La gestione del cervo nell’arco alpino italiano – Francesco Riga (ISPRA)
  • 10:30 La gestione faunistico-venatoria del cervo nella Provincia di Sondrio – Maria Ferloni (Provincia di Sondrio)
  • 11:00 – Pausa
  • 11:30 – La gestione faunistico-venatoria del cervo in Canton Grigioni – Arturo Plozza (Ufficio Caccia e Pesca Canton Grigioni)
  • 12:00 – La gestione faunistico-venatoria del cervo in Canton Ticino – Federico Tettamanti (Ufficio Caccia e Pesca Canton Ticino)
  • 12:30 – Dibattito e confronto Italia / Svizzera

SESSIONE 2: APPROCCIO TECNICO-SCIENTIFICO NELLO STUDIO DELLA POPOLAZIONE DI CERVI
Moderatore Radames Bionda (Ente gestione Aree protette dell’Ossola)

  • 14:15 – La gestione del cervo nelle aree protette: tra conservazione e necessità di controllo – Luca Pedrotti (Parco Nazionale dello Stelvio)
  • 14:45 – Progetto TIGRA – Esperienze tra il Canton Ticino e il Canton Grigioni – Nicola De Tann (Ufficio Caccia e Pesca Canton Grigioni)
  • 15:15 – Pausa
  • 15:45 – Parametri fisio-metabolici del cervo come supporto alla gestione faunistica – Roberto Viganò (Studio Associato AlpVet)
  • 16:15 – L’uso della termocamera ad infrarossi per il monitoraggio del cervo nel CAVCO3 Ossola Sud – Aurelio Perrone (Comprensorio Alpino VCO3)
  • 16:45 – Tavola rotonda finale
  • 17:30 – Chiusura convegno

L’ingresso è libero e gratuito.
E’ richiesta la pre-iscrizione inviando i propri dati alla segreteria organizzativa di Ars.Uni.VCO:
e-mail: segreteria@univco.it
Telefono: 0324 482548

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Meating Food – Volume II: Le carni di selvaggina incontrano i prodotti ed i ristoranti del territorio ossolano

Venerdì 26 ottobre, presso Albergo Ristorante Del Ponte a Premia, riprende la rassegna “Meating Food”: serate di tradizione e innovazione in cucina in cui alcuni ristoranti della Provincia di Verbania si sono resi disponibili a sperimentare e ad interpretare i prodotti della Filiera Eco-Alimentare, abbinandoli ai prodotti locali ossolani.

La rassegna Meating Food si inserisce nel progetto “Processi di Filiera Eco-Alimentare” finanziato da Fondazione Cariplo e gestito da Ars.Uni.VCO in collaborazione con l’Unione dei Comuni dell’Alta Ossola e l’Università degli Studi di Milano, che fin dal suo avvio ha cercato di sviluppare un sistema di certificazione delle carni di selvaggina volto a garantire requisiti igienico-sanitari e qualitativi del prodotto.
Oggi grazie alla formazione dei cacciatori e all’attenzione nella gestione di una filiera controllata del territorio, è possibile gustare delle carni sane, tenere e particolarmente gustose.
Meating Food nasce proprio con lo scopo di far incontrare attraverso la ristorazione locale la selvaggina con prodotti del territorio ossolano (vini e formaggi su tutti), ricette tradizionali e anche nuove tecniche di cucina quali le basse temperature o le preparazioni a crudo, attraverso cui è possibile assaporare appieno la tenerezza e il delicato sapore di queste carmi, il cui sapore è capace di sorprendere e incuriosire.
La totale naturalezza della carne di selvaggina, unita alle sue qualità nutrizionali e organolettiche, fa sì che sia sempre più apprezzata da un pubblico di consumatori attenti al cibo di qualità e alla salvaguardia dell’ambiente. Infatti, studi compiuti nel progetto, hanno dimostrato il basso impatto ambientale di queste carni, dimostrando la sostenibilità di produzioni locali derivanti da una vera e proprio risorsa rinnovabile. La selvaggina cacciata proviene infatti da animali nati e vissuti in libertà, senza alimentazione forzata e senza alcun trattamento farmacologico o vaccinale. Tale aspetto rende la carne di selvaggina nettamente più salubre rispetto alla carne proveniente da allevamenti, in cui gli animali sono allevati in modo intensivo, e l’alimentazione naturale fa sì che le carni di selvaggina presentino un minor contenuto di e un alto contenuto di acidi grassi essenziali, quali ad esempio gli omega-3.

