Il consumo delle carni di cinghiale – IZS Portici (NA) – 22 febbraio 2018

Giovedì 22 febbraio, presso l’IZS di Portici (NA), si terrà un convegno, accreditato ECM sulla gestione sanitaria delle carni di cinghiale.

Il convegno vedrà la partecipazione anche della Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF), attiva da tempo sulle questione inerenti sanità e gestione delle carni di selvaggina, con relatore il Dott. Roberto Viganò che tratterà gli aspetti legislativi riguardanti il destino delle carni di cinghiale.

Clicca qui per il programma dell’evento.

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Uno sguardo oltre le Alpi

La valle del Khumbu, in Nepal, è un intreccio di colori, profumi e sguardi che segnano per sempre il tuo passaggio. Ho camminato lungo i sentieri di questa valle immersa all’interno del Parco nazionale di Sagarmatha, istituito nel 1976, situato ai piedi della catena dell’Himalaya ed affacciato al versante sud dell’Everest.
Sagarmatha, nome in sanscrito del monte Everest, in lingua nepalese può esser tradotto con queste parole ‘madre dell’universo’. Con una superficie di 1148 kmq comprendere al suo interno la vetta più alta del mondo (8.848 m) ed il suo obiettivo è la conservazione della biodiversità di un territorio unico riconosciuto anche dall’Unesco come Patrimonio mondiale dell’Umanità.

Dopo l’arrivo nell’incredibile caos ed inquinamento di Katmandu (1355 metri slm), breve sosta tecnica e si riparte con volo locale per Lukla (2860 m) dove si trova l’aeroporto più singolare (e forse pericoloso) del mondo con una piccola pista in salita, oggi asfaltata qualche anno fa ancora in terra battuta, e dove si ‘naviga a vista’ !

A Lukla si inizia a respirare la prima ‘aria sottile’ degli 8000 ma soprattutto si respira la storia dell’alpinismo. Da qui son passati tutti partendo da Sir Edmund Hillary (Neozelandese) con lo sherpa Tenzing Norgay, i primi uomini a raggiungere la vetta del monte Everest il 29 maggio 1953, sino a Reinhold Messner quando nel 1978 è stato il primo uomo a scalare l’Everest senza l’ausilio di ossigeno supplementare insieme a Peter Habeler. Pensare che, questi uomini, in un’epoca con materiali tecnici ed attrezzature decisamente inferiori alle attuali, senza wi-fi, previsioni meteo aggiornate abbiano compiuto tali imprese riporta questi personaggi più che alla definizione di “Alpinisti” a quella di veri e propri “Esploratori”!

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Statua dello Sherpa Tenzing Norgay con skyline Everest sullo sfondo (Foto Luca Pellicioli)

Accompagnati dalle nostre guide il trekking procede sino al villaggio di Namche Bazaar (3440 m) dove incontriamo i responsabili della scuola primaria del villaggio alla cui realizzazione ha contribuito nel 2005 Silvio Mondinelli (Gnaro, terzo Italiano ad aver salito tutti i 14 ottomila). Dopo il terribile terremoto dell’Aprile del 2015 il Nepal ha subito profonde devastazioni del territorio ed anche la scuola stessa ha avuto ingenti danni e necessita di essere ricostruita quasi totalmente. Nel solco di questo progetto lo scorso anno con alcuni amici legati dalla comune passione per la montagna abbiamo avviato il progetto “Cuori in Movimento” che ha voluto fornire un contributo a tutto il lavoro avviato negli anni passati e si pone come obiettivo futuro fornire supporto alle scuole primarie dei villaggi delle terre alte del mondo.

Namche è un villaggio davvero particolare, l’ultimo “punto vita” prima dell’avvio lungo il sentiero che porta al “Base Camp” (5600 metri). La tappa successiva raggiungiamo Tengboche posto a quasi 4000 metri dove è presente un importante monastero Tibetano ed un freddo rifugio con vista sulla skyline Everest – colle sud – Lhotse ed a fianco il caratteristico cuneo della cima Ama Dablam, detta anche il Cervino dell’Himalaya.