Ecco gli eventi dell’autunno 2018:

  •  Venerdì 26 ottobre – Ristorante Del Ponte a Premia
    • “La Selvaggina incontra i vini piemontesi” in collaborazione con Enoteca Garrone
  • Venerdì 9 novembre – Ristorante Le Colonne a Santa Maria Maggiore
    • “La selvaggina e le cruditè”
  • Giovedì 15 novembre – Ristorante Eurossola a Domodossola
    • “Parlando di selvaggina”
  • Venerdì 23 novembre – Trattoria Derna a Varzo
    • “Cacciatori, pescatori e fungiatt”
  • Venerdì 30 novembre – Ristorante Da Cecilia a Bognanco
    • “La selvaggina incontra la tradizione piemontese: i bolliti misti”

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Porcine Futures 1: Re-negotiating “Wilderness” in more than human worlds – 16/17 ottobre 2018

Nelle giornate del 16/17 ottobre 2018, si è tenuto a Praga un incontro sul tema della comunicazione e gestione del cinghiale, organizzato dal CEFRES (French Research Center in Humanities and Social Sciences), in collaborazione con Swedish Hunting Association attraverso una borsa di studio sul tema “Challenges Facing Swedish Hunting Ethics in Post-Modernity”.

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Il progetto, nato nell’ambito del programma TANDEM della Czech Academy of Sciences (CAS), Charles University e CEFRES / CNRS basato sulla cooperazione della piattaforma CEFRES e impegno per l’eccellenza nelle scienze sociali e umane, ha voluto affrontare il tema della gestione di una specie problematica, come il cinghiale, non solo nei contesti rurali, ma anche nei contesti urbani, in cui sempre più spesso il cinghiale si affaccia e convive, cercando di comprendere e interpretare la visione etica, sociale e antropocentrica che regola e/o determina l’approccio gestionale nei confronti della gestione della specie attraverso la caccia, il contenimento o la cattura dei soggetti.

In collaborazione con i colleghi dell’Università Svizzera di Lugano, lo Studio Associato AlpVet ha portato una comunicazione sul tema della gestione della specie: “A Tale of Two Boars: Ungulate Management in Italy and Germany”.

Di seguito riportiamo la traduzione dell’articolo:

Pochi studi scientifici hanno esplorato l’efficacia degli approcci concreti di gestione dei cinghiali selvatici. Non sorprende quindi che la “gestione” dei cinghiali costituisca un problema difficile (Rittel e Webber, 1979) in quanto deve soddisfare le diverse richieste delle parti interessate, che variano a seconda della legislazione venatoria che regola questi soggetti interessati. La domanda principale riguarda la proprietà legale del cinghiale: se appartiene al singolo proprietario terriero, allo stato, a tutti, o a nessuno? Il successo della gestione dei cinghiali sarà pertanto diverso a seconda del contesto legislativo. Un recente articolo empirico (Giacomelli, Gibbert, Viganò, in press) ha descritto la gestione e l’effetto della concessione di permessi per operazioni di contenimento rilasciati in un sistema di “empowerment della comunità” (CE) in un’area dell’Italia settentrionale in oltre dieci anni di attività (2009-2018). Gli autori illustrano l’efficacia della delega di blocchi crescenti di responsabilità per il controllo della popolazione di cinghiali da parte della Polizia Provinciale, dove i volontari (compresi i non cacciatori) hanno ricevuto permessi di effettuare operazioni di contenimento al di fuori della normale stagione di caccia.
Tuttavia, questo studio è stato condotto in un contesto legislativo in cui lo stato, insieme alla Regione/Provincia, mantiene la piena responsabilità per la gestione della fauna selvatica (compreso il danno economico) e vende permessi ai cacciatori che possono praticare la loro attività (cioè senza alcuna responsabilità diversa dal lecito abbattimento delle specie assegnate). Si pone, tuttavia, la questione di come trasferire questo sistema CE in altri territori con legislazioni venatorie differenti. In particolare, in paesi come la Germania e l’Austria, il proprietario fondiario ha in linea di principio il diritto di cacciare sulla sua terra, o di affittare quella terra per pagare i cacciatori. Questi cacciatori hanno quindi il diritto e il dovere di “gestire” la popolazione selvatica (compresi i danni subiti) in un’area geografica chiaramente demarcata che solo loro controllano. In molti modi, lo stato delega la gestione della fauna selvatica (insieme alla responsabilità economica) interamente ai cacciatori.
L’obiettivo del presente documento è quello di esplorare la possibilità di trasferire il sistema CE nel secondo sistema legislativo. Per affrontare questo problema, inquadriamo la gestione dei cinghiali come un “problema critico” incentrato sul ruolo chiave del singolo cacciatore che affitta il terreno e confronta il sistema italiano e tedesco come casi studio per i due diversi approcci alla gestione degli ungulati. Nel fare ciò, indichiamo diversi conflitti di interesse che il singolo cacciatore deve affrontare, rendendolo potenzialmente inadatto all’agente principale nella gestione dei cinghiali selvatici e discutendo le vie d’uscita da questi dilemmi.