The clouds run fast… così appare il cielo del Nepal… mentre trascorrono con un ritmo singolare le giornate. Passi corti lungo sentieri impolverati che tra salite, discese e poco ossigeno aiutano a calarti nel ritmo di un mondo molto diverso dal nostro, ma che affascina tremendamente. Le tipiche bandierine di preghiera che sovrastano abitazioni e ponti tibetani diffondono nell’aria i loro mantra, gli stupa e le molte ruote di preghiera (attorno cui, secondo la tradizione buddista occorre sempre girare in senso orario ) riempiono di spiritualità e di energie positive questa vallata !

Ed è già tempo di ‘go back home’…

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Thar dell’Himalaya – Hemitragus jemlahicus (Foto Luca Pellicioli)

Sulla strada del ritorno, la nostra deformazione professionale, non può che portarci alla ricerca dell’osservazione della wildlife locale del parco. L’ungulato selvatico che caratterizza questa zona è il Thar dell’Himalaya (Hemitragus jemlahicus) che vive sulle pendici montuose delle montagne dell’Asia Centrale e stato studiato nell’ambito del progetto Ev-K2-CNR e dal Prof. Sandro Lovari dell’Università di Siena. Altro ungulato è il Musk deer (Moschus chrysogaster), ma anche fasianidi come il Danphe (Himalayan monal) e predatori come l’affascinante leopardo delle nevi (Uncia uncia).

Osserviamo diversi Thar subito dopo il passaggio di un lungo ponte Tibetano e riusciamo a raccogliere delle feci, trovate lungo il sentiero, che riportate in Italia hanno soddisfatto la nostra curiosità veterinaria.

Si torna in Italia… ma torneremo presto !

Namaste’

Luca Pellicioli

L’impiego dell’ozono come procedura di sanificazione delle celle frigo

La sanificazione profonda di una cella frigo, da eseguire per lo meno prima della sua attivazione e al termine di ogni stagione, avviene attraverso l’ozonizzazione degli ambienti. Lo Studio AlpVet, per venire incontro alle esigenze dei propri clienti, è in possesso di un macchinario professionale per la produzione di ozono gassoso ai fini della disinfezione di ambienti anche di grande dimensione.

 

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Ozonizzatore in funzione in una cella frigorifera (Foto Roberto Viganò)

 

Quali sono le peculiarità nell’impiego dell’Ozono nella sanificazione degli ambienti?

L’ozono (O3) è una molecola caratterizzata da un alto potenziale ossidativo (potenziale redox di +2,07 V) inferiore solo ad alcune sostanze, ma nettamente superiore a quello del cloro. Il forte potere ossidante dell’ozono consente al gas di ossidare ed inattivare numerosi composti organici. L’ozono, infatti, decomponendosi rapidamente in fase acquosa può dare origine ad una serie di Specie Reattive dell’Ossigeno (denominate ROS), quali l’anione radicale superossido (O2.-), il radicale idrossilico (HO.) ed il perossido di idrogeno (H2O2), che causano alterazioni della struttura e della funzione delle macromolecole biologiche. Il principale meccanismo di azione dell’ozono, e più in particolare dei ROS, è la perossidazione lipidica, che genera composti biologicamente attivi che a livello cellulare causano danni ai fosfolipidi di membrana.

L’azione ossidante esplicata dall’ozono ha fatto sì che sin dalla sua scoperta fosse utilizzato come agente battericida, fungicida e inattivante dei virus. Esso è stato utilizzato inizialmente come agente disinfettante nella produzione di acqua potabile, in Francia dal 1906 ed in Germania dal 1972. La scelta dell’ozono fu basata sul fatto che esso è più efficace di altri disinfettanti verso un più ampio spettro di microorganismi.

I diversi batteri mostrano una sensibilità variabile all’ozono: i Gram-negativi sono meno sensibili dei Gram-positivi, i batteri sporigeni si dimostrano più resistenti dei non sporigeni. Poiché il meccanismo con cui agisce l’ozono è la perossidazione lipidica, la causa della differente sensibilità sarebbe imputabile alla differente composizione lipidica della parete batterica. L’inattivazione dei virus è stata finora meno studiata di quella dei batteri; è comunque noto che anch’essa avviene rapidamente in seguito ad ozonizzazione, anche se richiede una somministrazione di gas a concentrazioni superiori rispetto a quella necessaria per i batteri. Si è osservato, infatti, che le curve di inattivazione mostrano un rapido abbattimento delle colture fino al 99%; il restante 1% richiede un tempo maggiore per la totale inattivazione.  Il meccanismo di azione dell’ozono sui virus non è quello di una distruzione, come nel caso dei batteri, ma di un’inattivazione; l’azione dell’ozono consisterebbe in un’ossidazione, e conseguente inattivazione, dei recettori virali specifici utilizzati per la creazione del legame con la parete della cellula da invadere. Viene così bloccato il meccanismo di riproduzione virale a livello della sua prima fase: l’invasione cellulare.

In Europa l’utilizzo di ozono ai fini alimentari è stato introdotto nel 2003, per la disinfezione e sterilizzazione durante i processi d’imbottigliamento dell’acqua. Infatti, la Direttiva 2003/40/CE della commissione EFSA del 16 maggio 2003 ha determinato l’elenco, i limiti di concentrazione e le indicazioni di etichettatura per i componenti delle acque minerali naturali, nonché le condizioni d’utilizzazione dell’aria arricchita di ozono per il trattamento delle acque minerali naturali e delle acque sorgive. In Italia, il Ministero della Sanità con protocollo del 31 luglio 1996 n° 24482, ha riconosciuto l’utilizzo dell’ozono nel trattamento dell’aria e dell’acqua, come presidio naturale per la sterilizzazione di ambienti contaminati da batteri, virus, spore, muffe ed acari (Vd http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1514_allegato.pdf).

La caratterista predominante dell’ozono è che in condizioni atmosferiche standard è in fase gassosa, favorendo numerose applicazioni in campo igienico-alimentare. A differenza dei disinfettanti classici (es. il cloro) che rilasciano residui inquinanti, l’ozono si decompone ad ossigeno; ciò rappresentar un vantaggio per l’ambiente e per la salute. Vista la sua breve emivita, l’ozono non può essere prodotto e conservato, ma è necessario che venga generato in situ al momento dell’utilizzo attraverso gli ozonizzatori.

 

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Lettore concentrazione di Ozono installato all’interno di una cella frigo (Foto Roberto Viganò)

 

Nel settore delle carni l’ozono controlla efficacemente la formazione di muffe e batteri nelle celle frigorifere destinate alla conservazione delle carni. Inoltre, distruggendo gli odori, evita il passaggio di aromi non graditi da un prodotto all’altro. Il trattamento dovrebbe essere eseguito su ambienti vuoti, in quanto alte concentrazioni di ozono possono aumentare significativamente la perossidazione lipidica, una delle cause principali del deterioramento della carne.

L’inattivazione dei  batteri (E. coli, Legionella, Mycobacterium, Streptococcus) avviene con concentrazioni di 2,2 ppm per almeno 20 minuti, quella dei virus (Rotavirus, Enteric virus) necessita di concentrazioni fino a 4,1 ppm per 20 minuti. Le muffe (Aspergillus, vari ceppi di Penicillum, Cladosporidium) vengono inattivate a concentrazioni di 2 ppm per 60 minuti, mentre i funghi (Candida spp) necessitano di concentrazioni molto basse, pari a 0,3 ppm per pochi minuti.

Anche nel settore della stagionatura dei formaggi l’ozono viene impiegato con successo. Soprattutto nei casi dei formaggi stagionati l’ambiente areato determina un incremento della proliferazione dei microorganismi, che possono causare danni al prodotto. I metodi tradizionali atti a controllare la crescita di lieviti, muffe e batteri tuttavia risultano costosi e poco efficaci, pertanto è sorta la necessità di trovare metodiche alternative. L’ozono gassoso si è dimostrato assolutamente adeguato nell’eliminazione delle muffe presenti nell’ambiente di stagionatura e non di quelli già presenti nel formaggio, non alterando così i normali processi di fermentazione e stagionatura. È stato osservato che il trattamento regolare con ozono a concentrazioni di 2 ppm per 30 minuti circa porta all’eliminazione anche di alcuni insetti, tra cui Acarus siro, Tyrophagus casei (cosiddetto “acaro del formaggio”) e Tyrophagus putrescentiae.