Preparazione all’esame di abilitazione alla Zona Alpi – FIDC Magenta (6, 8, 13 novembre)

Il nucleo FIDC di Magenta “Eligio Colombo” in collaborazione con lo Studio AlpVet organizza un corso di preparazione all’esame di abilitazione alla Zona Alpi nelle giornate di martedì 6, giovedì 8 e martedì 13 novembre, presso la sede di FIDC Magenta in Via Cadorna, 12 a Magenta.

Il programma prevede:

  • Martedì 6 novembre: “Bovidi e Cervidi alpini: riconoscimento, biologia e gestione”
  • Giovedì 8 novembre: “Elementi di ecologia e legislazione per la pratica venatoria in Zona Alpi”
  • Venerdì 9 novembre: “I Galliformi alpini (Fagiano di monte, Pernice bianca e Coturnice) e la Lepre bianca: riconoscimento, biologia e gestione”

Le iscrizioni, da effettuare presso i referenti di Fidc Magenta, chiuderanno il 31 ottobre.

Per informazioni:
Segreteria FIDC Magenta: fidcnucleomagenta@gmail.com
www.federcaccianucleomagenta.it

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Misure di primo intervento nel caso di morso da vipera sul cane.

L’aumento delle temperature anche nel periodo autunnale comporta la possibilità di incontrare su sentieri, zone rocciose o prati/pascoli, alcune specie di vipere, quali la vipera comune (Vipera aspis), la vipera dal corno (V. ammodytes), il marasso (V. berus), la vipera dell’Orsini (V. ursinii) e la vipera dei Walser (V. walser), distinguibili facilmente da altri serpenti non velenosi per alcune caratteristiche: testa triangolare, corpo che si restringe bruscamente verso la coda, pupille ellittiche e verticali e piccole squame sulla testa. Attraverso i loro denti veleniferi cavi e retrattili posti sulla mascella rostrale possono inoculare un veleno complesso composto da enzimi, proteine e peptidi, utilizzato dalla vipera per immobilizzare la preda ed iniziare la digestione dei tessuti.
Per tale motivo e per l’enorme sforzo energetico che serve al rettile per produrre tale veleno, la vipera morde quasi esclusivamente per procacciarsi il cibo o per difendersi da eventuali minacce. Inoltre, non è detto che ad ogni morso di difesa corrisponda anche una somministrazione di veleno, in quanto sono stati registrati diversi episodi di “morsi a secco”, senza inoculazione di veleno.