Chiedi un preventivo per la sanificazione della tua cella mediante ozonizzazione a info@alpvet.it

Principi di base per la sanificazione di una cella frigo

L’importanza della cella frigorifera nella conservazione delle carcasse di ungulati selvatici è ormai ampiamente riconosciuta.

Ci auguriamo siano passati i tempi in cui le carcasse di camosci, caprioli, cervi, daini o cinghiali venivano tenuti a “frollare” in cantina o in garage, oppure consegnati a qualche amico macellaio che non essendo autorizzato a gestire le carni di selvaggina rischiava (o rischia tuttora) di vedersi applicate pesanti sanzioni dalle ASL competenti per il territorio.

La cella deputata ad essere Centro di sosta deve sottostare a determinati requisiti che rispettino anche le norme igieniche e un corretto processo di autocontrollo, che seppur minimale, deve necessariamente essere seguito. All’interno di questa cella i capi devono essere appesi dai garretti e le carcasse devono essere tenute sottopelo in attesa di trasferimento al proprio domicilio o al centro di lavorazione della selvaggina.

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Cervi appesi in una cella di sosta (Foto Roberto Viganò)

La cella privata destinata all’autoconsumo dovrebbe essere tenuta come il frigorifero di casa nostra: perfettamente pulita ed in ordine. Le carcasse dovrebbero essere messe nelle celle senza pelle (si ricorda che la tradizione di far frollare le carcasse sotto pelle era dovuta al semplice fatto che il mantello dava la protezione alle carni quando venivano stoccate in ambienti non certo ritenuti igienicamente puliti), in modo tale che il loro mantenimento a temperature controllate e con adeguata ventilazione (la cella deve essere impostata su temperature tra 1 e 3 °C, in modo che la carne rimanga sempre a temperature al di sotto dei 7 °C), consentano alle carni non solo un corretto processo di frollatura ma anche una diminuzione della carica batterica presente occasionalmente sulle superficie.

 

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Carcassa di cinghiale scuoiata (Foto di Roberto Viganò)

 

Se è pur vero che esistono altri modi per poter conservare la selvaggina in assenza di una cella frigo, come ad esempio attraverso la metodica del wet-aging (tecnica che illustriamo sempre in maniera molto dettagliata ai nostri corsi), sappiamo per certo che molti cacciatori e/o squadre di cacciatori, si sono attrezzati con frigoriferi dedicati allo stoccaggio degli animali appena abbattuti oppure con vere e proprie celle frigo installate presso le proprie abitazioni.

Seppur non sia obbligatorio per chi utilizza questi ambienti a solo scopo di autoconsumo seguire le indicazioni di un protocollo di autocontrollo inerente la sanificazione degli impianti, è tuttavia indispensabile che le celle che ospitano le mezzene delle carcasse che il cacciatore andrà ad usufruire per sé stesso e la propria famiglia, siano sanificate. Differente invece il discorso riguardante i Centri di Sosta registrati per la selvaggina selvatica, in cui l’applicazione della normativa in materia di HACCP diventa obbligatoria, così come per i locali di stagionatura, in cui lo sviluppo di muffe non nobili può compromettere la procedura e la conservazione del prodotto.

Come si sanifica quindi una cella? La risposta è molto semplice, tuttavia l’applicazione delle seguenti indicazioni deve essere fatta con criterio e nei modi adeguati.

Innanzitutto sarebbe buona prassi, ogni volta che la cella viene utilizzata (in carico o scarico) rimuovere lo sporco visibile grossolano con mezzi meccanici (stracci, spazzole, spatole), dopo di che proseguire con una pulizia mediante un prodotto detergente, preventivamente diluito in acqua non troppo calda (ideale dai 25 ai 45 °C, non oltre i 50 °C), secondo le proporzioni indicate dal produttore, e attendere che il prodotto faccia effetto (normalmente 5 minuti). Tra i detergenti consigliamo quelli neutri il cui principio attivo è un tensioattivo in grado di emulsionare sangue, grasso e sporco distaccandolo dalla superficie così da poter essere portato via con l’acqua. Una delle proprietà dei detergenti è la produzione di schiuma: è quindi assolutamente necessario un adeguato risciacquo con acqua tiepida.

Successivamente si procede con la distribuzione sulla superficie di un prodotto disinfettante, anch’esso preventivamente diluito in acqua secondo le proporzioni e alle temperature indicate dal produttore. Una volta atteso che il prodotto faccia effetto (normalmente 15/20 minuti per i sali di ammonio quaternario, meno per i prodotti a base di cloro), si risciacqua e si lascia asciugare oppure si asciuga con panno pulito o carta a perdere. Se le superfici non presentano sporco incrostato, è sufficiente utilizzare un buon disinfettante con potere anche detergente.

Tra i disinfettanti si consigliano quelli a base di Cloro attivo (ipoclorito di sodio e di calcio; cloramine; composti clorurati fosfatici), che hanno un ampio spettro d’azione ad efficacia antibatterica e agiscono bene anche su virus, spore, lieviti e muffe, oppure i prodotti a base di Sali d’ammonio quaternari, che sono in grado di solubilizzare i lipidi di membrana e denaturare le proteine ma sono poco efficaci su spore e virus con uno spettro d’azione battericida più ridotto. Per fare dei nomi, la semplice candeggina (almeno in concentrazione al 5%), oppure i detergenti per le sale di mungitura (consigliabili per chi deve gestire delle celle di sosta: si trovano a prezzi ragionevoli nei consorzi agrari e sono molto efficaci se adeguatamente diluiti), oppure ancora il lisoformio (almeno al 3%).

Per l’utilizzo di tutti questi prodotti si consiglia di utilizzare sempre adeguati dispositivi di protezione individuale come guanti, mascherine, occhiali, durante le fasi di pulizia. Inoltre è estremamente importante leggere attentamente tutte le indicazioni riportate sulle schede di sicurezza di ogni prodotto e tutte le altre indicazioni riportate in etichetta. Si sconsiglia di travasare prodotti in bottiglie di altro genere, tipo quelle esauste di bevande, così da evitare ingestioni accidentali di prodotti chimici (è una cosa talmente banale che non dovremmo nemmeno scriverlo, ma purtroppo ci è capitato anche di osservare tali sciocchezze!).

Le operazioni di pulizia dei pavimenti dovrebbero essere effettuati in ogni operazioni di carico e scarico della cella, con minor frequenza occorre effettuare la pulizia delle pareti, delle porte e dei ganci, fino ad arrivare ad una pulizia di tutta la cella nella sua complessità (scheletro di sostegno e binari compresi) almeno ad inizio e fine della stagione venatoria.

Al fine di mettere in pratica una sanificazione completa nei confronti di batteri, muffe, lieviti, spore e virus, nonché debellare in maniera totale odori persistenti, si raccomanda anche un trattamento mediante l’Ozono, da effettuare per lo meno ad inizio e fine di ogni stagione.
Scopri come effettuare un trattamento di ozonizzazione della tua cella cliccando qui.

Il 2017 di AlpVet

L’anno 2017 potrà essere ricordato come l’anno dedicato alle carni di selvaggina!

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Hanno infatti preso avvio due progetti che riguardano lo sviluppo della filiera selvaggina. Il primo, avviato a febbraio 2017, è la prosecuzione del Progetto “Filiera Eco-Alimentare” chiuso nel 2016. Questo progetto, che prevede la costituzione di un vero “Processo di Filiera” basato sulla partecipazione di tutti gli stakeholder per la gestione di prodotto sostenibile per lo sviluppo dei territori alpini, è finanziato da Fondazione Cariplo, è guidato egregiamente da Ars.Uni.VCO come capofila e vede tra i partner l’Università degli Studi di Milano con i dipartimenti di Scienze veterinarie per la salute, la produzione animale e la sicurezza alimentare (VESPA) e quello di Scienze Agrarie e Alimentari – Produzione, Territorio, Agroenergia (DiSAA), oltre ai Comprensori Alpini di Caccia VCO2 e VCO3, in qualità di co-finanziatori.