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Vipera walser – Foto di Andrea Battisti – www.hybridwildlife.com

Il loro morso non rappresenta un grave rischio per l’uomo, anche se può dare dei problemi di edemi o di momentanea paralisi muscolare. Diversamente, nel cane l’esito potrebbe essere anche mortale. Le conseguenze sono però variabili e dipendono da diversi fattori tra cui la stagione (a fine stagione le vipere risultano meno aggressive), il punto del morso (testa e muso possono essere più gravi), quantità e composizione del veleno inculato, tempo trascorso dall’ultimo morso e modalità e velocità di intervento di primo soccorso.

Per questo, si vogliono fornire alcune indicazioni utili per intervenire prontamente nel caso in cui il vostro cane venga morso da una vipera prima di recarvi prontamente dal vostro Veterinario di fiducia.

Non sempre è facile accorgersi del momento preciso del morso, ma alcuni sintomi nel cane possono essere un campanello d’allarme: scatti improvvisi e guaiti possono avvertire dell’avvenuta morsicatura. Nel punto del morso il cane potrà mostrare fin da subito molta dolorabilità, gonfiore ed alcune volte sanguinamento. Sintomi generici, che cominciano a manifestarsi anche a breve distanza di tempo, possono essere respirazione affannosa o difficoltosa, tachicardia, ipotensione, dolore addominale, vomito anche con presenza di sangue, diarrea, irrequietezza, debolezza, tremori, atassia, letargia, convulsioni, shock. A lungo termine invece il veleno può risultare nefrotossico ed epatotossico ed interferire con i processi coagulativi, per questo motivo sono comunque necessari una visita ed esami approfonditi anche se il cane non sembra dimostrare subito sintomi preoccupanti, la prognosi infatti rimane riservata per almeno 72 ore dopo il morso.

In attesa di arrivare dal veterinario, occorre pertanto mettere in pratica alcune misure di primo intervento ed avere piccole attenzioni per il trasporto. Per prima cosa bisogna cercare di mantenere la calma evitando che anche il cane si agiti, e limitare ulteriori sforzi fisici: l’ideale sarebbe poterlo trasportare a braccio o in uno zaino per evitare che il veleno si propaghi più velocemente, ovvero mantenere la parte morsa al di sotto del cuore e non sollevarla. Molto utile potrebbe essere disinfettare la ferita da morso con acqua ossigenata (il morso di vipera, oltre al veleno contiene diversi agenti patogeni che potrebbero infettare il soggetto attraverso la ferita). Si sconsiglia di utilizzare alcooli in quanto reagirebbero con il veleno formando dei composti dannosi. Utile anche l’apposizione di ghiaccio per diminuire la dolorabilità. L’applicazione di un laccio emostatico a monte del morso (qualora sia possibile applicarlo) è una pratica comune: attenzione però a non stringerlo troppo e ad avere l’accortezza di smollarlo ogni tanto per consentire la circolazione minima di sangue nei tessuti! I danni infatti potrebbero essere maggiori dei benefici! Se avete dubbi meglio non applicarlo.
Le manovre che invece devono essere assolutamente evitate sono, ad esempio, tentare di “aspirare” il veleno dalla ferita o effettuare dei tagli nella zona del morso nella vana speranza di far fuoriuscire parte del veleno.

Recentemente è stato approvato l’impiego sui cani di un medicinale veterinario ad azione immunologica. Il prodotto, è indicato per la sieroterapia nel cane delle tossicosi da veleno delle seguenti vipere: Vipera ammodytes, V. aspis, V. berus, V. xantina, ed è stato autorizzato dal ministero della salute con decreto del 14 aprile 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 maggio. Si fa presente che il farmaco contiene antitossine ottenute dal siero di sangue di cavalli iperimmunizzati. Per tale motivo la somministrazione eventuale del siero deve essere valutata con attenzione da un Medico Veterinario ed effettuata solo in sede ambulatoriale in quanto è possibile che si manifestino delle reazioni di shock anafilattico nel cane ad opera del siero stesso.

Concludendo, occorre ricordare che le vipere in genere sono protette dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE) e dalla Convenzione di Berna (allegato III), e seppur non tutelate in maniera specifica a livello nazionale, l’uccisione delle stesse è da considerarsi un’azione illegale oltre che un grave danno a livello ecologico.