Il secondo progetto denominato “Selvatici e Buoni: una filiera alimentare da valorizzare”, ha preso avvio a settembre di quest’anno a Bergamo, ed è finanziato da Fondazione Una, con la partecipazione dell’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo, dell’Università degli Studi di Milano con il Dipartimento di Medicina Veterinaria (DIMEVET) e della Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva.

In entrambi i progetti il nostro Studio è referente scientifico, e collabora nell’organizzazione e nella gestione dei corsi di formazione per cacciatori, oltre che alla pianificazione della filiera fin dalla sua partenza, collaborando a stretto contatto anche con macellai e ristoratori.

I corsi per “Cacciatore formato” sono stati apprezzati anche in altri contesti ed organizzati su specifica richiesta da Aziende Faunistiche Venatorie e Associazioni di cacciatori, sempre in collaborazione con le ATS e le ASL locali, con cui prosegue una proficua collaborazione. Quest’anno complessivamente abbiamo contribuito a formare oltre 300 cacciatori in giro per le Alpi! Dallo splendido scenario della conca di Carcoforo, passando per le vallate valsesiane e ossolane, scendendo a Varese e nella Valle del Ticino, risalendo le vallate bergamasche e spingendoci addirittura fin sotto il Monte Grappa! Speriamo che sotto le feste i cacciatori mettano in pratica quanto gli abbiamo insegnato, e che la selvaggina sia il piatto principale delle tavole natalizie!!! Un grazie particolare ai nostri chef di fiducia Ugo Facciola del Ristorante Edelweiss di Viceno di Crodo, Diego Valisi dell’Agriturismo Cascina Riazzolo, e Ivano Gelsomino della Trattoria Gstronomica La Selva di Clusone, validissimi collaboratori.

Entusiasmante come al solito la formazione rivolta ai cacciatori anche per ciò che concerne la caccia di selezione: il piacere di conoscere persone che credono in un’attività venatoria che vada sempre più verso un’evoluzione della sua pratica volta a garantire il benessere animale e la corretta gestione faunistica ci riempie di immensa gioia. Quest’anno, in collaborazione con FIDC Varese, ATC 1, ATC 2, CA Nord Verbano e con il Patrocinio della Provincia di Varese, abbiamo organizzato anche il I° Corso per Rilevatore biometrico. Una bellissima novità per noi anche dal punto di vista professionale, che ci ha permesso di trasmettere quanto imparato in questi anni di attività presso i centri di controllo della selvaggina.

Prosegue inoltre l’attività di ricerca scientifica e pubblicistica, non solo legata alle carni di selvaggina, ma anche alla sanità della fauna selvatica e alla sua gestione. Quest’anno abbiamo avuto modo di pubblicare alcuni lavori davvero interessanti, che a breve riporteremo in sintesi anche sulle pagine di questo blog: su Journal of Veterinary Science and Technology, è stato pubblicato un articolo sui risultati preliminari di un monitoraggio svolto sulla pseudotubercolosi nel camoscio, su Experimental and Applied Acarology, in collaborazione con ricercatori davvero in gamba, abbiamo contribuito a pubblicare un articolo sui patogeni presenti nelle zecche relativamente all’area di studio del VCO, e come non dimenticare il capitolo su “Game meat hygiene – Food safety and security”, il testo più importante a livello scientifico europeo inerente le carni di selvaggina, in cui abbiamo analizzato l’andamento del pH nelle carni di selvaggina.

Non dimentichiamo inoltre le comunicazioni portate a vari convegni nazionale e internazionale, tra cui il Congresso di Ecopatologia della Fauna tenutosi a Domodossola (in cui lo Studio ha dato davvero un fortissimo contributo in termini organizzativi) e due eventi in Nord America (The Wildlife Society’s 24th Annual Conference ad Albuquerque – New Mexico – e The Annual Meeting of the Academy of Management ad Atlanta – Georgia), in cui sono stati presentati dai colleghi dell’Università della Svizzera italiana di Lugano i primi dati di un caso studio sulla gestione del cinghiale.

Vale la pena ricordare la partecipazione anche a due eventi che hanno richiamato centinaia di persone: il convegno tenutosi a Macugnaga dal titolo “La cheratocongiuntivite infettiva: aggiornamenti e prospettive 30’anni dopo”, in cui abbiamo fornito un contributo a livello organizzativo e scientifico, e la 52° Assemblea UNCZA tenutasi a Madonna di Campiglio da titolo “Il Gallo forcello sulle Alpi: conservazione e gestione”, in cui è stato portato un contributo relativo ad indagini svolte sullo “Stress invernale nel forcello”.

Evento dell’anno anche il contest StambeccoOrobie, progetto culturale di osservazione partecipata, organizzato in stretta collaborazione con il CAI di Bergamo e con alcuni partner istituzionali (Provincia di Bergamo e Parco delle Orobie Bergamasche) e tecnici, in occasione dei 30’anni dall’inizio del “Progetto Stambecco in Lombardia” (1987-1990) con la prima liberazione degli Stambecchi sulle Alpi Orobiche.

Sempre in tema di specie di grande pregio conservazionistico, sottolineiamo come lo Studio AlpVet abbia aderito alla sottoscrizione per la messa al bando del Diclofenac come farmaco veterinario, in quanto riconosciuto come tale principio attivo sia estremamente pericoloso per la salute dei gipeti e degli altri avvoltoi che lentamente, grazie a ottimi progetti di re-introduzione, stanno ripopolando il territorio nazionale ed europeo.

È fonte di soddisfazione anche vedere come il nostro blog, continui a crescere e diventare un punto fermo per determinate informazioni: dopo l’exploit dell’anno scorso con oltre 25.000 visualizzazioni da parte di oltre 20.000 visitatori, quest’anno ci si sta attestando su cifre che passano le 18.000 visualizzazioni effettuate da quasi 14.000 visitatori. Anche quest’anno l’articolo più letto è stato quello sulle malattie trasmissibili del cinghiale con quasi 7.000 visualizzazioni, seguito da quello sulle zecche, con quasi mille visualizzazioni.

Il 2017 ha visto anche una piccola svolta nel nostro Studio, con l’uscita di Cristina Fraquelli, colonna portante e pensante di AlpVet prima ancora che nascesse lo Studio Associato. Abbiamo avuto la fortuna di lavorare e crescere con una grande professionista che ci ha insegnato tanto e ci ha trasmesso una grande passione per questo lavoro: in bocca al lupo Cristina per il tuo nuovo lavoro, e sappi che noi siamo sempre pronti ad accoglierti a braccia aperte!

Non ci resta che chiudere augurando a tutti i nostri lettori, colleghi, amici e conoscenti vari, i migliori auguri di buone feste e di un felice 2018!!

Progetto “Selvatici e buoni” – Corso Cacciatore Formato – Clusone, 30 gennaio – 8 febbraio 2018

Nell’ambito del Progetto “Selvatici e Buoni: una filiera alimentare da valorizzare”, è previsto lo svolgimento del III° Corso per il Conferimento dell’attestato di “Persona Formata” ai sensi del Reg. (CE) 852-853 del 2004 e DGR Regione Lombardia X/2612 del 07/11/2014 gratuito per i soci del Comprensorio Alpino Valle Seriana, partner di progetto.

Il corso di formazione è organizzato in collaborazione con Fondazione UNA, Università degli Studi di Scienze gastronomiche di Pollenzo, Facoltà Medicina Veterinaria Università degli Studi di Milano, Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva e Studio Associato AlpVet, con il patrocinio dell’ATS di Bergamo.
Al termine del corso è prevista una verifica dei risultati raggiunti mediante un test scritto e rilascio di attestato in caso di esito positivo.

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Il corso si svolgerà presso la Sala della Comunità di Clusone, secondo il seguente programma:

Martedì 30 gennaio – Ore 20.00/23.00
Prof. Paolo Lanfranchi – DIVET Università degli Studi di Milano 
Presentazione del corso
L’etica venatoria e la qualità delle carni nell’attuale contesto alpino
Dott. Giulio Loglio – ATS Bergamo
Piani di monitoraggio e controllo della fauna selvatica
Il “Pacchetto igiene”: Interpretazione e applicazione nel contesto venatorio dei Reg. CE 852, 853, 854 del 2004 e normativa regionale (Del. X/2612 del 7 nov. 2014)
Ruolo, compiti e responsabilità del ‘cacciatore formato’ come operatore del settore alimentare

Giovedì 01 febbraio – Ore 20.00/23.00
Dott. Roberto Viganò – Studio Associato AlpVet
Tipologia di caccia e modalità di abbattimento
Implicazione sulla qualità delle carni: stress e qualità delle carni
La balistica terminale
Modalità di manipolazione, dissanguamento, eviscerazione e trasporto della carcassa

Sabato 03 febbraio (Presso Centro Lavorazione Selvaggina Serpellini – Sovere) – Ore 09.00/13.00
Dott. Luca Pellicioli – Studio Associato AlpVet
Dott.ssa Martina Besozzi – Studio Associato AlpVet
Esercitazione pratica: corretta eviscerazione e trattamento della carcassa
Riconoscimento dei visceri e delle principali lesioni
Modalità di sezionamento della carcassa e riconoscimento delle varie porzioni di carne

Martedì 06 febbraio – Ore 20.00/23.00
Dott. Luca Pellicioli – Studio Associato AlpVet
Dott. Antonio Sorice – Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva

Approfondimenti di anatomia e quadro fisiologico/comportamentale delle specie di grossa selvaggina oggetto di prelievo venatorio
Valutazione della salute dell’animale in vita
Principali malattie infettive ed infestive della selvaggina

Giovedì 08 febbraio (Presso Ristorante La Selva – Clusone) – Ore 20.00/23.00
Chef Ivano Gelsomino
La ristorazione e le carni di selvaggina

PER INFO E ISCRIZIONI:
Comprensorio alpino di caccia Val Seriana: 0346 42455
Piergiorgio Gamba 388.8729356
Danilo Frosio 347.2951903
info@comprensorioalpinovs.it

Scarica qui il modulo di iscrizione

Progetto “Selvatici e Buoni”: La cucina della Selvaggina – Workshop ristoratori – Bergamo, 29 gennaio 2018

Prosegue il progetto “Selvatici e Buoni” nell’ambito del territorio bergamasco con una nuova fase di azioni rivolte ai ristoratori e ai macellai, volta a mettere in comunicazione le due figure fondamentali per il rilancio a livello gastronomico delle carni di selvaggina.

In collaborazione con ASCOM Bergamo, e con il supporto dei partner di progetto, lunedì 29 gennaio si terrà a Bergamo (Via Borgo Palazzi, 137 – Presso Sala Corsi) un Workshop dedicato all’approfondimento della conoscenza delle carni di grossa selvaggina aperto ai ristoratori del territorio bergamasco.

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Questo il programma dell’evento:
Ore 15:00 – Introduzione ai lavori
Dott.sa Petronilla Frosio (Presidente Ristoratori Ascom Bergamo)
Dott. Nicola Perotti (Presidente Fondazione UNA Onlus)
Dott. Maurizio Zipponi (Pres. Comitato Scientifico Fondazione UNA Onlus)
Dott. Antonio Sorice (ATS Bergamo – Presidente Società Italiana Med. Vet. Preventiva)
Prof. Paolo Lanfranchi (Università degli Studi di Milano)
Avv. Lorenzo Bertacchi (Presidente Federcaccia Bergamo)
Ore 15:30 – 16:00  – Storia, cultura e tradizioni legata al consumo di selvaggina nel territorio alpino
Prof. Silvio Barbero (Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo)
Ore 16:00 – 16:45 – Aspetti nutrizionali e valorizzazione della qualità delle carni di selvaggina
Dott. Roberto Viganò (Studio Associato AlpVet)
Ore 16.45 -17:00 BREAK
Ore 17:00 – 17:30 – Marketing e aspetti economici legati alle carni di selvaggina
Dott. Eugenio Demartini (Dip. VESPA – Università degli Studi di Milano)
Ore 17:30 – 18:00 – Dibattito e confronto sulle tematiche esposte
Modera Dott. Luca Pellicioli (Studio Associato AlpVet)

Per iscrizioni: info@ascombg.it